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La “Pedagogia dell’infanzia” è una specializzazione educativa dedicata a questa fascia d’età, è una riflessione pedagogica rivolta a cogliere specificità di un soggetto particolare, identificando i fini, le possibilità, i problemi dell’educazione in rapporto alla relazione soggetto-bambino e alle loro caratteristiche specifiche, stimola a trovare sempre soluzioni nuove e migliori che si prolungano nel tempo (anche al di fuori dell’asilo, poiché cresceranno e diventeranno adulti nella società); abbiamo la responsabilità di dare il via alla crescita di questi bambini. Il primo problema è identificare nel termine “bambino” un soggetto in carne ed ossa, mentre nel termine “infanzia” identifichiamo un periodo particolare della vita del bambino: il rapporto tra questi due concetti si trova nel fatto che ogni soggetto ha la sua propria idea da presentare, che dovrà essere interpretata dagli adulti. La difficoltà che non potremo mai superare è che possiamo provare a conoscere il soggetto senza che il bambino possa mai partecipare alla sua rappresentazione alla costruzione di sé, perché è l’adulto che lo interpreta dall’esterno; quindi, confiniamo il ruolo del bambino a oggetto. La pedagogia e l’infanzia nascono e mutano in rapporto alle condizioni socioculturali e in base alla civiltà nella quale ci troviamo e cambiano nel tempo. Il primo interesse pedagogico si rivolge alla storia dell’idea di infanzia ed è importante studiarla per i seguenti motivi:
È necessario quindi prendere le distanze da ciò che per noi è l’infanzia e con la mente guardiamo ciò che accade. La tesi principale -> ricostruzione storica del processo di lenta presa di consapevolezza degli adulti di cosa sia l’infanzia all’interno dell’esistenza umana collegata ai suoi bisogni, alle attenzioni che necessita e cosa occorre organizzare a livello sociale e familiare gli esseri umani nella maniera migliore possibile. La consapevolezza dell’infanzia impiega 4 secoli a maturare. Secondo Aries e altri autori c’è un lungo periodo storico che abbiamo alle spalle in cui possiamo dire che la nostra civiltà si rapporta all’esistenza dei bambini facendo a meno dei concetti. Possiamo fare riferimento ad un modello tradizionale di “infanzia” in assenza di idea di infanzia di lunga durata: per lunga durata intendiamo elementi culturali, sociali, politici che attraversano i secoli e sembrano resistere al mutamento (persistenze) ed è proprio questo che caratterizza la storia. Ci sono dei tratti comuni che è possibile osservare nelle diverse epoche storiche e ci fanno capire come la presenza dei bambini viene letta e interpretata dagli adulti che ancora non corrispondono alle cose che abbiamo detto precedentemente. Nelle epoche storiche precedenti l’infanzia ha un significato relativo e in assenza di questa consapevolezza il bambino viene visto come un NON-ADULTO. Attraversare questa età significa non saper parlare, camminare, saper usare le mani, non lavorare ecc. quindi il bambino viene letto per contrasto. Questa non è una questione puramente filosofica. Quello che emerge è la DIFFERENZA. Infanzia deriva da infans, in (negazione) fans (parlare) : colui che non parla. In questa concezione arcaica quindi questa differenza appare come il contrario dell’essere umano, di conseguenza, questa fase diventa una parentesi di scarso valore. Possiamo dire che avviene una seconda nascita quando i bambini sono in grado di svolgere mansioni all’interno della vita familiare e nella dimensione domestica. Tutto questo gli storici lo chiamano ADULTIZZAZIONE PRECOCE. Nel modello tradizionale questo processo viene accelerato e il primo fattore è il lavoro soprattutto le attività manuali che bambini molto piccoli possono effettuare. Se l’infanzia viene rappresentata come un qualcosa di negativo significa che la prima conseguenza da individuare è che bambini e bambine vivono molto spesso e molto presto la stessa realtà che vivono gli adulti. Questi mondi in epoche passate sono sovrapposti e lo troviamo sia nella dimensione pubblica (es. il concetto di scuola totalmente diverso dalla realtà contemporanea) che in quella privata (i problemi dei genitori diventano anche dei bambini). Vivere la stessa realtà di vita significa anche condividere gli stessi problemi negli stessi ambienti e cin le stesse persone. Quando il mondo adulto inizia a separare i due mondi abbiamo ciò che afferma Aries. L’ultimo punto riguarda la violenza generalizzata, disseminata nei rapporti adulto-bambino. La prima violenza è il non saper dare un pieno riconoscimento dell’infanzia. Si passa dalla violenza fisica a quella psicologica, l’abbandono, la solitudine e tanti altri fenomeni importanti.
Postman quando utilizza il termine dell’allontanamento si intende la protezione intesa con il suo lato oscuro in quanto finalizzata non a corrispondere in maniera adeguata ai bisogni del soggetto ma lo mette in una condizione particolare in quanto si trova sotto il potere di qualcun altro. Allontanamento è un termine diverso da separazione: l’allontanamento ci fa pensare anche ad un altro aspetto fondamentale cioè il dubbio -> il processo di separazione che siamo abituati a leggere come positivo in realtà è positivo solo per gli adulti. Separazione come allontanamento e quindi espulsione, vengono allontanati dagli adulti per proteggerli ma anche per altro. Non basta crescere nel corpo, occorrono competenze nuove. Da metà XV sec. con invenzione stampa aumenta la complessità mondo adulto. Cambia il modo di condividere la cultura attraverso questa disponibilità di libri, documenti, informazioni, leggi ecc. Fine 600’-> si aprono le scuole e la seconda infanzia (dai 6 anni) diventa età della scuola. Prima essere adulti significava saper parlare, ora è saper leggere. La competenza della lettura è estremamente complessa, all’inizio funziona male, è rudimentale ma successivamente diventa struttura portante del nostro modo di vivere. LEZIONE 3
È un secolo decisivo in quanto crea le condizioni verso un nuovo modello definito precedentemente da Aries e si può osservare sul piano storico. Si può vedere che durante l’800 convivono il vecchio e il nuovo modello d’infanzia il quale risulta essere comunque ancora molto marginale. Alcuni aspetti di questo processo di cambiamento sono:
Si tratta di famiglie privilegiate che non hanno la necessità di lavorare e anche il processo di istruzione avviene all’interno della casa famigliare insieme ai maestri, i quali vengono portati in casa per prendersi cura dei figli. La privatizzazione ha due facce:
L’educazione ha due fini:
I primi a parlare di diritti sono pedagogisti e non giuridici.
Si passa da una concezione della storia chiamato di tipo EVENEMENSIALE (avvenimento- storia come racconto di ciò che succede) ad una di tipo QUOTIDIANO (ordinario), cioè, si tratta del racconto in modo circolare e il cambiamento è molto lento. A partire dal 500 iniziamo a notare i primi cambiamenti e successivamente accelera notevolmente fino ad arrivare ad oggi. A seconda della prospettiva la storia può essere:
Le immagini come fonti Le immagini come fonti riguardano gli studi oggi di esse ricollegandosi al passato per recuperare informazioni che non si trovano nei vari documenti scritti o nelle fonti storiografiche tradizionali. Inoltre, aiutano a scrivere una storia “nascosta” al di sotto della Grande Storia (evenemenziale). Si tratta della storia dei soggetti anonimi, senza voce, che non hanno lasciato memoria di sé (Aries) Cosa rappresentano le immagini agli occhi di chi li vede in diretta? Le immagini hanno la funzione di educare le persone, in maniera forte lasciando un impronta profonda e determinante. Ci educano a capire la nostra posizione all’interno della società e nel mondo. Come prima cosa le immagini ci educano ad essere consumatori. I valori che una società produce circolano attraverso le immagini e i destinatari le sanno leggere assumendo questi valori educandoli socialmente e culturalmente. Attraverso l’elaborazione di una certa immagine diamo l’importanza dell’esserci insieme ed è ai nostri occhi una rappresentazione primitiva ma in realtà si tratta di una dimensione astratta e filosofica che avviene in modo semplice ma ci da l’accesso ad un mondo estremamente complesso -> definire la comunità senza comunicazione ma in maniera diretta, ad un livello di intuizione (ben nota agli antichi). Con le immagini passano significati profondi, idee, valori, credenze, regole di comportamento - > modelli educativi -> cultura. Si guarda l’immagine come se fosse un testo. Immagini e immaginario La storia dell’immaginario si serve delle fonti citate precedentemente e ci servono per conoscere gli aspetti materiali della vita nei bambini in epoche passate. Inoltre ci permette di svelare:
Il sentimento d’infanzia si trasforma in maturità emozionale da parte degli adulti, non si tratta di incapacità di amare ma incapacità empatica. Si tratta di avere maturità emozionale per gestire la relazione che prende forma dai bisogni dei bambini conciliati con i bisogni dei genitori senza che quest’ultimi si sovrappongano a quelli dei figli -> sintonizzarsi emotivamente con i figli per conoscerne i bisogni. Quando i bisogni, le pulsioni, le proiezioni si sovrappongono ai bisogni dei figli troviamo la violenza. L’INFANTICIDIO DIRETTO Nella storia dell’infanzia questa prospettiva ha prodotto il primo studio approfondito sull’infanticidio. È un fenomeno storico di lunga durata che ci accompagna da sempre. Si parte quindi dalle fonti che ci fanno capire l’esistenza di questa realtà. Le cause materiali: Economiche; è la piu facile da trovare ed è data da una elevata povertà e scarsità di risorse. Questo è un movente molto forte, l’equilibrio della sopravvivenza è molto fragile. In epoche storiche dove non esiste la possibilità di pianificazione delle nascite e/o contraccezione l’infanticidio diventa una possibilità Demografiche; si tratta della dimensione contemporanea della pianificazione familiare cioè del momento in cui si mettono al mondo i figli e per molto tempo questa possibilità non è stata presente e le nascite quindi sono inattese, solo una minima percentuale le nascite sono programmate. Le cause immateriali: Sociali; figli illegittimi. Fino all’epoca contemporanea il destino dei figli illegittimi è destinato fin dalla nascita in quanto essi nascono da un tradimento, di una colpa e di un peccato. Questo genera un tipo di ansia sociale molto forte e buona parte della nostra storia i figli illegittimi sono destinati ad essere uccisi in quanto rappresentano il segnale di un comportamento sbagliato. In Italia guardiamo agli anni 70 del 900 per la prima volta abbiamo l’equiparazione dei figli legittimi e illegittimi. Socioculturali; differenze di genere e differenze fisiche. Queste differenze si ricollegano al contesto di vita povero. L’appartenenza al genere femminile segna una pesante discriminazione da questo punto di vista. Un'altra tipologia di differenze riguarda quelle fisiche (la disabilità). Bambini che dimostrano una forma di disabilità sia psichico che fisico rivelano una colpa da parte dei genitori, sono una punizione per dei comportamenti non idonei. Psico-sociali; autorità paterna assoluta. In quanto padre ha il potere assoluto di vita e di morte su tutti i membri familiari. I figli possono essere uccisi per vendetta, per sospetto di illegittimità, per cattiveria, divertimento e non solo necessità. Si considerano i figli come una proprietà. Alcune fonti e testimonianze Nell’antichità si parla dell’infanticidio in maniera molto leggera in quanto si tratta di una realtà molto presente e conosciuta. Es. Euripide (V sec. a.C.) “I bambini venivano annegati nei fiumi nei letami e nelle fogne, chiusi in giare a morire di fame, lasciati sul ciglio della strada ecc.”
Sono elementi della trama che la accompagnano senza costruirla e si trovano disseminati in diversi testi. Es. Aristippo (IV sec a.C.) “Un uomo può fare dei suoi figli ciò che vuole e crede, anche eliminarli come altre cose inutili da lui prodotte come i peli o i pidocchi. “ Es. Ilarione (I sec a.C.) Persona comune che lascia una lettera scritta alla moglie e probabilmente questa persona lasciava per lunghi periodi casa. “Se come mi auguro partorirai un maschio lascia che viva, se è una femmina abbandonala.” Es. Plutarco (I séc. d. C.) “I genitori cartaginesi erano consapevoli di offrirei ai propri figli, coloro che non ne avevano li compravano dai poveri e tagliavano loro la gola come a agnelli o capretti.” Si parla di effettuare sacrifici umani per le divinità. Es. Seneca (I séc. d.C.) Affoghiamo i bambini che al momento della nascita sono deboli o anormali. Nel medioevo qualcosa inizia a cambiare: Dal 374 d.C.; la legislazione considera omicidio l’uccisione di un neonato I padri della chiesa lo condannano ma per la salvezza dell’anima dei genitori LEZIONE 8 L’infanticidio accidentale Si tratta di pratiche pseudomediche o magico-religiose per curare mali e allontanare aura morte. La morte del figlio può anche essere dettata da credenze come, ad esempio, il malocchio e quindi per tenere sotto controllo queste potenze superiori i genitori mettono in atto tutte quelle pratiche possono essere a loro disposizione. Fin dall’antichità quindi per allontanare questa aura di morte dai propri figli si effettuano contromisure che in realtà avvicinano alla morte: Esorcismi Purificazioni Amuleti Rituali Sono metodi violenti in quanto hanno caratteristiche che producono dolore che sia fisico o psicologico. Abbiamo ad esempio l’uso dell’acqua fredda, il fuoco come vediamo in un lungo periodo della nostra storia in cui le convulsioni febbrili e il delirio erano cosiderati manifestazioni di altro come un possibile influsso maligno che determina questo stato. Veniva usato il fuoco che provocava una forte ustione in quanto nella visione ancestrale delle civiltà che conosciamo il fuoco ha la caratteristica di purificare. Altri esempi: Il sangue Il vino; veniva usato come calmante naturale Il sale; sulle ferite di un bambino
Sopravvivenza familiare Lettura ideologica di caratteristiche discriminanti (femmine rispetto ai maschi, disabili ecc.) Trasmissione patrimoniale che segue una linearità maschile Il sospetto dell’illegittimità Motivi psicologici: capriccio, rifiuto o vera e propria follia. Dimensioni del fenomeno nell’età antica John Boswell -> sulla base di calcoli demografici Dopo aver compiuto le sue ricerche egli afferma che fino al IV secolo la maggioranza delle donne che avevano cresciuto piu di un figlio ne avevano abbandonato uno. Le famiglie numerose hanno nella loro storia almeno un caso di abbandono, se ci sono due figli nella maggior parte dei casi il terzo è stato abbandonato. Questo accade perche in questo periodo è normale avere piu di piu figlio a causa dell’assenza di contraccezione, controllo delle nascite e non pianificazione familiare. Nei primi tre secoli d.C. tra il 20 e il 40% di tutti i nuovi nati venne abbandonato (1/5). Non sorprendono casi di ritrovamenti straordinari attestati fin dall’antichità, documentati con piu frequenza in epoca moderna. “Ragazzi selvaggi” nella cultura occidentale Si tratta di bambini che vengono abbandonati in posti selvaggi e presentano caratteristiche che non corrispondono a bambini nati in famiglia e nelle città. Essi hanno dei modi di essere che li rendono agli occhi di chi li osserva senza conoscenze scientifiche bestiali e selvaggi. LEZIONE 9 I ragazzi selvaggi nella cultura occidentale Approccio collaterale al tema dell’abbandono, una prospettiva di approfondimento laterale che ci fa capire quanto fosse diffuso il fenomeno e trasversale a tutte le epoche. La presenza di storie di questo tipo è disseminata nei miti, nelle religioni, nelle fiabe e nell’intero immaginario collettivo che determina modelli, concezioni della vita e ci aiutano a capire meglio il nostro passato. L’oralità dei racconti oggi difficilmente si fonda su questi elementi. Tito Livio, I sec. d.C – “Ab urbe condita” 1, Questo scrittore gli viene affidato il compito da chi governa l’Impero Romano di scrivere un opera che celebra le origini della civiltà romana. Questo è il secolo di massima ricchezza e potenza e serve un racconto mitologico che fondi l’origine divina di questa civiltà. Lui comincia quindi dalla fondazione di Roma e fa riferimento al mito fondativo di Roma che è presente nell’immaginario dei romani. Tutt’ora è viva la tradizione, cioè, è un racconto che arriva ai contemporanei come un qualcosa del passato caratterizzato da una lunga storia alle spalle. La storia inizia con l’abbandono di due figli da parte della madre ma il significato lo ritroviamo in ciò che succede dopo e ci da lo spunto per un racconto (Romolo e Remo come ragazzi selvaggi allevati dalla lupa). Procopio di Cesarea, VI sec d.C Siamo in un periodo diverso da quello precedente in quanto l’impero romano si è diviso in occidente e oriente, inoltre sono già presenti le invasioni barbariche. Procopio, un altro storico, rispetto a tito livio parla di ciò che vede con i suoi occhi nel libro “De bello gothico”.
Si racconta la storia di un neonato allevato da una capra, esemplare degli orrori causati dall’invasione dei barbari. Si cita questo caso a riprova di ciò che appunto le famiglie barbare stavano creando alla popolazione che vivevano in quel territorio. Troviamo un passaggio in cui Procopio descrive quando la popolazione del villaggio vede arrivare i barbari e nel fuggi fuggi generale una madre lascia o dimentica un figlio appena nato. Passato lo spavento, dopo diversi giorni, le truppe stavano arrivando e in realtà si rendono conto che sono truppe bizantine e quindi la popolazione fa ritorno alle proprie case e si accorgono che il neonato è rimasto in vita grazie alla capra che si è presa cura di lui. Questo bambino fu chiamato Egisto che in quel periodo storico stava a significare -> allevato da una capra. Rousseau, 1754 opera sulla disuguaglianza sugli uomini In questa fase storica si sviluppa l’interesse per i ragazzi selvaggi. Abbiamo il primo resoconto complessivo di casi noti: sono gli anni in cui circola il mito del buon selvaggio cioè un’ipotesi filosofica secondo la quale l’uomo nasce buono per natura e la civiltà lo fa diventare cattivo. Sono alcuni vizi che gli uomini assumono vivono nella società umana portando dentro di se elementi che corrompono la naturale bontà d0animo e se vivessero allo stato selvaggio sarebbero assolutamente buoni (ipotesi che a filosofi come Rousseau servono per criticare la società del tempo). In questo discorso troviamo il primo elenco di casi noti di ragazzi selvaggi attestato fino a quel momento e ne conta cinque dal 1343. Es. Il bambino lupo dell’Assia; scomparso a circa 3 anni e ritrovato da alcuni cacciatori nei boschi qualche anno dopo a circa 7 anni. Rousseau legge le cronache del tempo perché questo bambino una volta ritrovato viene riportato all’interno della società condotto addirittura a corte dal principe. Lo portano a corte perché il bambino ha delle caratteristiche particolari (es. saltella, sta a 4 zampe ecc.) che ricordano gli animali. Inoltre, non sa parlare e condotto in tali condizioni morì d fame poco dopo in quanto non abituato al cibo offerto. Linneo, 1759 Riprende l’elenco scritto da Rousseau e aggiunge altri quattro casi perciò arriviamo a 9 casi. Parla dei ragazzi selvaggi all’interno di un testo nel quale presenta tutto il suo sapere, la classificazione di ogni elemento vivo presente nel mondo vegetale, animale e esseri umani nel tentativo di fare una classificazione. È un approccio che ha origine antica già con Aristotele con la specie e il genere e Linneo manitene questo approccio. All’interno di questa parte, linneo inserisce una tipologia che chiama “Homo ferus” (uomo selvaggio) e ne riconosce alcune caratteristiche. Secondo lui essi stanno a parte rispetto a quello che possiamo definire “Homo Sapiens” Homo sapiens -> uomini Troglodytes -> uomo silvestre, scimmia L’ Homo sapiens si divide in 6 anni variet:
Una volta introdotti nell’ospedale il percorso di vita dei trovatelli di Firenze affronta vari temi che si incrociano tra di loro. Inizialmente vengono affidati a balie esterne, scarsamente controllate fino al XVII sec. le balie sono a tutti gli effetti un lavoro che oggi si definirebbe professionale e l’ospedale pagava i mariti delle balie. Superata questa fase tornati dall’ospedale si dividevano in maschi e femmine nell’educazione scolastica e i saperi “donneschi”. I percorsi educativi all’interno dell’ospedale erano divisi secondo il genere che non viene mai messa in discussione. Maschi -> si soffermavano su un educazione scolastica molto blanda con i saperi di base per cominciare a lavorare nel sistema economico dominante cioè il sistema di bottega. I ragazzi svolgevano il ruolo del garzone (tutto fare) e durerà per qualche secolo. Solo pochi garzoni crescono dal punto di vista lavorativo fino ad arrivare apprendista. Femmine-> l’ospedale si finanzia attraverso la tessitura, la cucitura, confezioni di stoffe ecc sullo sfondo è presente l’arte della lana e quindi l’ospedale è una sorta di laboratorio dove si produce questo tipo di materia prima. Le prospettive future non erano tante, potevano fare la serva nelle famiglie ricche ma le donne non maneggiavano un denaro, solo vitto e alloggio. Un'altra prospettiva futura è quella di sposarsi ma non è comune a causa del suo passato da persona abbandonata. Inoltre, se ci sono persone che non hanno risorse per permetterle di uscire rimangono dentro e continuano a lavorare come figura esperta che accompagna i ragazzi piu giovani. LEZIONE 10 Per ora abbiamo incontrato diverse persone che ci permettono di analizzare le varie questioni importanti del tempo e l’ospedale degli innocenti ci permette di soffermarsi su: Il baliatico; l’ambiente di cui parliamo è diverso rispetto a quello che abbiamo oggi, ci sono città che per quanto riguarda Firenze è la piccola cerchia di case che si trovano dentro le mura per cui facciamo riferimento al centro storico di Firenze. Le balie sono donne di campagna che svolgono l’ attività di allattamento per un breve periodo e generalmente non riescono a prendersi cura di piu di un figlio. Se non c’è controllo è difficile vigilare sulle condizioni di vita di questi bambini e bisogna sorvegliarli in quanto queste donne ricevono un compenso durante questa attività ma ciò si ripercuote sulle condizioni dei bambini. L’ospedale deve darsi degli strumenti per vigilare sulle condizioni di salute, alimentazioni, igienico sanitarie ecc. perché non è detto che i comportamenti delle persone siano sempre giusti e regolari. Ben preso si comincia a stipulare die veri e propri contratti tra le autorità che gestiscono l’ospedale e la famiglia di appartenenza della balia. Chi firma il contratto è la figura maschile o anche chiamato “balio” il quale avrà tutto l’interesse a farsi che il periodo duri piu a lungo possibile e quando possibile riuscire a incrementare il salario mettendo in atto comportamenti non rigidi. Il contratto viene letto in quanto si parla di persone analfabete e successivamente ci rendiamo conto quanto la gestione stia diventando sempre piu complessa a causa dei numerosi bambini abbandonati. Si comincia quindi a predisporre dei registri e dei controlli sempre però con molta difficoltà. Spesso le balie sono costrette a mettere in atto comportamenti scorretti per la propria sopravvivenza:
es. allattare piu a lungo per continuare a mantenere lo stipendio del balario, il termine è “dentatuzzi” ed è il segnale che implica il momento della fine dell’allattamento. Altro problema fondamentale è capire le condizioni di vita: