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Periodo storico del Manierismo, vita e opere del Tintoretto
Tipologia: Appunti
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L’Italia nel 1500 fu caratterizzata da una profonda crisi politica, economia e religiosa. In questo contesto anche l’attività artistica fu notevolmente influenzata. L’immagine della Chiesa fu adombrata dalla riforma protestante di Martin Lutero e dal saccheggio di Roma (1527) da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V. la disoccupazione e l’abbandono delle città erano il segno evidente della fine della supremazia politica e culturale italiana. I nuovi protagonisti saranno Francia, Paesi Bassi e Inghilterra.
L’uomo rinascimentale, che credeva fermamente di essere l’unico padrone del proprio destino, si trovò in un altrettanto profonda crisi spirituale. Anche l’arte, che vive, del sentimento stesso degli artisti, ne fu influenzata a sua volta. Da qui il nascere da parte degli artisti più freschi di un coro di “rimproveri” ai grandi maestri, che avrebbero avuto la colpa di fermarsi nella ricerca statica dell’equilibri e delle proporzioni, anziché dare sfogo in modo libero e naturale alle proprie idee e ai propri modi di sentire e manifestare i sentimenti. Vi pertanto uno svincolo dei dettami precedenti e i nuovi artisti proseguirono l’arte sull’onda della fantasia, rinnegando le regole che avevano ricevuto in eredità dal Rinascimento. Questo movimento fu inizialmente sottovalutato, tanto che gli studiosi del tempo lo giudicarono come una frivola imitazione dei grandi artisti quali Michelangelo, Leonardo e Raffaello. Furono chiamati per questa ragione manieristi, perché si rifacevano alla maniera, al gusto, allo stile dei loro grandi predecessori. Oggi questa accezione negativa non esiste più.
I manieristi, questo è innegabile, furono i primi a comprendere che era in atto un cambiamento nella coscienza collettiva, con una pronunciata incertezza dell’esistenza stessa. Per questa ragione i manieristi inventarono un nuovo linguaggio figurativo. La corrente si intenderà poi conclusa con il Concilio di Trento nel 1563. In questa occasione fu chiesta occasione fu chiesto agli artisti di raffigurare nelle opere soggetti semplici e di facile comprensione, esattamente in contrario di quanto i manieristi attuavano e continuarono a attuare sino alla costruzione figurative profane.
Jacopo Robusti, figlio di un tintore dal quale prenderà il soprannome (Venezia 1518 – 1594) andò presto a bottega da Tiziano dove conosce il colore tonale, anche se il punto di riferimento era Michelangelo, soprattutto per il disegno. Di fatto, però, Tintoretto non è debitore verso nessuno dei due perché svilupperà una sua modalità di uso del colore per “accendere” di luce le immagini. Il suo uso della luce è nuovo e scenografico: la luce evidenzia i personaggi, li stacca dal fondo e crea spazi fantastici e illusionistici. Per questo, dopo Tiziano, è considerato il pittore veneto più importante del Cinquecento. La sua attività artistica. Tutta svolta nella città lagunare, ha riempito Venezia di straordinari capolavori, la cui caratteristica maggiore è stata di essere altamente scenografici e spettacolari, anche grazie alla dimensione sempre monumentale delle sue opere. Queste enormi tele andarono a decorare alcuni dei principali e più rappresentativi edifici di Venezia, quali il Palazzo Ducale, la scuola e la chiesa di San Rocco, la chiesa di San Giorgio Maggiore.
La prima opera celebre è il “Miracolo dello schiavo liberato” (1548). Qui San Marco piomba sulla scena con forte scorcio e dinamismo, per liberare lo schiavo che aveva osato pregare sulla sua tomba e che stava per essere martirizzato. La luce irrompe scenograficamente sul corpo disteso. I particolari anatomici michelangioleschi sono illuminati da una luce nuova e carica di drammaticità.
L’uso magistrale della luce, drammatica e vibrante, si manifesterà appieno nelle tele più tarde. Una di queste, il “Ritrovamento del corpo di San Marco” , (dipinta nel 1562 per la Scuola Grande di San Marco a Venezia), mostra un ambiente scuro, fortemente allungato dalla prospettiva e illuminato da fonti di luce misteriose: quella proveniente dalla lastra sollevata sul fondo della sala e una che arriva da destra, in primo piano. L’effetto finale è fortemente teatrale e suggestivo. Lo spazio appare quasi irreale e onirico.
Per la Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto dipinge, tra decide di opere, un’immensa Crocifissione (1565), larga più di 12m e altra più di 5m. Il dinamismo e la teatralità sono evidenti nel drammatico chiaroscuro della scena, nelle corde oblique degli aguzzini e nella concitazione dei movimenti in ogni parte della scena. I colori sono lividi, predomina una tonalità gialla che rende la scena carica d’angoscia.
Nel 1592 Tintoretto dipinge un’ Ultima Cena per San Giorgio Maggiore a Venezia. Qui sperimenta una prospettiva molto ardita: invece di rappresentare il tavolo in posizione frontale, lo colloca di lato in posizione di scorcio. In tal modo apre lo sguardo dello spettatore sul resto della stanza dove servi e locandieri di affaccendato in attività varie. L’attuazione temporale finisce per coinvolgere lo spettatore in una scena che gli risulta familiare e, quindi, più coinvolgente. L’ambiente, dominato dall’oscurità, è parzialmente rischiarato dalla luce del lampadario che crea effetti molto realistici, lasciando in controluce la maggior parte delle figure. Solo Gesù è intermante rischiarato dalla luce della sua aureola. Ancora più suggestivo è il fumo che proviene dalla lampada e che dà forma ad una serie di angeli trasparenti e fluttuanti che osservano la scena dall’alto.