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Mediterraneo altomedioevale e spazi regionali “italiani”, Sintesi del corso di Archeologia

Riassunto dell'articolo: G. Petralia - Tra storia e archeologia. Mediterraneo altomedioevale e spazi regionali "italiani" (VIII)

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 11/08/2020

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monetaria ridotta, edilizia semplice e prevalentemente in legno.!
Petralia
Tra storia e archeologia: Mediterraneo
altomedioevale e spazi regionali “italiani” (VIII)
ECONOMIA TARDOANTICA!
Quale che fosse la logica interna di un
sistema mediterraneo di scambi a lunga distanza,
la rottura è generalmente identificata con la
scomparsa in Occidente delle anfore africane e
orientali entro il VII. Il tema aperto è quello
dello strutturarsi di un nuovo sistema.
Nella discussione internazionale ad aver
fissato i termini del confronto scientifico sono
quattro libri: “The corrupting sea” (Horden,
Purcell), “Origin of European economy.
Com m u ni c at i on a nd c om m er c e . A.D.
300-900” (McCormick), “Framing the early
middle ages. Europe and the Mediterranean,
400-800” (Wickham), “Le origini del Medioevo.
Studi sul settimo secolo” (Delogu).
Sia Horden/Purcell che McCormick
attribuiscono al Mediterraneo un’identità attiva
di piattaforma di connessione tra regioni
lontane, anche nei dark ages.
McCormick sostiene che nella transizione
dalla Tarda Antichità all’Alto Medioevo una
comunicazione a lunga distanza, anche diretta,
tra cristianità latina e Mediterraneo bizantino e
islamico fu sempre mantenuta. Horden/Purcell
hanno posto l’accento sul piccolo cabotaggio
locale e sull’intreccio delle reti di connessione di
breve raggio che rende non indispensabile
presupporre la presenza di itinerari diretti da
una sponda all’altra del Mediterraneo. Dati
archeologici in secondo piano.
Il terreno per uno scambio più stretto tra
archeologia e storia è preparato da un gruppo di
studiosi della European science foundation in un
progetto di ricerca interdisciplinare intitolato
The transformation of the Roman world.
Nel 2000 esce uno dei volumi della serie,
“The long eighth century” a cura di Hansen/
Wickham. In area nordeuropea la ricostruzione
di nuove reti di insediamento e traffici
sembrerebbe avviata tra VI e VII. Nel
Mediterraneo occidentale e in Italia centro-
sett e ntrionale, inve c e, per tutt o l VIII
l’archeologia urbana confermerebbe un quadro
di prolungata debolezza dello scambio, anche
interregionale. Solo agli inizi del IX Venezia
avrebbe f u nzio n a to co m e empo r i o di
intermediazione tra l’Occidente dei Franchi e il
Mediterraneo. Il sistema fluviale padano avrebbe
funzionato come vettore di sale, merce primaria
e senza tempo. L’aristocrazia longobarda non
era abbastanza ricca, e la domanda era troppo
debole per introdurre specializzazioni produttive
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Scarica Mediterraneo altomedioevale e spazi regionali “italiani” e più Sintesi del corso in PDF di Archeologia solo su Docsity!

monetaria ridotta, edilizia semplice e prevalentemente in legno.

Petralia

Tra storia e archeologia: Mediterraneo

altomedioevale e spazi regionali “italiani” (VIII)

ECONOMIA TARDOANTICA Quale che fosse la logica interna di un sistema mediterraneo di scambi a lunga distanza, la rottura è generalmente identificata con la scomparsa in Occidente delle anfore africane e orientali entro il VII. Il tema aperto è quello dello strutturarsi di un nuovo sistema. Nella discussione internazionale ad aver fissato i termini del confronto scientifico sono quattro libri: “The corrupting sea” (Horden, Purcell), “Origin of European economy. C o m mu n i c a t i o n a n d c o m m e rc e. A. D. 300-900” (McCormick), “Framing the early middle ages. Europe and the Mediterranean, 400-800” (Wickham), “Le origini del Medioevo. Studi sul settimo secolo” (Delogu). Sia Horden/Purcell che McCormick attribuiscono al Mediterraneo un’identità attiva di piattaforma di connessione tra regioni lontane, anche nei dark ages. McCormick sostiene che nella transizione dalla Tarda Antichità all’Alto Medioevo una comunicazione a lunga distanza, anche diretta, tra cristianità latina e Mediterraneo bizantino e islamico fu sempre mantenuta. Horden/Purcell hanno posto l’accento sul piccolo cabotaggio locale e sull’intreccio delle reti di connessione di breve raggio che rende non indispensabile presupporre la presenza di itinerari diretti da una sponda all’altra del Mediterraneo. Dati archeologici in secondo piano. Il terreno per uno scambio più stretto tra archeologia e storia è preparato da un gruppo di studiosi della European science foundation in un progetto di ricerca interdisciplinare intitolato The transformation of the Roman world. Nel 2000 esce uno dei volumi della serie, “The long eighth century” a cura di Hansen/ Wickham. In area nordeuropea la ricostruzione di nuove reti di insediamento e traffici sembrerebbe avviata tra VI e VII. Nel Mediterraneo occidentale e in Italia centro- settentrionale, invece, per tutto l’VIII l’archeologia urbana confermerebbe un quadro di prolungata debolezza dello scambio, anche interregionale. Solo agli inizi del IX Venezia av re bb e f u n z i o n at o c o m e e m p o r i o d i intermediazione tra l’Occidente dei Franchi e il Mediterraneo. Il sistema fluviale padano avrebbe funzionato come vettore di sale, merce primaria e senza tempo. L’aristocrazia longobarda non era abbastanza ricca, e la domanda era troppo debole per introdurre specializzazioni produttive

su vasta scala. In parte differente la situazione di Roma e Napoli. Livelli di popolazione, continuità di legami internazionali, maggiore ricchezza delle elites longobarde spiegano la relativa continuità nella produzione locale e negli scambi. Visibili le tesi di base di Framing the early middle ages: coincidenza del nadir degli scambi con la disgregazione ultima delle strutture fiscali d e l l o s t a t o t a r d o - r o m a n o ; g e n e r a l e indebolimento delle elites, ma comunque dipendenza dei livelli di produzione, domanda e circolazione dei beni su scala non locale dal livello di residua ricchezza espresso dalle nuove aristocrazie a impianto regionale; inversione di tendenza e ripresa economica prima nel Nord Europa della grande proprietà fondiaria franca e degli empori che nel Mediterraneo delle antiche città. McCormick e Wickham condividono l’opinione della fine del mondo romano e della cesura tra Tarda Antichità e Alto Medioevo. Le differenze sorgono a proposito dell’inversione di segno economico e della genesi di una nuova crescita. Per Wickham contano lo sviluppo autonomo delle diverse economie regionali, e la conseguente produzione di surplus in grado di alimentare un commercio regolare di rilevanti quantità di beni di largo consumo. McCormick si basa su empori, moneta, mercanti avventurieri e scambi a lunga distanza. Sulle vie percorse da pellegrini, diplomatici e mediatori di merci rare, egli rintraccia i movimenti di reliquie, monete reali e virtuali e schiavi. In questo contesto Venezia avrebbe avviato una sorta di accumulazione primitiva e una funzione di intermediazione tra Oriente bizantino e islamico e Occidente, con la conseguente immissione nel circuito economico europeo di sollecitazioni monetarie alla crescita economica e allo scambio interregionale. COMACCHIO Violante (1953): conclusa la pace del 680 tra Longobardi e Bizantini si sviluppa il commercio tra i porti di Comacchio e Venezia e le principali città della Valle Padana. Nel corso dell’VIII Comacchio assumerebbe la funzione di insediamento e luogo di commercio precursore della Venezia di McCormick, destinato a lasciarle il passo entro l’inizio del X. Wickham e McCormick dimostrano uno scetticismo iniziale nei confronti della teoria. “Storica”, 2006. Si intravedono le linee di una nuova interpretazione complessiva, con il recupero di un Mediterraneo attivo nell’VIII come piattaforma di scambi a lunga distanza e vettore di cambiamento economico. Dopo la scomparsa dagli strati di scavo delle anfore nordafricane e orientali, che erano state il segno del mantenersi in età tardoantica di un’ecumene romana, il nuovo indicatore in grado di segnalare connessioni sovra-regionali è stato individuato nelle anfore globulari. Diffuse