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MATERIALI DA IMPRONTA, Appunti di Odontoiatria

descrizione caratteristiche, vantaggi e svantaggi dei materiali da impronta

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 24/04/2021

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Occupiamoci ora di andare ad analizzare più nel dettaglio i MI. Incominciamo con la classificazione. Abbiamo MI:
Non elastici o rigidi:
oGessi da impronta
oPaste all’ossido di zinco
oResine calcinabili
MI termoplastici (sviluppano una rezione di tipo termico: scaldano quando vanno incontro a indurimento):
oPaste termoplastiche
oCere da impronta
MI elastici:
oIdrocolloidi
Reverbili: agar-agar
Irreversibili: la reazione non dipende dalla T ed è irreversibile: alginati
oElastomeri
Polisolfuri
Siliconi per condensazione (ormai non si usano più perché liberano alcol e hanno una
scarsissima capacità dimensionale nonostante l’eccellente capacità di lettura)
Siliconi a polimerizzazione per addizione (polivinilsilossani): sono tra i materiali più
performanti. Hanno un elevatissimo tecupero elastico (99,8%) e sono dotati di un’ottima
stabilità dimensionale.
Polieteri
IDROCOLLOIDI
Gli idrocolloidi sono stati i primi materiali elastici ad essere impiegati (1925).
Essendo molto ricchi d’acqua, possono deformarsi durante la rimozione dell’impronta e riadattarsi alla forma
originale in virtù della loro elasticità.
Tendono a leggere bene le porzioni sottosquadrate e non si stracciano se lo spessore è costante nelle aree di
sottosquadro.
Sono in grado di subire deformazioni elastiche senza rompersi, presentando solo piccole deformazioni
plastiche residue, se sottoposti all’azione di sollecitazioni agenti per tempi brevi.
Forniscono un’elevata riproduzione dei dettagli: riproducono fedelmente i dettagli (non arrivano fino a 2
micron come i siliconi ma riproducono bene i dettagli).
Sono dotati di resistenza meccanica molto modesta.
Se l’umidità è alta tendono ad assorbire acqua: immersi in acqua, assorbono liquido, aumentando di volume:
(si parla di imbibizione).
Conservati all’aria, tendono a cedere acqua per evaporazione: si parla di sineresi.
Hanno quindi una ridotta stabilità dimensionale e per questo il metodo più sicuro per ridurre al minimo gli
errori dovuti all’instabilità del materiale è quello di procedere subito alla colatura dei modelli (entro 15
minuti).
Idrocolloidi reversibili: AGAR-AGAR
Questo idrocolloide è detto reversibile perché in funzione della T varia lo status del materiale stesso.
Gli idrocolloidi reversibili furono il primo materiale elastico introdotto per poter prendere l’impronta di zone
sottosquadrate.
Sono composti principalmente da acqua e da un’alga giapponese, nota come agar-agar (14%).
Gli eccipienti (2-3%) come talco, calce e borace, modificano la scorrevolezza del materiale. Inizialmente è un gel,
diviene sol dopo 1 h di ebollizione, e mantenuto a bagnomaria alla temperatura di 65° C. Prima dell’utilizzo viene
condizionato a 45° C per max 15 min. Una volta in bocca è raffreddato e gelificato con acqua a 18-21° C, condotta al
portaimpronta dedicato da due tubicini.
La gelificazione richiede 5-7 min.
Vantaggi
1) Preciso: il materiale ha un ottimo comportamento elastico e legge bene i dettagli
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Scarica MATERIALI DA IMPRONTA e più Appunti in PDF di Odontoiatria solo su Docsity!

Occupiamoci ora di andare ad analizzare più nel dettaglio i MI. Incominciamo con la classificazione. Abbiamo MI:  Non elastici o rigidi: o Gessi da impronta o Paste all’ossido di zinco o Resine calcinabili  MI termoplastici (sviluppano una rezione di tipo termico: scaldano quando vanno incontro a indurimento): o Paste termoplastiche o Cere da impronta  MI elastici: o Idrocolloidi  Reverbili: agar-agar  Irreversibili: la reazione non dipende dalla T ed è irreversibile: alginati o Elastomeri  Polisolfuri  Siliconi per condensazione (ormai non si usano più perché liberano alcol e hanno una scarsissima capacità dimensionale nonostante l’eccellente capacità di lettura)  Siliconi a polimerizzazione per addizione (polivinilsilossani): sono tra i materiali più performanti. Hanno un elevatissimo tecupero elastico (99,8%) e sono dotati di un’ottima stabilità dimensionale.  Polieteri

IDROCOLLOIDI

 Gli idrocolloidi sono stati i primi materiali elastici ad essere impiegati (1925).  Essendo molto ricchi d’acqua, possono deformarsi durante la rimozione dell’impronta e riadattarsi alla forma originale in virtù della loro elasticità.  Tendono a leggere bene le porzioni sottosquadrate e non si stracciano se lo spessore è costante nelle aree di sottosquadro.  Sono in grado di subire deformazioni elastiche senza rompersi, presentando solo piccole deformazioni plastiche residue, se sottoposti all’azione di sollecitazioni agenti per tempi brevi.  Forniscono un’elevata riproduzione dei dettagli: riproducono fedelmente i dettagli (non arrivano fino a 2 micron come i siliconi ma riproducono bene i dettagli).  Sono dotati di resistenza meccanica molto modesta.  Se l’umidità è alta tendono ad assorbire acqua: immersi in acqua, assorbono liquido, aumentando di volume: (si parla di imbibizione).  Conservati all’aria, tendono a cedere acqua per evaporazione: si parla di sineresi.  Hanno quindi una ridotta stabilità dimensionale e per questo il metodo più sicuro per ridurre al minimo gli errori dovuti all’instabilità del materiale è quello di procedere subito alla colatura dei modelli (entro 15 minuti).

Idrocolloidi reversibili: AGAR-AGAR Questo idrocolloide è detto reversibile perché in funzione della T varia lo status del materiale stesso. Gli idrocolloidi reversibili furono il primo materiale elastico introdotto per poter prendere l’impronta di zone sottosquadrate. Sono composti principalmente da acqua e da un’alga giapponese, nota come agar-agar (14%). Gli eccipienti (2-3%) come talco, calce e borace, modificano la scorrevolezza del materiale. Inizialmente è un gel , diviene sol dopo 1 h di ebollizione, e mantenuto a bagnomaria alla temperatura di 65° C. Prima dell’utilizzo viene condizionato a 45° C per max 15 min. Una volta in bocca è raffreddato e gelificato con acqua a 18-21° C, condotta al portaimpronta dedicato da due tubicini. La gelificazione richiede 5-7 min.

Vantaggi

  1. Preciso: il materiale ha un ottimo comportamento elastico e legge bene i dettagli
  1. Fornisce eccellenti modelli di lavoro
  2. Idrofili: assorbono tracce di umidità presenti sulle preparazioni

Svantaggi

  1. Il processo di lavorazione è molto lungo e impegnativo (scarsa praticità di utilizzo)
  2. Non si possono colare 2 modelli ma solo 1 (e questo è un limite perché spessissimo in protesi serve più di 1 modello). Se ne voglio colare un altro devo prendere un’altra impronta.
  3. Necessita di cucchiai dedicati
  4. Costo sostenuto per apparecchiatura
  5. Soggetto a sineresi: va colato entro 15 minuti (per ridotta stabilità dimensionale). L’agar agar oggi non si utilizza più.

Idrocolloidi irreversibili: ALGINATO Questo materiale, in relazione alla T, mantiene inalterato il suo status. L’alginato è un materiale:  Molto utilizzato: quello di gran lunga più utilizzato  È di facile impiego  È di basso costo  Ha buona tolleranza  Ha una buona capacità di riprodurre il dettaglio  È usato principalmente per: o impronte primarie di ordine protesico (per studiare il caso); o ortodonzia: i modelli sono quasi esclusivamente realizzati in alginato o per progettazione dei casi clinici: es cerature diagnostiche e per fare delle simulazioni protesiche.

Come viene preparato? Si utilizza: 1) Dosimetri : per scegliere correttamente quanta polvere e quanta acqua vanno miscelati. È importantissimo rispettare le dosi. Di solito si ha, a seconda della casa di produzione:  Cucchiaio + dosatore per acqua (dove il cucchiaio serve per versare la polvere nella ciotola);  2 dosimetri: uno per acqua e uno per la polvere. Quello per la polvere si riconosce in quanto è forato. 2) Scodellina : si lascia manipolare con facilità e si deforma. Questo è perché il materiale va spatolato in maniera energica. 3) Spatola : per mescolare

Nb: le aso preparano l’alginato mettendo la polvere nella ciotola e riempiendola di acqua direttamente dal rubinetto in quanto hanno una buona esperienza nella preparazione dell’alginato. È consigliato se non si ha esperienza utilizzare i dosimetri.

Step

  1. Dosimetro per la polvere: prendo la quantità di polvere che mi serve
  2. Dosimetro per acqua: prendo la quantità che mi serve. L’acqua deve avere T di 20° circa (T ambiente). Se l’acqua usata è calda la reazione sarà accelerata; se viene usata acqua fredda la reazione è più lenta.
  3. Verso il tutto nella ciotola e miscelo energicamente (per 20-30 sec): è importante stendere il materiale sulla superficie della ciotola e spatolarlo con molta energia, in modo da miscelare del tutto le 2 componenti senza avere grumi
  4. Posiziono alginato sul cucchiaio

La reazione di presa prevede una policondensazione che porat alla formazione di ossido di Pb e alla liberazione di acqua. È una reazione molto complessa in cui si ha l’ossidazione di alcuni gruppi tiolici del polimero e che permette la formazione di una reticolazione. Tale reazione è esotermica (libera calore). Sono disponibili in 2 viscosità: light e regular. La regular ha una maggior capacità di supporto, mentre la light funge da materiale di lettura del dettaglio. Se noi andiamo sul sito del materiale (ad esempio il più famoso polisolfuro è il Permlastic , della Kerr) ci dicono che possono essere usate per rilevare impronte di ponti, intarsi, arcate ecc. In realtà bisogna analizzare criticamente queste indicazione e, se vogliamo lavorare correttamente e sfruttare appieno le potenzialità del materiale, essi vanno scelti solo per:

  1. Protesi totale rimovibile. In particolar modo si utilizza per impronte su cucchiaio individuale (si ricordi dalle precedenti lezione che il cucchiaio individuale è quello che viene ricavato dall’impronta primaria e che ci permette di avere spessori omogenei e costanti, al fine di garantire una adeguata lettura delle informazioni dell’arcata edentula). A questo scopo oltre ai polisolfuri posso usare anche il polietere.
  2. Ribasatura della protesi mobile.

Cos’è la ribasatura? In risposta all’atrofia, ovvero al riassorbimento dell’osso (dato nell’arcata edentula dalla mancata sollecitazione meccanica che eserciterebbe la presenza di denti) succede che si ha una contrazione dei tessuti e la protesi non sta più su per effetto della suzione, perché si vengono a creare dei vuoti. La protesi, infatti, rimane adesa alla mucosa (specialmente quella superiore) grazie a un effetto ventosa : si crea una sorta di vuoto tra la mucosa e la superficie interna della protesi stessa, e il sottile film di saliva crea un effetto suzione. Quando la cresta ossea si riassorbe e si creano dei microgap si perde questo effetto e ho una protesi che si muove e non sta più su. A questo punto si dice che devo ribasare la protesi, ovvero aggiungere materiale al fine di ripristinare il corretto rapporto con l’arcata edentula. La ribasatura può essere:  Diretta: fatta direttamente all’interno del cavo orale del pz.  Indiretta: fatta in laboratorio, al di fuori della bocca del pz. è quella più precisa e permette l’utilizzo di materiali più performanti. Il polisolfuro viene utilizzato per fare un’impronta che vada a leggere i dettagli della conformazione anatomica attuale. Dopodichè l’impronta viene trasferita al laboratorio, il quale utilizza le info provenienti dall’impronta per fare la ribasatura.

La caratteristica che rende il polisolfuro un materiale utilizzabile per la protesi totale rimovibile è la cosiddetta mucocompressività: a differenza degli alginati che sono mucostatici, tala proprietà fornisce al materiale la capacità di comprimere i tx e le mucose e andare a leggere nel dettaglio le informazioni anatomiche. È molto importante la funzionalizzazione dell’impronta : a livello dei bordi (img) io devo muovere i tx periorali al fine di lasciare l’impronta dei tx periorali stessi. Questo lavoro va fatto con tute le impronte ma soprattutto per quelle della protesi mobile in quanto se non funzionalizzo, se non stiro i frenuli, se non faccio tirare fuori la lingua al pz nelle impronte inf al fine di stirare il frenulo linguale, avrò delle protesi non funzionalizzate, caratterizzate da bordi taglienti che daranno fastidio al pz.

VANTAGGI SVANTAGGI

  1. Ottima riproduzione dei dettagli

  2. Facile utilizzo: bisogna miscelare in uguale quantità le 2 paste

  3. Tempo di miscelazione contenuto (45- 60 sec)

  4. Tempo di lavorazione sufficientemente lungo (4- min): ho molto tempo per poter preparare il materiale e posizionarlo all’interno del cavo orale.

  5. Idrofobo: no sineresi/imbibizione. Allontanano l’acqua

  6. Buona adesione al cucchiaio anche se è consigliato uso adesivo

  7. Costo contenuto

  8. Il comportamento visco elastico del materiale garantisce una resistenza alla lacerazione del 700%.

  9. Scarsa stabilità dimensionale: la reazione di presa continua nel tempo. Infatti liberano acqua e ossido Pb, andando incontro a contrazione. Colare entro 24 h.

  10. Tendenza alla deformazione permanente.

  11. La liberazione di ossido Pb tende a macchiare irreversibilmente: fare att.ne quando si usa questo materiale. Se cadono residui di materiale addosso al pz gli macchiamo i vestiti.

  12. Scarsa memoria elastica:97,9%: sono come una sorta di cicca, in quanto resistono bene alla lacerazione ma non recuperano bene la loro forma.

  13. Sapore e odore molto sgradevole (uovo marcio)

  14. Tempo presa lungo: in pz sensibili al riflesso del vomito non è facile da tollerare.

Polieteri Sono dei polimeri a basso PM, forniti in 2 componenti:

  1. Base: formata da un polimero polietereo
  2. Catalizzatore: formato da benzen solfato Sono materiali:  Estremamente precisi: grazie alla polimerizzazione per addizione (non liberano molecole durante la reazione di presa)  Ottima stabilità dimensionale (0,2% che è il limite ingegneristico e coincide con quella dei polivinilsilossani, ovvero i materiali ad oggi più performanti).  Ottima riproduzione dettagli  Molto rigidi e poco flessibile: limite principale: ciò obbliga il clinico a prendere precauzioni. Quando si è di fronte a dei sottosquadri o pz con parodonto non integro (denti molto lunghi con esposizione superficie radicolare e presenza di spazi dentali molto accentuati = pz con grossi sottosquadri) bisogna mettere a scopo precauzionale della cera per evitare che il materiale entri nel sottosquadro, altrimenti non si toglierebbe via il cucchiaio dalla bocca senza rischiare di strappare tutti i denti (togliendo il cucchiaio si rischia di strappare i denti).  Elevata capacità di recuperare elasticamente la forma (pari al 98.9 %).  Sono presenti in 3 viscosità: alta/media/bassa. La alta e la media sono usate per il supporto, quella bassa per il leggere le superfici in modo molto dettagliato (fino 2 micron).

Esempi di polieteri in commercio Un classico esempio di polietere è l’Impregum. Esso esiste in 2 versioni:

  1. Impregum Penta: polietere per impronta di precisione (Regular Body) per l’applicazione della tecnica monofase;
  2. Impregum Penta Duosoft H/L: polietere di nuova generazione per impronta, in 2 viscosità: a. H (Heavy Body): per il supporto b. L (Light Body): per la lettura dei dettagli. È utilizzato con tecnica simultanea (supporto + dettaglio); Questo polietere è i più indicato per la presa di impronte per impianti.

Un altro esempio è rappresentato dal Permadyne penta H/L : è formato anch’esso da 2 viscosità diverse (heavy e light) e viene applicato anch’esso con una tecnica simultanea, ovvero posiziono il Light a livello della superficie che voglio andare a leggere dettagliatamente nel cavo orale del pz e contemporaneamente posiziono sul cucchiaio il materiale da supporto. In questo modo posso sfruttare la tissotropia. Per le sue caratteristiche questo materiale è più indicato per impronte per:  Corone e ponti  Inlay e onlay

Caratteristiche