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Marziale e l'epigramma, Appunti di Latino

L'epigramma, un genere letterario caratterizzato dalla brevità e dalla pointe, e del maggior epigrammista latino, Marziale. Si descrive la vita del poeta, la sua difficoltà economica e la sua notorietà grazie ai suoi epigrammi. Si parla anche delle sue opere, tra cui gli Xenia e gli Apophoreta, e dei suoi procedimenti stilistici. un'immagine della società romana e della vita dell'epoca.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 13/06/2022

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MARZIALE
EPIGRAMMA
L'epigramma nasce come un comportamento poetico legato a occasioni e contesti molto concreti. Il
termine deriva dal greco e significa "iscrizione", e in effetti in origine gli epigrammi erano brevi
componimenti incisi su lapidi funerarie o oggetti offerti in dono agli dèi. In epoca ellenistica e imperiale
l'epigramma diventa anche un genere letterario caratterizzato dalla brevità, fatto di componimenti ironici
e leggeri che si concludono con una pointe (o aculeus) ovvero una battuta o una frase illuminante e
inaspettata.
In ambito latino, il maggiore epigrammista è Marziale, che piega la versatilità degli epigrammi a
rappresentare la varietà della vita umana, in una sorta di "presa diretta" della realtà. Con questo modo di
intendere la poesia e la letteratura, quest'ultimo prende le distanze dalla letteratura contemporanea.
L'epigramma di Marziale ha molto in comune con la satira, in particolare nel volersi rapportare alla vita vera
della società romana, mettendo in evidenza le ipocrisie e le assurdità finalizzate a suscitare il riso e a creare
complicità con il lettore.
VITA
Marco Valerio Marziale nacque in Spagna tra il 38 e il 41. Sulla sua vita in Spagna non abbiamo notizie.
Forse studiò a Tarragona in cui ricevette un'ottima educazione. Degli insegnamenti ricevuti, però giunto a
Roma non riconobbe l'utilità. Si trovò, qui, ad affrontare il problema della scarsità e a volte della totale
mancanza di denaro. Nei primi anni, a superare le difficoltà l'avevano aiutato l'amicizia di alcuni conterranei
come Lucano e Seneca. Ma la congiura di Pisone, lo aveva privato della loro protezione. Si rifiutò a coloro
che gli suggerivano di mantenersi sfruttando gli studi di retorica e dedicandosi all'avvocatura. Sappiamo
che gode della benevolenza degli imperatori della dinastia Flavia e che nell'87 per ragioni ignote si recò
nella Gallia Togata.
Tornato a Roma riprese, costretto, la vita del cliens. Era una vita difficile: i "clienti" erano legati ad un
potente (il loro patronus), che concedeva amicizia e assistenza in cambio di devozione e di alcuni servigi
che giungevano a limitare la libertà politica; ai clienti, per esempio, il patronus indicava persino il voto da
dare alle assemblee. Nonostante Marziale riuscisse a limitare gli aspetti umilianti di quella vita, i suoi
epigrammi lo descrivono alla ricerca di assegnazioni da parte di persone delle quali doveva celebrare qualità
e meriti spesso inesistenti e che disprezzava.
Grazie a versi e alla recitazione durante i banchetti dell'alta società di alcuni epigrammi, egli aveva
acquistato una notorietà che nell'80 gli aveva consentito di pubblicare una selezione di 30 epigrammi, in
distici elegiaci, per celebrare i giochi offerti da Tito in occasione dell'inaugurazione dell'Anfiteatro Flavio
detti De spectaculis.
Probabilmente in occasione di questa pubblicazione Tito li conferì lo ius liberorum cioè un beneficio che
comportava privilegi anche economici. A ciò si aggiunse il conferimento del titolo onorario di tribuno
militare che comportava il passaggio al centro equestre.
Pur lamentandosi della mancanza di mecenati, Marziale viveva meglio di un tempo grazie anche alla
protezione di Domiziano, che nel 96 venne ucciso in una congiura. Gli omaggi ai nuovi imperatori non
bastarono a farlo entrare nelle loro grazie, così nel 98 decise di lasciare Roma per tornare nella Spagna di
cui aveva sempre rimpianto le bellezze e la tranquillità. Una nuova vita stava per cominciare per Marziale.
Si legò ad una ricca vedova di nome Marcella e alla quale dedicò versi riconoscenti ed encomiastici. In un
componimento Marcella è dipinta come una donna splendida con cui non potrebbe competere
nessun'altra, era la sola e unica fonte di felicità per il poeta. I due versi finali, però, rivelano la nostalgia che
il poeta ha ancora di Roma. La capitale caotica e corrotta che aveva descritto nei suoi versi, e dalla quale
era fuggito, gli mancava. L'assenza di stimoli intellettuali si faceva sentire: era a Roma che aveva ispirato la
sua poesia.
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MARZIALE

EPIGRAMMA

L'epigramma nasce come un comportamento poetico legato a occasioni e contesti molto concreti. Il termine deriva dal greco e significa "iscrizione", e in effetti in origine gli epigrammi erano brevi componimenti incisi su lapidi funerarie o oggetti offerti in dono agli dèi. In epoca ellenistica e imperiale l'epigramma diventa anche un genere letterario caratterizzato dalla brevità, fatto di componimenti ironici e leggeri che si concludono con una pointe (o aculeus ) ovvero una battuta o una frase illuminante e inaspettata. In ambito latino, il maggiore epigrammista è Marziale, che piega la versatilità degli epigrammi a rappresentare la varietà della vita umana, in una sorta di "presa diretta" della realtà. Con questo modo di intendere la poesia e la letteratura, quest'ultimo prende le distanze dalla letteratura contemporanea. L'epigramma di Marziale ha molto in comune con la satira, in particolare nel volersi rapportare alla vita vera della società romana, mettendo in evidenza le ipocrisie e le assurdità finalizzate a suscitare il riso e a creare complicità con il lettore. VITA Marco Valerio Marziale nacque in Spagna tra il 38 e il 41. Sulla sua vita in Spagna non abbiamo notizie. Forse studiò a Tarragona in cui ricevette un'ottima educazione. Degli insegnamenti ricevuti, però giunto a Roma non riconobbe l'utilità. Si trovò, qui, ad affrontare il problema della scarsità e a volte della totale mancanza di denaro. Nei primi anni, a superare le difficoltà l'avevano aiutato l'amicizia di alcuni conterranei come Lucano e Seneca. Ma la congiura di Pisone, lo aveva privato della loro protezione. Si rifiutò a coloro che gli suggerivano di mantenersi sfruttando gli studi di retorica e dedicandosi all'avvocatura. Sappiamo che gode della benevolenza degli imperatori della dinastia Flavia e che nell'87 per ragioni ignote si recò nella Gallia Togata. Tornato a Roma riprese, costretto, la vita del cliens. Era una vita difficile: i "clienti" erano legati ad un potente (il loro patronus ), che concedeva amicizia e assistenza in cambio di devozione e di alcuni servigi che giungevano a limitare la libertà politica; ai clienti, per esempio, il patronus indicava persino il voto da dare alle assemblee. Nonostante Marziale riuscisse a limitare gli aspetti umilianti di quella vita, i suoi epigrammi lo descrivono alla ricerca di assegnazioni da parte di persone delle quali doveva celebrare qualità e meriti spesso inesistenti e che disprezzava. Grazie a versi e alla recitazione durante i banchetti dell'alta società di alcuni epigrammi, egli aveva acquistato una notorietà che nell' 80 gli aveva consentito di pubblicare una selezione di 30 epigrammi, in distici elegiaci, per celebrare i giochi offerti da Tito in occasione dell'inaugurazione dell'Anfiteatro Flavio detti De spectaculis. Probabilmente in occasione di questa pubblicazione Tito li conferì lo ius liberorum cioè un beneficio che comportava privilegi anche economici. A ciò si aggiunse il conferimento del titolo onorario di tribuno militare che comportava il passaggio al centro equestre. Pur lamentandosi della mancanza di mecenati, Marziale viveva meglio di un tempo grazie anche alla protezione di Domiziano, che nel 96 venne ucciso in una congiura. Gli omaggi ai nuovi imperatori non bastarono a farlo entrare nelle loro grazie, così nel 98 decise di lasciare Roma per tornare nella Spagna di cui aveva sempre rimpianto le bellezze e la tranquillità. Una nuova vita stava per cominciare per Marziale. Si legò ad una ricca vedova di nome Marcella e alla quale dedicò versi riconoscenti ed encomiastici. In un componimento Marcella è dipinta come una donna splendida con cui non potrebbe competere nessun'altra, era la sola e unica fonte di felicità per il poeta. I due versi finali, però, rivelano la nostalgia che il poeta ha ancora di Roma. La capitale caotica e corrotta che aveva descritto nei suoi versi, e dalla quale era fuggito, gli mancava. L'assenza di stimoli intellettuali si faceva sentire: era a Roma che aveva ispirato la sua poesia.

OPERE

Tra l' 83 e l' 85 Marziale pubblico le raccolte degli Xenia e degli Apophoreta, brevissimi componimenti destinati ad accompagnare rispettivamente i regali che si usava scambiarsi in occasione delle feste dei Saturnalia, e gli omaggi distribuiti ai convitati durante i banchetti. Gli Xenia riguardano regali alimentari mentre gli Apophoreta sono caratterizzati da una varietà di temi. Si tratta di composizioni eleganti e spiritose che permisero al poeta di variare i soggetti riuscendo a strappare il sorriso al lettore. La sua fama è legata, in particolare, ai 12 libri di epigrammi pubblicati tra l' 86 e il 102 , alcuni dei quali con brevi prefazioni in prosa, composti in gran parte di distici, in parte di endecasillabi faleci, in parte di coliambi e alcuni di trimetri giambici. Si tratta di un corpus di notevoli dimensioni. A questi libri si aggiunsero gli Xenia e gli Apophoreta. Nell'epigramma vero e proprio il poeta dà mostra di tutta la sua maestria nel dare in movimento a componimenti brevi che in pochi versi sono caratterizzati da strutture espressive di natura conativa e dalla presenza di una struttura bipartita (Lucillo) che prevedeva la creazione di un'attesa, di cui si fornisce poi lo scioglimento nell'ultimo verso o nell'ultima parola con quello che viene chiamato anche fulmen in clausola "fulmine in chiusura". Dunque voleva ricercare la battuta fulminante, infatti la presenza della pointe, era adatta agli epigrammi che evidenziavano situazioni e tipi umani utilizzando toni esasperati quasi a creare specchi deformati a dismisura in singoli tratti come in una caricatura. Un altro procedimento usato da egli era l'accumulazione, ovvero l'elencazione, spesso umoristica, di azioni e qualità, che in un climax ascendente finiva per condurre allo scoppio di risa finale. La tematica satirica e umoristica non era l'unica a caratterizzare gli epigrammi di Marziale. Alcuni componimenti, per esempio, rientrano nell'ambito celebrativo ed elogiano i meriti dei sovrani o di potenti benefattori, mentre altri trattano di argomenti erotici con una propensione per le tematiche oscene. La varietà tematica comporta una varietà stilistica: Marziale è in grado di spostarsi dal linguaggio elevato degli epigrammi celebrativi a quello triviale e volgare dei componimenti comico realistici. Proprio la stretta aderenza alla realtà fanno sì che gli epigrammi siano una vera e propria maniera di vocaboli della lingua d'uso latina, che risultano attestati solamente qui. È probabile che alcuni di esse abbiano avuto subito una buona diffusione, non solo perché il poeta ripete spesso che tutta Roma leggeva i suoi versi, ma anche per il loro contenuto diverso dai poeti che lo avevano preceduto. L'oggetto dei suoi versi non erano i miti e gli dèi, ma gli esseri umani appartenenti a tutte le classi sociali. Qual è l'obiettivo del poeta? tratteggiare i caratteri dei romani, con i loro pregi, ma soprattutto con i loro vizi, senza scopi morali: Marziale non vuole educare, vuole divertire facendo a volte dei suoi personaggi delle caricature che non si ritraggono di fronte all'oscenità, della quale si giustifica dicendo che se la sua pagina è lasciva, la sua vita e onesta. Ma per tale oscenità è stato per molto tempo condannato. STUDIARE LETTERATURA NON SERVE A NULLA (Epigrammi V, 56) pag 275 Di fronte ad un padre che vorrebbe indirizzare un figlio verso gli studi letterari e cerca ansiosamente un maestro, Marziale non ha dubbi: con la poesia e con l'oratoria si finisce per patire la fame, meglio rivolgersi ad un'attività meno nobile ma sicuramente più redditizia maggiormente se il ragazzo è duro di comprendonio. Infatti alla domanda se voleva imparare un mestiere per fare soldi, il poeta scrive di fargli imparare l'arte del suonatore di flauto o, il ragazzo ha la testa dura poteva studiare per diventare architetto. LA POETICA DELL'EPIGRAMMA (Epigrammi VIII, 3) pag 276 per rispondere a chi gli suggeriva di darsi a composizioni sia in contenuto che in forma più elevate, il poeta in scena un vero e proprio dialogo con la propria Musa che è Talia, la protettrice della commedia. Il poeta, giunto con successo al libro V di epigrammi, afferma di volersi dedicare ad altro ma la Musa è chiara: la sua poesia si deve nutrire della vita e i suoi bozzetti di realtà quotidiana devono essere conditi con il cosiddetto "sale romano" e con la prontezza di spirito. L'epigramma è un genere umile, ma grazie alla sua schiettezza è in grado di avere la meglio sulla poesia più nobile ma vuota.