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Metafora - esame linguistica, Sintesi del corso di Linguistica

Riassunti sulla metafora per l’esame di approcci cognitivi - linguistica

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 04/02/2026

Lolooga
Lolooga 🇮🇹

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La metonimia è stata oggetto di un dibattito più contenuto rispetto alla metafora, ma rappresenta un
fenomeno fondamentale nell’estensione semantica. Tradizionalmente, la metonimia è definita come
il processo mediante il quale un termine riferito a un’entità viene usato per indicarne un’altra ad
essa contigua. Questa operazione si basa su ciò che Nunberg definisce una funzione di
riferimento, che permette al nome di un contenitore di riferirsi al contenuto (The kettle’s boiling,
“Il bollitore sta bollendo”), oppure al nome di un produttore di riferirsi al prodotto (Does he own
any Picassos?, “Ha qualche Picasso?”). Una sottocategoria importante è la sineddoche, in cui il
riferimento all’insieme è fatto tramite una parte saliente (We need some new faces around here, “Ci
servono nuove facce”). Altre forme includono l’uso del nome di un’istituzione per indicare persone
influenti ad essa associate (The Government has stated…).
Le funzioni referenziali sono in parte convenzionalizzate, ma non sempre completamente
produttive. Per esempio, il nome di un artista può riferirsi ai suoi lavori, mentre il nome di una
persona che ha cucinato un dolce difficilmente viene usato per indicare il dolce stesso. Tuttavia, in
situazioni particolari, come tra camerieri che conoscono gli ordini dei clienti, è possibile usare
metonimie non convenzionali (The pork chop left without paying, “La braciola se n’è andata senza
pagare”). Questo suggerisce che la metonimia non richiede necessariamente contiguità spaziale e
non si limita al riferimento: diventa così un processo basilare di estensione semantica.
Spesso, parlando di un’entità, la metonimia permette di evidenziare diversi aspetti della sua
composizione. Ad esempio, nei verbi legati alla cura di un’automobile: wash a car pone l’accento
sull’esterno, vacuum-clean the car sulla tappezzeria interna, service a car sulle componenti
meccaniche. Qui non si tratta di polisemia nel senso classico, ma di modulazione contestuale, che
può però evolvere verso la polisemia vera e propria, come evidenziato dagli esempi di zeugma con
door (“porta”) e window (“finestra”):
1. We took the door off its hinges and then walked through it,
2. I painted the window while she was standing in it.
Questi esempi mostrano come diversi significati emergano mettendo in risalto componenti diverse
di un frame concettuale condiviso dai parlanti, e come la conoscenza culturale e contestuale renda
questi significati spesso impliciti.
Un aspetto particolarmente interessante della metonimia è l’estensione basata sulla selezione di
implicazioni. Alcuni verbi, infatti, manifestano significati diversi derivanti dalla considerazione di
implicazioni inevitabili o associate a un’azione. Ad esempio, il verbo inglese leave (“lasciare”) può
significare sia semplicemente “allontanarsi da uno spazio chiuso” (leave a room, “lasciare una
stanza”), sia “lasciare qualcosa in un luogo” (leave something in a room, “lasciare qualcosa in una
stanza”). Nel primo caso, l’atto di lasciare implica necessariamente che alcune entità restino dietro
di sé: da questo deriva un significato secondario, quello di “lasciarsi dietro”, che può essere
intenzionale o meno, come quando si dimentica qualcuno (leave someone behind).
L’analogia tra spazio e tempo è un altro esempio di estensione metonimica: concetti spaziali
come luogo, scopo e percorso possono essere applicati a eventi temporali. Un evento puntuale è
concettualmente simile a un punto nello spazio; una serie di eventi puntuali può essere
concettualizzata come un evento unico prolungato nel tempo. Analogamente, una linea può
rappresentare un percorso seguito da un punto in movimento, così come un evento temporale può
essere visto come un’attività in divenire, il cui completamento è analogo alla meta di un percorso.
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La metonimia è stata oggetto di un dibattito più contenuto rispetto alla metafora, ma rappresenta un fenomeno fondamentale nell’estensione semantica. Tradizionalmente, la metonimia è definita come il processo mediante il quale un termine riferito a un’entità viene usato per indicarne un’altra ad essa contigua. Questa operazione si basa su ciò che Nunberg definisce una funzione di riferimento, che permette al nome di un contenitore di riferirsi al contenuto (The kettle’s boiling, “Il bollitore sta bollendo”), oppure al nome di un produttore di riferirsi al prodotto (Does he own any Picassos?, “Ha qualche Picasso?”). Una sottocategoria importante è la sineddoche, in cui il riferimento all’insieme è fatto tramite una parte saliente (We need some new faces around here, “Ci servono nuove facce”). Altre forme includono l’uso del nome di un’istituzione per indicare persone influenti ad essa associate (The Government has stated…). Le funzioni referenziali sono in parte convenzionalizzate, ma non sempre completamente produttive. Per esempio, il nome di un artista può riferirsi ai suoi lavori, mentre il nome di una persona che ha cucinato un dolce difficilmente viene usato per indicare il dolce stesso. Tuttavia, in situazioni particolari, come tra camerieri che conoscono gli ordini dei clienti, è possibile usare metonimie non convenzionali (The pork chop left without paying, “La braciola se n’è andata senza pagare”). Questo suggerisce che la metonimia non richiede necessariamente contiguità spaziale e non si limita al riferimento: diventa così un processo basilare di estensione semantica. Spesso, parlando di un’entità, la metonimia permette di evidenziare diversi aspetti della sua composizione. Ad esempio, nei verbi legati alla cura di un’automobile: wash a car p one l’accento sull’esterno, vacuum-clean the car sulla tappezzeria interna, service a car sulle componenti meccaniche. Qui non si tratta di polisemia nel senso classico, ma di modulazione contestuale, che può però evolvere verso la polisemia vera e propria, come evidenziato dagli esempi di zeugma con door (“porta”) e window (“finestra”):

  1. We took the door off its hinges and then walked through it,
  2. I painted the window while she was standing in it. Questi esempi mostrano come diversi significati emergano mettendo in risalto componenti diverse di un frame concettuale condiviso dai parlanti, e come la conoscenza culturale e contestuale renda questi significati spesso impliciti. Un aspetto particolarmente interessante della metonimia è l’estensione basata sulla selezione di implicazioni. Alcuni verbi, infatti, manifestano significati diversi derivanti dalla considerazione di implicazioni inevitabili o associate a un’azione. Ad esempio, il verbo inglese leave (“lasciare”) può significare sia semplicemente “allontanarsi da uno spazio chiuso” (leave a room, “lasciare una stanza”), sia “lasciare qualcosa in un luogo” (leave something in a room, “lasciare qualcosa in una stanza”). Nel primo caso, l’atto di lasciare implica necessariamente che alcune entità restino dietro di sé: da questo deriva un significato secondario, quello di “lasciarsi dietro”, che può essere intenzionale o meno, come quando si dimentica qualcuno (leave someone behind). L’analogia tra spazio e tempo è un altro esempio di estensione metonimica : concetti spaziali come luogo, scopo e percorso possono essere applicati a eventi temporali. Un evento puntuale è concettualmente simile a un punto nello spazio; una serie di eventi puntuali può essere concettualizzata come un evento unico prolungato nel tempo. Analogamente, una linea può rappresentare un percorso seguito da un punto in movimento, così come un evento temporale può essere visto come un’attività in divenire, il cui completamento è analogo alla meta di un percorso.

Esempi:

  • The light flashed once (“La luce lampeggiò una volta”) → evento puntuale
  • The light flashed for half an hour (“La luce lampeggiò per mezz’ora”) → serie di eventi puntuali
  • The boy kicked the ball once (“Il ragazzo tirò un calcio alla palla una volta”) → evento singolo
  • The boy kicked the ball for half an hour (“Il ragazzo tirò calci alla palla per mezz’ora”) → serie di eventi Allo stesso modo, un verbo può evidenziare l’attività in corso o la meta dell’evento:
  • We walked in the forest (“Passeggiammo nella foresta”) → focus sull’attività
  • We walked home (“Tornammo a piedi fino a casa”) → focus sulla meta Questi esempi dimostrano come schemi concettuali spaziali possano essere applicati a domini non spaziali, anticipando l’area della metafora concettuale. L’estensione metonimica, dunque, non si limita a trasferimenti tra entità fisiche, ma funziona come principio generale di estensione semantica attraverso domini cognitivamente correlati. Un esempio analogo è fornito dal verbo francese chasser (“cacciare”/“scacciare”). Nel significato originario, chasser indica “inseguire un animale con l’intento di catturarlo o ucciderlo”, ma il concetto sottostante dell’inseguimento fa emergere un secondo significato: “mettere in fuga”, che può estendersi a qualsiasi creatura indesiderata. Qui la metonimia agisce selezionando un implicazione critica del significato primario (la fuga dell’animale), trasformandola in un significato autonomo. L’analisi di questi casi dimostra come la metonimia non sia semplicemente un trasferimento di riferimento tra entità contigue, ma un processo più generale di estensione semantica, basato su relazioni concettuali e implicazioni derivanti dalla conoscenza condivisa. La linguistica cognitiva mostra come non sia possibile prevedere con certezza tutte le estensioni semantiche, ma è possibile individuare modelli privilegiati ricorrenti, spesso osservabili in lessico e preposizioni spaziali. Un esempio classico riguarda la polisemia delle preposizioni spaziali come over, by, under, across e in. Spesso una preposizione che indica un percorso può estendersi a indicare un luogo, e talvolta anche un punto terminale del percorso (meta). Alcuni esempi illuminanti:
  • The helicopter flew over the city (percorso) → The helicopter hovered over the city (luogo).
  • He drove by the post office (percorso) → He lives by the post office (luogo).
  • The road passes under the railway line (percorso) → The dog is under the table (luogo).
  • He walked over the hill (percorso) → He lives over the hill (luogo, come punto di arrivo).
  • He walked across the street (percorso) → He lives across the street (luogo). Allo stesso modo, alcune preposizioni manifestano significati legati a scopo e provenienza, come over e under:
  • We hung the picture over the sofa (scopo) → The picture hangs over the sofa (luogo).
  • I put the money in my wallet (scopo) → The money is in my wallet (luogo).
  • He came out of prison (provenienza) → He is now out of prison (luogo).
  • The child was taken away from his parents (provenienza) → The child now lives away from his parents (luogo).