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--------------> MARZIALE!!, Appunti di Latino

Vita, opere di Marziale, lingua e stile. Il genere dell'epigramma: caratteri e temi.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 12/01/2020

carolina.grossetti
carolina.grossetti 🇮🇹

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MARZIALE
Nacque a Bilbilis (Spagna Tarragonese) intorno al 40. → la gianna dice che è nato a Cordoba
Nel 64 si trasferì a Roma, dove visse esercitando l’attività poetica e cercando la protezione e il sostegno economico di patroni e mecenati
nella sua produzione si presenta diverse volte nella condizione del “cliente ”. I testi più antichi che ci rimangono di lui risalgono all’anno 80
1
→ raccolta di epigrammi (chiamati dai moderni come Liber de spectaculis
o De liber spectaculorum
).
A Domiziano, egli dedicò molti epigrammi; mentre dopo la morte di questo, egli inserì elogi rivolti ai successori Nerva e a Traiano, colpito
da damnatio memoriae
.
Nel 98 il poeta, caduto in disgrazia presso l’imperatore Nerva per i suoi legami con i Flavi, lasciò definitivamente Roma per tornare in
Spagna: per il viaggio Plinio gli diede il denaro necessario perché pur avendo riscosso grande stima e successo di pubblico, egli non aveva
raggiunto la prosperità economica.
Tornato nella città natale, una ricca signora, Marcella, gli donò una casa e un podere, dove trascorse i suoi ultimi anni, al riparo dalle
preoccupazioni della vita cittadina. Morì tra il 102 e il 104.
L’opera di Marziale comprende complessivamente quindici libri di epigrammi, composti secondo quest’ordine cronologico:
Liber de spectaculis
(80): una trentina di carmi dedicati ai giochi che nell’80 inaugurarono l’Anfiteatro flavio( = il colosseo), che
comprendono anche alcuni elogi al principe regnante, Tito. L’opera tratta la vita di Roma, rappresentata nel pieno divertimento dei giochi del
circo.
Xenia eApophoreta
(84-85) opere strettamente legate alla festa dei Saturnali (dal 17 al 23 dicembre) , durante la quale i romani
si scambiavano i doni. I componimenti di queste due opere si presentano come biglietti per accompagnare i regali. Tale destinazione imprime
ai versi il carattere di poesia di occasione e di consumo, volta all’immediata fruizione dei lettori.
Xenia
(“dono ospitale” dal greco) comprendono 127 epigrammi e si riferiscono per lo più a doni di cibi e bevande;
Apophoreta:
comprendono 223 epigrammi;
Epigrammata
: i primi undici libri (86-98), il dodicesimo (101-102).
Il genere dell’epigramma
Marziale affronta il genere letterario degli epigrammi (per lo stesso motivo con cui il satirico si serviva di satira), considerato un genere
umile, per poter trattare di ciò che voleva; era infatti un genere aperto a molteplici temi: dall’ambito funerario alla sfera erotica, dall’elogio
alla derisione. Egli non rifiuta a priori
nessuna di queste esperienze, che anzi trovano un loro spazio nella loro produzione, ma chiaramente
privilegia una poesia legata alla realtà. La maggior parte dei critici sono concordi nel dire che la molteplicità di temi trattati è in realtà solo un
sfoggio di erudizione, che ci dimostra l’abilità poetica dell’autore.
Ci sono quindi vari filoni:
filone comico-realistico: cacciatori di eredità; amara vita del cliens
che deve sottostare alle fantasie e alla voglia di elargire del
patrono (cfr. Giovenale); il rapporto città-campagna (cfr. Plinio il Giovane), qui vissuto in maniera più negativa: l’autore, infatti, vede la città
come un luogo di instabilità ( → questo perchè, così come Giovenale, anche Marziale era un cliens
).
filone celebrativo ed encomiastico;
filone funerario;
filone descrittivo (es. eruzione del Vesuvio)
filone erotico;
filone letterario, che contiene anche delle dichiarazioni di poetica;
La sua opera ammette anche una disinvolta propensione verso contenuti volgari e osceni, pur sentendo il bisogno di giustificarla di fronte a
Domiziano: licenziosa è la mia pagina, onesta la mia vita (cfr. Ovidio: i miei costumi sono assai lontani e differenti dai miei versi
).
L’autodifesa del poeta pone in luce due altri aspetti importanti: il carattere ludico e scherzoso della sua opera (gli epigrammi definiti lusus
) e
lo scrupolo di non danneggiare nessuno. Adeguandosi a un editto di Domiziano contro gli scritti diffamatori, egli rinuncia all’aggressione a
personaggi precisi e adotta una soluzione simile a quella di Persio, che dirigeva i suoi attacchi verso il comportamento, la culpa
, piuttosto che
verso i colpevoli → risparmiare le persone e parlare di vizi
.
Contrario alla mitologia, ritenuta inverosimile e falsa, egli sostiene la necessità di una poesia radicata nella quotidianità e imperniata
sull’essere umano; raffiora, quindi, un’antitesi che era già apparsa centrale nella satira, dove, in particolare, Persio si era violentemente
scagliato, in nome del verum
perseguito dalla sua arte, contro la vacuità della letteratura contemporanea, incentrata proprio sul mito.
Marziale intende dunque trattare con arguzia vivace i mores dei suoi contemporanei e anche in questo compie una scelta simile ai satirici,
quella cioè di quella di rappresentare il reale. A tale analogia, però, si accompagna una fondamentale differenza tra i satirici e Marziale:
1 Il cliens, in età romana, era quel cittadino che, per la sua posizione nella società, si trovava ad adempiere a una serie di obblighi nei
confronti di un patronus, a sua volta obbligato nei confronti del cliente. La relazione si chiamava “relazione di patronato”.
Tale condizione non era legata a nessuna particolare classe sociale, ma era l’applicazione di un obbligo di rispetto (obsequium) che
tutti gli antichi romani, dal liberto al gran signore, sentivano nei confronti di quanti erano più potenti di loro: il liberto nei confronti
del patronus (colui che lo aveva liberato e da cui continuava a dipendere).
Il cliente doveva al proprio patronus il voto nelle assemblee e aiutarlo qualora egli fosse impegnato in guerra.
Il patronus
doveva:
Accogliere in casa i clientes
e soccorrerli in caso di necessità;
Somme di denaro;
Invitarli qualche volta a pranzo;
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MARZIALE

Nacque a Bilbilis (Spagna Tarragonese) intorno al 40. → la gianna dice che è nato a Cordoba Nel 64 si trasferì a Roma, dove visse esercitando l’attività poetica e cercando la protezione e il sostegno economico di patroni e mecenati → nella sua produzione si presenta diverse volte nella condizione del “cliente ”. I testi più antichi che ci rimangono di lui risalgono all’anno 80^1 → raccolta di epigrammi (chiamati dai moderni come Liber de spectaculis o De liber spectaculorum ). A Domiziano, egli dedicò molti epigrammi; mentre dopo la morte di questo, egli inserì elogi rivolti ai successori Nerva e a Traiano, colpito da damnatio memoriae. Nel 98 il poeta, caduto in disgrazia presso l’imperatore Nerva per i suoi legami con i Flavi, lasciò definitivamente Roma per tornare in Spagna: per il viaggio Plinio gli diede il denaro necessario perché pur avendo riscosso grande stima e successo di pubblico, egli non aveva raggiunto la prosperità economica. Tornato nella città natale, una ricca signora, Marcella, gli donò una casa e un podere, dove trascorse i suoi ultimi anni, al riparo dalle preoccupazioni della vita cittadina. Morì tra il 102 e il 104.

L’opera di Marziale comprende complessivamente quindici libri di epigrammi, composti secondo quest’ordine cronologico: ❏ Liber de spectaculis (80): una trentina di carmi dedicati ai giochi che nell’80 inaugurarono l’Anfiteatro flavio( = il colosseo), che comprendono anche alcuni elogi al principe regnante, Tito. L’opera tratta la vita di Roma, rappresentata nel pieno divertimento dei giochi del circo. ❏ Xenia e Apophoreta (84-85) → opere strettamente legate alla festa dei Saturnali (dal 17 al 23 dicembre) , durante la quale i romani si scambiavano i doni. I componimenti di queste due opere si presentano come biglietti per accompagnare i regali. Tale destinazione imprime ai versi il carattere di poesia di occasione e di consumo, volta all’immediata fruizione dei lettori. ➔ Xenia (“dono ospitale” dal greco) comprendono 127 epigrammi e si riferiscono per lo più a doni di cibi e bevande; ➔ Apophoreta: comprendono 223 epigrammi; ❏ Epigrammata : i primi undici libri (86-98), il dodicesimo (101-102).

Il genere dell’epigramma Marziale affronta il genere letterario degli epigrammi (per lo stesso motivo con cui il satirico si serviva di satira), considerato un genere umile, per poter trattare di ciò che voleva; era infatti un genere aperto a molteplici temi: dall’ambito funerario alla sfera erotica, dall’elogio alla derisione. Egli non rifiuta a priori nessuna di queste esperienze, che anzi trovano un loro spazio nella loro produzione, ma chiaramente privilegia una poesia legata alla realtà. La maggior parte dei critici sono concordi nel dire che la molteplicità di temi trattati è in realtà solo un sfoggio di erudizione, che ci dimostra l’abilità poetica dell’autore. Ci sono quindi vari filoni: ❖ filone comico-realistico: cacciatori di eredità; amara vita del cliens che deve sottostare alle fantasie e alla voglia di elargire del patrono (cfr. Giovenale); il rapporto città-campagna (cfr. Plinio il Giovane), qui vissuto in maniera più negativa: l’autore, infatti, vede la città come un luogo di instabilità ( → questo perchè, così come Giovenale, anche Marziale era un cliens ). ❖ filone celebrativo ed encomiastico; ❖ filone funerario; ❖ filone descrittivo (es. eruzione del Vesuvio) ❖ filone erotico; ❖ filone letterario, che contiene anche delle dichiarazioni di poetica; La sua opera ammette anche una disinvolta propensione verso contenuti volgari e osceni, pur sentendo il bisogno di giustificarla di fronte a Domiziano: licenziosa è la mia pagina, onesta la mia vita (cfr. Ovidio: i miei costumi sono assai lontani e differenti dai miei versi ). L’autodifesa del poeta pone in luce due altri aspetti importanti: il carattere ludico e scherzoso della sua opera (gli epigrammi definiti lusus ) e lo scrupolo di non danneggiare nessuno. Adeguandosi a un editto di Domiziano contro gli scritti diffamatori, egli rinuncia all’aggressione a personaggi precisi e adotta una soluzione simile a quella di Persio, che dirigeva i suoi attacchi verso il comportamento, la culpa , piuttosto che verso i colpevoli → risparmiare le persone e parlare di vizi. Contrario alla mitologia, ritenuta inverosimile e falsa, egli sostiene la necessità di una poesia radicata nella quotidianità e imperniata sull’essere umano; raffiora, quindi, un’antitesi che era già apparsa centrale nella satira, dove, in particolare, Persio si era violentemente scagliato, in nome del verum perseguito dalla sua arte, contro la vacuità della letteratura contemporanea, incentrata proprio sul mito. Marziale intende dunque trattare con arguzia vivace i mores dei suoi contemporanei e anche in questo compie una scelta simile ai satirici, quella cioè di quella di rappresentare il reale. A tale analogia, però, si accompagna una fondamentale differenza tra i satirici e Marziale:

(^1) Il cliens, in età romana, era quel cittadino che, per la sua posizione nella società, si trovava ad adempiere a una serie di obblighi nei confronti di un patronus, a sua volta obbligato nei confronti del cliente. La relazione si chiamava “relazione di patronato”. Tale condizione non era legata a nessuna particolare classe sociale, ma era l’applicazione di un obbligo di rispetto (obsequium) che tutti gli antichi romani, dal liberto al gran signore, sentivano nei confronti di quanti erano più potenti di loro: il liberto nei confronti del patronus (colui che lo aveva liberato e da cui continuava a dipendere). Il cliente doveva al proprio patronus il voto nelle assemblee e aiutarlo qualora egli fosse impegnato in guerra. Il patronus doveva:

➢ Accogliere in casa i clientes e soccorrerli in caso di necessità; ➢ Somme di denaro; ➢ Invitarli qualche volta a pranzo;

mentre il satirico si era proposto di correggere i costumi corrotti della società, questo intendimento è del tutto estraneo a Marziale, che esplicitamente esclude ogni funzione moralistica dai suoi componimenti e indica il loro scopo unicamente nel piacevole intrattenimento del lettore → egli non ha quella spinta etica propria dei satirici, ma scrive per avere un buon riscontro nel pubblico. Oltre che sul piano dei contenuti, ritroviamo nell’opera di Marziale l’adesione al reale anche sul piano della lingua: non esclude, infatti, termini volgari e osceni, che garantiscano l’immediatezza espressiva. Alla base della sua opera c’è di sicuro come modello Catullo (che si era servito di tale genere per alcune Nugae , sia, soprattutto, per la terza parte del suo Liber ). A influenzare notevolmente l’opera epigrammatica di Marziale vi è l’epigramma ellenistico (genere che rimarrà vivace fino al 1200/1300, a differenza della satira che si era conclusa con l’opera di Giovenale), da cui egli trae soprattutto la caratteristica battuta finale: il senso stesso e lo spirito di moltissimi componimenti, infatti, sono da ricercare nel finale dell’epigramma.

Lingua e stile La varietà dei temi si riflette nello stile: dal livello alto e sostenuto di alcuni epigrammi si passa a quello basso e colloquiale di altri; in questa capacità di variare si rivela la raffinatezza letteraria della poesia di Marziale.