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Questo documento è sostanzialmente il riassunto dei capitoli: Capitolo 1 – Introduzione alla sociologia del turismo; Capitolo 2 – Definire e descrivere il turismo per comprendere la la società Capitolo 3 – Metodologie per la ricerca sociale sul turismo Capitolo 4 – Tecniche qualitative, quantitative, miste fino al paragrafo 4.6 La Social Network Analysis (SNA) Questo testo basta per sostenere l'esame e per superarlo anche con il massimo dei voti. Come riassunto, seppur ricontrollato e sistemato più volte, può presentare qualche errore, mi scuso per questo. Spero vi tornino utili come lo sono stati per me, buono studio!
Tipologia: Appunti
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Il panorama della ricerca sul TURISMO è in continua evoluzione. All’ampio ventaglio di contributi teorici ed empirici sul turismo, si è aggiunta la pubblicazione di prodotti sociologici che indagano il turismo nella sua essenza più squisitamente relazionale. Per diversi decenni, gli studi sociologici sul turismo sono stati logori e ripetitivi, sia a causa della mancanza di teorizzazione proveniente dal loro interno, sia per un orientamento troppo applicative delle ricerche. Ancora oggi, una buona percentuale dei corsi di studi in turismo si svolge all’interno di dipartimenti di economia, management o accoglienza turistica. Questa situazione ha condotto ad una feticizzazione del turismo in quanto prodotto e attività economica, ad un’ossessione quanto-frenica della ricerca sociologica in questo campo e ad un tropismo piuttosto marcato del paradigma strutturalista, percepito come mainstream. Le pratiche turistiche non sono soltanto in una crescita esplosiva, ma anche in continua differenziazione. La sociologia slatentizza una concezione del turismo come sistema di interazione permanente tra turisti, culture, identità e destinazioni di viaggio alla ricerca di “esperienze autentiche”, oltre che di svago, relax e consumo. La ricerca di autenticità è guidata da un processo simbolico che porta a trasformare in “destinazioni turistiche” solo alcuni tra gli innumerevoli luoghi che potrebbero essere visitati nel mondo. All’interno di ciò che Zukin (1995) definisce “economia simbolica della città”, sono presenti alcuni fattori che aumentano la desiderabilità sociale di una destinazione; fattori non riconducibili esclusivamente dal marketing o a concetti economicisti. Si tratta di dimensioni urbane che plasmano l’esperienza del turista, modificandone il rapporto con i luoghi. Siamo alla presenza di fattori primari e addizionali : i primi, che costituiscono il versante strutturale dell’esperienza turistica, sono rappresentati dagli edifici, dai quartieri storici, dai musei, dai monumenti, ecc. I secondi, sono piuttosto eterogenei e stratificano l’esperienza turistica in un versante culturale e sociale (contatti e relazioni con la popolazione locale, osservazione di tradizioni e usanze territoriali, eventi, cibo, ecc.). Un’altra delle caratteristiche contemporanee che domina il progresso della ricerca sociologica sul turismo è anche l’espansione di conferenze, dibattiti, inviti a presentare articoli per riviste specializzate e le innumerevoli informazioni diffuse attraverso e reti scientifiche online, come TRINET (Tourist Research Information Network), una mailing list che collega i comportamenti della comunità internazionale di ricerca e dibattito sul turismo. L’impatto dei processi turistici all’interno della ricerca scientifica è testimoniato anche dal numero di RIVISTE dedicate al tema, il quale è progressivamente aumentato. I contributi più attivi in termini di pubblicazioni scientifiche continuano a provenire dal mondo anglofono: insieme al Regno Unito, sono l’Australia, il Canada e gli USA tra i paesi maggiormente attivi in termini di quantità di articoli in riviste sul turismo. “Fuori luogo. Rivista di sociologia del territorio, turismo, tecnologia” è tra le pochissime riviste italiane sul turismo. Essendo perlopiù pubblicate nella lingua nazionale, le riviste
italiane sono piuttosto escluse dai circuiti internazionali di produzione scientifica sul tema e la dominanza dell’inglese si accompagna ad un dominio culturale degli anglofoni sul resto degli studi internazionali. Per poter studiare i processi turistici, il sociologo deve conoscere il linguaggio specialistico : deve essere capace di tradurre un sistema di segni che gli permettano di ricostruire la realtà sociale studiata in maniera sintetica, ma anche saper comunicare ad un pubblico più ampio i risultati delle sue ricerche. Higgins- Desboilles e Di Giovine sottolineano in maniera costante, nella loro produzione scientifica, il ruolo predominante giocato dall’esperienza professionale vissuta all’inizio della loro tesi di dottorato. Nei due casi, questi contatti iniziali con la ricerca su campo in contesti non accademici, hanno contribuito a orientare le loro analisi, visto che gli scambi con gli attori e gli operatori sul campo costituiscono un’occasione privilegiata per testare gli strumenti intellettuali elaborati e far emergere nuove idee e paradigmi. La ricerca sociale sul turismo ha come finalità anche quella di offrire un contributo alla conoscenza sociologica generale. Se si concepisce la sociologia del turismo come scienza del viaggio, dobbiamo necessariamente combinare analisi teorica ed esperienza empirica. La relazione tra queste due dimensioni è quello che ci prefiggiamo di scoprire con le nostre indagini sociologiche; è quello che hanno fatto autrici e autori contribuendo all’evoluzione degli studi sociologici sul turismo, sotto l’influenza decisiva di alcune fonti di ispirazione scientifica, le quali spesso provengono da altri studi sociali. Ad esempio, Edensor (2001), partendo dai concetti di “pratica” e “habitus” di Bourdieu (1995), introduce negli studi sul turismo il concetto di “performance turistica”, già utilizzato da Butler (1996) per indicare la tendenza a considerare come oggetti o fatti sociali le convenzioni che regolano i rapporti tra individui in spazi e contesti materiali. Secondo questo paradigma, il turismo non è separato dal quotidiano, ma è un luogo esemplare per un’esplorazione dei modi in cui il quotidiano è fatto di pratiche e abitudini irriflesse e, allo stesso tempo, provoca desideri di contatto con l’alterità. Le domande che deve porsi il sociologo che indaga sul turismo sono:
sempre più importanti per la ricerca sociale sul turismo: da una parte, i ricercatori hanno accesso immediato a feedback e opinioni degli utenti (ad esempio, TripAdvisor, Booking, Airbnb), dall’altra, l’interazione “diretta” degli stessi turisti con luoghi, contenuti e persone rappresenta un generatore di tracce utilizzabili come dati di ricerca sociale. La MAPPA è uno dei dispositivi più importanti per conoscere il territorio e non va dimenticata anche la sua valenza politica, soprattutto nelle sue ricadute policy- oriented. Non si tratta di mero arricchimento illustrativo, ma la rappresentazione cartografica precisa e scandisce spazi e tempi dei fenomeni indagati.
La sociologia del turismo è un modo di studiare i fenomeni di vita associata entro la cornice tematica specifica, quale quella del viaggio e dei suoi corollari. È importante anche conoscere il senso storico della lunga evoluzione del turismo, che partendo agli otium della civiltà romana e passando per i diversi modi di viaggio della storia moderna, giunge ai primi viaggi turistici, ad esempio il Grand Tour tra il XVIII e il XIX secolo, fino ad arrivare al turismo attuale quello massificato, globalizzato e postmoderno. Sappiamo che inizialmente il turismo nasceva come privilegio delle famiglie aristocratiche, ma gradualmente diventa un processo di massa ovvero è un'esperienza comune, nelle società progredite, a tutti i livelli sociali. L’età contemporanea caratterizzata al benessere economico, il miglioramento della mobilità, allo sviluppo del concetto ‘ferie retribuite’ danno la possibilità a tutti di viaggiare. È importante conoscere l'origine di questo processo di democratizzazione del turismo, in quanto si fa capire la fine della gerarchizzazione sociale del tempo per sé è l'inizio del piacere del turismo per tutti. Da un punto di vista sociologico, il turismo appare come una complessa è lunga costruzione sociale che ha come vincolo la variabile spazio-temporale: ci si deve spostare da un luogo ad un altro per un periodo di tempo limitato. Secondo la UNWTO, (United Nations World Tourism Organization, 2008) il turismo è un insieme di attività fatte da persone durante i loro viaggi e soggiorni in luoghi diversi da quello della residenza, per un periodo breve (da due giorni a un anno), a scopo di vacanza, lavoro o altri motivi. Per esserci turismo è necessaria la coesistenza di due fatture spazio-temporali : uno spostamento verso un luogo diverso dalla propria abituale residenza e almeno un giorno trascorso lontano da casa. Lo studio del turismo mette in luce le questioni critiche che riguardano la società: da una parte l'universalizzazione dei diritti, dall'altra la loro frammentazione. La sociologia, inoltre, chiarisce che il fenomeno "turismo" è diversificato, ha una serie intrecciata di implicazioni sociali, culturali, economiche e politiche e che va analizzato a letto di riduzionismi, secondo approcci e metodologie differenti ma corrette. Come tutti gli oggetti di analisi sociologica, anche il turismo si presenta sfuggente, dinamico, fluido; la sua stessa definizione subisce inevitabilmente tante accezioni quanti sono i mondi in cui è radicato.
Le esigenze informative legate al turismo sono crescenti e dipendono dall'importanza a tutti i livelli, soprattutto socio-economico e solo conseguentemente il livello di profondità e di accuratezza tecnico analitica delle analisi sociologiche assume un ruolo chiave nel miglioramento delle dinamiche turistiche. Ancora oggi la mappa geografica del turismo contemporaneo mostra una particolare concentrazione della ricchezza, conseguenza dell'industria turistica, nella parte occidentale del mondo e un conseguente stato di vulnerabilità degli altri territori che subiscono pressione turistica. La sociologia del turismo riflette sui vari aspetti che ancora oggi contraddistinguono il turismo: oggetti come gli zaini, i cellulari, carte di credito, tablet, non sono soltanto segni dell'appartenenza alla categoria di turista, ma presentano anche descrittori di realtà sociali. L'analisi delle attività turistiche deve tenere conto anche tutte le dimensioni più critiche, a partire da quelle più piccole o impreviste (le code ai caselli autostradali, i ritardi, gli scioperi dei trasporti, ecc.). Adottare una simile prospettiva significa, quindi, interrogarsi non solo sulle forme emergenti dell'agire turistico ma indagare il turismo con una prospettiva metodologicamente corretta. Cresce anche l’attenzione agli aspetti immateriali del viaggio, come la convergenza di mobilità fisiche e virtuali o l’incrocio fra diversi livelli identitari, culturali e digitali; le culture degli ospiti e dei visitatori ma come attori sullo sfondo di panorami culturali globali, ben incarnati dal concetto di «sguardo turistico» di Larsen e Urry. Il turismo contemporaneo incarna tutti i tratti fondamentali di una società sempre più mobile e multi-complessa, e diventa simbolo potente dell’azione sociale. Riprendendo, ad esempio, la definizione di turismo della UNWTO convenzionalmente accettata e che abbiamo richiamato qualche riga più su, scopriamo già un primo bias da «correggere». In assenza dell’informazione individuale sulla residenza abituale del singolo non è sempre possibile identificare nella persona conteggiata il turista stesso.
La sociologia del turismo si sviluppa nei primi decenni del Novecento, con l'obiettivo di analizzare motivazioni, destinazioni e pratiche del viaggiatore e sganciarsi in maniera definitiva dall’analisi meramente economica del fenomeno. Si tratta di rendere conto dei processi sociali che sono all'origine dell’agire turistico, delle trasformazioni territoriali che esso induce, dei processi regolazione e di governo di cui necessita, delle trasformazioni storiche, culturali e sociali. La principale produzione scientifica di questo periodo si è sviluppata principalmente in Germania e in alcuni paesi anglofoni. Simmel (1908) e Sombart (1916) sono tra i primi scienziati e sociali ad avere avviato una riflessione sul fenomeno del fremdenverkehr , ossia la mobilità dei viaggiatori dell'epoca definiti ‘ forestieri’. Questi embrionali studi hanno dato poi vita ad un filone di ricerca molto articolato, che si svilupperà considerevolmente negli anni a seguire, incentrato sulla figura dei turisti , volto ad indagare profili, aspettative, comportamenti d chi viaggia, abitudini. Nell’immagine del forestiero di Simmel (1899), vengono analizzati i tratti di personalità
vita). Il turismo ha avuto anche degli strenui difensori, tra cui ricordiamo Enzensberger (1965), le cui riflessioni sul tema erano dirette contro i detrattori, che accusava di reazionarismo. La critica è inesorabilmente legata alle logiche dell’industria del turismo, ma anche al c oncetto di autenticità , che distinguerebbe il viaggio dal turismo. Il turista non vedrebbe il mondo così come è realmente, ma solo la parte che è stata selezionata per lui dall’industria turistica o predisposta accuratamente dalle organizzazioni dell’accoglienza; non vedrebbe delle dimensioni territoriali, naturali o culturali autentiche, ma solo la loro immagine forgiata. È la teoria del sightseeing , secondo cui, appunto, l’esperienza turistica sarebbe profondamente alterata per il fatto di essere “preconfezionata”.
Per Morin (1965), il fatto che il turista abbia a che fare con la sight non è di per sé un male, dato che anche questa versione alterata delle cose non ostacola quel percorso immaginario, di sogno e fantasia, che è alla base della sua motivazione. Per Burgelin, invece, il sightseeing è solo una delle modalità attraverso cui si compie l'esperienza turistica , ma non necessariamente la sola. Negli anni Settanta, MacCannell argomenta che il turista è colui che è capace di ricercare l'autenticità dell'esperienza del viaggio, così come il mondo intimo e riservato delle comunità ospitanti che organizzano l'offerta turistica (il retroscena o la back region ), alla quale il turista può avere accesso in gradi diversi. Così, lo stesso fenomeno del sightseeing viene considerato come una forma di rispetto rituale per la societàIl turista, dunque, è una persona morale, che egli definisce anche come “pellegrino della modernità” (1976). L’approccio di MacCannell verrà ripreso negli anni successivi da Cohen (1972), che ne rielaborerà alcuni contenuti, attuando soprattutto il tema della ricerca dell’autenticità e pervenendo così ad una sistematizzazione originale dei diversi tipi di turismo. Cohen classifica i turisti in quattro tipologie, in base al grado in cui i turisti cercano familiarità oppure originalità nella loro esperienza turistica. Le quattro dimensioni individuate nello schema costituiscono un continuum (dal viaggiatore al turista) che identifica diverse subcategorie di turisti e di turismi. Lo spettro comportamentale va da forme di turismo elementare, come attività che si compiono nell’arco di poche ore o di una giornata, a forme di turismo più articolate che sono più lunghe nella durata e più complesse nelle azioni.
Non è facile dare una definizione esaustiva del concetto di turista. Ci ha provato, nel 2011, la UNWTO, definendo il turista come ‘chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno del paese visitato’. Si tratta di una definizione-ombrello che include una sequenza di stili e motivazioni che vanno dal turismo-souvenir al couchsurfing. Nell’evoluzione del concetto possiamo trovare due tendenze principali tra loro contrapposte che rispondono alla fase di transizione che sta attraversando la nostra cultura e con essa la costruzione dello spazio turistico:
più crescenti di turisti. Quella del turismo urbano è una forma turistica molto variegata, che soddisfa gusti differenti sia per quanto attiene la ricerca della sostenibilità sia per chi cerca l’esotismo più irreale. Un esempio è stata la città di NY che, a partire dagli anni Novanta, ha messo in atto un piano di espansione internazionale della sua immagine: ha mobilitato arte, cultura e divertimento richiamando nuovi investimenti e capitalizzando nuove professionalità altamente qualificate, così da innescare un processo di rinnovamento fisico e ambientale in grado di generare effetti positivi sui commerci quanto sull’industria del turismo. CONCETTI CHIAVE CAPITOLO 1: Turismo : è un fenomeno sociale, culturale ed economico che comporta lo spostamento di una persona verso paesi o luoghi al di fuori del proprio ambiente abituale, per scopi personali, familiari o professionali. Queste persone vengono chiamate “visitatori” (possono essere turisti o escursionisti, residenti o non residenti). Il turismo ha a che fare con l'agire sociale dei visitatori, le due attività possono o meno comportare una transazione di mercato e possono essere diverse o simili a quelle fatte durante la propria routine quotidiana. Viaggio turistico : viaggi effettuati dei turisti/visitatori sono viaggi turistici. Luogo di residenza abituale : luogo geografico in cui la persona censita risiede abitualmente ed è definito dall’ubicazione della sua abitazione principale. Industrie turistiche o attività turistiche : Industrie che comprendono tutti gli stabilimenti la cui attività è rivolta al turismo. Turista o pernottante : un visitatore (nazionale) è classificato come turista o pernottante se il suo viaggio comprende un pernottamento. Altrimenti, come visitatore giornaliero o escursionista. Viaggiatore : qualcuno che si sposta tra diversi luoghi geografici per qualsiasi scopo e per qualsiasi durata. il visitatore è un tipo particolare di viaggiatore e di conseguenza il turismo è un sottoinsieme del viaggio. Visitatore : viaggiatore che si reca in una destinazione al di fuori del suo ambiente abituale, per meno di un anno, e per qualsiasi scopo diverso da quello perseguito abitualmente nell’area di residenza. Un visitatore è classificato come turista o pernottante se il suo viaggio include almeno un pernottamento; altrimenti è considerato come visitatore giornaliero o escursionista. Visita : si riferisce al soggiorno in un luogo visitato durante un viaggio turistico. Viaggio : movimento di una persona per scopi turistici dal momento della partenza della sua residenza abituale fino al suo ritorno. I viaggi effettuati dai visitatori sono viaggi turistici. Ambiente abituale : area geografica all’interno della quale un individuo conduce le sue regolari abitudini di vita. Consumo turistico : agire sociale finalizzato all’appagamento di bisogni limitati al periodo di viaggio turistico.
Il turismo, nella prospettiva sociologica, rappresenta un processo sociale attraverso cui gli individui, singolarmente o in gruppi, trascorrono del tempo fuori casa alla ricerca di svago, relax e piacere, supportati dalla fornitura di sevizi commerciali e di accoglienza dell’industria turistica. Così definito, il turismo è un prodotto delle moderne disposizioni sociali, a partire dal Grand Tour dell’Europa occidentale del XVII secolo. Il termine “turismo” deriva dal francese tour, che significa circuito, giro, viaggio: sostantivi che stanno ad indicare che una dimensione fondamentale perché si possa parlare di turismo è quella spazio-temporale : a una partenza dal luogo in cui si vive in maniera permanente deve seguire un ritorno dalla destinazione che si è scelto di visitare, entro un tempo relativamente breve. Il concetto sociologico di turismo è complesso, non riconducibile alle sole dimensioni della vacanza, del divertimento e del viaggio, ma ha delle implicazioni sociologiche parecchio più ampie e articolate. La sociologia del turismo comprende l’analisi del comportamento sociale degli attori in viaggio, in particolare lo studio dei movimenti, dell’organizzazione, delle istituzioni, delle scelte, delle relazioni sociali. Il turismo presenta un grado di complessità elevato sul piano sociale, con risvolti comportamentali, relazionali, organizzativi e tecnologici, territorialmente e temporalmente collocati. L’età che conduce dalla fine del Secondo conflitto mondiale all’epoca contemporanea è caratterizzata da un processo graduale di propagazione del turismo nel mondo, sia come pratica socialmente e culturalmente attiva, sia come dimensione economica e organizzativa. Più volte il corso della storia contemporanea ha mostrato come la società sia indissolubilmente legata al turismo.
Considerare il modo in cui i gruppi sociali costituiscono il proprio “sguardo turistico” costituisce un buon metodo per arrivare a capire ciò che succede nella società. Così il turismo assume un significato nella sua capacità di rivelare aspetti sociali che altrimenti sarebbero inspiegabili o poco visibili. Nei processi turistici sono coinvolti, in un intreccio complessificato di elementi, attori e pratiche, spazi e tempi, viaggiatori e ospiti, comunità e territori, simboli e identità, soggettività e culture, su diversi livelli e piani d’azione. Lo sguardo sociologico individua, attraverso i processi turistici, diverse caratteristiche essenziali dei fenomeni di vita associata al viaggio. Possiamo elencarne alcune:
flussi che si muovono lungo e attraverso percorsi e paesaggi globali, anche il turismo contemporaneo è costituito dall’intreccio di mobilità fisiche, immaginative e virtuali. Turismo e turisti sono stati trattati in sociologia sempre come entità di retroguardia. L’anti-turismo moralizzante alla Bauman, che vedeva contrapposti l’industria turistica e il viaggiatore massificato, ha ceduto oggi il posto a una teoria critica del turismo in cui risorse economiche e fattori produttivi diventano alcuni dei tanti tasselli, ancorché fondamentali, dell’analisi sociologica dei processi turistici. Un discorso sociologico sul turismo non può prescindere da una consapevolezza teorica e metodologica che consenta di mettere in discussione determinate gerarchie, relazioni di potere e dimensioni sperequative del sistema turistico. Dal punto di vista degli studi critici sul turismo, significa riconoscere nella messa in vetrina dell’offerta turistica, tutte le varianti post- coloniali e post-esotiche e, al tempo stesso, la capacità di agency, di reazione e resilienza che turisti e comunità ospitanti sono oggi capaci di avere.
Lo studio scientifico del turismo ha avuto origine nell’Europa continentale, che è stata la prima area geografica a sperimentare l’impatto sociale del turismo di massa. Si deve allo statistico italiano Luigi Bodio il primo articolo di scienze sociali sul tema del turismo, nel
questo e le altre attività nell’ambito della vita sociale. L’affermazione di internet come mezzo di comunicazione dominante sulla scena mediale e la sua diffusione tra la popolazione e a livello globale, hanno fornito ulteriori elementi per alimentare il dibattito sociologico sul tema. I dispositivi tecnologici, grazie al collegamento in rete, hanno iniziato a consentire la possibilità di vivere perfino esperienze turistiche online.
Il viaggio rappresenta una delle espressioni più persistenti della vita sociale; copre un arco spazio- temporale piuttosto largo, che va dalle prime nozioni storiche sulla società umana fino all’epoca contemporanea in cui il turismo è considerato un’attività globalizzata e alla portata di tutti. Siamo di fronte a una fruizione più consapevole e libera del viaggio, accompagnata da un progetto di riflessività dell’esperienza di viaggio che si traduce in un movimento complesso e multi complesso di persone e cose, in cui la mobilità è composta di persone, ma anche di oggetti materiali e di rappresentazioni e mappe mentali. L’aumento dei flussi di viaggiatori nel mondo è una tendenza irreversibile che le più recenti crisi (attacchi terroristici, crisi economiche, pandemie, ecc.) hanno solo temporaneamente attaccato, variando geografie e statistiche del turismo, il quale ha mostrato una resilienza ragguardevole. È mutato anche il profilo del turista, che non è più soltanto il viaggiatore ingenuo e borghese del Gran Tour o l’indistinguibile omuncolo imprigionato nella bolla del turismo massificato, ma è diventato un osservatore curioso del mondo. Oggi ci sono forme di turismo che si pongono in alternativa ai modelli di massa che stanno tendando di proporre un tipo diverso di incontro con l’altro. Il cosiddetto turismo responsabile , etico, sostenibile, ha dato vita a nuovi immaginari, a esotismi diversi, che spostano il turismo dalla sua tradizionale dimensione di svago a quella dell’esperienza. Il nuovo esotismo si basa sul tentativo di comprendere, conoscere, approfondire e soprattutto vivere diversamente le relazioni. Si tratta di passare dal turismo come prodotto di consumo al turismo come pratica, con valenza esistenziale. Il rischio è però che i paesi del Sud del mondo diventino una sorta di approdo psicosociale per occidentali scontenti della propria civiltà, animati da un bisogno di capire e aiutare gli altri. senza contare che si rischia di rendere scontata l’idea che i locali esistano principalmente per uso e consumo dei turisti. BOX 2.1 - il linguaggio del turismo La lingua del turismo può essere considerata un linguaggio settoriale, ossia un ambito della lingua che condivide grammatica e vocabolario con tutti gli altri usi, ma presenta alcuni aspetti peculiari che possono essere studiati in modo specifico. Possiamo considerati TESTI TURISTICI una pluralità di manifestazioni scritte e orali (guide cartacee, mappe, cartelli illustrativi, descrizioni registrate), ma anche materiali online prodotti da enti pubblici e privati, fornitori di servizi e dai turisti stessi. Il lessico dei testi turistici può essere suddiviso in LESSICO COMUNE (esempi: entrare, finestra, stagione, ecc.), SPECIALISTICO (esempi: bnb, rapporto qualità-prezzo, ecc.) E INTERNAZIONALE ( gate, breakfast, low cost, ecc.). Per quanto riguarda la LEGGIBILITÀ DEI TESTI, l’analisi può prendere in considerazione la presenza di TERMINI AD ALTA FREQUENTA D’USO, cioè accessibili a qualunque tipo di utente, o di TERMINI SPECIALISTICI, compresi soltanto da una minoranza di persone
turismo diviene un diritto sociale, poiché la nuova società industriale riconosce il diritto al tempo libero e alle ferie pagate per i lavoratori. Thomas Cook crea, nel 1845, la Thomas Cook and Son, la prima agenzia di viaggi, inventando così il turismo organizzato, con la formula dell’all inclusive. Il turismo di massa, nato negli USA all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, grazie alla crescita del trasporto aereo intercontinentale, si replica dieci anni dopo in Europa, rendendo il prezzo dei viaggi sempre più accessibile a tutti.
Il rapporto tra Napoli e il turismo è un elemento fondante della storia moderna della città tale da configurarla tradizionalmente come una delle capitali del viaggio internazionale. Napoli appariva allo stesso tempo come una città accattivante e autentica, tanto da diventare il canone stesso dell’autenticità per la città moderna. Dal Grand Tour all'epoca del turismo urbano, Napoli appare allo stesso tempo come una città accattivante e autentica. Ma quando e perché Napoli diventa una capitale turistica? Questa città diviene un polo di attrazione di “diporto” per migliaia di viaggiatori stranieri a partire dal XVIII secolo, quando la diffusione delle istanze romantiche e del viaggio di diplomatici, militari, letterati, artisti, religiosi, non possono prescindere dalle attrazioni di una grande città come Napoli. A partire da questo periodo, i rampolli dell’aristocrazia nordeuropea trovano nei caratteri estetici, liberali e ribelli della città partenopea molte delle istanze esperienziali e trasgressive del viaggio moderno. Questi viaggiatori si ritrovano a vivere autentici momenti di piacere intrisi di gusto, energia vitale pulsante, suoni, voci, festa, ma anche di miseria, sofferenza e rischio, facendo si che si realizzasse davvero quel viaggio di formazione per cui era nato il Grand tour. Crocevia di popoli, Napoli rivela al viaggiatore il suo carattere cosmopolita e prismatico; è tra le località climatiche del Mediterraneo più ricercate durante il Grand Tour, capace di offrire grandi attrazioni e rilassanti distrazioni legate al mare. Nonostante l’annessione al Regno d’Italia e la cancellazione di status di città capitale spezzi drasticamente molti dei suoi fili vitali, tra Ottocento e Novecento Napoli registra un’offerta ricettiva tra le migliori in Europa. L’avvento delle due guerre mondiali, all’alba del XX secolo, spazza via l’epoca gloriosa del turismo partenopeo. A partire dai primi anni Sessanta, la diffusione del turismo moderno lancia Napoli nell’arena della competizione con altre città del Mediterraneo. La scelta politico-industrialista degli interventi straordinari del Mezzogiorno ancora la città ad un improbabile sviluppo industriale che soffre dell’incapacità di combinarsi con quello dei servizi turistici. La Napoli pittoresca, popolare e mondana del Grand Tour vacilla. Gli investimenti per il turismo si spostano nel comprensorio vesuviano, nelle isole del golfo e lungo la fascia costiera, aree peraltro già raggiunte dagli investitori privati. La città perde turisti e posti letto e in oltre la metà dei litorali della sua baia viene vietata la balneazione. Ad aggravare la situazione si aggiunge una mobilità limitata e convulsa.
Il terremoto del 23 novembre del 1980 mette definitivamente in ginocchio (anche) il turismo. Diversi palazzi storici del centro antico sono pesantemente danneggiati e alcuni alberghi e strutture comunali ospiteranno per anni gli sfollati, rimanendo inaccessibili ai turisti per un lungo decennio. In ogni modo, il sisma, con i suoi disagi e le rilevanti conseguenze sociali, attira non solo un moto di grande solidarietà ma un'attenzione ossessiva e generalizzata sulla capitale del Mezzogiorno. A partire dalla fine degli anni Ottanta, dopo quasi un trentennio di tendenza negativa, Napoli riprende il suo legame con i flussi turistici. Il rinnovamento politico-sociale dei primi anni Novanta viene affrontato con un impegno di grande respiro, che aspira a coniugare l’utilità delle infrastrutture alla domanda di bellezza, tradizione e modernità. Sono gli anni del secondo rinascimento napoletano , quelli in cui il governo della città orienta le energie e gli sforzi di istituzioni locali, di gruppi politici, di artisti e intellettuali al rilancio del territorio attraverso schemi innovativi di progettazione congiunta, sviluppo locale e politica del turismo. Nell’epoca della de-industrializzazione, l’idea è quella di puntare a rispolverare le tracce dell’heritage napoletana, strizzando l’occhio alle esigenze di modernizzazione. Nel 1994 nasce l’iniziativa Napoli porte aperte, che cerca di rianimare l’offerta artistica, culturale e gastronomica lungo gli antichi decumani, ponendo al contempo l’urgenza di rendere fruibile e sicuro il centro cittadino. Questa iniziativa rappresenta il banco di prova per l’entrata del centro storico di Napoli nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, avvenuto nel 1995. Tuttavia, si tratta pur sempre di un’occasione parecchio appetibile di beautification urbana e l’abile promozione del turismo catapulta l’immagine di Napoli nei circuiti internazionali. Il capitale turistico delle città inizia a svolgere un ruolo significativo quale arbitro della scelta di Napoli come destinazione di viaggio, alimentando quella economia delle esperienze che negli ultimi decenni connota lo sviluppo turistico delle grandi aree urbane. Il sentiero della ripresa viene imboccato nel 2011, l’anno dell’elezione a sindaco di Luigi De Magistris: Napoli emerge faticosamente dall’emergenza rifiuti (2008-2010) e torna a ripopolarsi di turisti, registrando un graduale aumento di arrivi, facilitato dal progressivo miglioramento delle condizioni di infrastrutturazione cittadina. Tra il 2016 e il 2017 la presenza di turisti posiziona la capitale partenopea nella top 10 tra le città d’arte italiane più visitate. Sono anni questi in cui Napoli si inserisce con maggiore convinzione nella tendenza che vede grandi centri urbani trasformarsi in città d’arte, proponendo anch’essa restyling, rigenerazione, riaperture, inaugurazioni ed eventi. Napoli mette in campo l’organizzazione di eventi nazionali e internazionali giocati sulla bellezza del golfo, ad esempio le Universiadi, che si giocheranno nel 2019. Preludendo simbolicamente al ricongiungimento di Napoli al suo mare e al fine di consentire il monitoraggio del villaggio tecnico degli sportivi, a partire da questo momento si decide di lasciare chiusi circa cinque chilometri di strada marina, rendendo definitiva la pedonalizzazione di quel tratto. Napoli assume la forma di una costellazione di pratiche a cui è possibile associare un inventario della co-produzione dell’esperienza turistica, attraverso l’incontro tra una serie
entrare in contatto con la popolazione locale, evitando qualunque attività che ne implichi la sottomissione, la ridicolizzazione o azioni di neocolonialismo; tenderà a volare meno, a non accettare di prendere parte a qualunque attività che possa nuocere agli animali o alla natura e cercherà di supportare progetti di tutela e preservazione ambientale e naturale;