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Memoria e testimonianza, Sbobinature di Psicologia Generale

Sbobine del corso di Memoria e Testimonianza della prof. Rossi-Arnaud. [Parte da "lezione 4" perché le prime tre erano molto introduttive e per conoscersi, non ha effettivamente fatto lezione.]

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

In vendita dal 30/05/2022

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MEMORIA E TESTIMONIANZA
Prof. Rossi-Arnaud
15/02 lezione 4
Innanzitutto per cominciare a fare chiarezza su quali sono i processi che devono essere studiati
quando ci troviamo davanti ad una scena sulla quale poi dovremmo andare a testimoniare.
Quali sono i processi cognitivi rilevanti?
- attenzione
- memoria
- processi emotivi: modulazione da parte dell'emozione di questi processi emotivi, tanto che è usuale
ricordarsi il colore della polo dell'uomo steso a terra e fare meno attenzione alle informazioni
considerate periferiche. Le emozioni, dunque, dirigono il focus dell'attenzione verso qualcosa che è
emotivamente saliente.
- percezione: acutezza visiva
Noi dobbiamo considerare tutto questo flusso di informazione che viaggia attraverso i nostri sensi,
quale parte dell'informazione che arriva dall'esterno verrà catturata dai nostri processi attentivi, quale
poi effettivamente verrà elaborata dai vari sistemi di memoria, come la memoria di lavoro, e quale
rimarrà per essere in grado di rispondere a queste domande.
Noi non elaboriamo in modo così conscio e con un'attenzione particolare, tutte le informazioni che
ci circondano, ma facciamo una selezione dell'informazione.
Il problema è come viene fatta questa selezione e cosa viene selezionato in condizioni, per esempio,
di attivazione emotiva, di arousal, di confronto con una situazione inattesa e devo rapidamente
decidere di agire e come farlo.
Adesso iniziamo il nostro percorso nell'esplorazione della memoria.
Ancor prima, però, di occuparci di memoria, dobbiamo spendere due parole, in quanto fattore
determinante e limitante per ciò che andremo a fare, cioè la percezione e i suoi limiti.
Per esempio, ci fu un caso negli Stati Uniti di un piccolo aereo da turismo, di cui il pilota perse il
controllo (2 piloti e 4 passeggeri); questo si stava schiantando su un gruppo di case. Il pilota
miracolosamente riuscì a deviare all'ultimo minuto, schiantandosi su un prato (morirono tutti): in
questo modo però riuscì ad evitare una strage ancora più grande.
Ci furono poi testimoni della scena, che chiamati a testimoniare, alcuni raccontarono di aver visto i
passeggeri aggrappati al finestrino con un'espressione di terrore, mentre l'aereo scendeva in
picchiata.
Questo fu rilevante per le fasi dell'inchiesta per capire che cosa fosse andato storto in questa
procedura di atterraggio, finché non venne chiamato un esperto di percezione che mise in rilievo
come, considerata la distanza dei testimoni dal veivolo, la velocità con il quale procedeva, la durata
dell'evento, le condizioni di illuminazione considerata l'ora della giornata, l'angolo di osservazione
dei testimoni rispetto al veivolo, l'acuità visiva dei testimoni e le loro aspettative, fosse impossibile
che i testimoni avessero visto i volti e le espressioni dei passeggeri.
Queste testimonianze in realtà riflettevano le aspettative dei testimoni, piuttosto che quanto avevano
in realtà osservato.
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MEMORIA E TESTIMONIANZA

Prof. Rossi-Arnaud

15/02 – lezione 4 Innanzitutto per cominciare a fare chiarezza su quali sono i processi che devono essere studiati quando ci troviamo davanti ad una scena sulla quale poi dovremmo andare a testimoniare. Quali sono i processi cognitivi rilevanti?

  • attenzione
  • memoria
  • processi emotivi: modulazione da parte dell'emozione di questi processi emotivi, tanto che è usuale ricordarsi il colore della polo dell'uomo steso a terra e fare meno attenzione alle informazioni considerate periferiche. Le emozioni, dunque, dirigono il focus dell'attenzione verso qualcosa che è emotivamente saliente.
  • percezione: acutezza visiva Noi dobbiamo considerare tutto questo flusso di informazione che viaggia attraverso i nostri sensi, quale parte dell'informazione che arriva dall'esterno verrà catturata dai nostri processi attentivi, quale poi effettivamente verrà elaborata dai vari sistemi di memoria, come la memoria di lavoro, e quale rimarrà per essere in grado di rispondere a queste domande. Noi non elaboriamo in modo così conscio e con un'attenzione particolare, tutte le informazioni che ci circondano, ma facciamo una selezione dell'informazione. Il problema è come viene fatta questa selezione e cosa viene selezionato in condizioni, per esempio, di attivazione emotiva, di arousal, di confronto con una situazione inattesa e devo rapidamente decidere di agire e come farlo. Adesso iniziamo il nostro percorso nell'esplorazione della memoria. Ancor prima, però, di occuparci di memoria, dobbiamo spendere due parole, in quanto fattore determinante e limitante per ciò che andremo a fare, cioè la percezione e i suoi limiti. Per esempio, ci fu un caso negli Stati Uniti di un piccolo aereo da turismo, di cui il pilota perse il controllo (2 piloti e 4 passeggeri); questo si stava schiantando su un gruppo di case. Il pilota miracolosamente riuscì a deviare all'ultimo minuto, schiantandosi su un prato (morirono tutti): in questo modo però riuscì ad evitare una strage ancora più grande. Ci furono poi testimoni della scena, che chiamati a testimoniare, alcuni raccontarono di aver visto i passeggeri aggrappati al finestrino con un'espressione di terrore, mentre l'aereo scendeva in picchiata. Questo fu rilevante per le fasi dell'inchiesta per capire che cosa fosse andato storto in questa procedura di atterraggio, finché non venne chiamato un esperto di percezione che mise in rilievo come, considerata la distanza dei testimoni dal veivolo, la velocità con il quale procedeva, la durata dell'evento, le condizioni di illuminazione considerata l'ora della giornata, l'angolo di osservazione dei testimoni rispetto al veivolo, l'acuità visiva dei testimoni e le loro aspettative, fosse impossibile che i testimoni avessero visto i volti e le espressioni dei passeggeri. Queste testimonianze in realtà riflettevano le aspettative dei testimoni, piuttosto che quanto avevano in realtà osservato.

E' dunque molto importante:

  1. Fattori limitanti della percezione: distanza, velocità, durata evento, illuminazione, angolo di osservazione, acuità visiva del testimone, aspettative del testimone.
  2. Importanza aspettative delle persone che osservano. Siamo proprio nel concetto di bottom up e top down: elaborazione dal basso verso l'alto e poi dall'alto verso il basso, sistema che guida la nostra interpretazione della realtà che ci circonda. E' molto importante avere coscienza di quali possono essere i limiti legati alla percezione e ai fattori attentivi: per rendervene conto avevo selezionato un piccolo filmato "Monkey Business Illusion" (https://www.youtube.com/watch?v=IGQmdoK_ZfY): vi sono 2 squadre che si passano il pallone, 1 squadra con maglietta bianca e l'altra con maglietta nera; bisogna contare il numero di volte che i giocatori con la maglia bianca si passano la palla. Il numero corretto è 16. Ma nel video sono presenti altri elementi distraenti come il gorilla, la tenda che cambia colore, un giocatore con la maglia nera che va via, rimanendo solo in 2. Ma c'è sempre una percentuale (almeno metà dei partecipanti) di persone che non le vedono. Anche chi conosceva il filmato e sapeva che arrivava il gorilla, si perdeva qualcos’altro. Nela vostra vita quotidiana, dove avete incontrato la vostra incapacità di notare dei cambiamenti mentre siete focalizzati su qualcos’altro? In film e serie tv, con le controfigure. Nel cinema si fa uso di controfigure per scene particolarmente pericolose o per scene dove l'attore rende meno. Nel cinema ci sono mille modi in cui viene sfruttata questa cecità al cambiamento. Gli stessi autori di questo studio sul Monkey Business Illusion, Simons & Levin, hanno tutta una serie di filmati che mostrano come effettivamente quando noi siamo focalizzati su qualcosa, non ci rendiamo conto di molte cose che accadono intorno a noi. Per esempio in un altro studio su un campus universitario, qualcuno chiede informazioni, passano due con una porta, durante questo passaggio la persona che chiedeva le informazioni viene sostituita. L'interlocutore continua a fornire le informazioni come se nulla fosse cambiato. Questi due fenomeni, che sono molto relati, si chiamano "Change blindness" e "Inattentional blindness", ciò avviene quando difficilmente percepiamo i cambiamenti repentini. Esempio: In Grease in una scena di ballo cambia il colore dei calzini di John Travolta. Inattentional blindness: non notare oggetti nel nostro campo visivo perché siamo concentrati su altro. Ma perché, come visto prima, se vedo una vittima per terra, non presto attenzione a ciò che c'è scritto sulla lavagna. Change blindness: non vedere, in un film ad esempio, la controfigura che sostituisce l'attore. C'è un altro fattore che limita molto la nostra percezione ed è l’illusione ottica. Esempio: foto reale (nave cargo che fluttua nell'aria), presa da una persona che passeggiava nel 2021 sulle coste della Cornovaglia che assiste a questo fenomeno; ciò rimane impresso sulla fotografia (non siamo davanti a stranezze della persona in questione, è oggettivo). Questo è un fenomeno complicatissimo che è legato ad un gioco particolare di aria calda, luce che si rifrange in un certo modo: illusioni ottiche abbastanza frequenti. Anche gli avvistamenti di ufo potrebbero essere il frutto di alcuni giochi particolari di luci e movimenti. *vedere slide 13 "come funziona la memoria pt.I" * Dobbiamo tener conto che quello che rimane nella nostra memoria è già in primo luogo modulato, filtrato, limitato dai nostri processi percettivi. Quando sarete chiamati come esperti di memoria per verificare l'attendibilità di una testimonianza, partite sempre dalle condizioni percettive e dal fatto che esistono numerosissimi studi che mostrano come noi non esperti siamo pessimi nelle stime delle distanze, delle velocità.

Perché quando io devo recuperare alcune informazioni si prospettano alla mia coscienza in modo automatico, privo di sforzo; altre invece, hanno necessità di uno sforzo intenzionale per andare a recuperare il contenuto della memoria. Questa prima distinzione traccia un pò la strada per quelli che saranno poi i modelli successivi: post- bellico; post-comportamentismo; nascita del cognitivismo. Il primo riassunto globale dei dati sulla memoria alla fine degli '60, di quello che si è riuscito ad avere come osservazioni, dati sulla memoria dalla fine degli anni '50 alla fine degli anni '60: il modello di Atkinson & Shiffrin (1968), anche detto modello di plurimemoria, modello modale. Si chiama modello modale in quanto rappresenta un riassunto di tutti i modelli che da Broadbent in poi vengono proposti per spiegare il funzionamento della memoria. Il modello di Atkinson e Shiffrin è caratterizzato dall'influenza del parallelo con lo Human Information Processing: vi è un'informazione in entrata, all'interno dell'elaboratore, processore, elaborata in modo seriale, deve essere cioè conclusa la fase precedente perché possa avere inizio la fase successiva; solo recentemente si è recuperata l'idea dell'elaborazione in parallelo. Spiegazione modello L'input sensoriale attiva la memoria sensoriale, ma solo l'informazione a cui si presta attenzione passa nella memoria a breve termine, il resto decade. Nella memoria a breve termine attraverso la ripetizione di mantenimento dell'informazione è possibile il suo passaggio nella memoria a lungo termine, nella quale può rimanere per mesi o anni. *vedere slide 19 "come funziona la memoria pt.I" * Questo modello traccia la via per quello che deve venire dopo, ad esempio per il modello della memoria di lavoro. Se non ci fosse stato quello riassunto utile dei dati, probabilmente non si sarebbe proceduto.

Memoria sensoriale

Esempio: noi siamo in grado di vedere, percepire i fulmini proprio grazie alla memoria sensoriale visiva, che si chiama iconica (quella ecoica è la memoria uditiva). Vi sono degli stimoli visivi così rapidi, che se non avessimo la memoria sensoriale che permette la persistenza dell'immagine, non avremmo neanche la capacità di percepirli. L'esistenza della memoria iconica fu dimostrata da Sperling (1960): la matrice veniva presentata rapidamente alla persona, poi gli veniva chiesto di ricordare quante più lettere possibili; nel secondo esperimento invece veniva associato un suono ad ogni riga di lettere e bisognava ricordare le lettere nella riga corretta.

Gli esperimenti di Sperling mostrano che, grazie alla tecnica del resoconto parziale, c'è una permanenza, seppur poco duratura, di una grande quantità di informazione visiva che poi rapidamente decade e viene persa e che se non viene catturata dai processi attentivi non abbiamo poi più la capacità di recuperarla. La memoria sensoriale esiste in realtà per ogni modalità sensoriale che noi possediamo; non ha le stesse caratteristiche per tutte le modalità sensoriali, per esempio la memoria ecoica è molto più duratura (5-20 sec.). Comunque questo registro sensoriale è caratterizzato da un'ampissima capacità (intesa come numero di elementi che può contenere), ma brevissima durata. Che cosa succede una volta catturata l'informazione da questi processi attentivi? Questa passa in memoria a breve termine, che è di fatto la base della nostra attività mentale cosciente; è una componente estremamente importante della vita quotidiana. L'informazione, una volta arrivata alla memoria a breve termine, può passare a quella a lungo termine, attraverso la reiterazione, oppure venir persa, se non riesco ad operare questo trasferimento in un tempo abbastanza breve. Caratteristiche del magazzino di memoria a breve termine, secondo il modello di Atkinson e Shiffrin:

  • durata: breve nel range dei millisecondi
  • capacità: quantità delle informazioni che si possono mantenere (circa 7±2 item, proposto da Miller) Poi vedremo che questo range di Miller andrà bene, ma se uno fa del raggruppamento dell'organizzazione dell'informazione, allora sono 7±2 chunks, si moltiplica dunque il numero degli elementi. Per cui potete, se sapete che 39 è il codice telefonico per l'Italia, che 06 è per Roma, che il prefisso di Torino è 011 e aggiungete il numero di telefono della nonna avete, grazie a tale organizzazione, mantenuto molto più di 7±2. Questo è un po' il problema eterno nella misurazione di questa capacità, che si misura attraverso lo span di memoria. E' difficile pulire questa misura dal contributo della memoria a lungo termine, dal contributo dell'organizzazione dell'informazione (del chunking). Cowan nel 2001 propone che lo span sia molto più basso, tra i 3 e i 5 elementi, se uno lo priva di tutti questi contribuiti di cui abbiamo parlato (grazie al compito di running memory task).

Memoria a Breve Termine

Sono stati elaborati molti modi per cercare di capire quale fosse realmente la capacità della memoria a breve termine; e per chi si occupa di testimonianza è fondamentale riuscire a capire qual è il primo imbuto, ovvero la cattura dei processi attentivi di tutto quello che sta nel nostro registro sensoriale, che va a determinare una riduzione della quantità di informazioni che entrano, ed il successivo collo di bottiglia, ovvero la capacità della memoria a breve termine, cioè quanti elementi. E' talmente fondamentale capire quanti sono che dal '59 con Peterson & Peterson al 2001 con Cowan, ci sono stati moltissime proposte, test per comprenderlo.

La curva di posizione seriale: In un range di stimoli esposti al soggetto, sarà più facile ricordare il primo e l'ultimo, per via dell'effetto primacy e recency. Esperimento: fornisco delle liste di parole (20-30 parole) che vengono presentate per 30 sec su uno schermo e chiedo al partecipante di rievocarle nel maggior numero possibile, non importa l'ordine. Tipicamente, se vado a vedere le parole rievocate in funzione di dove si trovavano nella lista, noto che le parole presentate nelle prime posizioni sono ricordate abbastanza bene e che quelle presentate per ultime sono le meglio ricordate, in quanto più fresche nella nostra mente. Le parole presentate per prima, per l'effetto priorità, sono ben ricordate in quanto sono quelle che sono arrivate per prime, ce n'erano poche da ricordare ed ho avuto il tempo di reiterarle, trasferirle in memoria a lungo termine. Poi siccome questa lista di parole da ripetere andava ampliandosi, il trasferimento in memoria a lungo termine diventò più difficile, tanto da ricordarne pochissime se non nessuna. Invece le ultime presentate, in quanto fresche nella mia mente, sono ancora presenti nella memoria a breve termine e danno dunque luogo all'effetto recenza. Il ricordo delle parole dipende anche dal tipo di parola presentata, dalla conoscenza che ho di questa: proporre questo esperimento agli studenti di odontoiatria, con la parola "anestesia" posta in mezzo alla lista, comporta la ripetizione oltre che delle parole poste all'inizio e alla fine della lista anche di "anestesia", facilmente ricordata perché ben conosciuta dagli odontoiatri. Bisogna anche stare attenti a come sono costruite le liste, perché le parole devono rispettare alcuni parametri, devono essere:

  • non relate
  • tutte di lunghezza uguale
  • tutte ugualmente immaginabili
  • concrete Oggi si sa che tutto ciò è una spiegazione molto semplice rispetto alla realtà oggettiva, perché sappiamo che in realtà l'effetto recenza è stato dimostrato anche a lungo termine: se io chiedo, a chi segue il calcio, chi ha allenato il Torino negli ultimi 10 anni, è più facile che chiedere loro chi lo ha allenato nel 1995. C'è un effetto recenza anche per informazioni che abbiamo nella nostra memoria a lungo termine. Se ripropongo lo stesso esercizio a distanza di tempo che succede? L'esercizio viene proposto in 3 condizioni diverse, una delle quali è subito dopo l'ultima parola e viene chiesto di contare all'indietro per 3 partendo da 99 per 30 sec. In questo caso ho meno effetto recenza; con il compito distraente si interferisce con l'effetto recenza. Dunque introduco un intervallo e un compito distraente tra l'ultima parola e la rievocazione. Oppure l'altra condizione è: presento ogni singola parola non per 3 sec. ma per 9 sec. In questo caso è più facile memorizzarla.

17/02 – lezione 5

Working Memory (memoria di lavoro)

Il modello più di successo nello studio della memoria, del 1974, è il modello del working memory. Ad oggi il concetto di working memory va ben oltre a quello proposto da Baddeley (1974), però comunque rimane un modello importante. Come ci avviciniamo a questo concetto? L’avevamo iniziato vedendo il modello classico del modello modale di Atkinson e Shiffrin, un lavoro che inizia negli anni 50, questo modello deriva dal termine moda e riassume le idee che erano venute fuori in quegli anni. Siamo arrivati a parlare dei due grandi sistemi del magazzino della MBT e magazzino della MLT. L’idea della distinzione della MLT e MBT, che ha dato a luogo ad un lungo dibattito, noi lo diamo come un concetto acclarato, sono sistemi che differiscono per durata e mantenimento dell’info, per capacità (numero di elementi che contengono) e per codici (tipo di codifica), però, in verità, in quei anni (fine anni 60) vi era un ampio dibattito sulla necessità di proporre due sistemi separati e vedremo che, alcuni modelli, anche modelli di working memory, non propongono questa distinzione tra MBT e MLT. Abbiamo visto che alcuni dati sperimentali venivano proposti come dati a sostegno e a favore dell’idea che ci fosse una separazione tra il nostro sistema a MBT e sistema di MLT tanto che abbiamo parlato dell’interpretazione di questi due effetti molto ben conosciuti che sono l’effetto priorità ed effetto recenza. I risultati degli esperimenti della curva di posizione seriali interpretati come la dimostrazione di una differenza di una dicotomia tra due sistemi il sistema di MLT e di MLT perché manipolando diversi fattori potevo influenzare in modo specifico o una parte della curva, cioè, l’effetto priorità oppure l’altra parte della curva cioè l’effetto recenza. L’idea di doppia dissociazione, il fatto che posso interferire in modo selettivo con uno e non con l’altro e viceversa, da l’idea che sembrano essere due sistemi indipendenti, due sistemi separati. Ricordate bene questi termini doppia dissociazione: riesco a influenzare in modo specifico una parte e non l’altra e viceversa e ricordate anche l’idea di dicotomia. C’erano all’epoca anche i dati che venivano dalla neuropsicologia che sostenevano questa idea di una MBT diversa ad una MLT, cioè, due sistemi che interagiscono ma che sono indipendenti, separati. Questi dati neuropsicologici provengono dallo studio di pz amnesici in cui di solito, in seguito ad una lesione causata da varie ragioni, come un’ischemia, un incidente cardiovascolare, un ictus, una lesione o una compromissione legata ad una formazione tumorale, possono mostrare un quadro sintomatologico caratteristico dell’amnesia. Nella maggior parte dei casi il quadro sintomatologico è una incapacità di conservare le informazioni a LT; per cui se proponete la prova di span, che abbiamo visto prima, magari sono anche in grado di raggiungere un tipo di span abbastanza normale, però non sono in grado di mantenere e di consolidare questa info a lungo termine, dunque, il quadro della maggior parte dei pz amnesici presenta una quadro di questo tipo: ad una analisi clinica in cui sono sottoposti in una batteria di test vedrete i test di MBT che restituiscono hanno una prestazione quasi normale e invece i test di MLT mostrano una situazione gravemente compromessa. Sempre con l’idea della doppia dissociazione è bello poter mostrare la situazione speculare, poter interferire in modo specifico con una parte ma non con l’altra e viceversa. Nei casi di paz amnesici la situazione viceversa è stata vista ed esiste. Ci sono dei casi rari in cui paz amnesici che mostrano il quadro speculare rispetto a quello precedente mostrano una compromissione della MBT con, per

unitario allora chiedere anche il compito di span produrrà una caduta pazzesca o nel compito di ragionamento o nel compito di span o in entrambe. Spiega meglio la procedura di somministrazione: propongo la sequenza di numeri (span), dico di mantenerla perché poi gli verrà chiesta in seguito, intanto presento visivamente sullo schermo la tabella e i partecipanti devono dire se è vero o falso. Dopo di che chiedo i numeri che ho presentato, con due è semplice, se sono >6 mentre eseguite questo compito è più complesso. B e H si aspettavano che al crescere della lunghezza della sequenza, alla quantità di numeri che i partecipanti devono tenere a mente durante il compito, si aspettavano una crescita del numero di errori. Misurano così il tempo di ragionamento e il numero di errori, variabile dipendente sono il tempo di ragionamento e il numero di errori. I risultati: In ascisse la lunghezza della sequenza di numeri proposta, sull’ordinata di sx c’è il tempo di ragionamento, la scala del tempo di ragionamento in secondi e sull’ordinata di dx il numero di errori. La curva rossa descrive il tempo di ragionamento la curva verde descrive la percentuale di errore. I risultati: all’aumentare della lunghezza dello span (della seq) aumenta il tempo di ragionamento impiegato per dare la risposta, mentre, la percentuale di errore rimane più o meno invariata. Risultato alquanto sorprendente, non per l’aumento del ragionamento, due cose insieme da processare ci metto più tempo, ma ci si sarebbe aspettati una curva verde di forma simile, che andasse a salire in una compromissione della prestazione all’aumentare del carico nei termini di span e di lunghezza della sequenza. (persa connessione) Impressionante è il numero di errori, con un 35% di tempo in più si rimane su un 5% di percentuale di errore con un carico molto elevato mentre stanno eseguendo compiti di ragionamento. Da qui viene l’idea che forse quello che spiega della MBT compromesse ma MLT tutto sommato abbastanza funzionante, il fatto che riusciamo a fare due compiti abbastanza gravosi contemporaneamente con giusto un leggero aumento del tempo necessario. Questo va a suggerire che dobbiamo forse abbandonare questo concetto di una memoria di magazzino di MBT come concetto unitario, non è quel monoblocco che abbiamo visto fino adesso. Abbandono graduale del concetto di una MBT unitaria: Baddeley e Hitch (1974) formulano modello della memoria di lavoro (ML): contiene e manipola info, partecipando a compiti cognitivi essenziali (apprendimento, ragionamento, comprensione) Viene dunque gradualmente abbandonato il concetto di monoblocco della MBT e proposto il concetto di memoria di lavoro, viene proposto che noi abbiamo questo ambiente, questo substrato, che ci permette di contenere, mantenere a BT le info ma non solo, è quel sistema che ci permette mentre manteniamo l’info di manipolarle, di eseguire una serie di compiti cognitivi (come quello di ragionamento, comprensione del testo). Il concetto della memoria di lavoro è proprio un substrato, un sistema, che permette tutti i compiti cognitivi che noi portiamo a termine. La differenza tra un concetto di MBT che è un concetto un po’ passivo, presento uno span e in modo passivo lo ricordo e dico, già solo con lo span inverso in cui a una sequenza di num la devo mantenere ma poi la devo anche invertire per poterla dire allo sperimentatore o clinico in ordine inverso, eccolo il concetto di ML, un sistema che mi permette di mantenere la sequenza che mi ha dato il neuropsicologo per es, e che mi permette di mantenerla rovesciarla e dirla in ordine inverso che è quello e il neuro si aspetta.

Esecutivo centrale à sistema di attenzione che esegue la maggior parte di attività mentale cosciente; coordina attività delle altre componenti. Ciclo fonologico à materiale verbale e uditivo. Taccuino visuo-spaziale à info visive e spaziali. Il buffer episodico à aggiunto nel 2000, è dove le info multimodali provenienti da diverse parti della ML dono combinate o legate insieme. Questo è il sistema classico. Conteneva elementi: componente principale, il sistema attenzionale, sistema dell’attenzione responsabile della nostra attività mentale cosciente e poi conteneva due componenti che, un tempo venivano chiamati “sistemi schiavi”, coadiuvano, aiutano esecutivo centrale: il ciclo fonologico (deputato esclusivamente all’info di tipo verbale ed uditiva) e il taccuino visuo-spaziale o memoria di lavoro visuospaziale (sistema deputato al mantenimento e all’elaborazione di info visiva e spaziale). Successivamente, nel 2000 Baddeley aggiunge una quarta componente: il buffer episodico (proposta perché dal 74 al 00 il modello ha avuto molto successo, fatta molta ricerca su di questo e sono cominciati ad emergere pian piano alcuni dati che difficilmente potevano essere spiegati da questo sistema con soli tre componenti. Versione aggiornata del modello della memoria di lavoro (Baddeley 2012), comprende l’esecutivo centrale il taccuino visuo-spaziali, il ciclo fonologico e il buffer episodico che fa da ponte tra le due sub-componenti specializzate e l’esecutivo centrale. Caratteristiche

  • L’esecutivo centrale: componente centrale, sistema di fatto di attenzione ha una capacità limitata, rimane in accordo con quanto detto prima sulla MBT; è responsabile della nostra attività mentale cosciente. Ha funzione di immagazzinare ed elaborare le info. Inoltre, coordina le attività dei due subsistemi: il ciclo fonologico e il taccuino visuo-spaziale.
  • Il ciclo fonologico: registro specializzato, contiene info verbali con il codice fonologico, basato sul suono e ne permette la ripetizione.
  • Taccuino visuo-spaziale: contiene info visive e spaziali; spazio all’interno del quale possono essere mantenute e manipolate le immagini visive.
  • Buffer episodico: permette di integrare diverse info e archiviare brevemente le info della MLT e altre componenti della ML. Possiamo archiviare e integrare tra vari aspetti, riesce a tenere insieme i diversi colori di un’immagine e le riesce a mantenere questi elementi

nostra difficoltà perché nel registro fonologico ci sarà quello che voi state faticosamente studiando ma comunque fa ingresso il materiale uditivo, sia la voce che la musica. Per cui è una parte delle nostre risorse che se ne vanno. Aiuta a spiegare l’effetto della similarità fonologica: a breve termine è più difficile rievocare immediatamente parole fonologicamente simili rispetto a quelle dissimili anche se hanno significato simile (più semplice ricordare grande, immenso, enorme piuttosto che cane, pane ecc.) → a breve termine, sul materiale verbale, lavoriamo in base al codice fonologico. Paradigma del doppio compito: effetto di soppressione articolatoria: eseguire un compito (compito standard di span) mentre si ripete una parola irrilevante (the, the …). Il processo di controllo articolatorio non può essere usato per mantenere il materiale inviato al magazzino fonologico. Si ripete una parola irrilevante e si vede che a questo punto non può essere usato il processo di controllo e dunque c’è un effetto un deterioramento della prestazione. Funzione del ciclo fonologico Nella nostra vita serve tantissimo e lo usiamo tantissimo anche senza rendercene conto.

  • Apprendimento del lessico (L1) in età evolutiva: l’abbiamo usato molto quando abbiamo appreso e abbiamo imparato a parlare;
  • Apprendimento L2 in età adulta: lo usiamo quando impariamo una lingua straniera;
  • Apprendimento della lettura, quando abbiamo imparato al leggere;
  • Facilità di comprensione del linguaggio parlato (e scritto quando complesso): quando leggiamo un testo molto complicato, con frasi lunghe articolate e complesse, noi non lo sappiamo ma utilizziamo il ciclo fonologico.

Il taccuino visuo-spaziale

Vi chiedo di indicarmi il percorso pedonale più breve per andare a piedi dalla Facoltà a Piazza Venezia. Cerco di rappresentarmi, in modo attivo: grazie alla memoria di lavoro, posso immaginarlo, crearlo e dirlo attuando così un’elaborazione attiva; ed è diverso dal guardare Google Maps, e poi ripensare al percorso indicato in quanto la vista è un mantenimento passivo, ci basta la memoria a breve termine. Contiene informazioni visive e spaziali. Facilita i compiti che richiedono di mantenere in memoria o di manipolare immagini mentali. Ed è proprio a questo che ci serve il taccuino visuo-spaziale: serve non solo a mantenere e contenere le info visive spaziali ma serve anche a manipolarle. Per cui dobbiamo decidere se questi sono gli stessi oggetti, come facciamo? – mentalmente ne ruoto uno? E i secondi due? – li specchio. I giocatori di scacchi visualizzano mentalmente la scacchiera e hanno una serie di mosse che visualizzano mentalmente per esempio. Quando trovate un parcheggio, mentalmente ci chiediamo se ci possiamo stare, confrontando l’immagine mentale della macchina con l’immagine mentale del parcheggio per decidere mentalmente se è fattibile o no. Ed utilizziamo proprio questo sistema, il taccuino visuo-spaziale. Non sapevamo di averlo eppure lo usiamo un sacco tutti giorni. Anche questi esperimenti classici di rotazione mentale, di Shepard e Metzler (1971), in realtà si basano sull’uso del taccuino visuo-spaziale, è quello il sistema che utilizziamo.

Anche negli studi di Kosslyn: in cui si fa vedere un’immagine di questo tipo e poi si pongono delle domande: se pongo una domanda sulla prua e immediatamente dopo una domanda sulla poppa ad es l’elica si vede che il soggetto ci mette tanto tempo a rispondere rispetto a se le domande vertono su oggetto che sono vicini. Questa idea in cui io viaggio mentalmente, ho una immagine mentale e mi sposto mentalmente su di essa. Si pongono due domande su ciò che il partecipante aveva osservato; se una domanda relativa alla prua viene seguita da una domanda su parte del battello lontana dalla prua → la risposta rende più tempo rispetto a domanda su parte più vicina. Il test del manichino (Farmer et al. 1986) Il compito del partecipante è decidere il più rapidamente possibile se il target che compare (il cerchio bianco o nero) il manichino lo tiene nella mano dx o sx per cui devo pigiare il tasto d se nella mano dx e s se nella mano dx. Nella prima immagine è molto facile rispondere che è nella mano destra, ma se è speculare, o speculare a testa in giù è ancora più difficile. Il sistema che utilizziamo per fare questo compito è il nostro taccuino visuo-spaziale. Abbiamo misurato lo span verbale (la capacità del sistema per le informazioni verbali). Come si misura lo span spaziale (la capacità del sistema per le informazioni visuo-spaziali)? Esistono dei test per misurare lo span spaziale, una della attività che propone in lab è il test di Corsi fig a: Normalmente in clinica si usa nel modo seguente: immaginiamo che voi siete seduti qua (lato in alto della prima immagine) e il paz di fronte (lato in baso della prima immagine) voi toccate una sequenza di cubi di cui ovviamente è determinata dal num che è posto sul n del cubo (che vediamo solo noi) come nello span abbiamo delle sequenze predefinite che proponiamo e il paziente deve rifare la sequenza o esattamente come l’abbiamo fatto noi per lo span diretto o in ordine inverso per lo span inverso. Questo è un modo per misurare la capacità: quanti elementi riusciamo a mantenere nella memoria visuo-spaziale.

Questo esecutivo centrale che è la componente principale. Dunque, cosa sappiamo di questa componente principale? Abbiamo parlato fino ad ora dei subsistemi ma non al pezzo principale del nostro modello.

L’esecutivo centrale

È il pezzo principale e per molto tempo il meno studiato e forse il modo migliore per capire il suo funzionamento, è un po’ quello che ha fatto Baddeley, interpretandolo utilizzando il modello del controllo attentivo delle attività che era stato proposto da Norman e Shallice (1986). Questi due autori dicono che le nostre azioni sono controllate attraverso due sistemi:

  • Mediante schemi: sistema di schemi incorporati, cose che facciamo regolarmente che ormai sono automatizzati;
  • Mediante il sistema attenzionale supervisore (SAS): per darvi un’idea quando avete iniziato a guidare era tutto sotto la direzione di questo, il controllo delle vostre azioni era tutto sotto il sistema attenzionale supervisore: decidere il passaggio delle marce richiede molta attenzione ed elaborazione, una volta che si guida da anni le azioni sono sotto il controllo degli schemi, senza porre particolare attenzione. Mediante gli schemi nel caso di abilità consolidate: una volta iniziata l’attività, lo schema permette che venga eseguita una sequenza di azioni in modo assolutamente automatico. Quando le abilità sono consolidate l’azione è controllata, lasciamo il sistema dell’effettore degli schemi e la sequenza delle azioni procede in modo automatico. Immaginiamo invece che nel mio percorso in auto trovi una strada sbarrata, interrompo lo schema e devo riprogrammare il percorso, devo trovare e ragionare che strade posso percorrere. Mediante SAS quando è necessario un controllo attenzionale supplementare (volontà). Il SAS interviene nella pianificazione, soluzione di un problema, presa di decisione. Il nostro esecutivo centrale contiene due sistemi uno: quello che pianifica ed elabora una soluzione di un problema e prende una decisione e poi un sistema che semplicemente è un’unita di controllo degli schemi, quello che succede quando abbiamo un lapsus mentale è che non avevo attivo il sistema attenzionale, il supervisore effettivo, e non interverrà mai se è una cosa automatica. Questo è il problema che accade nei casi in cui il genitore si dimentica il figlio in macchina. È molto importante capire come funziona questo sistema perché effettivamente ci possono essere dei momenti in cui se non interviene il sistema attenzionale supervisore accade il dramma. Il controllo dell’attenzione: dati a favore del SAS. Norman signore che ha passato la vita a osservare i lapsus mentali nella vita quotidiana: quando il SAS dopo aver approntato un determinato programma viene distratto à ciò impedisce che il programma venga eseguito fino in fondo, es. quando ci alziamo per andare a prendere una cosa in cucina e quando ci arriviamo non ricordiamo cosa siamo andati a fare. Ci sono molti dati a sostegno del SAS, oltre a questi ci sono i dati neuropsicologici pazienti con lesioni ai lobi frontali illustrano funzionamento “selezione competitiva” quando il SAS è leso. Due sintomi: Perseverazione: ripetizione coatta dell’azione anche quando diventa inutile; se date il compito d tagliare un nastro una volta iniziata l’azione, per un paz con una lesione del lobo frontale, una volta messo in moto il database e messo in moto lo schema è molto difficile arrivare ad interrompere in

quanto c’è un malfunzionamento attenzionale supervisore, minor capacità inibitorie: legate alle varie funzioni esecutive. Distraibilità: eseguono azioni non rilevanti per il compito; voi state testando il paz e se avete lasciato una penna a portata di mano è difficile che il paz non la prenda e inizi a scribacchiare ecc. L’alterazione del funzionamento del SAS porta ad una perdita delle capacità di interrompere e cambiare ciò che stanno facendo. Funzioni dell’esecutivo centrale:

  • Focalizzazione attentiva
  • Dividere l’attenzione tra 2 o più compiti
  • Pianificazione
  • Presa di decisione
  • Manipolazione di informazione nuova (tutte le funzioni descritte in precedenza per il SAS) Arriviamo a come si riassumono le funzioni classiche attribuite all’esecutivo centrale: tutto questo viene riassunto da Miyake et al. (2000) dove le funzioni dell’esecutivo possono essere misurate secondo la capacità:
  • Cambiamento (shifting) tra compiti es. disattivando obiettivo attuale e attivando quello nuovo.
  • Aggiornamento (updating) e monitoraggio delle rappresentazioni della memoria di lavoro (necessarie per raggiungere un obiettivo).
  • Inibizione di risposte dominanti (per non essere distratti dall’obiettivo e dal suo raggiungimento).

capacità, cioè il numero di elementi, sia per quanto riguarda la durata della ritenzione, sia per quanto riguarda il tipo di codice che viene utilizzato (abbiamo parlato di codice fonologico) e, per quanto riguarda la memoria di lavoro, abbiamo forse appena accennato alcuni autori e come hanno proposto che, ad esempio, l’informazione verbale ha un codice più semantico per la MLT. Ebbene bisogna conoscere e sapere che esistono altre proposte che non si basano su questa dicotomia, su questa distinzione così marcata tra quest’aspetto di MBT e MLT. Perché in effetti ci sono almeno due filoni di ricerca, guidati anche qui da due importanti studiosi che sono Nelson Cowan e Randall W. Engle, (filone nordamericano), Baddeley invece più filone Gran Bretagna. Il filone nordamericano propone una struttura organizzativa diversa nella quale la memoria di lavoro viene vista più come una parte della MLT, ma corrisponde a quella parte che in quel momento è attivata, sulla quale in quel momento c’è il fuoco dell’attenzione. IL MODELLO DI COWAN (1988) Loro vedono come tutte le nostre conoscenze contenute nella MLT, nel bagaglio di tutte le nostre conoscenze, quelle linguistiche, ecc. Lo vedremo quando parleremo di memoria episodica, semantica, ecc. La memoria di lavoro, però, sarebbe per Nelson Cowan NON un sistema distinto, indipendente, con dei codici diversi, con un funzionamento diverso, bensì corrisponderebbe a quella parte di tutte le informazioni contenute nella MLT, sulle quali in quel momento stiamo lavorando, che in quel momento sono attivate perché focalizziamo i nostri processi attentivi su quella parte. Il modello più recente di Nelson Cowan del 2010 , resta abbastanza simile a quello del 1988. Sul libro potremo trovare anche il modello di Randall Engle, ma vi basta sapere che esistono queste altre due forme di strutture organizzative che sono state proposte. E’ inutile andare ad addentrarci nelle particolarità in ognuno di questi modelli. Quando vengono organizzati i simposi sulla Working Memory, nei congressi internazionali sulla WM, partecipano sia Cowan che Alan Baddeley, dove avvengono scambi, condivisioni, si lavora insieme e si cerca di capire quali sono le similarità ed i punti comuni tra le predizioni di ciascun modello, per cercare di riuscire a capire quanto siano realmente distinti o quanto, almeno per alcuni aspetti, permettano di formulare le stesse predizioni. Tutto questo ci pone diversi interrogativi, perché se la memoria di lavoro è di fatto la base della nostra attività mentale e cosciente, se di fatto è una parte importante della nostra elaborazione mentale dell’informazione che ci arriva dal mondo esterno, allora è evidente che le caratteristiche e la funzionalità della memoria di lavoro hanno potenzialmente delle ripercussioni importanti sulla testimonianza. Alcuni quesiti che possono esser posti abbastanza spontaneamente sono “se c’è una variabilità nella

funzionalità della memoria di lavoro, non siamo tutti uguali, che ripercussioni ci possono essere su cosa e quanto un testimone ricorderà di un evento al quale ha assistito o nel quale è stato coinvolto?”, “ci deve essere una relazione tra una particolare funzionalità del ciclo fonologico e la capacità a ricordare un dialogo, o no?”, “ci deve essere una relazione tra una elevata funzionalità del taccuino visuospaziale e la quantità e la qualità di informazioni visuospaziali che una persona è in grado di ricordare, o no? Ovviamente è molto più complesso di così, perché tutto questo è modulato dai processi attentivi (ricordiamo attention-blindness, cecità al cambiamento) e da quanta attenzione faccio se io stavo svolgendo un altro compito e non dedico abbastanza attenzione alla macchina che si lancia sull’incrocio quando il semaforo era rosso, perché nel frattempo io ero al cellulare cercando di chiamare a casa per avvertire del mio ritardo. Per cui è ovvio che tutto ciò sia modulato da tanti altri fattori, però ci si aspetta che si possa trovare una relazione tra la funzionalità tra la memoria di lavoro e la completezza e l’accuratezza dell’informazione che fornisce un testimone. Se una persona ha una capacità di memoria di lavoro che è particolarmente limitata, allora non dovrebbe essere in grado di memorizzare una grande quantità di informazioni non così dettagliate e dunque, questo dal punto di vista dell’attendibilità del testimone, minore è la quantità di informazioni sulla quale sono in grado di lavorare, potenzialmente minore sarà la quantità di informazioni che sono in grado di consolidare. Bisogna tener sempre conto che ci sono tantissimi altri fattori che possono modulare questa relazione. In una ricerca svolta da noi, per poi passare a ricerche estere più complesse, ci siamo posti la domanda “ma la capacità di testimoniare in età evolutiva, possiede una relazione con l’accuratezza e la completezza delle informazioni fornite, la capacità di resistere a domande suggestive in una potenziale intervista da parte di qualcuno che conduce delle indagini”, “c’è una relazione tra questo e alcune funzionalità della memoria di lavoro e del controllo inibitorio?” (Angelini, Rossi-Arnaud, 2017). Come ricordiamo abbiamo detto che una delle funzioni dell’Esecutivo Centrale è quello di inibire l’informazione, il ragionamento della nostra ricerca dunque è stato “quando mi si presenta una domanda suggestiva, come ad esempio a che velocità procedeva il veicolo rosso quando ha imboccato la strada, il veicolo per quanto ne sappiamo, non era effettivamente rosso, dato plausibile ma non vero. Ciò cosa significa? Devo inibire quest’informazione, devo riuscire ad inibirla per non tenerne conto nelle mie risposte, e dunque deve esserci una relazione tra queste capacità. Abbiamo proposto ad allievi delle elementari e delle medie, dunque nel range di età individuata da Gathercole, di vedere dieci minuti di un film molto vecchio così da cercare di evitare che qualcuno lo avesse già visto. (“Quel pomeriggio di un giorno da cani”, 1975). E’ stato scelto perché già stato usato in ricerche precedenti sia con adulti (Memon, Wark et al. 1997) in Inghilterra sia con bambini in età evolutiva (Mastroberardino, et al. 2012) qui in Italia. La procedura era molto semplice e consisteva nella somministrazione del video, di una seguente rievocazione libera (prima cosa che va sempre chiesta, un free recall) che nei bambini può essere molto breve, anche nel caso in cui venisse richiesto di dire il maggior numero di dettagli, in quanto in età precoce la rievocazione libera tende ad essere molto limitata. Dopodiché venivano proposte una serie di domande precostituite, un elenco, una lista di domande che erano state prese in parte dalla letteratura, in parte costruito per l’occasione, in modo da avere domande abbastanza equilibrate, per varie tipologie di informazioni: in particolare si volevano vedere se ricordassero di più le azioni, i luoghi, le persone, quale tipo di dettaglio venisse ricordato maggiormente. Venivano poi divisi in dettagli uditivi ( domande) e dettagli visivi (8 domande), sempre tenendo a mente l’idea della memoria di lavoro, in cui abbiamo due magazzini specializzati che coadiuvano l’esecutivo centrale (uno per l’informazione uditiva verbale ed una per l’informazione visuospaziale). La terza tipologia di domande, di tipo suggestivo, utilizzando quelle già usate da Memon (2010) introducendo dei dettagli che sarebbero stati plausibili, ma non presenti nel filmato, per analizzare proprio questa capacità di resistere alla suggestione, di resistere a quest’informazione che noi stavamo aggiungendo. Abbiamo poi, per indagare le capacità inibitorie, utilizzato due test: