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Il Mediterraneo: Spazi e Confini, Appunti di Geografia

Il concetto di confini nel contesto del Mar Mediterraneo, analizzando come questi spazi sono stati utilizzati per regolare il lavoro migrante, tenere d'occhio le trasformazioni del potere sovrano e l'ambivalente legame tra politica e violenza. Il testo invita a riflettere sulla nostra posizione in relazione allo spazio e alla terraferma.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 07/12/2022

sofiabravetti
sofiabravetti 🇮🇹

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Geografia e media
Polisemia e eterogeneità dei confini:
1. Margine geografico o bordo territoriale
2. Istituzioni sociali complesse, segnate dalla tensione fra pratiche di
rafforzamento e pratiche di attraversamento
3. Funzione di configurazione del mondo ma in continuo mutamento
4. Non è un luogo confortevole in cui vivere
5. Dispositivi per l’articolazione dei passaggi globali di persone, denaro
e oggetti
6. Oggi il confine serve a regolare il lavoro migrante legale e illegale
7. Sono spazi in cui si possono tenere d’occhio le trasformazioni del
potere sovrano e l’ambivalente nesso tra politica e violenza
Il mediterraneo ci obbliga a fare un esercizio sui nostri confini, ponendoci
una domanda fondamentale, qual è la posizione che prendiamo per
occupare il nostro spazio? Noi pensiamo che la terra ferma ci dia un
privilegio rispetto allo spazio liquido del mare, perché ci da una
cittadinanza e un’appartenenza.
Spazio: Mediterraneo è inferenza (zone SAR e natura migratoria delle
onde)
Tempo: Mediterraneo è Pre-Europa (Cassano) costruito come piano
esterno e “campo di forze” del fuori. Ci coglie di sorpresa l’arrivo
perturbante dello straniero e delle “linee di vita” da un passato coloniale a
un presente razzializzato, portatori di un futuro anteriore decisamente
critico
Punto di (s)vista dell’ordine globale: liquida come flussi (crisi di
migranti): ecceità liquidabili o emergenza etico politica differibile (il mare
ci sgrava).
Piano naturale del mare (profondo, dotato di movimento) VS piano
geometrico (dimensione rigida, politica)
Il Mediterraneo oltre a sopportare su di sé tutto ciò che sta tran, ha anche
questa duplicità di tenere assieme una dimensione naturalissima e una
rigidissima.
In origine il mediterraneo era una sorta di pre-europea adesso sappiamo
che da moto tempo il mar Mediterraneo è stato costruito come un piano
esterno all’Europa. Quando parliamo delle linee di vita che attraversano il
mediterraneo attraversano uno spazio ma anche una strana forma di
temporalità.
Questi flussi non arrivano da un punto A a un punto B, ma queste linee ci
sorprendono, ci colgono di sorpresa ed è come se arrivassero da un
tempo, di un passato coloniale.
Queste linee migranti arrivano da un passato coloniale, attraversano un
presente razzializzato ed è già un futuro anteriore critico che a questo
punto scompagina lavorando sulla categoria dello spazio e del tempo,
scompagina quelle che sono le due caratteristiche di uno spazio medio
standard (no il mediterraneo) mai come sul mediterraneo queste
categorie …
Trasforma questi flussi in cose che si possono differirei e da lì in poi il
piano natura del mare cu sgrava moralmente, perché avvengono i
naufragi.
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Anteprima parziale del testo

Scarica Il Mediterraneo: Spazi e Confini e più Appunti in PDF di Geografia solo su Docsity!

Geografia e media

Polisemia e eterogeneità dei confini:

  1. Margine geografico o bordo territoriale
  2. Istituzioni sociali complesse, segnate dalla tensione fra pratiche di rafforzamento e pratiche di attraversamento
  3. Funzione di configurazione del mondo ma in continuo mutamento
  4. Non è un luogo confortevole in cui vivere
  5. Dispositivi per l’articolazione dei passaggi globali di persone, denaro e oggetti
  6. Oggi il confine serve a regolare il lavoro migrante legale e illegale
  7. Sono spazi in cui si possono tenere d’occhio le trasformazioni del potere sovrano e l’ambivalente nesso tra politica e violenza Il mediterraneo ci obbliga a fare un esercizio sui nostri confini, ponendoci una domanda fondamentale, qual è la posizione che prendiamo per occupare il nostro spazio? Noi pensiamo che la terra ferma ci dia un privilegio rispetto allo spazio liquido del mare, perché ci da una cittadinanza e un’appartenenza. Spazio : Mediterraneo è inferenza (zone SAR e natura migratoria delle onde) Tempo : Mediterraneo è Pre-Europa (Cassano) costruito come piano esterno e “campo di forze” del fuori. Ci coglie di sorpresa l’arrivo perturbante dello straniero e delle “linee di vita” da un passato coloniale a un presente razzializzato, portatori di un futuro anteriore decisamente critico Punto di (s)vista dell’ordine globale : liquida come flussi (crisi di migranti): ecceità liquidabili o emergenza etico politica differibile (il mare ci sgrava). Piano naturale del mare (profondo, dotato di movimento) VS piano geometrico (dimensione rigida, politica) Il Mediterraneo oltre a sopportare su di sé tutto ciò che sta tran, ha anche questa duplicità di tenere assieme una dimensione naturalissima e una rigidissima. In origine il mediterraneo era una sorta di pre-europea adesso sappiamo che da moto tempo il mar Mediterraneo è stato costruito come un piano esterno all’Europa. Quando parliamo delle linee di vita che attraversano il mediterraneo attraversano uno spazio ma anche una strana forma di temporalità. Questi flussi non arrivano da un punto A a un punto B, ma queste linee ci sorprendono, ci colgono di sorpresa ed è come se arrivassero da un tempo, di un passato coloniale. Queste linee migranti arrivano da un passato coloniale, attraversano un presente razzializzato ed è già un futuro anteriore critico che a questo punto scompagina lavorando sulla categoria dello spazio e del tempo, scompagina quelle che sono le due caratteristiche di uno spazio medio standard (no il mediterraneo) mai come sul mediterraneo queste categorie … Trasforma questi flussi in cose che si possono differirei e da lì in poi il piano natura del mare cu sgrava moralmente, perché avvengono i naufragi.

TEMA DELL’UMANO AL CENTRO

Incrocia: “la verticale trascendenza della globalizzazione” (Latour) e l’orizzontale materializzazione delle (DIS) umane condizioni della sua sussistenza Appare Incongruità tra ordine cartografico della globalizzazione e la retorica teoria dei confini globali degli stati. Chi gioca il gioco della globalizzazione si appropria di risorse esterne (al di fuori dei confini statali), ma l’esercizio della sovranità che si attesta sui confini come segno di appartenenza esclusiva fa appello a un concetto di territorio così astratto che può darsi soltanto sulla carta. Il mediterraneo : interroga il rapporto tra immaginario globale e lavoro politico per supportarlo, mette a rischio Imperativo telelogico e geografico del processo. Carte di prossimità critica:

  1. riposizioni il Mediterranei
  2. dia corpo invisibile valore dell’umanità che si imbarca
  3. dia direzioni ai viaggi che il piano affonda
  4. dia rilievo alle tracce della circolazione che il mare sostiene
  5. rende visibile l’umanità offshore che è comune; coloro che non sono presenti e posizionarci in maniera critica sul livello del mare
  6. posizione al livello del mare VIDEO: cartografia potenziale, che ci dice la trasgressione di una regola, dare la stessa posizione dovrebbe garantire la salvezza. Ci dice che essere visti, collocati sullo spazio geometrico non garantisce la salvezza, il problema è che valore hai tu come umanità che ti muovi in queste onde del mare. Quando inserisco il mediterraneo in questa geometria politica ogni barca non è un carico umano, umanità, ma ogni barca è semplicemente un punto, una localizzazione su uno spazio, ogni umanità è ridotta a una coordinata di latitudine e longitudine, semplicemente un punto, se questo punto non è un punto di valore questo punto può continuare a spostarsi nello spazio liquido del mare. Quanta disparità tra l’essere osservati e l’osservare. Ci sono gli oggetti dell’osservazione (asimmetria), riduzione dell’umanità a cose che devono o possono essere fotografate. Piano geometrico che risulta essere uno dei piani più osservati, quanto sensori insistono su questo piano, anche in questo piano abbiamo questa interferenza tra un piano del mare (naturale dentro l quale si affonda) poi abbiamo un piano geometrico. Questa … non sporge mai la tensione dello spettatore sulla retorica del dramma umano, l’utilizzo di un linguaggio estremamente tecnico che parla di rilevamento, di dati, di spostamento, ricostruisce un percorso. Le sole immagini che abbiamo della barca lasciata morire sono solo di tipo cartografico. La retorica dell’umanità non è presente in questa cartografia. È una ricostruzione o una trasformazione di quelle che gli autori chiamano le tracce liquide, este tracce sono state prese e trasformare in una serie di dati, in una serie di prove, di immagini e di rilevamento da presentare come evidenze. Tutte le tracce che utilizzo di questi dispositivi io le sto

danno sulla terra ferma ma sul mare, motivato anche dal fatto

che il mare è apolitico.

Il primo atlante parla di costruzione di qualcosa, viene steso da

Mercatore, il miglio cartografo dell’epoca.

Il reato di clandestinità non si riferiva a nulla, ma veniva dato a

priori semplicemente per l’attraversamento.

Il problema più grande è che il principio dell’asimmetria, della

grande retorica politica dei confini. Implicitamente continuiamo

ad usare questo principio della scala gerarchica.

Ci riconosciamo come una comunità, con un mare in comune,

tutte le persone condividono lo stesso gruppo di problemi.

Gli europei hanno praticato per secoli l’arte della fuga, della

proiezione verso il fuori. In questo caso abbiamo visto come il

tentativo è quello di esercitare il diritto alla fuga che ci viene

ricordato ogni volta in cui si dice che gli occhi erano orientati

tutti verso la stessa direzione.

Questo è un atto molto attivo e geografico, una forma molto

incarnata di vicinanza. Un altro punto fondamentale è la morte

dei corpi che diventano biografie, questi corpi che sono per lo

più corpi morti, ci ricordano una forma fondamentale del

confine, perché ha a che fare con la sacralità. Non è una

dimensione di tipo religioso ma a che fare con una distinzione.

Tutti coloro che tentano di attraversare il mare diventano

indistintamente sacri.

Non sono vittime, ma corpi sacri perché hanno provato

l’attraversamento.

Che tipo di misura aveva il Mediterraneo e quale invece

esibisce oggi?

Il mediterraneo è antichissimo e stratificato e agganciarlo

semplicemente ad un confine ci permette di non comprenderlo.

Esso trasgredisce il dato principale del confine: la terra ferma.

La cartografia potenziale è un modo per scardinare e

riorientare nuove coordinate con punti di vista non scontate

che ci danno un’immagine del mondo diverso.

L’aspetto materiale di un confine è la dogana o comunque il

controllo dei documenti.

I confini immateriali istituzionali dipendono dalla realtà sociale

dell’immagine del nostro mondo, questi confini immateriale

definiscono un’unità: identità collettiva.

Un confine è sempre un gioco, una forma di rapporto tra la sua

materialità e la sua immaterialità, cioè tutta quella sua funzione

che serve a rendere normale il confine.

La parte materiale viene codificata nei testi istituzionali, la

parte immateriale viene invece articolata in testi

preistituzionali, che sono socialmente prodotti. Ogni narrazione

e produzione discorsiva istituzionale dipende da qualcosa,

un’immagine che abbiamo dentro la nostra testa.

L’immaginario e le immagini del mondo che abbiamo sono fatti

estremamente reali e risuonano e circolano in modo plausibile

e fondato.

Il confine è un testo e il risultato di una narrazione plausibile.

Fin dall’inizio l’Europa si costruisce come qualcosa che non è.

Federico Chabod dice che il concetto di Europa deve formarsi

per contrapposizione, in quanto c’è qualcosa che non è Europa.

La prima contrapposizione, il primo emergere di questa

differenza, quella tra Europa e Asia nasce sul Mediterraneo:

quel mare illustre sulle cui rive tanti popoli si sono mescolati è

stato una specie di pre-Europa.