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Lo stalking (Tesina), Tesine universitarie di Criminologia

Tesina riassuntiva sullo stalking.

Tipologia: Tesine universitarie

2020/2021

Caricato il 21/02/2021

queenofhearts
queenofhearts 🇮🇹

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LO STALKING
Quello dello stalking, definito oggi come una forma di aggressione psicologica e fisica finalizzata
a sopraffare la volontà della vittima, a sfinire il morale e la capacità di resistenza attraverso uno
stillicidio pressoché incessante, svolto in un unico contesto di un crescendo persecutorio”, è, in
realtà, un comportamento di antica matrice, che, soltanto in tempi relativamente recenti, è stato
classificato come crimine.
A regolamentare il reato di stalking è il decreto legge n. 11 del 23 febbraio 2009, recante il titolo di
misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in
tema di atti persecutori”, mediante l'introduzione, nel Codice Penale, dell'articolo 612 bis:
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei
anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da
cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato
timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata
da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da
persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è
commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una
donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge
5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della
querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La
querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei
modi di cui all'articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è
commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per
il quale si deve procedere d'ufficio.
Le definizioni del fenomeno di stalking appaiono tutt'altro che univoche.
Secondo Tjaden e Thoennes, lo stalking si configura come una condotta antisociale, caratterizzata
da agiti molesti, minacciosi o lesivi, da parte di un individuo nei confronti di una o più persone, i
quali includono pedinamenti della vittima, telefonate assillanti, messaggi continui ed eventuali atti
vandalici. J. Reid Meloy, definisce, invece, il comportamento come erotomania non delirante, cioè
un disturbo del corteggiamento caratterizzato da un intenso attaccamento verso una persona, che si
dispiega soprattutto attraverso collera, invidia o gelosia, e che si manifesta conseguentemente alla
fine di un rapporto o a un rifiuto. Secondo Kienlein, si tratta, invece, di una patologia
dell’attaccamento: il soggetto agente, vittima, durante la sua infanzia, di maltrattamenti o
dell’abbandono di un genitore, ed incapace di fronteggiare efficacemente la perdita subita,
perseguita la vittima per alleviare l’angoscia, riempire un vuoto nella sua vita, sfogare la propria
collera o vendicarsi della persona ritenuta colpevole dell’accaduto.
Mullen, Pathè e Purcell forniscono, invece, una definizione operativa dello stalking, secondo cui
l’attività persecutoria è costituita da ripetuti (per almeno dieci volte) e perduranti (nello spazio di
tempo di almeno quattro settimane) nonché sgraditi tentativi di avvicinarsi e comunicare con la
vittima, al punto tale da suscitare timore per la propria incolumità.
Ciò che accomuna tutte le diverse prospettive è il perenne stato di angoscia e paura per la propria
incolumità, che colpisce le vittime, tanto da indurre questi individui a snaturare le proprie
consuetudini di vita.
La percezione soggettiva del concetto di intrusione, da parte di chi subisce determinati
comportamenti, rende l'individuazione della condotta illecita un processo piuttosto complicato: il
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LO STALKING

Quello dello stalking, definito oggi come una forma di aggressione psicologica e fisica finalizzata “ a sopraffare la volontà della vittima, a sfinire il morale e la capacità di resistenza attraverso uno stillicidio pressoché incessante, svolto in un unico contesto di un crescendo persecutorio ”, è, in realtà, un comportamento di antica matrice, che, soltanto in tempi relativamente recenti, è stato classificato come crimine. A regolamentare il reato di stalking è il decreto legge n. 11 del 23 febbraio 2009, recante il titolo di “ misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori” , mediante l'introduzione, nel Codice Penale, dell'articolo 612 bis: “ Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612 , secondo comma. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio. ” Le definizioni del fenomeno di stalking appaiono tutt'altro che univoche. Secondo Tjaden e Thoennes, lo stalking si configura come una condotta antisociale, caratterizzata da agiti molesti, minacciosi o lesivi, da parte di un individuo nei confronti di una o più persone, i quali includono pedinamenti della vittima, telefonate assillanti, messaggi continui ed eventuali atti vandalici. J. Reid Meloy, definisce, invece, il comportamento come erotomania non delirante, cioè un disturbo del corteggiamento caratterizzato da un intenso attaccamento verso una persona, che si dispiega soprattutto attraverso collera, invidia o gelosia, e che si manifesta conseguentemente alla fine di un rapporto o a un rifiuto. Secondo Kienlein, si tratta, invece, di una patologia dell’attaccamento: il soggetto agente, vittima, durante la sua infanzia, di maltrattamenti o dell’abbandono di un genitore, ed incapace di fronteggiare efficacemente la perdita subita, perseguita la vittima per alleviare l’angoscia, riempire un vuoto nella sua vita, sfogare la propria collera o vendicarsi della persona ritenuta colpevole dell’accaduto. Mullen, Pathè e Purcell forniscono, invece, una definizione operativa dello stalking, secondo cui l’attività persecutoria è costituita da ripetuti (per almeno dieci volte) e perduranti (nello spazio di tempo di almeno quattro settimane) nonché sgraditi tentativi di avvicinarsi e comunicare con la vittima, al punto tale da suscitare timore per la propria incolumità. Ciò che accomuna tutte le diverse prospettive è il perenne stato di angoscia e paura per la propria incolumità, che colpisce le vittime, tanto da indurre questi individui a snaturare le proprie consuetudini di vita. La percezione soggettiva del concetto di intrusione, da parte di chi subisce determinati comportamenti, rende l'individuazione della condotta illecita un processo piuttosto complicato: il

confine fra corteggiamento legittimo e stalking appare, infatti, molto labile. È possibile individuare tre categorie di comportamenti solitamente coinvolti in tale fenomeno:

  • pedinamento, sul luogo di lavoro o in contesti di vita privata, giustificato da semplice coincidenza;
  • incessante tentativo di comunicazione, in tutte le forme e i contenuti, e talvolta acquisto di beni e servizi per conto della vittima stessa;
  • aggressioni e minacce vere e proprie, rivolte alla vittima o a familiari ed amici, responsabili di danni alla proprietà o di lesioni fisiche o sessuali. Il soggetto agente, chiamato anche persecutore o “stalker”, può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega o un ex compagno che agisce spinto dal desiderio di recuperare un preesistente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi, ci si trova invece davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l’intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo, anche nei casi in cui si sia ricevuto un rifiuto. Meno frequenti, ma non assenti, i casi di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l’atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con un’altra persona. Una prima classificazione, proposta da Zona, Palarea e Lane, suddivide gli stalker in base al disturbo psicopatologico da cui sono affetti, in:
  • disturbo delirante di personalità;
  • schizofrenia;
  • disturbo ossessivo compulsivo. Tali patologie indurrebbero l'agente a mettere in atto comportamenti persecutori nei confronti di sconosciuti o conosciuti, mossi da fantasie sentimentali o dalla fine di una relazione. Holmes classifica, invece, gli stalker sulla base delle motivazioni e dei guadagni che li spingono ad agire in un determinato modo, in:
  • stalker delle celebrità;
  • stalker mosso dal desiderio sessuale;
  • assassino professionista che svolge il suo lavoro da contratto;
  • stalker mosso da amore non corrisposto;
  • stalker vendicatore a seguito della percezione di un rifiuto o un'umiliazione;
  • stalker dei politici che non rappresentano la propria ideologia. Molto più accurate risultano essere le catalogazioni elaborate da Sheridan e Boon e Mullen. La prima si fonda su fattori motivazionali ed eziologici, e si articola in:
  • stalking da parte di un ex coniuge o partner: si caratterizza per comportamenti aggressivi e danni alla proprietà;
  • stalking basato sull'amore: la vittima rappresenta per l'agente l'oggetto di amore, per cui solitamente le azioni presentano un basso livello di pericolosità;
  • stalking legato a delirio: l'agente è ossessionato dall'esistenza di un legame con la vittima;
  • stalking a sfondo sadico: il piacere dell'azione deriva dal terrorizzare e procurare lesioni alla vittima, per cui tali comportamenti presentano un elevato grado di pericolosità. La suddivisione di Mullen è, invece, di tipo multidimensionale e tiene conto di diagnosi, motivazioni e tratti di personalità del soggetto persecutore:

cyberstalking. Gli strumenti informatici consentono di velocizzare determinate operazioni: lo stalker può, infatti, arrivare a spedire e-mail in quantità e dimensioni tali da bloccare la casella di posta del destinatario; può dar vita ad un'attività ossessiva di delegittimazione della vittima sul web, mediante attacchi personali o diffusione di false informazioni, o denigrare la stessa attraverso false immagini a carattere pornografico o finti messaggi. Il cyberstalking può comprendere anche forme di sorveglianza nascosta: attraverso l'invio, in allegato ad una e-mail, di un software specifico, si può arrivare ad ottenere informazioni circa l'indirizzo, il numero di telefono o altre informazioni private della vittima, che possono trasferire la minaccia dalla realtà virtuale a quella fisica. Lo strumento informatico, da un lato può portare l'agente a sottovalutare i possibili danni psicologici e la sofferenza inflitta, dall'altro protegge la sua identità, grazie all'utilizzo di nomi falsi e dell'anonimato online, che rendono pressochè impossibile localizzare la fonte delle molestie virtuali.

BIBLIOGRAFIA

Blaauw E. et al., The toll of stalking: the relationship between features of stalking and psychopatology of victims, Journal of Interpersonal Violence , 17(1), 2002, pp. 50- Boon J. C. W. - Sheridan L., Stalker typologies: Implications for law enforcement. Stalking and Psychosexual Obsession: Psychological Perspectives for Prevention, Policing and Treatment, Journal of Threat Assessment, 1, 2001, pp. 63- Gargiullo B. C. - Damiani R., Lo stalker, ovvero i persecutore in agguato. Classificazioni, assessment e profili psicocomportamentali , Franco Angeli, Milano, 2016 Kamphuis J. H. - Emmelkamp P. M. - Bartak A., Traumatic distress among support-seeking female victims of stalking , American Journal of Psychiatry, 158(5), 2001, pp. 795- Kienlein K. et al., A comparative study of psychotic and non-psychotic stalking , J Am Acad Psychiatry Law, 1997 Meloy J. R., The Psychology of Stalking: Clinical and Forensic Perspectives , San Diego: Academic Press, I Edizione, 2001 Mullen P. - Pathè P. - Purcell R., Stalkers and their victims , Cambridge: Cambridge University Press, 2000 Petruccelli I., Elementi di psicologia giuridica e criminologica , Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 205- Podanà Z. - Imriskovà R., Victims' responses to stalking: an examination of fear levels and coping strategies , Journal of Interpersonal Violence, 31(5), 2016, pp. 792- Tjaden P. - Thoennes N., Stalking in America: Findings from the National Violence Against Women Survey Washington , D.C.: U.S. Department of Justice, National Institute of Justice, 1998 Trib. Milano, 26 novembre 2004, in AIAF, 1, 2007, pag. 14