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Il Metodo di Studio e i DSA: Strategie e Tecniche per l'Apprendimento, Schemi e mappe concettuali di Didattica generale e speciale

Riassunto libro sul metodo di studio e i DSA

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 29/08/2023

ines-lattanzi
ines-lattanzi 🇮🇹

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METODO DI STUDIO E DSA
Il metodo di studio è l’insieme strutturato di fattori di ordine strategico, cognitivo,
metacognitivo e motivazionale che contribuiscono a promuovere un atteggiamento attivo dello
studente, quindi un controllo del proprio processo scolastico.
(Pressley et al. 1997; Moè, Cornoldi, De Beni, 2001; Friso, Amadio, Cornoldi et al., 2012; Pellerey
2013; Ottone, 2014).
1. Metodo di studio didattica inclusiva: potenzialità e prospettive
IMPARARE AD IMPARARE
Imparare a imparare rappresenta una delle competenze chiave del metodo di studio, ed è l’abilità
di organizzare il proprio apprendimento sia a individualmente che in gruppo, a seconda delle
proprie necessità, e alla consapevolezza relativa a metodi e opportunità. È un’opportunità che
permette alla persona di perseguire obiettivi di apprendimento basato su scelte e decisioni prese
consapevolmente e autonomamente, per apprendere, ma soprattutto per continuare ad apprendere,
lungo tutto l’arco della vita e nella prospettiva di una conoscenza condivisa e di un apprendimento
come processo socialmente connotato (diventare uno studente strategico).
Così l’Unione Europea (UE), nella Raccomandazione 2006/962/CE relativa a competenze chiave
per l’apprendimento permanente, ha delineato “l’imparare ad imparare” definendolo come
“l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento anche
mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni”. Ed ancora: “Questa competenza
comprende la consapevolezza del proprio processo di apprendimento e dei propri bisogni,
l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli per
apprendere in modo efficace”.
Le altre competenze chiave sono: competenza nella madrelingua; competenza alfabetica
funzionale; competenza di base in scienza e tecnologia; competenza personale, sociale e
dell’imparare ad imparare; spirito d’iniziativa ed imprenditorialità.
IL COMPITO DELLA SCUOLA
La scuola e gli insegnati hanno il compito di insegnare ad “imparare ad imparare” ed acquisire un
metodo di studio (Indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione-
MIUR 2012). Per formare, educare ed istruire si deve porre degli obiettivi formativi (la scuola deve
perseguire degli obiettivi per formare la scuola e gli studenti). Questi obiettivi formativi in riferimento
all’acquisizione del metodo di studio sono principalmente due:
- la scuola deve fornire gli strumenti cognitivi ovvero le strategie di apprendimento che l’allievo
impara ma anche tutti gli strumenti di apprendimento che l’allievo utilizza (la scuola deve donare
gli strumenti e le strategie che gli permettono in seguito anche di agire in autonomia);
- la scuola deve essere in grado di sviluppare e tenere nel tempo la motivazione, alimentata dall’
interesse estrinseco (l’allievo deve essere in grado di interessarsi allo studio come una forma per
lui stesso e per la società in cui vive).
La scuola per assicurarsi che questi obiettivi formativi siano duraturi nel tempo deve occuparsi del
bagaglio di conoscenze dell’allievo ed insegnare lui come agire e gestire (da punto di vista emotivo-
motivazionale) le conoscenze e i saperi acquisiti. Se l’allievo arriva a padroneggiare strategie,
strumenti ed interesse personale, ci sono i presupposti per consolidare nel tempo un buon metodo di
studio.
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METODO DI STUDIO E DSA

Il metodo di studio è l’ insieme strutturato di fattori di ordine strategico, cognitivo, metacognitivo e motivazionale che contribuiscono a promuovere un atteggiamento attivo dello studente , quindi un controllo del proprio processo scolastico. (Pressley et al. 1997; Moè, Cornoldi, De Beni, 2001; Friso, Amadio, Cornoldi et al., 2012; Pellerey 2013; Ottone, 2014).

1. Metodo di studio didattica inclusiva: potenzialità e prospettive

IMPARARE AD IMPARARE

  • Imparare a imparare rappresenta una delle competenze chiave del metodo di studio, ed è l’abilità di organizzare il proprio apprendimento sia a individualmente che in gruppo, a seconda delle proprie necessità, e alla consapevolezza relativa a metodi e opportunità. È un’opportunità che permette alla persona di perseguire obiettivi di apprendimento basato su scelte e decisioni prese consapevolmente e autonomamente, per apprendere, ma soprattutto per continuare ad apprendere, lungo tutto l’arco della vita e nella prospettiva di una conoscenza condivisa e di un apprendimento come processo socialmente connotato (diventare uno studente strategico).
  • Così l’Unione Europea (UE), nella Raccomandazione 2006/962/CE relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, ha delineato “l’imparare ad imparare” definendolo come “l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni”. Ed ancora: “Questa competenza comprende la consapevolezza del proprio processo di apprendimento e dei propri bisogni, l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli per apprendere in modo efficace”.
  • Le altre competenze chiave sono: competenza nella madrelingua; competenza alfabetica funzionale; competenza di base in scienza e tecnologia; competenza personale, sociale e dell’imparare ad imparare; spirito d’iniziativa ed imprenditorialità. IL COMPITO DELLA SCUOLA La scuola e gli insegnati hanno il compito di insegnare ad “imparare ad imparare” ed acquisire un metodo di studio ( Indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione- MIUR 2012 ). Per formare, educare ed istruire si deve porre degli obiettivi formativi (la scuola deve perseguire degli obiettivi per formare la scuola e gli studenti). Questi obiettivi formativi in riferimento all’acquisizione del metodo di studio sono principalmente due:
  • la scuola deve fornire gli strumenti cognitivi ovvero le strategie di apprendimento che l’allievo impara ma anche tutti gli strumenti di apprendimento che l’allievo utilizza (la scuola deve donare gli strumenti e le strategie che gli permettono in seguito anche di agire in autonomia);
  • la scuola deve essere in grado di sviluppare e tenere nel tempo la motivazione, alimentata dall’ interesse estrinseco (l’allievo deve essere in grado di interessarsi allo studio come una forma per lui stesso e per la società in cui vive). La scuola per assicurarsi che questi obiettivi formativi siano duraturi nel tempo deve occuparsi del bagaglio di conoscenze dell’allievo ed insegnare lui come agire e gestire (da punto di vista emotivo- motivazionale) le conoscenze e i saperi acquisiti. Se l’allievo arriva a padroneggiare strategie, strumenti ed interesse personale, ci sono i presupposti per consolidare nel tempo un buon metodo di studio.

Acquisire un metodo di studio significa estendere le proprie potenzialità di apprendimento e di formazione, di agire sulla propria vita e sugli oggetti di conoscenza attraverso un’azione trasformativa, accrescendo la propria autonomia. L’apprendimento, infatti, si trasforma lungo il corso della vita (lifelong), situandosi nello spazio virtuale dei vari e differenti contesti (lifewide) e avvalendosi delle personali risorse affettivo-motivazionali ed emotivo-cognitivo scaturite dall’ interazioni con gli altri. IL METODO DI STUDIO NELLA PROSPETTIVA DI DELORS Nella prospettiva di Delors; studioso che per conto dell’UNESCO nel 1996 ; ha sottoscritto un rapporto per l’apprendimento permanente e per inquadrare l’apprendimento in una cornice teorica/valoriale (valore etico, culturale all’apprendimento). In questo rapporto vengono delineati i quattro pilastri/prerequisiti dell’apprendimento:

  1. Imparare a conoscere (alcuni concetti, alcuni saperi);
  2. Imparare a fare (in maniera concreta alcune attività come un lavoro);
  3. Imparare a vivere insieme agli altri:
  4. Imparare a essere (in rapporto alla conoscenza, al sapere pratico). Se questi sono gli elementi fondamentali per formare la persona allora possono essere considerati le fondamenta dell’“imparare a imparare” perché queste quattro caratteristiche mi daranno una visione globale di un apprendimento continuo che mi consente di affinare il metodo di studio (riesce a contemplarli tutti e quattro).
  • Attribuendo così tanta importanza ad “imparare a imparare” (personale, pragmatico, conoscenza, sociale) esso diventa un PARADIGMA FORMATIVO ovvero un aspetto fondamentale che detta le regole, le direzioni, le azioni per acquisire la formazione di qualcuno (modello della formazione) se lo poniamo nella prospettiva dei quattro pilastri di Delors. “la disponibilità e l’abilità a organizzare e regolare il proprio apprendimento, sia individualmente, sia in gruppo. Include l’abilità a gestire il proprio tempo produttivamente, a risolvere problemi, ad acquisire, elaborare, valutare e assimilare nuove conoscenze e ad applicare queste e le abilità in una varietà di contesti (a casa, nel lavoro, nella scuola e nella formazione)”. Pellerey, Saper imparare ad imparare significa che non solo io mi organizzo il mio apprendimento (come, dove e quando studio) ma anche che la so utilizzare anche in modalità collettiva e non solo individuale. Questa regolazione dell’apprendimento deve darmi la possibilità di gestire le situazioni di apprendimento anche in altri contesti.
  • L’allievo strategico (colui che acquisisce la competenza di imparare ad imparare) conosce il modus operandi migliore per lui sugli oggetti di studio, testi, formule, nozioni. Mentre apprendere riesce a riflettere sul suo modo di imparare ed essere proattivo nel suo apprendimento. Saper riflettere sul proprio processo di apprendimento determina la metacognizione (strategicità nello studio). L’allievo strategico ha una logica ricorsiva (ragionamento circolare) se il suo pensiero su quello che sta facendo, cambia l’azione, infatti bisogna essere attivi nell’apprendimento, in continua dinamicità.

PERCHÉ NON SI PUÒ DIRE “NON HAI METODO”!

Avere o non avere metodo in ambito apprenditivo-scolastico fa la differenza rispetto alla qualità degli esiti conseguibili. L’espressione “non hai metodo” riferendosi all’inadeguatezza nella modalità di studio dell’allievo, in ambito scolastico rimanda tecniche di comprensione, memorizzazione e ripetizione del contenuto. A casa, i genitori la usano quando il figlio non è in grado di eseguire i compiti nei tempi indicati dall'insegnante. La famiglia e la scuola, dunque, sono gli osservatori privilegiati per rilevare l'acquisizione del metodo di studio, se pure esse hanno un ruolo differente: la famiglia sostiene l'allievo sul piano pratico ed emotivo; la scuola ha il compito di agire, assumendosi la responsabilità di porre tutti gli allievi nelle migliori condizioni possibili per apprendere un proprio metodo, attraverso l'insegnamento di tecniche, modalità, opportunità, strumenti. Non si può prescindere “dall’insegnamento del metodo di studio” nel caso si tratti di allievi che presentano difficoltà specifiche di apprendimento, i quali vanno aiutati ad adattare e applicare tecniche e strategie di studio, e a servirsene a seconda delle proprie necessità. La didattica inclusiva deve predisporre e realizzare ambienti di apprendimento adeguati alle caratteristiche peculiari di tutti gli allievi, anche quelli con bisogni educativi speciali (BES), e coloro che presentano disturbi specifici di apprendimento (DSA) affinché possano anch'essi acquisire modalità di studio. Le sinergie delle azioni e delle competenze rappresentano l'elemento principale che può garantire all’allievo di raggiungere il successo scolastico al pari dei compagni, attraverso forme di compensazione che progressivamente impara di impiegare. Ovviamente è importante anche la sinergia tra psicologi, neuropsichiatri, logopedisti, insegnanti e genitori. L’integrazione delle inclinazioni delle potenzialità individuali con gli apprendimenti scolastici e pertanto permette di educare, di attuare l'interazione formazione-persona l'interazione bisogni di curricolo-maturazione dell’allievo. Questo approccio pedagogico al metodo di studio costituisce una forma di accompagnamento all' allievo nel corso della vita e di consapevolezza matura degli effetti positivi che la propria capacità di imparare può determinare sulle altre sull'ambiente circostante. I DSA NEL CONTESTO SCOLASTICO La legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico è di grande rilevanza per la scuola, in quanto è la prima a dare una regolamentazione normativa a DSA. La normativa è stata poi precisata con le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento del MIUR (2011).

  • Dislessia : difficoltà nell’imparare a leggere (decifrazione, velocità e accuratezza rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata, istruzione ricevuta) nella lettura;
  • Disgrafia (grafia) e disortografia (applicazione delle regole ortografiche): difficoltà nella rappresentazione grafica e nei processi linguistici di transcodifica (scrittura manuale, utilizzo del codice linguistico, correttezza del testo scritto in rapporto all’età);
  • Discalculia : difficoltà negli automatismi del calcolo e nell’elaborazione dei numeri (procedure esecutive, meccanismi di quantificazione, strategie di compensazione e dispensazione, composizione e scomposizione della quantità, comparazione e seriazione). Il disturbo specifico altera il normale pattern di apprendimento delle abilità scolastiche ma le cause non derivano da una conseguenza della mancanza di opportunità di apprendimento odi istruzione inadeguata; infatti, le difficoltà di apprendimento persistono in presenza di opportunità educative adeguate e di esposizione allo stesso tipo di istruzione ricevuto dal gruppo dei coetanei e possono essere limitate a una sola abilità. Tali disturbi possono determinare conseguenze funzionali negative nel corso della vita degli allievi, tra le quali il raggiungimento di un livello scolastico inferiore, tassi più elevati di abbandono scolastico con inevitabili ripercussioni sia a livello psicologico sia di salute mentale. Sia la legge 170/2010 sia le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento ( MIUR 2012 ) assegnano al sistema nazionale di istruzione il compito di individuare le forme didattiche e le modalità di valutazione più adeguate affinché si possano evitare eventuali ricadute psicologiche negative che il disturbo può determinare negli allievi, soprattutto in riferimento al senso di inadeguatezza, alla mancata accettazione dell'uso degli strumenti compensativi e al confronto con i coetanei. Ciascuno dei termini in uso per definire un aspetto del disturbo dato da una discrepanza dalla prestazione tipica di una persona, in una determinata fase dello sviluppo. Il DSA si determina attraverso dei criteri determinati da alcuni studi statistici (la diagnosi si fa quando c’è un punteggio da comparare rispetto alla media). In Italia i test per la disgrafia, disortografia e dislessia partono da un presupposto che l’allievo sia stato già messo nelle condizioni di conoscere l’alfabeto, di poter leggere parole (programmi di metà di scuola primaria). Per questo il riconoscimento e la diagnosi non può essere effettuata prima perché non attendibile in quanto gli esercizi si riferiscono ad un programma non svolto. Per quanto riguarda la discalculia i test sono costruiti in base al modello italiano per essere effettuati in classe quarta primaria e non prima. Con il termine DSA si intende, perciò, anche un’alterazione di una particolare funzione, in relazione a un rischio di disagio, alla manifestazione di specifici sintomi di sofferenza psicologica e a problematiche di adattamento al contesto. Per questo di solito raggiungono un livello scolastico inferiore, hanno un tasso più elevato di abbandono scolastico (ISTAT, 2018) e situazioni di disagio emotivo-motivazionale. LA DIDATTICA ORIENTATIVA PER I DSA (il metodo di studio promuove l’inclusione). “Avere metodo” è molto importante per lo svolgimento delle attività formative a casa e a scuola, per questo fare in modo che ciascuno possa acquisirlo e svilupparlo lungo il percorso scolastico è un'azione didattica-orientativa di natura “inclusiva” si va alla ricerca delle condizioni ottimali per apprendere e partecipare, facendo in modo che possano affiorare le risorse sia potenziali sia reali proprie del soggetto, che può così affrontare lo studio con efficacia e gratificazione. Le scelte educative e metodologiche, nonché le modalità di gestione della classe con allievi con DSA, si rivelano utili a tutti, rendendo pertanto più duraturi gli apprendimenti. Tutti gli allievi, e non solo coloro che presentano un DSA, possono dunque beneficiare di una didattica orientativa volta alla promozione del metodo di studio e ricca di strumenti di compensazione nonché di facilitazione dell'apprendimento.

− proporre a tutti gli allievi della classe di utilizzare gli strumenti compensativi che usa il compagno con DSA; − simulare le difficoltà dell’allievo con DSA mentre legge, scrive ed espone un contenuto in modo da renderle comprensibili agli atri allievi; − svolgere ricerche su personaggi celebri con DSA. METODO DI STUDIO E “FUNZIONAMENTO UMANO” Le azioni utilizzate per sviluppare il metodo di studio, le scelte metodologico-didattiche, gli atteggiamenti degli insegnanti, dei familiari e dei compagni di classe, assumono un'importanza centrale, in quanto determinano un’interazione positiva o negativa tra l'allievo e il contesto in cui vive, e possono essere facilitanti o ostacolanti per la percezione di stima di sé e per il senso di autoefficacia. Il metodo di studio aiuta a sviluppare le potenzialità anche degli allievi con DSA per questo c’è una stretta relazione tra il metodo e il “funzionamento umano” dell’allievo, Il “funzionamento umano “è determinato dall’interazione tra le strutture e le funzioni corporee di un individuo, dal livello di attività e di partecipazione e dai fattori contestualizzati (ambientali e personali). La scuola è impegnata a riflettere in modo particolare sul ruolo dei fattori ambientali che operano al suo interno, predisponendo le condizioni ottimali (affettivo-relazionali, emotivo-motivazionali, organizzativo-didattiche e metodologiche) per l'apprendimento e la partecipazione di ciascun allievo.

2. Le componenti del metodo di studio: il contributo della ricerca educativa

METODO DI STUDIO E DIDATTICA

A metà degli anni 80, i modelli cognitivi più complessi riconducono le abilità di apprendere e di studiare all’interconnessione tra le conoscenze, la motivazione e l'organizzazione personale. Nell'ambito della ricerca didattica sono stati individuati, con finalità operative a uso degli insegnanti, 9 punti essenziali per l'acquisizione del metodo di studio:

  1. L'identificazione di somiglianze e differenze tra i concetti: l'abilità di cogliere un concetto e di distinguerle gli aspetti similari e di diversità rispetto ad altri concetti permette la comprensione dei problemi complessi.
  2. Riassunto dei contenuti e il prendere appunti durante le lezioni : consente di avere chiari gli elementi fondamentali dell'argomento trattato e di comprenderne e i significati profondi.
  3. L'impegno: Mostrare la connessione esistente tra lo sforzo profuso è il risultato ottenuto per metà gli allievi di veder riconosciuto il proprio impegno individuale, vissuto come un valore. Gli elogi, le lodi, le ricompense simboliche sono, a questo fine, utili strumenti educativi.
  4. Lo svolgimento dei compiti a casa: gli insegnanti spiegano a genitori e alunni che questo è il primo passo per sviluppare l'acquisizione del metodo di studio.
  5. Rappresentazioni non linguistiche: la conoscenza si fonda su due forme, l’una linguistica e l'altra visiva. Molti studenti possono utilizzarle entrambe, altri invece non sono nelle condizioni di farlo. Proprio per questo è opportuno, da parte degli insegnanti, promuovere forme di collegamento tra parole e immagini, mediante simboli e schematizzazioni.
  6. L'apprendimento cooperativo: È opportuno non farne un uso eccessivo e non costituire gruppi troppo numerosi, bensì formati in base a criteri di interesse di esperienze comuni. esso si basa sul l'interdipendenza positiva, sull'uso corretto delle abilità sociali, sulle interazioni dirette.
  7. La definizione di obiettivi e l'offerta di feedback: È necessario che gli obiettivi di apprendimento e di studio non siano troppo specifici, ma adattabile alle esigenze personali e degli allievi, nonché condivisi con questi ultimi.
  8. La formulazione la verifica di ipotesi: L'abilità di pensare, sul piano deduttivo e induttivo, a possibili spiegazioni dei fenomeni oggetti di studio per trovare conclusioni chiare, è il preludio di qualsiasi apprendimento a lungo termine. L'insegnante può incentivare la previsione, l'anticipazione dei contenuti, il problem solving e la riflessione ad alta voce.
  9. Elaborazione di domande suggerimenti: permette agli allievi di andare oltre le conoscenze già presenti e di estendere quindi il proprio apprendimento. Le domande rivolte gli studenti sono formulate in modo preciso e specifico e riguardano i concetti più rilevanti ed essenziali. L’impiego didattico delle azioni corrispondenti ai punti sopraelencati è efficace per guidare l’allievo nei processi di apprendimento. Però diversi studi dimostrano che alcuni problemi di apprendimento non derivano esclusivamente dalla mancata applicazione delle strategie più adatte ma dalle difficoltà nel regolare autonomamente la propria attività di apprendimento, pur conoscendo le strategie da applicare. ACQUISIZIONE ED USO DELLE COMPONENTI DEL METODO DI STUDIO Gli allievi con DSA sia per gli altri, lo sviluppo adeguato delle componenti necessita di particolari accorgimenti didattici posti in essere dagli insegnanti. a tale riguardo interessante è il concetto di “reti di padronanza” (Margiotta, 1997). Esso considera l'apprendimento scolastico come una dimensione costruita da tre vettori fondamentali: “imparare a studiare”, “imparare a ragionare” e “imparare a imparare”. Tali vettori si acquisiscono progressivamente e si consolidano attraverso l'apprendimento e lo studio delle diverse discipline del curricolo e mediante le modalità attraverso cui ciascun allievo si adatta alle discipline stesse studiandole. Ogni dominio progressivamente ha preso, si acquisisce un vero e proprio sistema di padronanza. Componenti di rilievo del metodo di studio: Componenti

GESTIONE DELLE EMOZIONI

Secondo il modello Good Strategy User (GSU) esistono delle relazioni tra gli aspetti cognitivi, strategici e metacognitivi dell'individuo. Anche grazie ai rinforzi derivanti dall'esterno, ai successi e agli insuccessi, l'allievo apprende l'uso di strategie e sviluppa un certo stile attributivo che influenza la sfera emotivo-motivazionale implicata nell'attività di studio. Per acquisire un efficace metodo di studio, è necessario possedere flessibilità mentale, sviluppare il pensiero strategico e avere un buon rapporto con lo studio in generale. Ci sono 4 fonti dei processi di natura emotivo-motivazionale:

  • la prima riguarda la percezione di autoefficacia nell'affrontare gli impegni scolastici; la volizione è la percezione di riuscire ad affrontare nel miglior modo una performance scolastica, che genera un’emozione positiva e maggiore perseveranza per nuovi impegni e nuove sfide. Essa regola l'intensità dello sforzo di studio e la sua continuità e assiduità nel tempo;
  • la seconda è la capacità di controllare il proprio rendimento scolastico in progress e l'eventuale stato di ansia. È importante studiare non solo per il giudizio, ma anche per acquisire realmente ciò che si sta studiando;
  • la terza fonte di motivazione è l'interesse dell'allievo verso specifiche attività e idee. La motivazione si attiva nel momento in interesse;
  • la quarta è l'integrazione di motivazioni intrinseche ed estrinseche. L'allievo efficace nel gestire le proprie emozioni legate allo studio è colui che riesce ad integrarle positivamente. PROMOZIONE DEL METODO DI STUDIO In Italia, il dibattito sulla promozione del metodo di studio nelle scuole rappresenta una questione ancora aperta. Diversi studi e ricerche hanno messo in luce che il compito della scuola è quello di promuovere il metodo di studio, con la collaborazione della famiglia. Posto che l’obiettivo è quello di formare ogni persona sul piano cognitivo, la scuola si pone alcune finalità essenziali quali:
    • offrire agli studenti occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base;
    • far sì che gli allievi acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni;
    • promuovere negli studenti la capacità di elaborare metodi;
    • favorire l’autonomia di pensiero. In quest’ottica, l’azione didattica deve tenere in considerazione le differenze individuali, l’influenza degli atteggiamenti e delle esperienze vissute dal singolo e legate al mondo della scuola. Inoltre, la scuola genera una diffusa convivialità relazionale e quindi è in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità. Ed è per questo che la scuola affianca al compito di “ insegnare ad apprendere” quello di “ insegnare ad essere” (MIUR, 2012). Il ruolo della famiglia, invece, è di rilievo anche nei confronti dell’acquisizione del metodo di studio: a tal fine, la scuola è impegnata a perseguire l’obiettivo di supportarsi e di costruire un’alleanza educativa con i genitori non solo nei momenti critici ma costantemente.

3. Il metodo di studio come prima misura compensativa per gli allievi con DSA

GLI ESITI DI APPRENDIMENTO E I DSA

Numerose indagini di ricerca educativa hanno dimostrato come l’ambiente socioculturale, il clima familiare e la qualità dell’istruzione scolastica di provenienza incidano sugli esiti di apprendimento di tutti gli studenti. I DSA possono comportare “condizioni fortemente invalidanti e capaci di limitare in modo significativo il livello di partecipazione della persona e il suo adattamento sociale” e dunque anche il raggiungimento della competenza chiave “imparare ad imparare”. I DSA NELLA NUOVA PROSPETTIVA DEL DSM- 5 L’entrata in vigore della Legge 170/2010 è stata affiancata dal DSM-4 (manuale diagnostico dei disturbi mentali). Questo manuale è costantemente in aggiornamento, soprattutto per quanto riguarda i criteri con cui fare la diagnosi. Nel marzo del 2014 è stata pubblicata la quinta edizione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali. DSM- 5 (APA, 2014).

  • Il disturbo, pur persistendo nel corso della vita, presenta una variabile manifestazione clinica che dipende, in larga misura, dalle condizioni del contesto ambientale, dai compiti richiesti, dalle comorbilità, dalla gravità e dai sistemi di sostegno e di intervento disponibili.
  • Le difficoltà di apprendimento sono dette specifiche poiché “non sono meglio giustificate da disabilità intellettive, acuità visiva o uditiva alterata, altri disturbi mentali o neurologici, avversità psicosociali, mancata conoscenza della lingua, dell’istruzione scolastica o istruzione scolastica inadeguata” (APA, 2014, p. 77).
  • I DSA sono disturbi “con un’origine biologica che è alla base delle anomalie a livello cognitivo che sono associate ai sintomi comportamentali del disturbo. L’origine biologica comprende un’interazione di fattori genetici, epigenetici ed ambientali che colpiscono le capacità cerebrali di percepire o di processare informazioni verbali o non verbali in modo efficiente e preciso”.
  • I DSA sono quasi sempre ereditari infatti: “il disturbo specifico dell’apprendimento appare aggregarsi nelle famiglie, soprattutto quando sono colpiti lettura, calcolo e spelling […]. Il rischio […] è notevolmente più alto (rispettivamente, 4-8 volte e 5-10 volte) nei parenti di primo grado di individui con queste difficoltà di apprendimento rispetto a parenti di primo grado di individui senza” (APA, 2014, p. 84).
  • Tra i fattori ambientali, il DSM-5 segnala la nascita prematura, o il peso molto basso alla nascita, nonché l’esposizione prenatale alla nicotina.
  • Il DSA è più comune nei maschi che nelle femmine (rapporto tra 2:1 e 3:1) e “non può essere attribuito a fattori quali differenze di accertamento degli errori, variazioni di definizioni o misure, lingua, razza o status socioeconomico” (ibid.). I DSA SECONDO IL DSM- 5
  • I DSA, nel DSM-5, sono organizzati in: disturbi con compromissione della lettura, disturbi con compromissione della scrittura, disturbi con compromissione del calcolo.
  • Disturbi con compromissione della lettura : si includono, oltre alle difficoltà già menzionate dalla Legge 170/2010 e dalle Linee guida (dislessia), il DSM-5 include anche quelle relative alla comprensione del testo.
  • Disturbi con compromissione della scrittura : si precisa che le difficoltà da osservare in quest’area, oltre a quelle indicate per la disgrafia e la disortografia, sono: accuratezza nello spelling, nella grammatica e nella punteggiatura; chiarezza/organizzazione dell’espressione scritta.

UNA PRECISAZIONE DEL DSM- 5

  • La caratterizzazione di ogni singolo paziente deve comprendere un’accurata storia clinica. storia medica, dello sviluppo, familiare ed educativa del soggetto.
  • Gli insegnanti hanno il compito di rilevare, opportunamente e sistematicamente, il funzionamento dell’allievo con DSA nella sua interazione con l’ambiente scolastico.
  • Il DSM-5 “offre la possibilità […] di orientarsi nell’osservazione e nella rilevazione del funzionamento degli studenti con DSA, anche in vista dell’interazione con i fattori ambientali, che possono influire positivamente o negativamente sulla persona” (Traversetti, 2015b, p.6).
  • Il DSM-5 rappresenta, pertanto, un riferimento non solo per i ricercatori del settore (APA, 2014), ma anche per coloro che si occupano di ricerca educativa e didattica, a partire dal quale si può realizzare, unitamente all’impiego dell’ICF-CY, l’osservazione del funzionamento e la conseguente elaborazione e ri-elaborazione del PDP. Infatti, le misure compensative e dispensative “devono essere sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l’efficacia e il raggiungimento degli obiettivi”. GLI ALLIEVI CON DSA E LE DIFFICOLTÀ NELLO STUDIO Tutti gli allievi con DSA hanno generalmente delle difficoltà comuni:
    • Carenze nelle abilità scolastiche sottostanti quelle di base, come la lettura, la scrittura e il calcolo (memoria di lavoro o a breve termine).
    • Carenze nella velocità di elaborazione e di esecuzione del compito.
    • Carenze nella creazione di automatismi nelle procedure. Tali abilità deficitarie iniziano a palesarsi nella scuola primaria, a partire dalla terza/quarta classe e negli anni scolastici successivi, quando la richiesta di apprendimento aumenta e supera le limitate capacità dell'individuo. Le difficoltà possono manifestarsi in una o più componenti del metodo di studio:
  • Difficoltà nelle strategie cognitive e di apprendimento. Le possibili difficoltà sono: labilità mnemonica; capacità di controllo delle strategie cognitive; ordinamento della sequenzialità degli eventi; connessioni intratestuali; individuazione dei nuclei informativi; basso livello di metacognizione; basso controllo sulla propria comprensione; inadeguato patrimonio lessicale; connessione tra conoscenze pregresse e nuove; inadeguata riflessione sul testo; scarso repertorio flessibile di strategie. I cattivi lettori mostrano bassi livelli di metacognizione, impiegano meno spesso e meno efficacemente le strategie di lettura rispetto ai normolettori e non esercitano un controllo adeguato sulla propria comprensione. Un'altra tipologia di difficoltà riguarda la strategicità virgola ovvero l'approccio della devo al testo da studiare e alla modalità attraverso cui è di organizza il tempo e lo spazio di studio. La scarsa strategicità incide negativamente sull'acquisizione del metodo. Alcuni allievi riscontrano difficoltà anche quando sono chiamate a riflettere sul testo per la difficoltà di collegamento di ciò che già sanno con quanto ancora devono acquisire. Una buona tecnica di collegamento è una misura di compensazione per la comprensione del testo stesso e per l'applicazione del significato del suo contenuto ad altri contesti di apprendimento. Altri aspetti di difficoltà possono riguardare la memorizzazione di alcune informazioni precise, come nomi di personaggi, luoghi e date, nonché la scarsa capacità di accedere al significato di singole parole.
    • Non esercitano un controllo adeguato sulla propria comprensione principalmente a causa delle difficoltà nella gestione delle informazioni verbali e delle risorse attentive
  • Difficoltà nell'organizzazione e pianificazione del lavoro. Le possibili difficoltà sono: abitudini inadeguate ad affrontare lo studio; attenzione focalizzata su aspetti superflui; l'abilità di attenzione; inadeguata memoria di lavoro; scarsa autonomia; uso poco consapevole degli strumenti compensativi; scarsa capacità di prendere appunti; inadeguato senso di responsabilità verso il proprio apprendimento. Le abilità deficitarie di pianificazione e organizzazione del lavoro sono dovute generalmente ad uno scarso livello di autonomia e alla tendenza a porre l'attenzione su aspetti superflui dell'attività di studio, tralasciando quelli fondamentali. Il DSA può passare da un contenuto di studio all'altro, da una disciplina all'altra, senza essersi accertato della comprensione e memorizzazione di quello/a precedente e di aver completato lo studio di una materia prima di iniziare quello di un'altra. Tale comportamento è determinato anche dall’inadeguato sviluppo della memoria di lavoro e un’inadeguata accettazione degli strumenti compensativi. Ecco perché è fondamentale sviluppare conoscenze metacognitive per potenziare le abilità di studio e implementare la capacità di autoregolazione.
  • Difficoltà nella gestione delle emozioni. Le possibili difficoltà sono: demotivazione; disinteresse; stile attributivo disfunzionale; ansia scolastica da prestazione; basso livello di autoefficacia; depressione; mancanza di autocontrollo nel comportamento; debole concerto di Sé; abbandono precoce del compito; bassa autostima scolastica; basta corrispondenza tra la percezione dello studente ideale e la propria; tendenza a individuare cause incontrollabili per l'insuccesso; attività scolastiche percepite come inutili dispetto i propri obiettivi di vita presenti e futuri. L’atteggiamento rinunciatario tipico degli allievi con DSA, in particolare, nasce dalla personale percezione di non poter modificare il corso degli eventi (helpless) e della conseguenza la tendenza ad accettare positivamente tutto ciò che succede. Purtroppo, tale atteggiamento ulteriormente nutrito dalla ripetuta esposizione a situazioni incontrollabili, per lo più esperienze di insuccesso a cui tali allievi come quelli che manifestano difficoltà di apprendimento aspecifiche sono maggiormente esposti rispetto ai loro compagni e che generano un cattivo rapporto con sé stessi che produce, a sua volta, una serie di convinzioni o di abitudini inadeguate ad affrontare lo studio con successo. LE CONDIZIONI “PREGIUDIZIALI” PER L’ACQUISIZIONE DEL METODO DI STUDIO Dato che gli allievi con difficoltà di apprendimento non riescono a utilizzare un adeguato metodo di studio, molti ricercatori e studiosi hanno messo a punto programmi di intervento finalizzati alla conoscenza e all’uso di specifiche strategie di memoria e all’insegnamento di tecniche per la lettura del testo e la sua comprensione e memorizzazione: questo perché i soli programmi per l’apprendimento delle strategie di studio non sono sufficienti a promuoverne lo sviluppo, e che è invece necessario realizzare le condizioni pregiudiziali positive. Gli insegnanti devono far sì che gli allievi con DSA colgano il senso dello studiare e l'importanza di programmare lo studio, in questa prospettiva, la condizione pregiudiziale fondamentale per l’acquisizione del metodo di studio è quella di approntare una didattica realmente orientativa e inclusiva, tale da essere in grado di intraprendere, per tutti gli allievi, un'istruzione diretta che garantisca una molteplicità di modalità di studio.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA DIDATTICA PER I DSA E PER LA CLASSE: I PUNTI DI

CONTATTO

È noto che nella maggior parte delle classi italiane sono presenti allievi che, pur non presentando un DSA, mostrano di essere impreparati ai compiti di studio e di non avere un buon metodo di studio, le ragioni dell’inadeguatezza sono da rintracciare nel tessuto socioculturale di appartenenza e nello stato di preparazione fornito dai segmenti scolastici dell’obbligo. Alla luce di ciò, preme ribadire che è la scuola a porre gli allievi nelle condizioni ottimali per poter apprendere ma si sa che, talvolta i docenti incontrano difficoltà anche riferite alla progettazione di un curricolo realmente inclusivo e integrato con il PDP e con il programma di classe. Infatti, non sempre gli allievi ai quali è stato diagnosticato in DSA ottengono un adeguamento della didattica che permetta loro di essere messi nelle condizioni di poter apprendere al pari dei coetanei. La didattica individualizzata e personalizzata diviene allora una sfida da parte degli insegnanti, impegnati ad attivare tutte quelle azioni di potenziamento utili alla promozione di un percorso di studi adeguato alle esigenze specifiche di ciascun allievo. La tematica dell’apprendimento autodiretto fornisce una cornice teorico-culturale per lacune riflessioni in merito al significato del termine “compensazione” che rappresenta per l’allievo un lavoro pedagogico su sé stesso, nel quadro di un progetto di riappropriazione identitaria il cui fine è peculiare rispetto ad altre pratiche. “L’apprendimento autodiretto si riferisce a un contesto di relazione dove l’allievo è posto nelle condizioni di imparare grazie al dialogo e al confronto con gli altri e questo tipo di apprendimento è riconosciuto come un lavoro pedagogico su sé stessi: non a caso il prefisso “auto” rimarca che l’agire è sempre guidato da un’idea pratica, la cui gestione compete direttamente al soggetto che apprende”. Una compensazione promossa dalla scuola secondo questa teoria risulta il prodotto di una relazione comunicativa, dialettica e ricorrente con il contesto e con i compagni di classe e gli insegnanti. Tramite questa modalità egli può governare l’acquisizione del metodo di studio attivando un processo trasformativo che si nutre della riflessione critica per approdare ad un’ulteriore conoscenza di sé. La relazione triadica apprendimento autodiretto-compensazione-metodo di studio esprime l’importanza del processo per il quale è l’allievo con DSA a prendere l’iniziativa nell’utilizzo delle misure compensative: è lui stesso a percepire e comprendere le sue esigenze e a rispondere concretamente a esse, scegliendo le strategie di apprendimento più opportune e valutando i risultati del suo impegno nello studio. OPPORTUNITÀ DELLE MISURE COMPENSATIVE E DISPENSATIVE NELLA DIDATTICA INCLUSIVA

  • Da una lettura del DSM-5, orientata particolarmente a rintracciare elementi di rilievo sulla base dei quali programmare attività didattiche finalizzate alla promozione del metodo di studio, emerge che le difficoltà di apprendimento delle abilità scolastiche 1 , possono ostacolare l’apprendimento di più discipline del curricolo (oltre a Italiano e Matematica, quasi sempre direttamente implicate), tra quelle che richiedono uno studio orale e scritto, quali: Storia, Geografia, Scienze, ecc. (^1) Lettura delle parole imprecisa o lenta e faticosa, difficoltà nella comprensione del significato di ciò che viene letto, difficoltà nello spelling, difficoltà con l’espressione scritta, difficoltà nel padroneggiare il concetto di numero, i dati numerici o il calcolo, difficoltà nel ragionamento matematico.
  • Per contrastare tali ostacoli, è opportuno perseguire come dice il DSM-5 “un’istruzione sistematica, intensiva, personalizzata, con l'utilizzo di interventi (che possano) migliorare le difficoltà di apprendimento […] (e) promuovere l'uso di strategie di compensazione” (APA, p.
    1. → non devo ridurre le cose da fare ma fornire gli elementi utili per risolverle.
  • Per aiutare l’allievo nello sviluppo di un metodo di studio, gli insegnati possono adottare delle misure dispensative sulla base della gravità del disturbo. Lo strumento compensativo non serve a facilitare il lavoro ma a far in modo che il compito/ esame strutturato in una determinata maniera si mettono da parte le difficoltà del disturbo e si dà modo alla persona di lavorare sulle proprie potenzialità (es. tempo aggiuntivo perché la loro difficoltà determina una lentezza nell’esecuzione).
  • Mappe concettuali: le mappe concettuali aiutano nella comprensione dei testi, nel recupero delle informazioni e permettono di comprendere concetti anche astratti, sollecitando un processo deduttivo. Rappresentano un importante strumento di autovalutazione e di arricchimento delle conoscenze possedute. Tuttavia, gli allievi con DSA non sempre hanno la capacità di attribuire una forma gerarchica al materiale di studio; allora è bene presentare mappe che abbiano già di per sé una struttura gerarchica, in cui l'argomento principale sia chiaro e in cui i concetti ad esso relativi siano organizzati dal generale al particolare.
  • Mappe mentali e multimediali : le mappe mentali presentano una forma a raggiera gerarchico- associativa e sono organizzate intorno a una parola o espressione chiave. e se veicolano la generalizzazione delle idee e stimolano il pensiero creativo, mediante associazioni evidenziate da immagini evocative, icone, simboli e colori in chiave personale. Le mappe multimediali rappresentano una combinazione tra mappe concettuali e mentali, arricchite di collegamenti video, immagini o altri materiali di approfondimento, e sono generate e utilizzate anche attraverso la sintesi vocale.
  • Linee del tempo/ testo lineare-sequenziale : le linee del tempo sono utili per lo studio della storia, ordinano cronologicamente le informazioni secondo parole o espressioni chiave, facendo emergere con evidenza: rapporti di causa-effetto tra gli eventi, frequenze, modelli ricorrenti e tendenze culturali. Esse supportano il ragionamento induttivo e sono funzionali, in particolar modo, quando si studia un argomento nuovo. Il testo di tipo lineare-sequenziale: (letterario, articolo giornalistico, esposizione orale) sintetizza e mostra la struttura multidirezionali delle informazioni, coadiuvando l'organizzazione e la memorizzazione di vecchie e nuove conosce. Gli strumenti compensativi più diffusi sono divisi in:
  • Tecnologici : dizionari visivi e/o digitali, vocabolari multimediali, traduttore online, organizer elettronici, fogli elettronici di calcolo, audio note, registratore con controllo del linguaggio parlato, agende in internet sincronizzate con il telefono cellulare, audiolibri, libri di testo in CD- ROM e digitalizzati, mezzi audiovisivi, registro elettronico, lavagna interattiva multimediale (LIM), computer, stampante con scanner, tablet, lettore mp3, pendrive USB, penna che scansiona, email di classe (Dropbox), macchina fotografica, software didattici specifici.
  • Visual learning: organizzatori anticipati, riduzione significativa, semplificazione e segmentazione del testo, mappe concettuali, mentali e multimediali, diagrammi iconici, schematici, grafici, matrici.
  • Cartacei/materiali: dizionario di lingua italiana/straniera/dei sinonimi e contrari, glossari, tabelle dei verbi, formulari, tavole pitagoriche, atlante, libri di testo con illustrazioni rappresentazioni schematiche, schede operative, segnariga, appunti con abbreviazioni, diario/agenda, sveglia/orologio, materiale di facile consumo (post-it, divisori per materie, cartelline colorate, penne colorate, evidenziatori colorati), linee del tempo.
  • La scuola deve insegnare il metodo di studio, anche ai DSA ed è ribadito anche dalle indicazioni nazionali del MIUR: “Occorre che l’alunno sia attivamente impegnato nella costruzione del suo sapere e di un suo metodo di studio, sia sollecitato a riflettere su come e quanto impara, sia incoraggiato a esplicitare i suoi modi di comprendere e a comunicare ad altri i traguardi raggiunti” (MIUR, 2012, p.35). Approccio alle attività di studio proposto a tutta la classe: perché? “Nell’attività di studio entra in gioco la quasi totalità delle componenti che caratterizzano la persona umana: razionalità, strategicità, volontà, credenze, motivazione, valori ed emozioni” (Friso, Amadio, Cornoldi et al., 2012).
  • Indispensabile per il raggiungimento del successo formativo (De Beni, Moè 1995; Weinstein, Hume 1998).
  • Misura di prevenzione del drop out = abbandono degli studi prima di aver conseguito il diploma o la laurea. (MIUR 2011, 2012; Checchi 2014).
  • Presupposto fondamentale per un apprendimento scolastico stabile ed efficace (Friso, Amadio, Cornoldi et al. 2012).

4. L'acquisizione del metodo di studio da parte degli allievi con DSA Il metodo di studio, si adatta a ciascuno studente in base alle proprie caratteristiche individuali e agli stili di apprendimento. a scuola è importante presentare e utilizzare diverse tecniche, tra le quali l'allievo possa scegliere quelle che ritiene più funzionali e imparare progressivamente ad autoregolare le attività personali. È auspicabile, soprattutto per gli allievi con DSA, che l'acquisizione del metodo di studio sia promosso a scuola e costituisca oggetto di insegnamento specifico. COME PROMUOVERE IL METODO DI STUDIO È indispensabile l’organizzazione di una didattica inclusiva che insegni in modo esplicito e diretto le tecniche, programmando interventi finalizzati alla motivazione e al controllo delle modalità di apprendimento e degli obiettivi di studio perseguiti rispetto alle diverse discipline scolastiche. Inoltre, è importante il potenziamento dell'uso di strategie cognitive di apprendimento, di modalità di organizzazione e pianificazione del lavoro. Accorgimenti didattici per la promozione del metodo di studio: consegna dei compiti chiare linguisticamente e suddivise in step sequenziali e progressivi; ripetizione verbale della consegna del compito e precisazioni sulle modalità di svolgimento; selezione mirata di pagine da studiare e del materiale di studio; contenuto ridotto del testo, ma significativo; esempi di lavori già svolti; riduzione del carico di compiti a casa; invito a far uso del registratore durante la lezione; anticipazione sull'argomento oggetto di spiegazione; spiegazione dei soli concetti essenziali e delle sole informazioni a essi correlate; uso combinato del linguaggio verbale e non verbale durante la spiegazione; organizzazione del materiale dell’allievo; uso di strumenti compensativi. Affinché la didattica inclusiva coniughi regolazione ed autoregolazione, si possono alcune specifiche strategie didattiche:

  • Problem solving mnestico: prevede la suddivisione della classe in piccoli gruppi e la presentazione di un testo di cui gli allievi sono invitati a leggere il titolo e alcune parti, come le didascalie, e a osservare le figure, chiedendosi che cosa già stanno sull'argomento e sui suoi contenuti specifici. Successivamente ci sarà una discussione interna al gruppo e la formulazione di domande, da parte dell'insegnante, alla luce delle ipotesi di partenza.
  • Modalità integrative: le immagini, ad esempio, svolgono varie funzioni nell' apprendimento cognitivo come sollecitare l'attenzione, attivare preconoscenze, ridurre lo sforzo cognitivo, favorire la comprensione e motivare all'apprendimento.
  • Organizzatori anticipati: sono un tipo di scaffolding (impalcatura) preliminare che può essere fornito all’allievo con DSA attraverso schemi guida che gli permettono di accedere a una prima comprensione di punti essenziali. Negli allievi con DSA l'impiego di organizzatori anticipati e l'elaborazione di mappe schemi e diagrammi e finalizzato ad aumentare le capacità di organizzazione del materiale di studio e di elaborazione delle informazioni da studiare in modo più approfondito