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confronto tra due autori, Seneca e Lucrezio
Tipologia: Esercizi
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Confronto tra Seneca e Lucrezio A differenza di Lucrezio,di cui sappiamo poco e niente,di Seneca si ha molto materiale. Entrambi credevano che il latino fosse una lingua povera e inadeguata rispetto a quella greca, per la filosofia;mentre Seneca trasferisce la lingua dell’uso quotidiano concreto, interiorizzandola, Lucrezio crea parole nuove per diffondere nuovi messaggi. Seneca impronta tutto sulla morale, sull’uomo come deve essere e che attraverso la virtù possiamo superare tutte le difficoltà. Egli crede alla religione interiore e aderisce aa quella politica come buon cittadino;riguardo la morte la considera un fenomeno naturale,che egli ritiene un ritorno non una fine. Infatti,per Seneca la morte (un argomento tra i più trattati) è vista ora come liberazione, ora con disprezzo, proprio perché la morte non porta danno; la morte è la legge suprema dell'universo, è compagna della nostra esistenza;noi moriamo ogni giorno, ogni giorno ci toglie una parte della nostra esistenza.Per Seneca la morte ci porta là, dove eravamo prima di nascere. Lucrezio al contrario crede all’uomo non come deve essere ma come è, composto di atomi, e ritiene che la virtù consista nella capacità dell’uomo di sopravvivere. Lucrezio voleva capire tutto e riteneva che alla base della credenza religiosa ci fosse la paura, derivante dall’ignoranza. Lucrezio scrisse il "De Rerum Natura" per liberare gli uomini dalla paura degli dei e della morte: quest'ultima non va temuta perché nel momento in cui l'organismo umano si dissolve cessa ogni forma di conoscenza e di sensibilità, pertanto, una volta morto, l'uomo non prova alcuna sofferenza ("Quando c'è lei, non ci siamo più noi"). Per Lucrezio l'anima essendo composta di atomi,al momento della morte gli atomo dell'anima si separano da quelli del corpo e la vita abbandona l'individuo che si dissolve in quanto tale, mentre gli atomi che lo costituivano, continuando il loro moto incessante nello spazio vuoto, si riaggregano in altri corpi. Dopo la morte per gli epicurei c'è il nulla.