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LUIGI MENEGHELLO: PROMEMORIA
LO STERMINIO DEGLI EBREI D’EUROPA (1939-1945) Luigi Meneghello, nella nota in limine, ci dice che questo libretto non è suo ma di Ugo Varnai , nome da lui utilizzato negli anni 50 per la rubrica “Libri inglesi” nella rivista “Comunità”. Si tratta di un resoconto dettagliato del libro di Gerald Reitlinger sulla Final Solution della questione ebraica messa in opera da nazisti negli anni della guerra, dal 1939 al 1945. Meneghello studia Final Solution per settimane con un misto di eccitazione e sgomento e alla fine nacque spontaneamente l’idea di rendere conto ai suoi lettori in Italia di quanto aveva appreso. Il testo che qui si ripubblica in volume è uscito in tre parti nei numeri di dicembre 1953 e febbraio e aprile 1954. Meneghello con questo libro vuole dare ai lettori un’idea adeguata di ciò che è avvenuto in Europa CAPITOLO 1: LA SOLUZIONE FINALE → I documenti Il tentativo tedesco di sterminare gli Ebrei d’Europa ha una storia estremamente complessa. La tecnica degli eccidi andò evolvendosi e solo dopo che forse una metà delle vittime erano già state fatte in due distinte operazioni del 1941 e 1942, si arrivò alla formula perfetta adottata negli ultimi anni della guerra. Per quanto i tedeschi abbiano cercato di mantenere una scrupolosa riservatezza, lasciarono accumulare carteggi d’ufficio, rapporti e resoconti ufficiali delle operazioni con elenchi e specchietti riassuntivi. Il londinese Reitlinger ha fornito un ampio lavoro dal titolo: Final Solution, The Attempt to Exterminate the Jews of Europe. Il libro, forse anche per gli intenti non divulgativi dell’autore, talvolta risulta molto difficile a leggersi ed è necessario studiarlo e talvolta riassortirne i materiali. → Il progetto Quando Hitler parlava del problema ebraico si riferiva a due cose:
- la minaccia dell’internazionalità ebraica, a cui attribuiva la colpa della guerra del 1914 e del Diktat del 1919
- la minaccia delle masse ebraiche a cui bisognava impedire di contaminare il sangue tedesco → Il primo problema si poteva risolvere, una volta scoppiata la guerra, con la vittoria militare da parte della Germania
→ Il secondo, invece, si doveva cercare di risolvere nei territori occupati durante la guerra stessa e proprio a questo si riferisce la frase <> presente in molti documenti nazisti del periodo bellico. A partire dall’estate del 1941 l’espressione assunse un preciso significato con il quale ci si riferiva allo sterminio organizzato degli ebrei. L’intenzione astratta di uccidere il maggior numero possibile di ebrei nell’animo di Hitler dovette essere presente da sempre. La decisione concreta di procedere con lo sterminio non era ancora stata presa nel 1934-35, quando avrebbe coinvolto solo il mezzo milione di ebrei tedeschi. Nel 1938 la politica del nazismo metteva gli ebrei fuori legge imprigionandoli o costringendoli ad emigrare. → Il 30 gennaio 1939, Hitler formulava la minaccia nel suo discorso al Reichstag, quando profetizzò l’annientamento della razza ebraica in Europa. Al principio del 1939 questa minaccia era ancora retorica, per dirla con le parole di Hitler, una profezia ma quando nel giro di alcuni mesi la guerra scoppiò per davvero, l’intenzione del Fuhrer divenne la politica del Reich. Nel 1940-41 Hitler fu padrone dell’intero continente e arbitro della sorte di molti milioni di ebrei e godette di una collaborazione che eseguiva gli ordini senza alcuna opposizione o titubanza cioè le SS di Himmler. a partire dall’inizio della guerra Hitler non ebbe bisogno di occuparsi direttamente delle misure contro gli ebrei, le indagini più recenti confermano infatti che il Fuhrer si disinteressò sempre più della soluzione finale man mano che si andava realizzando. → Gli esecutori Nel 1929 era stato nominato comandante per tutta la Germania Himmler, un trentenne borghese di Monaco laureato in agraria. La nomina non era molto importante e l’uomo non sembrava destinato a fare molta strada. Aveva una spiccata passione per l’eugenetica e si era occupato di esperimenti mendeliani su polli e piante. Dopo la sua adesione al nazismo la sua passione si era trasferita al campo della biologia umana ed era diventato razzismo: sognava un rinnovamento biologico del popolo tedesco. In questi sogni inquadrava la sua nuova attività di capo delle SS. L’uomo che più riuscì a trasformare la struttura delle SS fu il suo aiutante, Heysrich, al quale Himmler aveva assegnato il comando di un servizio speciale di sicurezza in seno alle SS, un eccellente
ciglio. A cosa potevano servire i quintali di sostanze chimiche che sprigionano gas tossici necessari per il “trattamento speciale”? Nessuno se lo domandava. La tesi dell’ignoranza da parte delle autorità tedesche della vera natura della Soluzione Finale è una favola. → La persecuzione legale e l’emigrazione Il trattamento degli ebrei del Reich dall’avvento nel nazismo alla guerra è molto importante perché formò il punto di partenza per il trattamento di tutti gli altri Ebrei dell’Europa occupata. La politica dei nazisti forzava gli ebrei ad emigrare nel Reich mediante una persecuzione La posizione degli ebrei tedeschi fu definita nel 1935 con le leggi di Norimberga, con le quali gli ebrei non erano più considerati cittadini ma sudditi. Negli anni successivi diversi decreti supplementari resero gli ebrei fuori-legge alla mercé della polizia. Per poter attuare la Soluzione Finale, il primo passo era quello di sottrarre gli ebrei al controllo della legge. Gli ebrei del Reich conservarono fino al 1943 un simulacro di capacità giuridica. L’ebreo straniero fu trattato dall’inizio come una non-entità giuridica e ogni decisione che lo riguardava non doveva essere giustificata in base a disposizione di legge pertanto gli ebrei dell’Europa occupata si trovavano abbandonati nelle mani del primo organo di polizia che intendesse occuparsi di loro → Fino al 1939 la politica ufficiale del Reich fu quella di costringere gli ebrei all’emigrazione spontanea. L’intenzione dichiarata era quella di liberare il territorio tedesco da portatori di sangue impuro. Tra l’altro dagli ebrei in partenza era possibile cavare del denaro mediante un sistema di riscatto dei parenti però in questo caso non si doveva insistere sull’esodo immediato e in massa delle vittime. Pertanto si formarono due correnti tra i nazisti:
- quella dei temporeggiatori del quale faceva parte Himmler
- quella degli estremisti che sdegnavano ogni possibilità di transizioni finanziarie ed insistevano per accelerare le pratiche dell’espulsione → Le deportazioni Quando tra il 1940-41 i tedeschi divennero i padroni del continente la politica di espulsione degli ebrei non aveva più senso. La politica di espulsione degli ebrei non poteva più essere fatta passare per spontanea e pertanto iniziarono le deportazioni all’est, ai margini dell’Asia.
I deportati, privati dei diritti civili e di tutti i beni salvo un bagaglio personale, privi di ogni protezione legale, sradicati dai loro paesi, fatti viaggiare per centinaia di chilometri e in compagnia dei loro morti, concentrati nei campi e nei ghetti in condizioni disumane sarebbero diventati non solo entità non giuridiche ma anche entità non umane. All’arrivo nei convogli o dopo qualche mese nei ghetti orientali, l’aspetto dei deportati è davvero di creature subumane. Non appartengono a nessuno stato e nessuno stato sarebbe disposto a riceverli. Pertanto la decisione di sterminarli nasce naturalmente. Dove andavano gli ebrei deportati? La destinazione mutò nel tempo:
- fino al 1941 andavano nel Governatorato Generale istituito nella Polonia occupata e non annessa, dopo di allora genericamente all’est, cioè nei ghetti russi svuotati dai massacri e in quelli polacchi.
- Dal 1942, dalle città della Polonia, andavano semplicemente alla morte in uno dei 4 maggiori campi di annientamento. Dopo la morte di Heydrich nel 1942 ci fu un radicale cambiamento di piano e da allora i treni dei deportati di tutta Europa furono diretti a un solo luogo: Auschwitz, per il trattamento speciale. Come avvenivano le deportazioni? Si nominava un comitato di ebrei incaricato di presentare le liste anagrafiche della comunità, gli ebrei elencati venivano concentrati nei luoghi di raccolta e avevano inizio i trasporti. Il sistema continuò a funzionare anche quando da anni si sapeva quale fosse la sorte che attendeva i trasportati e persino la destinazione dei treni. La parte dovuta svolgere dai rappresentanti delle comunità ebraiche di consegnare i loro compagni di sventura ai carnefici è uno degli aspetti più disumani. Il processo si ripeteva nei ghetti ogni volta che c’era un’azione di sterminio parziale e nei campi di distruzione polacchi e a Auschwitz erano proprio gli ebrei che facevano funzionare le camere a gas, si occupavano dei cadaveri ecc. in attesa del loro turno. CAPITOLO 2: IN RUSSIA E IN POLONIA → Il massacro degli ebrei russi
ebrei presentatisi avvenne il 29 e il 30 settembre 1941 ai margini della zona urbana di Kiev. L’AZIONEREIHARDT E LA STRAGE DEGLI EBREI POLACCHI Con <> ci si riferisce al complesso di operazioni in cui fu uccisa la maggior parte degli ebrei polacchi. Prima della guerra la popolazione ebraica della Polonia era certamente superiore ai 3 milioni. Nel censimento del 1939 si contano oltre 3 milioni di ebrei. Dopo la guerra invece la cifra ufficiale dei supersiti in Polonia era di poco più di 240 mila ebrei polacchi a cui bisogna aggiungere circa 110.000 ebrei polacchi residenti all’estero, dunque i mancanti sono poco meno di 3 milioni. L’azione del Reinhardt avvenne nel 1942, ebbe inizio nel dicembre del 1941 e terminò nel 1943. Reinhardt è il nome di battesimo di Heydrich, ucciso da partigiani cechi nella primavera del 1942. Il nome del morto fu poi applicato alla serie di operazioni in Polonia che avevano avuto inizio mentre era ancora in vita →Le deportazioni interne La Polonia occupata dai tedeschi fu divisa in due parti:
- la più occidentale fu incorporata nel Reich
- l’altra formò il Governatorato Generale a capo della cui amministrazione fu posto Hans Frank. Il piano risaliva ad Himmler, il quale era incaricato di importare il sangue tedesco disperso e allontanare allogeni impuri. Già il 10 ottobre Himmler decretava che almeno 550.000 ebrei dei territori annessi sarebbero stati deportati nel Governatorato senza indugio. Il progetto suscitò l’opposizione di Frank che fece del suo meglio per sventare la minaccia di una tale invasione, certo questo non deve far supporre che avesse a cuore la sorte delle vittime. Le deportazioni furono effettuate tra il 1939 e il 1940. Le deportazioni dall’estero furono interrotte nel marzo del 1942 ma Frank aveva dei progetti per la risistemazione interna degli ebrei da lui dipendenti e continuò ad ordinare spostamenti di decine di migliaia di disgraziati fino alla vigilia degli stermini del 1942.
I GHETTI
la seconda parte del programma mirava all’isolamento delle comunità ebraiche. Bisognava tornare ai ghetti chiusi e i tedeschi vi tornarono per gradi perché non sarebbe stato possibile isolare improvvisamente gli ebrei senza conseguenze economiche. Si istituì un bracciale distintivo, bianco con la stella a sei punte, obbligatorio (lo judenstern). Il decreto di Frank è del 23 novembre 1939. Per viaggiare, passare in determinati luoghi occorreva un permesso. In alcuni centri orientali non fu nemmeno necessario dichiarare la chiusura dei ghetti nei quali gli ebrei finivano con l’isolarsi da sé dove rimanevano anche quando si sapeva che i campi di sterminio avevano già iniziato a funzionare. → Il ghetto chiuso non poteva comunicare con il mondo esterno se non attraverso appositi uffici economici tedeschi. L’indice di mortalità raggiunse vette altissime, nel ghetto di Varsavia fu la più alta di cui si abbia notizia. Eppure l’isolamento dei ghetti non fu mai assoluto, il contrabbando di viveri, anche se punito con la morte, continuò fino in fondo. IL GHETTO DI VARSAVIA Il ghetto di Varsavia che all’inizio comprendeva circa 360 mila persone fu isolato senza preavviso nella notte del 15 novembre 1940. I ghetti chiusi, ai quali si venne via via cercando di avviare quanti più ebrei possibili dai centri minori, furono l’equivalente dei campi di concentramento adottati per il resto d’Europa I RESPONSABILI DIRETTI Il 16 dicembre 1941 Frank illustrava la situazione ai suoi collaboratori e diceva loro che magari non sarebbero stati in grado di fucilare e avvelenare 3 milioni di ebrei ma sarebbero stati in grado di prendere misure che avrebbero condotto al loro annientamento. Il destino degli ebrei polacchi era già stato deciso da Franck, il quale era disposto anche a farsene ministro. Eppure il lavoro di coordinazione del programma di sterminio non toccò a lui ma al tenente generale delle SS Globocnik. TECNICA E CRONOLOGIA Parte delle operazioni furono condotte con una tecnica nuova rispetto a quella adottata nel 1941 in Russia. Si costituirono 4 opposti stabilimenti di sterminio in corrispondenza dei ghetti principali:
ad Auschwitz, entro i confini del Grande Reich. Questa scelta fu dettata sicuramente dalla convenienza delle comunicazioni ferroviarie e la buona posizione strategica del centro. Gli ebrei sarebbero stati impiegati al lavoro sostituendoli man mano che morissero per eliminazione naturale, salvo eliminare gli ultimi residui secondo le direttive di Heydrich. L’attività degli stabilimenti industriali di Auschwitz offriva un motivo plausibile e vago a cui far riferimento nella corrispondenza ufficiale, nel rastrellamento e nel trasporto delle vittime e nella fatale separazione da coloro che erano abili al lavoro dai vecchi, donne e bambini. IL CAMPO In genere si parla di Auschwitz come un unico campo ma in realtà si trattava di un gruppo di campi, suddivisi in tre complessi distinti:
- Auschwitz I → il nucleo originario
- Auschwitz II o Birkenau
- Auschwitz III → Auschwitz I fu istituito nella primavera del 1940. era un campo duro, nel quale vigeva il regime di terrore, esecuzioni sommarie: si calcola che i detenuti riuscissero a viverci per circa 10 giorni → Auschwitz II sorse nella prima metà del 1942 a Birkenau, molto lontano dalle fabbriche a cui avrebbe dovuto offrire la mano d’opera servile. Con i primi recinti sorsero anche i primi crematori e le camere a gas. Quando iniziò a funzionare, il campo contava due impianti ben distinti: da una parte gli abili al lavoro, dall’altra gli stabilimenti per l’uccisione degli inabili e per la distruzione dei cadaveri. LE SELEZIONI I deportati arrivavano da diversi paesi europei in vagoni sigillati. In alcuni casi alcuni morivano stipati durante il viaggio ed erano già pronti per la cremazione però la maggior parte dei deportati giungevano a destinazione vivi. I vagoni venivano aperti e il personale ebraico di servizio faceva scendere i nuovi arrivati incamminandosi in colonna verso il punto di selezione. Due dottori delle SS operavano le separazioni dei vari gruppi familiari man mano che essi arrivavano davanti a loro. Coloro che avevano più di cinquant’anni venivano uccisi subito così come anche i bambini.
LA FABBRICA DELLA MORTE
Dopo la selezione, gli scartati ancora ignari venivano incamminati verso gli <>, fatti spogliare e avviati a turno alle camere a gas annesse ai crematori. Fino all’agosto 1942 funzionavano solamente due crematori più piccoli, ad essi se ne aggiunsero altri 4 più grandi. Ciascun gruppo veniva introdotto in una camera a gas truccata da reparto docce e sottoposte al trattamento per meno di mezz’ora. Il metodo impiegato per la produzione dei gas venefici differiva da quelli adottati in Polonia. Si trattava di utilizzare cristalli di cianuro che, gettati in ambiente chiuso in quantità sufficiente, era in grado di portare alla morte in un quarto d’ora. Si trattava di un esperimento del comandante del campo Hoess. Il terreno al di sopra delle camere a gas era stato trasformato in un praticello ben tenuto dal quale spuntavano delle calotte a forma di fungo attraverso le quali, dopo averne svitato i coperchi, gli infermieri di servizio gettavano i cristalli. In corrispondenza di ciascuna calotta scendeva nella camera sottostante una colonna di metallo perforato dai cui fori si sprigionava il gas mortale. Inizialmente le future vittime non capivano cosa stava succedendo ma quando si accorgevano delle esalazioni cercavano di allontanarsene il più possibile, ammucchiandosi vicino la grande porta di metallo contro la quale morivano infine tutti. Dopo 25 minuti entravano in azione delle pompe elettriche che aspiravano i gas rarefatti e gli ebrei addetto alle camera a gas ripulivano alla meglio mediante getti d’acqua i cadaveri dal sangue e dalle feci, cavavano loro i denti d’oro e strappavano i capelli. Nel 1944 a causa dei crematori incapaci di tenere il ritmo delle uccisioni si dovette ricorrere ad una serie di mezzi sussidiari per la combustione dei cadaveri all’aperto. I cadaveri venivano bruciati in ampie fosse e l’unico inconveniente erano i bagliori che illuminavano le notti dei reclusi e che figuravano nei racconti dei sopravvissuti come uno dei loro incubi più atroci. I LAVORATORI DI BIRKENAU La notte, dopo il bagno collettivo, la depilazione e la disinfezione i sopravvissuti apprendevano dalle urla cosa stesse bruciando nei crematori e nelle fosse che si vedevano ardere nei pressi dello stabilimento bagni a cui i genitori e i parenti erano stati avviati qualche ora prima. I lavoratori ischeletriti, tosati, affamati e mal ravvolti nei loro stracci prima di entrare in agonia passavano per una strana fase di pre-agonia, definita nel gergo del campo con il dire che diventavano <>. Perdevano l’uso della parola e ogni