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sintesi metodo giovanni meneghello
Tipologia: Appunti
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Meneghello scopre e intuisce la validità di un metodo di apprendimento della letto-scrittura, che ha come riferimento l’analisi psicologica delle capacità di apprendimento del bambino, in modo che l’apprendimento sia rispondente all’organizzazione propria del cervello. Il metodo capovolge quelli precedenti: attraverso la corrispondenza fono-grafica compiuta per sillabe globali. Vengono esaltate le leggi e i ritmi di natura contro ogni accelerazione e costume acritico. A fronte di un’organizzazione scolastica che tratta dei contenuti tralasciando il piacere di conoscere, le emozioni, è emerso che i contesti che determinano situazioni di benessere hanno prodotto risultati positivi. Le esperienze “trascinano” i contenuti. Non esistono apprendimenti facili, difficili o difficilissimi, poiché le difficoltà non sono nei contenuti ma nelle modalità con cui questi vengono affrontati, che per essere facilitati devono coinvolgere l’emozione di conoscere. Le pratiche di Meneghello fanno parte di quelle “buone pratiche”, caratteristiche operative rigorose utili per bambini con bisogni speciali, per evitare “conseguenze negative”. Secondo M. c’è un’errata considerazione dell’acquisizione del linguaggio parlato rispetto a quello alfabetico: quella del linguaggio parlato avviene naturalmente e spontaneamente nel bambino e si sviluppa più in ambito famigliare, mentre quella del linguaggio alfabetico suscita difficoltà e viene lasciata alla scuola non prima dei sei anni, viene imparata (non appresa) attraverso metodologie passive. Questo perché intorno al leggere e scrivere si sono costruiti dei pregiudizi(è difficile, non bisogna iniziare prima dei sei anni) e quindi ci sono inappropriate modalità di insegnamento. L’ INTERROGATIVO DI FONDO è: perché a parlare il bambino impara facilmente spinto dal desiderio di comunicare e a leggere e scrivere no? Non si può inserire il linguaggio alfabetico in contemporanea a quello parlato, è realmente troppo difficile per un bambino? Non può essere un gioco per lui? Secondo M. invece è importante e utile anticipare l’apprendimento alfabetico (leggere e scrivere) e far sì che avvenga in contemporanea a quello del parlato poiché è una situazione ottimale e naturale. Più è tempestivo l’apprendimento più può usufruire della plasticità corticale del bambino e perché si impara il linguaggio alfabetico in sinergia con quello parlato producendo un’ottima competenza di letto- scrittura. In questo apprendimento la famiglia non è l’unico agente, ma è di fondamentale importanza.
Cuomo: la scuola proporre condizioni favorevoli all’apprendimento e per questo eliminare alcune pregiudizievoli condizioni:
diverse Intelligenze e competenze: ETEROCRONIA: diversi ritmi di sviluppo psico-biologico.
perde l’orizzonte di senso : la realtà è complessa e articolata: la complessità è facilitante l’apprendimento, non lo ostacola (facile non significa semplice). Soprattutto perché ogni bambino apprende attraverso percorsi diversi e quindi bisogna integrare diversi linguaggi e codici: ORGANIZZAZIONE COMPLESSA DEI CONTENUTI. Mantenere la complessità significa rispettare i bambini e le loro originali risorse. Insegnare a leggere e scrivere “per letterine” e suddividendo le abilità che occorrono per compiere queste azioni porta il bambino a perdere di vista il senso, il perché apprendere a leggere e scrivere e il significato della parola; non deve essere IMPARAMENTO ma APPRENDIMENTO!! se si adotta una prospettiva globale e ologrammatica, saranno molteplici le possibilità di accesso del bambino al leggere e allo scrivere; altrimenti è come insegnare a giocare a scacchi insegnando le mosse separatamente senza spiegare le regole del gioco, le finalità, il piacere di giocare. L’apprendimento deve essere ATTIVO E FUNZIONALE(devo saper scrivere e leggere per rispondere a una lettera) deve suscitare il piacere e la motivazione per leggere e scrivere.
conoscenza è il volo di una farfalla; non si può proporre agli allievi un percorso preconfezionato cui si devono adeguare, ma diversi strumenti e itinerari per rispettare i loro tempi e caratteristiche, le loro diversità, garantendo molteplici accessi alla conoscenza. Un percorso per scoperta che affascina il bambino e lo accetta per quello che è soprattutto partendo dal suo “saper fare”: PROGETTO INTEGRATO PLURISTRUMENTALE in modo che ognuno sia riconosciuto nelle sue capacità e incontrarsi con quelle degli altri per potenziare la propria originalità;
attiva e cooperativa: cooperative learning;
esercizi ripetitivi e senza senso, poiché in questo modo si sottolinea l’errore, il deficit e il bambino non viene valorizzato ma cade in un vortice di insuccessi creando un rifiuto che si generalizza a tutto: bisogna invece motivare i ragazzi con deficit partendo da ciò che loro sanno fare; non insistere con esercizi parcellizzati senza senso che per questo fanno perdere di vista la finalità e la motivazione. ISOLARE IL DEFICIT NON PORTA A RISOLVERLO. Bisogna invece POTENZIARE GLOBALMENTE le capacità e le competenze cognitive del bambino al fine di una
maturazione cognitiva globale in modo che si evolva anche la plasticità del cervello. Una struttura mentale più competente sarà così da supporto e facilitante quell’apprendimento che prima risultava difficoltoso. (se un bambino è carente nella coordinazione oculo-motoria, non insisto a farlo scrivere con un rischio di rifiuto della scrittura, ma lo faccio esercitare nel cucinare, nel giocare e in altre attività che rinforzino fisicamente le mani e lo potenzino sul piano cognitivo, in modo che sia più pronto e facilitato a scrivere);
una certa plasticità mentale e spinta energetica sollecitata dal piacere di conoscere, in grado di trovare soluzioni ottimali a problemi sempre diversi attraverso una molteplicità di accessi; questo tipo di architettura cognitiva va educata nella scuola di base!! Il maestro non deve avere a cuore solo l’alfabetizzazione ma anche lo sviluppo cognitivo ed affettivo del bambino, e per questo deve avere una formazione altissima per determinare atmosfere che producano emozione di conoscere; itinerari didattici attivi in cui le decisioni vengano affrontate come avventure emozionanti e la paura del cambiamento è sostituita dal piacere e desiderio di conoscere, di imparare ad imparare, imparare le strategie e non solo i contenuti; deve creare AUTONOMIE PER AGIRE NEL SAPERE! Spesso invece gli insegnanti spianano la strada e “imboccano” gli alunni di contenuti preconfezionati, riducendoli così ad una grande passività;
l’adulto deve far nascere in quei bambini che così avranno uno scopo e una motivazione;
La metodologia di Meneghello ha basi scientifiche: il linguaggio alfabetico e quello parlato sono entrambi il prodotto di una specifica capacità corticale, ovvero della corteccia cerebrale. Per questo i loro processi ontogenetici e filogenetici dovrebbero corrispondere. Invece le metodologie odierne vedono l’apprendimento della lingua parlata secondo i ritmi del bambino e in maniera naturale, mentre l’apprendimento del linguaggio alfabetico non prima dei sei anni e della scuola. Inoltre esse prevedono l’insegnamento della letto-scrittura per segni letterali, e non per segni sillabici (che sono invece le unità di misura del linguaggio parlato). In realtà, siccome il linguaggio alfabetico è la messa per iscritto di quello parlato, l’apprendimento delle due dovrebbe essere contemporaneo e si dovrebbero mettere in corrispondenza suoni e segni, poiché altrimenti tra suoni e lettere non c’è alcuna corrispondenza. Se si attua una corrispondenza fono-grafica per lettere, il bambino per leggere e parlare dovrà compiere due operazioni innaturali: per far corrispondere una lettera ad un suono il bambino deve fare lo spelling, però si legge solo per sillabe, quindi il bambino deve fondere i suoni letterali in sillabe. Di qui ne risulterà una competenza di letto-scrittura dispendiosa di energie, priva di piacere e per questo difficoltosa. Per forza di cose impossibile da attuare nella prima infanzia, quando invece la plasticità mentale è massima e sarebbe vantaggioso compiere in parallelo l’apprendimento della lingua parlata e alfabetica. Il metodo di meneghello si prefigge l’apprendimento del linguaggio alfabetico in maniera rispondente all’organizzazione del cervello, quindi in maniera ottimale. PER QUESTO RICONOSCENDO LA PREMINENZA NATURALE E FILOGENETICA DEL LINGUAGGIO PARLATO SU QUELLO ALFABETICO C’E’ UNA MESSA IN CORRISPONDENZA FONO-GRAFICA ATTUATA PER SILLABE GLOBALI(poiché è per sillabe che si divide il linguaggio parlato). Grazie a questo metodo
sillabica della parola parlata
con un apprendimento-scoperta e rispettando i suoi ritmi.
poiché non è necessario compiere quelle operazioni di analisi/sintesi e tutto avviene in maniera naturale/ottimale.
classificate come dislessia o disturbi dell’apprendimento.
dell’ambiente e il metodo consente in maniera democratica di raggiungere l’apprendimento.
L’acquisizione del linguaggio è un fattore di maturazione delle enormi potenzialità psicologiche, mentali e sociali del bambino. Questa acquisizione ha 5 caratteristiche universali, * la formazione ontogenetica del linguaggio parlato è:
dimostrato dal fatto che il neonato riconosce la voce della mamma)
Quindi hanno caratteristiche in comune:
funzionali.
Siccome la preminenza naturale e filogenetica è quella del linguaggio parlato, il linguaggio alfabetico e quindi l’organizzazione della capacità corticale del linguaggio alfabetico si organizza in base a quella del parlato,sono subordinate e corrispondenti a quelle del linguaggio parlato. Il linguaggio parlato è indispensabile e determinante per il processo di acquisizione del linguaggio alfabetico. Così come il linguaggio parlato funziona per impulsi sillabici unitari, così il linguaggio alfabetico dovrebbe funzionare per unità grafiche di valore sillabico- globale. Infatti il primo stadio filogenetico della scrittura fonetica è stata quella del linguaggio sillabico. Nonostante il linguaggio alfabetico venga insegnato per suoni e per lettere, la lettura può esser fatta solo per sillabe. Didatticamente l’oggetto dei segni scritti dovrebbero essere i suoni del parlato, solo in seguito il bambino dovrebbe conoscere i suoni del linguaggio alfabetico. Ci deve essere contemporaneità di AVVIO degli apprendimenti dei due linguaggi in modo che ci possa essere massima interazione e connessione tra i due. La competenza della letto-scrittura sarà raggiunta successivamente ed in dipendenza di quella del linguaggio parlato: i linguaggi sono analoghi e reciproci, ma quello parlato è preminente. Il linguaggio parlato è una conoscenza che il bambino acquisisce autonomamente e attrae l’apprend di quello alfabetico.
LINGUAGGIO PARLATO : le sue unità neurologiche sono le fono sillabe globali o fono sillabe (FI-NE- STRA). Le fono sillabe sono costituite da suoni letterali (F-I-N-E-S-T-R-A). L’apprendimento del linguaggio parlato consiste in una progressione uguale per tutti i bambini del mondo, che segue il percorso filogenetico: le caratteristiche dell’organizzazione della capacità corticale del linguaggio parlato sono innate/preordinate. Il bambino come prima intuizione capisce che esiste una comunicazione interpersonale e perviene ad un buono sviluppo entro i 10/12 mesi. Prima di tutto il bambino piange, e per comunicare differenzia i diversi tipi di pianto. Poi il bambino passa allo stadio dei suoni che gradualmente diventano sempre più suoni linguistici(lallazioni,balbettii) e poi sillabici. Utilizzando le combinazioni dei suoni sillabici, quelli più facili, emette le prime parole nella lingua parlata nel suo ambiente. L’intuizione dell’esistenza della comunicazione interpersonale è tanto favorita quanto più la madre risponde agli otutput del bambino: egli capisce così che i suoi output sono avvertiti e compresi nella misura in cui recepisce una risposta soddisfacente. Dopo la familiarizzazione dei nomi, che il bambino arricchisce e ripete, a 18 mesi farà i primi tentativi di frasi a due parole. Nell’apprendimento del linguaggio alfabetico i bambini nella prima infanzia sono in grado di riconoscere le fono sillabe. Prima intuiscono quanti sono, poi capiscono che sono suoni, e poi vengono distinti. I suoni letterali vengono avvertiti molto dopo, in quanto non hanno un’indipendente sussistenza fonica e non hanno un ritmo. Non sono dei veri foni, ma dei componenti fonici e quindi non possono stare a sé ma solo con-fusi formando le fonosillabe. Sono importanti in questa direzione i giochi fonici volti a scandire le sillabe. Solo dopo i 5/7 anni si potranno individuare e identificare i suoni letterali, in un’operazione innaturale che necessita di addestramento. Il bambino è un essere per natura socievole, dalla nascita cerca innativamente e si sforza di impossessarsene, per comunicare i suoi bisogni e desideri: ogni mamma dovrebbe instaurare con lui un continuo dialogo:è importante sapere che il bambino comprende ben prima di quando inizia a parlare. Inoltre la mamma quando gli parla deve essere in una posizione in cui il bambino la veda in faccia mentre parla, così che egli possa leggere il labiale e i movimenti degli occhi. E’ proprio la crescente capacità del bambino di capire la sua mamma che ci fa capire che è in atto il processo di apprendimento del linguaggio. Nell’apprendimento del linguaggio parlato sono di certo importanti l’ascolto di pronunce diverse di narratori diversi(categorizzazione e discriminazione dei suoni linguistici) e il racconto del proprio vissuto , che il bambino adorerà se ovviamente sentirà l’interesse da parte degli ascoltatori (che magari lo scrivono a caratteri grandi). La mamma a casa lo scrive in un foglio, che il bambino porterà a scuola ai compagni e, quando la maestra lo leggerà egli capirà che le parole sentite a casa si sono trasportate a scuola. I vissuti dei compagni saranno le sue prime letture: molto interessanti e capaci di trasformare la classe in una ricca comunità. E’ importante anche il racconto di fiabe che allo stesso tempo emozionino e formino il bambino, selezionate in base al suo vissuto personale. La lettura ascoltata porta alle intuizioni circa l’esistenza, la funzione e la struttura del linguaggio alfabetico ed i suoi rapporti con il linguaggio parlato e porta all’amore ed interesse per la lettura.
LINGUAGGIO ALFABETICO : ha come prerogative necessarie l’integrità della capacità corticale del linguaggio parlato e della capacità visiva. Il suo apprendimento parte dalla fase di familiarizzazione, la fase più lunga, in cui il bambino riceve gli stimoli necessari alle sue intuizioni. Bisogna stimolarlo con
stimoli grafici congrui alle possibilità visive del bambino: cartelli con scritti dei nomi familiari al bambino, inizialmente in caratteri cubitali, poi a distanza sempre maggiore e ed a caratteri più piccoli, poi col passare del tempo anche nomi di oggetti con l’immagine dietro. Essa varierà le scritte, il colore dei loro caratteri, lo sfondo in cui vengono messe. L’avvio dell’apprendimento parte dall’intuizione che quei segni servono per comunicare e poi che quei segni sostituiscono le parole parlate. Quando il bambino arriva a scuola il giorno d’oggi ha già intuito questi concetti poiché è sottoposto a stimoli. I bambini di campagna di una volta che arrivavano a scuola senza aver ricevuto nessuno stimoli, incontravano non poche difficoltà. La mamma deve leggere al bambino ad alta voce (raccontare è importante ma ha una diversa funzione: empatia delle emozioni) poiché in questo modo egli sviluppa l’interesse e amore per la lettura, interesse tanto maggiore quanto più le storie lette parlano del loro vissuto quotidiano. Tra l’organizzazione della capacità corticale del linguaggio parlato e quella del linguaggio alfabetico c’è una certa reciprocità. FORMAZIONE FILOGENETICA DEL LINGUAGGIO ALFABETICO: per consentire la permanenza e trasportabilità della comunicazione e forme di comunicazione meno rudimentali, l’uomo inventa la scrittura che si sviluppò in 4 stadi, che possiamo ricondurre al percorso del bambino dalla prima infanzia.
espandono la potenzialità della comunicazione attraverso il loro grado di maggior astrazione.
susseguirsi di impulsi portatori di suoni e rappresentando ognuno di questi suoni con simboli scelti per convenzione ogni parola parlata può divenire scritta.
globali quindi le prime scritture fonetiche erano costituite da segni grafici ognuno dei quali rappresentava una singola fono sillaba.
fono sillabe globali, l’uomo ne sintetizzò quelli letterali e pervenne alle scritture alfabetiche in cui ad ogni suono letterale corrisponde una lettera. Quindi tanti segni quanti erano i suoni letterali.
Le scritture fonetiche hanno succeduto il parlato (ma non è detto che ciò sia avvenuto anche per quelle non-fonetiche). Attualmente non tutte le scritture sono fonetiche!(il cinese è sillabico). La scrittura sillabica è in grado di rappresentare il linguaggio parlato, quindi l’uomo è passato alle scritture letterali solo per economizzare l’esecuzione, in un periodo in cui richiedeva tanto tempo scrivere. Però la scrittura letterale ha ridotto l’economicità neuropsicologica poiché siccome la competenza della letto-scrittura non può prescindere dalle fonosillabe, essa richiede nella codifica necessita delle analisi sillabiche, nella decodifica delle sintesi sillabiche. Visto il rapporto tra filogenesi e ontogenesi è ovvio che il PROCESSO ONTOGENETICO del riconoscimento dei suoni delle parole del parlato deve precedere quella delle grafie alfabetiche. La sicurezza della conoscenza dei suoni induce poi direttamente e autonomamente alla conoscenza dei segni corrispondenti, conoscendo poi anche le varie corrispondenze fonografiche. La nuda conoscenza dei segni grafici non porta a produrre né lettura né vera scrittura: NON BISOGNA AVVIARE L’ACQUISIZIONE DELLA LETTO-SCRITTURA MEDIANTE L’INSEGNAMENTO DIRETTO DEI SEGNI ALFABETICI, POICHE’ LA CONOSCENZA DEI SEGNI DEVE ESSERE SUCCESSIVA A E INDOTTA DA QUELLA DEI SUONI (che non è possibile fino a che il bambino non produce le sue prime parole). Tramite congrue esperienze, il bambino inizialmente riceverà le parole per i loro significati e per la loro globalità fonica, poi la conoscenza dei suoni linguistici ( competenza della strumentalità del linguaggio parlato ) è un grande passo che avviene tramite varie intuizioni: il bambino avverte che ogni parola è costituita da una catena d’impulsi, poi discrimina tali impulsi, poi intuisce che ogni impulso è costituito da una fono sillaba e infine che all’interno di ogni fono sillaba sono compresenti suoni letterali. Queste intuizioni sono di altissimo livello poiché si basano su un simbolismo di secondo grado (la parola scritta è segno della parola parlata e questa dell’oggetto) e sul concetto di convenzione sociale. PER COMPIERE IN MODO OTTIMALE L’APPRENDIMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA IL BAMBINO DOVREBBE APPRENDERE SULLE TRACCE DEL PERCORSO FILOGENETICO COMPIUTO DALL’UOMO, AIUTATO DA STIMOLI CONGRUI (congrui nel tempo e nel modo).
Verso i due tre anni il livello di coscienza è tale per cui il bambino capisce ciò che gli si chiede o propone, e quindi inizia a capire che ci sono attività che gli piacciono e altre no, e può opporsi a queste ultime. in memoria di un’esperienza già vissuta, può aderire positivamente o rifiutare negativamente un’iniziativa, in base a quelle che sono state le esperienze precedenti. Prima dei 2/3 anni non si
Aspetto tecnico/strumentale: DECIFRAZIONE DEL LINGUAGGIO ALFABETICO (livello neurologico delle attività ottimali di decodifica e codifica). Nella comunicazione interpersonale viene attivata la funzione eiettiva della relativa capacità corticale, sotto spinta attivatrice del relativo interesse. C’è un complesso percorso che dal linguaggio interiore porta alla parola scritta o detta per renderla recepibile dagli altri che ascoltano o leggono, che poi la ri- trasformano in linguaggio interiore. Questo processo si realizza in due livelli : strumentale (selezione e organizzazione delle unità strumentali) e funzionale (organizzazione logica e grammaticale delle unità linguistiche). Il linguaggio parlato viene appreso da ogni bambino autonomamente, NON AUTOMATICAMENTE ma in quanto vive ove sono presenti relazioni interpersonali linguistiche; questo sia dal pdv strumentale che dal pdv funzionale. Invece il linguaggio alfabetico non viene appreso autonomamente dal punto di vista strumentale (se mai solo da quello funzionale poiché la logica e grammatica sono uguali a quelle del linguaggio parlato). Quindi a livello strumentale l’apprendimento del linguaggio alfabetico deve essere stimolato e organizzato.
INSEGNAMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA: sappiamo che innativamente la capacità corticale del linguaggio alfabetico è preordinata ad organizzarsi per impulsi sillabico-globali quindi l’insegnamento della letto-scrittura deve procedere per sillabe. In questo modo gli input offerti sono congrui e conformi alle caratteristiche della corteccia e quindi ci sarà un loro rapido e naturale accoglimento: competenza ottimale e rapido instaurarsi degli automatismi. L’attuale insegnamento invece avviene per lettere ma questi non sono input congrui al modo in cui è organizzato il nostro cervello, per cui porteranno ad una competenza forzata, innaturale e mal organizzata, generando molte difficoltà!!! Infatti spesso i bambini pur conoscendo tutte le singole lettere non riescono a leggere e questo poiché la letto-scrittura per lettere è un metodo INNATURALE, FORZATO, NON FLUIDO. L’apprendimento per grafemi-fonemi letterali porta ad una competenza meno valida, è possibile e molto vantaggioso procedere solo per sillabe globali, per non costringere prima alla fatica dello smembramento innaturale delle fono sillabe e poi il loro ricomponimento per leggere e scrivere.
UNITA’ NEUROLOGICA DELLA LETTURA: ricerche di psicologi hanno dimostrato che la lettura non avviene mediante il riconoscimento di ogni singolo grafema letterale ma l’unità percettiva di analisi della parola scritta è un gruppo a nucleo vocalico ovvero la fono sillaba: unità neurologica della pronuncia. Secondo gli studi di Deva, ognuno di noi non legge in maniera fluida ma attraverso movimenti oculari: ad ogni fissazione avviene la percezione delle parole. I buoni lettori fanno meno fissazioni per ogni riga e meno regressioni, ma comunque sia ognuno, dal più scarso lettore a quello più bravo, per leggere, deve percepire le lettere contemporaneamente (percezione simultanea) per capire i rapporti spazio- temporali tra queste. Infatti egli dopo vari esperimenti concluse che per leggere è essenziale che il bambino colga con un’immediata percezione visiva le sillabe delle parole.PER SINGOLE LETTERE NON SI PUO’ LEGGERE, COSI’ COME PER SINGOLI SUONI LETTERALI NON SI PUO’ PARLARE ED ASCOLTARE. L’apprendimento per lettere è molto difficoltoso per i bambini anche in età scolare, per i processi di codifica e decodifica la attuare: individuare le fonosillabe nelle parole da leggere, e deve fare una sintesi dei fonemi delle lettere singole.
UNITA’ SENSOMOTORIA OTTIMALE DELLA SCRITTURA: grafo sillaba (unità corrispondente alla fonosillaba). Come il linguaggio parlato, anche quello alfabetico è costituito da una duplice funzione: recettiva(lettura) ed espressiva (scrittura). Siccome le strutture corticali di questi due linguaggi sono connesse e funzionano in sinergia. Dunque la capacità corticale del linguaggio alfabetico dovrebbe organizzare il proprio meccanismo in corrispondenza con quello del linguaggio parlato, sia nella sua funzione ricettiva che produttiva(eiettiva): hanno infatti le stesse unità neuromotorie. Inoltre siccome la capacità del linguaggio parlato si manifesta nel percorso ontogenetico prima nella sua funzione ricettiva e poi successivamente in quella produttiva(che si organizza in conformità a quella ricettiva), allo stesso modo in un percorso naturale di apprendimento del linguaggio alfabetico, la capacità di scrittura andrà a maturazione sulla base della lettura. PRIMA IMPARARE A LEGGERE E POI DOPO A SCRIVERE. Anche perché gli apparati periferici di lettura e scrittura: gli apparati di fonazione sono già sviluppati quando il bambino impara a leggere, mentre ancora la padronanza e la motricità fine della mano ancora non sono sviluppate. Inoltre una volta che si è imparato a leggere, le fono sillabe sono già state memorizzate e la scansione e scomposizione delle parole avviene in maniera naturale. Invece nel metodo tradizionale si insegna prima a leggere e successivamente a scrivere. Anche dopo che i bambini hanno imparato a scrivere per lettere, si nota una tendenza progressiva nel tempo alla scansione fonosillabica!
Se l’organizzazione della capacità del linguaggio alfabetico avviene in tempi e modi ottimali, tutte le sue componenti s’instaureranno tempestivamente e in maniera armonicamente interagente.
L’insegnamento di adesso invece tende a promuovere solo la competenza decifratoria e solo successivamente quella della comprensione.
rapporto tra questa e le altre componenti è che più tale componente perde la sua indispensabilità, tanto più equilibrata e funzionale sarà la competenza. Se questa decresce di importanza, significa che ne acquistano altre componenti.
interiore di ogni singolo individuo. E’ la base fondamentale e determinante di ogni altra forma di comunicazione. E’ una guida all’azione del bambino, poi coordina e sviluppa il pensiero vero e proprio. Ognuno lo sviluppa in tempi e modi diversi, ma fin dall’infanzia è utile una didattica volta ad arricchire i contenuti, un arricchimento di qualità. I contenuti devono essere chiari per essere comunicati in maniera congrua e appropriata. La chiarezza interiore è fondamentale per la facilità, l’efficacia, il piacere e la gratificazione della comunicazione scritta e parlata. Il linguaggio interiore è recettivo se il contenuto che si vuole recepire ha una certa corrispondenza con il patrimonio linguistico impiegato (si comprendono i termini dell’altro?). Questa compatibilità è fondamentale per le prime letture che i bambini affrontano: se non capiranno i termini proveranno noia e frustrazione. Se invece saranno all’altezza della sua ricezione, porteranno all’amore per la lettura.
(impiego) o passivo (comprensione). Tanto più il bambino è piccolo, tanto più largo è il divario tra i due, a favore di quello passivo. Vista la correlazione tra linguaggio parlato e alfabetico è di grande importanza questo patrimonio linguistico. AUMENTO QUANTITATIVO DEL PATRIMONIO LINGUISTICO: Secondo Meneghello durante le fasi di apprendimento, nelle prime letture deve esserci un lessico che appartiene sempre ed esclusivamente al patrimonio linguistico individuale del bambino. Solo quando egli avrà raggiunto un buon livello di sviluppo del linguaggio alfabetico e amerà leggere, allora le letture potranno servire per aumentare il patrimonio linguistico. Se nella lettura sono presenti troppi termini che il bambino non conosce, egli non maturerà il piacere per la lettura. La lettura in periodo di apprendimento deve comprendere il linguaggio del bambino e semmai perfezionare e chiarire i concetti che già il bambino possiede. PER QUESTO DEVONO ESSERE I GENITORI O LE INSEGNANTI A PREPARARE IL MATERIALE ALFABETICO. AUMENTO QUALITATIVO DEL PATRIMONIO LINGUISTICO: dipende dalla qualità delle sue esperienze, conoscenze ed interessi, dal modo in cui questi sono interiorizzati e rielaborati. Ogni conoscenza è sempre perfettibile, ovvero può subire modifiche nel tempo se ad esempio si scoprono significati più profondi di un termine. Il bambino potrà arricchire qualitativamente il suo patrimonio quanto più si sarà formato l’abitudine mentale di arricchire ogni sua conoscenza. E’ importante che le nuove parole che il bambino acquisisce ed usa siano sempre in correlazione con contenuti di proprietà del suo linguaggio interiore. Il patrimonio linguistico deve sempre essere correlato al linguaggio interiore: ciò che importa è che ogni passaggio sia un approfondimento dell’immagine che egli compie interiormente. Ci deve essere, nella fase iniziale dell’apprendimento, un buon livello di equipotenza tra linguaggio interiore e patrimonio linguistico. Questo perché:
familiarmente conosce, in modo che egli possa leggere spontaneamente e riconoscere in quanto legato ad esse affettivamente, risultando tale attività piacevole ;
significato e compiere un’autovalutazione.
linguistico. L’interesse di conoscere il linguaggio alfabetico si manifesta naturalmente in ogni bambino che vive in un ambiente in cui questo è frequentemente usato. Questo desiderio è presente nel bambino già prima che egli abbia modo di manifestarlo!Se si commettono errori nelle pratiche di apprendimento, questo interesse può essere soffocato o trasformato. E’ importante comunque che si riconosca la funzione dell’interesse non solo nella fase dell’apprendimento del linguaggio ma anche del suo uso: spesso in questa fase viene perso interesse ed il piacere del leggere e dello scrivere con il rischio dell’analfabetismo di ritorno. L’interesse attiva le capacità corticali, ma si sprigiona soltanto alla presenza di stimoli che per frequenza, qualità, intensità e durata sono congrui. L’interesse genera attenzione. La durata dipende dal grado di sviluppo delle strutture neurologiche, l’intensità dell’attenzione cessa se lo stimolo è ripetuto più volte nel medesimo modo o se è sempre presente (abitudine). L’interesse è molto variabile ed instabile. Queste caratteristiche verranno rispettate nella metodologia.
- Autovalutazione e autostima : Sin da subito ed inconsciamente il bambino inizia a farsi un’idea di sé, nel desiderio di autonomia, ma è decisivo ciò che i familiari dicono o rilevano su di lui. Secondo Meneghello sarebbe opportuno che i bambini verificassero del tutto autonomamente i risultati dei loro comportamenti, così come già NATURALMENTE e in maniera innata sono spinti a fare. L’auto valutazione è più corretta ed equilibrata mentre l’etero valutazione dell’adulto è pericolosa poiché difficilmente sanno valutare oggettivamente il bambino. Uno dei principali obiettivi di questo metodo non è acquisire un’eccellente competenza (obiettivo secondario e strumentale), ma far maturare nel bambino un’equilibrata autostima, sulla quale influisce la competenza nel linguaggio alfabetico. Le attività ludiche permettono al bambino di avere un’immagine positiva di sé. Quando il bambino apprende a leggere e scrivere inizia a formarsi un’immagine di sé, e questo è un momento molto delicato che è bene che si affronti in ambito famigliare, dove cioè il processo di autovalutazione incontra meno occasioni negative. A scuola ci saranno varie frustrazioni, e se il bambino vi arriva già con un’immagine di sé positiva, sarà in grado di affrontare meglio le influenze negative che quotidianamente incontrerà. Anche per questo è importante che le letture siano costruite su misura di ogni singolo bambino e che comprendano un lessico che conosce già, così che non possa provare frustrazione e crearsi un’immagine negativa di sé.
Le conseguenze di questi fattori nell’ambito della vita sono cruciali. L’apprendimento del linguaggio fa maturare un grado di stima che sarà responsabile dell’interesse o rifiuto del bambino verso il mondo della scuola e la cultura. L’apprendimento crea immagini di sé spesso irreversibili e che portano al fallimento della persona. E’ importante avviare questo apprendimento tempestivamente e in ambito familiare in modo che la persona si crei un’immagine di sé positiva e possa affrontare senza problemi il mondo della scuola. La mamma e maestra, educatrice delle potenzialità del bambino, deve essere consapevole che il modo e tempo dell’apprendimento incidono in modo determinante sulla sua autostima e quindi sulle sue future scelte di vita.
CONCLUSIONI: E’ importante che il percorso del bambino nell’apprendimento della letto-scrittura sia compiuto in piena autonomia senza aiuti esterni. Autonomia favorita al massimo grado, in ogni livello ed in ogni attività. Il bambino la impiega in maniera innata e naturale. Nel momento in cui l’adulto intralcia la spontaneità del bambino, non si tratterà più di apprendimento ma di imparamento. Bisogna costruire i materiali su misura del bambino, in modo che possa essere in base alle preferenze del bambino e susciti in lui interesse. Autonomia e interesse formano un binomio inscindibile. Guidato dalla sua innata curiosità giungerà alla gratificazione e all’amore per la lettura/scrittura. Inoltre è importante la tempestività dell’apprendimento: i bambini con difficoltà nelle strutture cerebrali nella tempestività dell’apprendimento riuscirebbero a compensare tali strutture. CAPITOLO 5 La competenza del linguaggio alfabetico:
organizzazione e sviluppo.
non si modificano solo con il tempo. Stimoli ed esperienze che devono portare ad apprendimento, non imparamento.
scia di quello filogenetico. Però il ritmo del procedere e il tempo di maturazione sono individualizzati e personalizzati.
solo viene ostacolato lo sviluppo di una capacità, ne è influenzato anche lo sviluppo di tutte le altre.
ottimale per tutti gli apprendimenti linguistici, che provocano uno sviluppo globale del bambino: potenzialità mentali, sociali e psicologiche.
riproposizione scritta, dunque si trova con esso in un rapporto stretto e interconnesso, ha le sue stesse esigenze e caratteristiche. Più precisamente il linguaggio alfabetico è un linguaggio del linguaggio parlato, per cui dipende da questo, si sviluppa in interazione con esso. La conoscenza dei segni grafici dovrebbe essere indotta direttamente ed esclusivamente dai suoni linguistici e la messa in corrispondenza tra questi due dovrebbe avvenire con parole che fanno parte del patrimonio linguistico del bambino.
(produttiva) e recettiva. La prima dipende dalla seconda. La prima a svilupparsi è quella recettiva infatti.
complessità, i bambini imparano per prime le parole cui sono legati affettivamente e quelle di cui hanno maggior bisogno/interesse. 1° FASE:(Se l’apprendimento del linguaggio parlato si avvia spontaneamente attraverso stimoli uditivi, altrettanto spontaneamente l’apprendimento di quello parlato si avvia per stimoli visivi (apprendimento per esposizione e scoperta): processo di familiarizzazione anche affettiva dei nomi(si usano le figurine degli oggetti che interessano al bambino, si raccontano storie su di essi, si fanno giochi, per aumentare e arricchire l’interesse su questi). Si usano le figurine per promuovere lo sviluppo del linguaggio parlato rispetto all’apprendimento del linguaggio alfabetico. Questo processo è utile poiché più sarà intenso l’interesse che il bambino ha verso le sue prime parole ovvero i nomi, più sarà intenso l’apprendimento del linguaggio alfabetico. Per questo è importante che le sue prime parole dette, lette e scritte siano nomi a lui cari. PROCEDIMENTO DELLA FAMILIARIZZAZIONE AFFETTIVA DEI NOMI :
di suoni e segni; Poi avverrà anche la familiarizzazione e discriminazione VISIVA delle grafie alfabetiche (così come per il linguaggio parlato c’è la familiarizzazione uditiva), in modo che intuisca che quei segni servono alla comunicazione scritta: figure con scritti i nomi in caratteri grandi e ben distinti. Inizialmente i giochi saranno per grafo sillabe, poi con nomi interi di oggetti che il bambino ha già familiarizzato (fam. affettiva) con la figura che fa da suggeritrice: qui il bambino capirà che a suoni uguali corrispondono segni uguali. Poi ci sarà la memorizzazione globale delle parole scritte : è importante giungere a questo traguardo poiché significa che il bambino ha capito che le parole scritte rappresentano quelle parlate. Anche se il bambino non sa leggere, ne memorizza visivamente e globalmente la scrittura; parole di cui già conosce il significato. Per questa memorizzazione Meneghello ci parla di tre tecniche. 1°: la mamma prende la scheda con l’immagine di un oggetto e vi scrive dietro il nome alla presenza del bambino, poi la pronuncia mentre il bambino guarda la scritta, così egli associa il suono alla scritta. 2° tecnica delle scatole. 3°:gioco delle buste. Per memorizzare le parole se ne farà un uso ludico.(NON SI PROPONE AL B LA SCRITTURA). MEMORIZZANDO GLOBALMENTE EGLI SAPRA’ ASSOCIARE UNA SCRITTA ALLA RISPETTIVA FIGURA. Mentre la familiarizzazione visiva è un processo di natura percettiva che può essere attuata dalla nascita ed è solo e semplicemente un’esposizione di parole scritte, la memorizzazione globale è un processo più elevato e delicato di natura cognitiva che prevede che nel bambino sia già presente l’intuizione che ogni cosa ha un nome proprio: può essere avviato già a 5/6 mesi di vita quando il bambino dà segno di comprendere le parole(prima che inizi a pronunciarle), ma va praticato solo sulle parole che comprende. Le attività visive e quelle foniche devono essere proposte separatamente, se c’è la possibilità prima le visive e poi quelle foniche, altrimenti contemporaneamente ma come attività distinte, prima della messa in corrispondenza. Dopo queste intuizioni si inizierà a familiarizzare con le grafosillabe , per favorire l’intuizione che come le parole parlate sono fatte di suoni, quelle scritte sono fatte di pezzi: nelle schede vi sarà la figura e la parola divisa in sillabe.)
dopo la nascita, poiché il nostro cervello è pronto e assetato di questi stimoli (plasticità).
grammaticale).
linguaggio parlato è organizzato per impulsi sillabico-globali ed anche le scritture sillabiche procedono per grafo sillabe, in una piena corrispondenza e reciprocità strumentale tra parola parlata e parola scritta. Invece le scritture alfabetiche procedono per grafemi letterali e quindi tra parola parlata e parola scritta c’è discordanza. Questa discordanza mette il bambino in difficoltà nel leggere e nello
di leggi di cui il bambino si impossessa. Ad esempio nell’apprendimento delle grafosillabe, una volta che il bambino riesce a comprendere qualche corrispondenza tra grafo sillabe e fono sillabe, è capace di riconoscere anche tutte le altre esistenti nella nostra lingua, poiché queste sono organizzate in un sistema che il bambino riesce a intuire grazie alla sua capacità analogica. La metodologia infatti prevede il riconoscimento a livello delle famiglie sillabiche, poi ogni bambino arriverà alla scoperta delle singole lettere e dei corrispondenti valori fonici: RIVOLUZIONE DELL’INSEGNAMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA ALFABETICA.
La metodologia è costituita da 4 fasi:
a sviluppare altrettanti processi costitutivi dell’apprendimento e dell’uso del linguaggio alfabetico, che devono svilupparsi contemporaneamente:
l’incremento del linguaggio parlato, necessario alla comunicazione.
importante che vengano potenziati i nomi per la loro funzione suggeritrice. Questo processo avviene autonomamente, spontaneamente e immediatamente dopo la nascita, perché l’ambiente in cui vive il bambino è ricco di stimoli.
grafie
per sostituire le parole parlate.
parola poi avverte e distingue le fono sillabe solo a livello globale , giocando sempre nell’ambito di nomi parlati e già familiarizzati dal bambino);
sillabica appartengono le sillabe;
delle varie funzioni sottostanti la comunicazione interpersonale. L’apprendimento deve basarsi sul gioco. Alla fine della prima fase il bambino deve essere in grado di distinguere tra loro le fonosillabe e comprendere a quale famiglia fonosillabica appartengono; che ogni parola può essere rappresentata tramite dei segni e riconoscere a livello visivo se due parole sono scritte uguali o diverse.
leggere e scrivere per sillabe globali. Mediante una tecnica ludica, il bambino autonomamente arriva a mettere in corrispondenza fono sillabe e grafo sillabe unificando i quattro percorsi della prima fase.
maestra per la preparazione dei testi delle prime letture, che dovranno essere personalizzate in base ai vissuti. Se nelle prime due fasi il bambino ha instaurato una competenza con un’ottima organizzazione neuropsicologica, egli in questa fase potrà definitivamente innamorarsi del linguaggio alfabetico e farne tesoro per tutta la vita. Poiché a livello globale la corrispondenza tra grafo sillabe e fono sillabe è reciproce, contemporaneamente alla competenza della lettura nel bambino sarà presente anche quella della scrittura.
maniera naturale e spontanea per processi di analogia, autonomamente. Dopo l’avvenuta instaurazione degli impulsi sillabici unitari, il bambino scoprirà/conoscerà in un secondo tempo anche gli elementi letterali del sistema propriamente alfabetico. Si tratta di una conoscenza mentale/non operativa, non in grado di disturbare l’apprendimento per sillabe globali. Questa fase non richiede nessun intervento metodologico, è da evitare qualsiasi intervento esterno. Più tardi arriverà tale conoscenza delle letterine, tanto più gli automatismi sillabico-globali avranno modo di instaurarsi profondamente.
Il periodo 0-3 anni è di fondamentale importanza per la maturazione del bambino. Se avviato in questo periodo lì apprendimento alfabetico sarà ottimale. Alla nascita il bambino è già completo di tutte le sue parti collegate tra loro mediante le principali vie neuronali, ma la sua corteccia è ancora vergine: alla nascita si avvia il processo di organizzazione (formazione delle sinapsi) che è massimo durante i primi 36 mesi di vita e poi continua per tutta la vita con un’intensità decrescente: PERIODO CRITICO DELLO SVILUPPO DELL’ORGANIZZAZIONE CORTICALE, è il più adatto. Il professor White dell’Università di Harvard ha notato che alla nascita le differenze di competenze tra i bambini non erano visibili, ma si evidenziavano già al secondo anno di vita: il periodo tra i 10 e i 18 mesi è di fondamentale importanza per lo sviluppo delle competenze cognitive, intellettuali, di apprendimento. I primi apprendimenti influenzeranno tutti i successivi apprendimenti e sono: la deambulazione eretta, la conoscenza dell’ambiente, la manualità, comprensione e produzione di linguaggio parlato ed il bambino impara ad apprendere e sperimenta strategie proprie. Questi apprendimenti:
PERCHE’ NON E’ TROPPO PRESTO AVVIARE L’APPRENDIMENTO ALFABETICO DALLA NASCITA?Perchè tale apprendimento per sillabe-globali avviene in maniera naturale. In più questo apprendimento deve avvenire per sillabe globali in quanto : 1) nello sviluppo filogenetico la scrittura alfabetica è successiva a quella per sillabe globali. 2)il linguaggio alfabetico è la trasformazione dei suoni del linguaggio parlato in segni grafici, ed essendo i suoni naturali del linguaggio parlato suoni sillabico-globali, tali devono essere anche i segni grafici se si vogliono rispettare le caratteristiche dell’organizzazione corticale e risparmiarne le energie! Risparmiando ai bambini operazioni innaturali di analisi e decodifica, l’apprendimento risulta naturale e più fluido, tale da poter iniziare dalla nascita poiché qui il bambino ha massima plasticità mentale e alla nascita sono massime le sue potenzialità all’apprendere. Certo è che se viene affrontato per lettere è difficile che venga “imparato” a 6 anni, figurati prima dei