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Maniera di Botticelli, Guide, Progetti e Ricerche di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Maniera di Botticelli, storia dell’Arte

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2023/2024

Caricato il 25/04/2025

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jacopo-ballantini 🇮🇹

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LA MANIERA DI BOTTICELLI
Sandro Botticelli è sicuramente uno dei pittori più famosi del 400 fiorentino forse secondo solo a
Beato Angelico. Nonostante ciò la sua notorietà non è sempre stata come quella odierna e anche
solamente nel corso della sua vita ha subito degli alti e dei bassi. Il primo periodo artistico è
caratterizzato da un grande successo, quindi non si può di certo definirlo come un artista
incompreso che ha ricevuto il meritato successo solo dopo la morte; ma sembra che già dal 500 il
suo prestigio abbia subito un declino. Questo tramonto avrà fine solamente nel XIX secolo, periodo
nel quale si assiste alla sua riabilitazione grazie ai preraffaelliti, una confraternita che condivideva
degli ideali artistici e la cui intenzione era di ritornare a una forma d’arte precedente a quella di
Raffaello Sanzio tra i quali artisti che possiamo citare sono Dante Gabriel Rossetti e Edward Robert
Hughes, e grazie agli esteti fin de siècle, movimento collocabile in Europa centrale che va dal 1880
fino alla prima guerra mondiale e accomuna artisti che avvertono la fine del secolo come un crollo
dei sistemi di valori e l’alba di una nuova epoca. Le opere di Botticelli sono diventate nel corso
della storia icone della cultura moderna e di quel periodo a cui poi subentrerà il rinascimento di
Leonardo, Michelangelo e Raffaello che porteranno una totale rivoluzione artistica. Tra le opere più
note citiamo La nascita di Venere, La primavera entrambe conservate agli Uffizi a Firenze e la
Natalità Mistica custodita invece nella National Gallery a Londra. L’indifferenza provata nei
confronti dell’autore nell’ultimo decennio della sua vita risiede nella modernità che lo caratterizza
nel periodo tra il 1470 e il 1490. Per trent’anni Botticelli utilizza le medesime formule, evolvendo
unicamente verso una maggiore sobrietà del suo estro artistico, si mostra completamente
indifferente alle novità che pian piano vanno introducendosi nell’arte a lui contemporanea e tutto
per rimanere coerente con le sue origini da un mondo di artigiani e orefici e con i suoi
insegnamenti. Un’esempio può essere il categorico rifiuto del servirsi della pittura ad olio,
preferendole la tecnica della tempera su tavola, appresa da Filippo Lippi. L’artista non prende le
distanze dalla ricerca dell’illusione nell’imitazione della natura perché, pur essendo l’illusione
punto cardine delle sue opere, non è mai illusione della realtà, neanche nei ritratti. Botticelli nella
sua produzione cerca sempre di dipingere qualcosa che non sia la realtà ma che vada al di là di essa,
non quello che veramente c’è ma quello che vorrebbe che ci fosse. Si vede questo ideale anche
tramite l’utilizzo di una linea particolarmente marcata, sinuosa ed elegante ma non reale, la
rappresentazione di un’anatomia sommaria e irreale e infine i personaggi inseriti su uno sfondo
piatto e privo di prospettiva, culmine dell’idealizzazione perpetrata dall’autore. Questi ideali sono
recuperati dall’accademia neoplatonica fiorentina che ha preso vita a Firenze alla corte di Lorenzo
dei Medici per opera di Marsilio Ficino nel 1463.
Proprio dello stile di Botticelli è una forte iconografia che caratterizza le sue opere tra le quali le già
citate e ben note Nascita di Venere e Primavera. Queste sue opere sono emblema e apice della
pittura di Botticelli e sono intrise di significato, mitologia e idealizzazione. Da un lato troviamo la
Primavera, realizzata sempre con la tecnica della tempera su tavola, commissionata dalla famiglia
dei Medici e destinata a essere esposta in una camera nunziale. In quest’opera vediamo un marcato
sincretismo tra la religione Cristiana e quella Pagana, tipica unione Rinascimentale. Nel dipinto
vediamo una donna, Venere, in posizione di centralità rispetto ai due gruppi che si trovano
rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra. Sopra di lei c’è un puttino alato: Cupido, frutto
dell’amore tra Venere e Vulcano, il Dio del fuoco. Nella sezione destra della tavola, secondo la
prospettiva dello spettatore, abbiamo Zefiro che soffia sopra Clori, Dea dei fiori e della fioritura, e
che la feconda. Clori si trasforma in ultimo atto nella primavera. A sinistra invece, indicate da
Venere come rappresentazione dell’amore puro, sono presenti le tre grazie -tre virtù che sono il
saper dare, saper ricevere e saper restituire- con al loro fianco Hermes che con il caduceo scaccia le
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LA MANIERA DI BOTTICELLI

Sandro Botticelli è sicuramente uno dei pittori più famosi del 400 fiorentino forse secondo solo a Beato Angelico. Nonostante ciò la sua notorietà non è sempre stata come quella odierna e anche solamente nel corso della sua vita ha subito degli alti e dei bassi. Il primo periodo artistico è caratterizzato da un grande successo, quindi non si può di certo definirlo come un artista incompreso che ha ricevuto il meritato successo solo dopo la morte; ma sembra che già dal 500 il suo prestigio abbia subito un declino. Questo tramonto avrà fine solamente nel XIX secolo, periodo nel quale si assiste alla sua riabilitazione grazie ai preraffaelliti , una confraternita che condivideva degli ideali artistici e la cui intenzione era di ritornare a una forma d’arte precedente a quella di Raffaello Sanzio tra i quali artisti che possiamo citare sono Dante Gabriel Rossetti e Edward Robert Hughes , e grazie agli esteti fin de siècle, movimento collocabile in Europa centrale che va dal 1880 fino alla prima guerra mondiale e accomuna artisti che avvertono la fine del secolo come un crollo dei sistemi di valori e l’alba di una nuova epoca_._ Le opere di Botticelli sono diventate nel corso della storia icone della cultura moderna e di quel periodo a cui poi subentrerà il rinascimento di Leonardo, Michelangelo e Raffaello che porteranno una totale rivoluzione artistica. Tra le opere più note citiamo La nascita di Venere, La primavera entrambe conservate agli Uffizi a Firenze e la Natalità Mistica custodita invece nella National Gallery a Londra. L’indifferenza provata nei confronti dell’autore nell’ultimo decennio della sua vita risiede nella modernità che lo caratterizza nel periodo tra il 1470 e il 1490. Per trent’anni Botticelli utilizza le medesime formule, evolvendo unicamente verso una maggiore sobrietà del suo estro artistico, si mostra completamente indifferente alle novità che pian piano vanno introducendosi nell’arte a lui contemporanea e tutto per rimanere coerente con le sue origini da un mondo di artigiani e orefici e con i suoi insegnamenti. Un’esempio può essere il categorico rifiuto del servirsi della pittura ad olio, preferendole la tecnica della tempera su tavola, appresa da Filippo Lippi. L’artista non prende le distanze dalla ricerca dell’illusione nell’imitazione della natura perché, pur essendo l’illusione punto cardine delle sue opere, non è mai illusione della realtà, neanche nei ritratti. Botticelli nella sua produzione cerca sempre di dipingere qualcosa che non sia la realtà ma che vada al di là di essa, non quello che veramente c’è ma quello che vorrebbe che ci fosse. Si vede questo ideale anche tramite l’utilizzo di una linea particolarmente marcata, sinuosa ed elegante ma non reale, la rappresentazione di un’anatomia sommaria e irreale e infine i personaggi inseriti su uno sfondo piatto e privo di prospettiva, culmine dell’idealizzazione perpetrata dall’autore. Questi ideali sono recuperati dall’accademia neoplatonica fiorentina che ha preso vita a Firenze alla corte di Lorenzo dei Medici per opera di Marsilio Ficino nel 1463. Proprio dello stile di Botticelli è una forte iconografia che caratterizza le sue opere tra le quali le già citate e ben note Nascita di Venere e Primavera. Queste sue opere sono emblema e apice della pittura di Botticelli e sono intrise di significato, mitologia e idealizzazione. Da un lato troviamo la Primavera, realizzata sempre con la tecnica della tempera su tavola, commissionata dalla famiglia dei Medici e destinata a essere esposta in una camera nunziale. In quest’opera vediamo un marcato sincretismo tra la religione Cristiana e quella Pagana, tipica unione Rinascimentale. Nel dipinto vediamo una donna, Venere, in posizione di centralità rispetto ai due gruppi che si trovano rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra. Sopra di lei c’è un puttino alato: Cupido, frutto dell’amore tra Venere e Vulcano, il Dio del fuoco. Nella sezione destra della tavola, secondo la prospettiva dello spettatore, abbiamo Zefiro che soffia sopra Clori, Dea dei fiori e della fioritura, e che la feconda. Clori si trasforma in ultimo atto nella primavera. A sinistra invece, indicate da Venere come rappresentazione dell’amore puro, sono presenti le tre grazie -tre virtù che sono il saper dare, saper ricevere e saper restituire- con al loro fianco Hermes che con il caduceo scaccia le

nuvolette che rappresentano l’ignoranza e che rimandano l’uomo agli istinti primordiali, indicando invece la strada della purezza. La composizione artistica dell’opera riprende un altro aspetto fondamentale per l’artista che contrasta il pensiero dell’Alberti: secondo Botticelli la successione dei diversi luoghi del racconto produce la chiarezza narrativa in contrapposizione al pensiero di Leon Battista Alberti che ritiene sia compito dell’autore di un’opera quello di utilizzare la prospettiva per creare una storia unificata e concepita come organismo unitario. L’altra produzione del pittore sopra citata è la nascita di Venere, tavola che dipinge al ritorno dalla decorazione pittorica della cappella sistina e nella quale esalta ancora di più il linguaggio lineare, grafico e di superficie. Venere approda sull’isola di Cipro sospinta da Zefiro e dalla dea Clori. Ad accoglierla c’è una delle Ore. Rispetto alla Primavera l’assenza di prospettiva è ancora più marcata e la linea della costa insieme alla rappresentazione delle onde sull’acqua contribuiscono a rendere l’atmosfera irreale e mitica. Le proporzioni dei personaggi sono errate dal punto di vista anatomico ma ciò non scalfisce Botticelli che riesce a dipingere la perfezione su tavola. Non sono opere dal punto di vista tecnico ineccepibili, ma proprio per questo, per la loro bellezza e armonia, ci incantano tuttora e hanno incantato gli uomini per secoli. Negli ultimi anni la sua produzione cambia e l’austerità delle sue opere può forse riflettere una crisi religiosa e spirituale impattata, anche ma non solo, dai sermoni del frate domenicano Savonarola. Lo stile spoglio degli ultimi anni porta la malinconia neoplatonica a trasformarsi in un’inquietudine cristiana. In realtà Botticelli non era indifferente all’agitazione cristiana e questo si vede soprattutto quando, dopo la morte di Savonarola per impiccagione, dipinge la Natalità mistica. Forse una delle opere più devozionali dell’artista con una scena che a primo impatto sembra essere una semplice natalità ma che a un’attenta analisi ci fa meravigliare dei suoi significati nascosti. Al centro troviamo Gesù con la Madonna e Giuseppe. Accanto all’antro, a sinistra, si intravedono i Magi introdotti nella caverna da un angelo e alla destra un altro angelo che indica Gesù bambino e la sua prodigiosa nascita a due pastori. In basso altri angeli abbracciano uomini virtuosi che celebrano la venuta di Cristo e la pace che arriverà da tale accadimento. Alcuni demoni ai loro piedi rifuggono nelle fessure tra le rocce. Sopra il tetto della capanna ci sono tre angeli che rappresentano, con i loro colori, le virtù teologali: Fede, Carità e Speranza. Infine in cielo ci sono degli angeli che volano e sopra la loro testa una scritta in lingua greca che esprime speranza per l’arrivo di tempi migliori. In conclusione possiamo dire che in Botticelli durante il corso della sua vita lo stile rimase sempre lo stesso, quella che possiamo chiamare aria , mentre il contesto e le richieste dei suoi committenti cambiano, cambiando così la sua maniera. Per Lorenzo il Magnifico l’arte ha il compito di ornare il mondo presente e la realtà del momento e a me sembra che non ci sia autore che abbia incarnato al meglio queste parole se non Sandro Botticelli.