



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
La figura di Marziale, autore di epigrammi, e la sua vita all'ombra dei potenti a Roma. Si parla dell'epigramma come sottogenere lirico e della sua origine come breve testo inciso sulle lapidi. Si analizza la poetica di Marziale, che fa spesso parodia o parafrasi di testi precedenti, e si descrive il carattere comico-grottesco deformante della sua poesia. Si parla anche dei libri Xenia e Apophoreta, testi di intrattenimento letti durante i Saturnalia. Il documento potrebbe essere utile come appunti o sintesi del corso per uno studente di letteratura latina.
Tipologia: Appunti
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Marziale è colui che ha fissato il canone dell’ epigramma , sottogenere lirico, ma non è soddisfatto della sua scelta perché, come Giovenale, lamenta la difficoltà di mantenersi a Roma grazie all’attività intellettuale. Come Seneca e molti intellettuali dell’epoca, proviene dalla Spagna taracconense, da Bilbilis, da una famiglia benestante che gli permette di frequentare buoni maestri in Spagna e si trasferisce a Roma nel 64 (anno dell’incendio di Roma). Giunto a Roma, la sua unica ambizione è quella di trovare un patronus , una protezione imperiale per entrare nell’orbita dei protetti dei principes , contando inizialmente sull’appoggio di Seneca ma l’aiuto che otterrà è molto relativo. La sua è una vita all’ombra dei potenti , riuscirà ad ottenere qualche beneficio da parte di Tito e Domiziano ma nella sua ricerca di fama e ricchezza troverà la fama ma non la ricchezza sperata. Nell’80 pubblica una prima raccolta di epigrammi e il Liber de spectaculis , incaricato da Tito per l’inaugurazione del Colosseo. Entra poi tra gli equites , ma nel momento in cui sale al potere Domiziano, decide di lasciare Roma: i rapporti non sono conflittuali ma non riesce ad adattarsi a questa città caotica e affollata. Si allontana da Roma e si trasferisce in Emilia; farà poi ritorno a Roma ma per un breve periodo. Dopo la morte di Domiziano, quando per lui è difficile trovare protezione essendosi compromesso con Domiziano, decide di tornare a Bilbilis ed è Plinio il Giovane a pagargli il viaggio di ritorno. Continua a comporre epigrammi e nel 104 muore. Gli imperatori che succedono Domiziano sono di base dei militari quindi non sono interessati alla letteratura, al mecenatismo. È un autore esclusivamente di epigrammi. Ci sono pervenuti 12 libri di epigrammi, il Liber de spectaculis commissionatogli da Tito, e due raccolte di Xenia e Apophoreta , dunque 15 libri in tutto. L’epigramma è un testo breve di argomento vario che, come la satira, può spaziare dalla rappresentazione realistica di situazioni e figure della vita quotidiana a temi più seri. Può essere comico così come può essere funebre - la sua caratteristica è la varietas. Marziale lo definisce come un testo nel quale si può passare da un linguaggio anche molto volgare ad uno più raffinato. In origine, l’epigramma appartiene proprio a questo mondo: prima di diventare un genere letterario, sottogenere della lirica, era un breve testo che veniva inciso sulle lapidi. In età ellenistica diventa sottogenere letterario spesso di carattere amoroso. I suoi epigrammi, per quanto comici, prendono spesso lo spunto dai testi di Catullo , primo poeta ad introdurre gli epigrammi (ultima parte del libro). Parte quindi da una memoria poetica, spesso Catullo, e la sua poetica consiste nel fare la parodia o la parafrasi, giocando quindi con il suo lettore colto rovesciando il significato originale del testo a cui si richiama. Molti epigrammi hanno anche un carattere comico : vi è una folla di personaggi che sono
spesso tipi umani , di cui vengono messi in evidenza vizi, difetti, ma senza l’intento moralistico della satira. Lo scopo principale di Marziale è quello di presentare la realtà in un lusus letterario che si contrappone per statuto ai generi alti e seri. Afferma che la sua pagina sa di uomo. E a chi lo accusa di aver messo in scena situazioni volgari e triviali, risponde dicendo che la sua vita non è lasciva: lui rappresenta la vita per come è quindi non è colpa sua se il mondo che lo circonda è così. Il carattere principale è il realismo comico-grottesco deformante, sulla descrizione della Roma del tempo. La struttura che spesso ricorre prevede una delusione delle aspettative del lettore: nella prima sezione il poeta rappresenta il personaggio, la condizione, il difetto, lasciando presagire al lettore una certa conclusione, che viene ribaltata nella sezione finale: è il fulmen in clausola. Descrive anche se stesso quasi in forma caricaturale, come un cliens che ha sempre bisogno di denaro, di pietire un'elemosina dal padrone. Si tratta di poesia di intrattenimento e rientrano in definizione proprio i libri Xenia e Apophoreta , ‘i doni per gli ospiti’, testi che venivano letti durante i Saturnalia. Il tono è colloquiale, si tenta un discorso. Marziale stesso fornisce le chiavi di lettura: l’ha scelto in quanto genere umile, praticato da poeti considerati minori, ma può riprodurre la vita. Sono testi molto curati dal punto di vista retorico: è un lusus letterario che, anche quando affronta temi scabrosi, è oggetto di un accurato labor limae , e da qua la frustrazione di Marziale che non riesce a ricavare la ricchezza che si aspetta pur avendo successo. Se la mia pagina ha un sapore - Epigrammata X, 4 (T1) Marziale ribadisce in modo fermo la sua netta opposizione al genere epico- mitologico , che nulla gli sembra abbia a che vedere con la realtà della vita quotidiana. I diversi miti che vengono presentati sono nel loro complesso opposti a un tipo di poesia che potremmo definire "concreta", una poesia che non perde mai di vista l'uomo nella sua dimensione più essenziale e ordinaria. Condire la pagina letteraria con questo " sapore di uomo " significa far sì che essa sia specchio reale dei costumi umani , perché chiunque abbIa I’opportunità di guardarvi dentro possa riconoscersi e migliorarsi. La poesia epica e mitologica presenta solo orrori, «cosa ci trovi in queste storie false di miseri libri?». Esorta a leggere qualcosa che riguardi la vita dell’uomo, «se la mia pagina ha un sapore, hominem pagina nostra sapit (‘è quello di uomo’)». Una dichiarazione programmatica - Epigrammata I, 4 (T2) Il poeta si rivolge a Domiziano , che nell'85 aveva assunto la potestas censoria , esortandolo a non lasciarsi prendere da pregiudizi nei confronti del suoi versi e a non
Era una schiavetta, una bambina probabilmente avuta da una schiava, non poteva essere riconosciuta ma poteva ottenere dei privilegi. La affida ai genitori, Frontone e Flaccilla, già morti da tempo, chiedendo loro di proteggerla. È un testo molto delicato dove si sente una sincera commozione per la morte di questa bambina ma anche questo testo è una rielaborazione di altri epigrammi famosi già all’epoca. Presenta dei topoi. «A voi affido questa bambina, miei baci e mia gioia (come a dire che era la bambina che amava), e prego che non abbia paura ( horrescat , lett. ‘che non le venga la pelle d’oca’) e che non tema le bocche mostruose del cane del Tartaro (Cerbero)». Come accadeva anche nelle rappresentazioni che si trovavano spesso nelle case, la cosa che più veniva sottolineata era, oltre all’imprevedibilità della morte, il fatto che questi bambini venissero portati via dell’ orcus e avevano paura. «Stava per compiere 6 anni ma non ha fatto in tempo. Tra protettori tanto vecchi (genitori), che possa giocare sfrenata e libera e che cinguetti il mio nome con la sua bocca balbettante. Una zolla di terra tenera protegga le sue ossa e terra non esserle pesante: lei non lo fu per te». È sicuramente un testo che presenta elementi tradizionali, riprese poetiche, come l’uso di motivi che danno tono patetico all’epitaffio sono le spie della sua collocazione all’interno di una lunga tradizione letteraria che anche a Roma ebbe precedenti, tra cui Seneca. Il distico finale riecheggia un verso di Meleagro. Quello che potrebbe sembrare un elemento originale, si scopre essere un motivo tradizionale. Ciononostante, bisogna riconoscere che in questo epigramma ci sono dei dettagli e particolari che rivelano l’ autenticità della commozione del poeta come quando immagina la bambina ancora viva che corre e quando si augura che la bambina possa ricordarlo e ricordare il suo nome con la sua vocina balbettante, ancora incerta. Plinio su Marziale - Epistulae III , 21 Plinio il Giovane scrive all’amico Cornelio Prisco sulla morte di Marziale - non sono lettere autentiche, molte sono state riviste. «Era un uomo pieno di ingegno, acuto, pungente e non privo, nello scrivere, di uno spirito, di una malizia non inferiore alla sua sincerità. Quando era tornato in Spagna gli avevo dato i soldi per il viaggio: glieli avevo dati per amicizia, glieli avevo dati anche per i versi che aveva scritto su di me ». Riporta poi alcuni versi, a memoria, dedicatigli da Marziale. Di Marziale non si riprendono né i temi, né i contenuti, né la tecnica ma il metro: componimenti brevi di vario argomento, dal tono ironico ma non necessariamente comici. Questa grande galleria di tipi umani viene rappresentata generalmente per mezzo di una deformazione grottesca , salvo qualche epigramma, deformazione di carattere puramente letterario: i tipi umani sono costituiti prendendo come modello topoi della
satira, della poesia epigrammatica cui si rifà - costituiscono una forma di aemulatio con Catullo. Rovescia i modelli creando quella delusione di aspettative del lettore che chiamiamo fulmen in clausola. Non vi è mai un giudizio morale esplicito ma la deformazione comica e la presa in giro, per quanto bonaria, di questi personaggi che popolano la poesia di Marziale contengono implicitamente una critica. Come in Giovenale e Persio abbiamo sì un piccolo osservatorio sulla realtà ma è una realtà presentata in maniera alterata , osservata da un poeta cliens estremamente insoddisfatto della propria condizione non indignato come il poeta satirico, ma che ha comunque una forma di rivalsa nei confronti di tutti questi personaggi che gli sembrano godere di vantaggi immeritati e che gli piacerebbe fossero attribuiti a lui. Il fulmen in clausola permette di ridere del brutto in funzione caricaturale ma afferma comunque che stiamo parlando del brutto. Bìbili e Roma - Epigrammata XII, 18 (T6) In questo epigramma, Marziale condensa molti degli argomenti autobiografici che attraversano la sua raccolta: la vita convulsa di Roma, la campagna di Bilbili, la fatica della clientela, la libertà dagli obblighi, la lontananza della provincia dal "centro" dell'impero. L'incipit del testo è dedicato a Giovenale, immaginato mentre si affanna al mattino presso le porte dei potenti che abitano palazzi dell'Aventino. Il richiamo alla sua figura e al suo vagare trafelato con indosso la toga , simbolo degli obblighi della vita civile, è in effetti un diretto riferimento a Marziale stesso, che nei suoi versi si rappresenta analogamente obbligato alI’ossequio quotidiano rivolto ai nobili con la salutatio mattutina. A fronte di questi impegni, l'autore fa riferimento all' attuale condizione di libertà , che la vita nel suo podere in campagna gli offre. Il suo risveglio è senza obblighi, né nell’ora, né nell'abito: il nome stesso del luogo in cui abita è sconosciuto e marginale. In questa sorta di rifugio, come già diceva Orazio, Marziale vive una vita fatta di abitudini semplici: il fuoco acceso, la legna in abbondanza, la cacciagione fresca che proviene da un bosco vicino, pochi schiavi guidati dal fattore. Il tono è autobiografico ed esistenziale a un tempo, perché i richiami indiretti della seconda parte dell'epigramma alla bellezza della campagna e alla semplicità della vita agreste sono tipici della poesia idillica, bucolica e lirica; ma nel contempo si riferiscono alla condizione autobiografica e reale di Marziale. Alla condizione di Giovenale, cliens stravolto, Marziale contrappone la propria condizione, tornato in patria dopo vent’anni, può riposare, non è costretto ad indossare la toga. «Così mi piace vivere, così mi piace morire».