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MICROECONOMIA UNICATT, Appunti di Economia Politica

APPUNTI COMPLETI VOTO 30 GRAFICI ESPLICATI NON NECESSITANO LETTURE AGGIUNTIVE

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 14/05/2021

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gaia01UNICATT 🇮🇹

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MICROECONOMIA
ECONOMIA POLITICA
Prof. Luciano Venturini
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MICROECONOMIA

ECONOMIA POLITICA

Prof. Luciano Venturini

Un mercato è il luogo economico in cui interagiscono agenti economici che operano dal lato della domanda (curva di domanda esprime relazione inversa tra prezzo unitario e domanda di un determinato bene presenta infatti un’inclinazione negativa se il prezzo di un kg di mele ha un prezzo elevato, pochi decideranno di consumare e viceversa quanto più contenuto è il prezzo, a parità di condizioni la quantità domandata sarà via via maggiore). Questa è una spiegazione intuitiva ma la teoria economica non si accontenta di semplici intuizioni anche se molto valide e quindi Capitolo sulla teoria del consumatore: spiegazione rigorosa secondo il mainstream della teoria neoclassica del consumatore che esprime la Rational Choice theory (RCT teoria della scelta razionale del consumo). Curva dell’offerta Relazione positiva tra prezzo e quantità prodotta: per livelli via via maggiori di prezzo i produttori sono incentivati a produrre di più. Anche qui non ci accontentiamo di una spiegazione intuitiva.

Ora introduciamo elemento: il mondo delle imprese è estremamente articolato e gli economisti tengono conto che un’impresa sia piccola e operi in un settore in cui ci siano altre piccole impreso. La competizione sarà diversa rispetto a grandi imprese. I diversi settori hanno strutture produttive differenti a seconda che in un settore prevalgano piccole o grandi imprese.

  • Es. settore automobilistico Parliamo di settore oligopolistico poche grandi imprese a livello internazionale.
  • Es. mele molte piccole imprese nello stesso settore. La teoria economica distingue tra le forme di mercato: forme molto stilizzate per riassumere le caratteristiche fondamentali e diverse che possono assumere i vari settori produttivi: 4 forme di mercato
  1. Concorrenza perfetta
  2. Concorrenza monopolistica
  3. Oligopolio
  4. Monopolio FORMA DI MERCATO DELLA CONCORRENZA PERFETTA 1.Un mercato si dice perfettamente concorrenziale quando il numero n delle imprese presenti in questo mercato che operano appunto sul lato offerta, è molto elevato quanto elevato? Ipotizziamo che tenda a + infinito Se noi abbiamo una torta e tendiamo a tagliare infinitamente fette di torta—dimensione di queste fette tende ad essere pari a 0, nulla. Quindi la dimensione di ciascuna impresa tende a 0. Le imprese sono piccolissime rispetto alla dimensione del mercato.  Diremo che la forma di mercato della concorrenza perfetta è una forma in cui ci sono molte imprese (N che tende a + infinito) le cui dimensioni sono piccolissime (dimensione nulla) rispetto a quelle del mercato. 2.I beni (merci) prodotti da queste imprese sono beni omogenei. Nonostante il numero elevatissimo di imprese i beni da queste prodotti sono omogenei cioè non sono differenziati c’è assenza di differenziazione del prodotto. Questi prodotti sono assolutamente identici per cui dal lato della domanda è del tutto indifferente per i consumatori acquistare i prodotti di una certa impresa in quanto omogenei.  I beni sono omogenei Da combinato disposto di queste due caratteristiche  nessuna impresa è in grado di modificare il mercato con le sue decisioni quelle che operano in concorrenza perfetta non hanno potere di mercato, cioè il potere di influenzare il prezzo di mercato.

Supponiamo di fare riferimento a impresa che opera in concorrenza perfetta: ciascuna impresa per definizione tende a avere un profitto e massimizzare questo profitto. Quali sono i fattori che determinano i ricavi e quali i costi? Il ricavo totale dell’impresa è dato dal prezzo unitario p moltiplicato per la quantità q prodotta dalla singola impresa. Il ricavo totale può aumentare o perché l’impresa riesce ad aumentare il prezzo (p+)  se io vendo mele a 3 euro al kg (p) e la quantità prodotta (q) è di 10  il mio fatturato è 30. Se riesco ad aumentare il prezzo a 5 e la quantità resta la stessa fatturato sarà 50. Oppure posso a parità di prezzo aumentare la quantità. Le imprese in concorrenza perfetta non possono influenzare il prezzo di mercato NO p+  Perché esistono tante imprese che producono beni omogenei. Siccome non c’è solo razionalità e auto-interesse dei produttori ma anche die consumatori, non acquisteranno mai mele alla stessa quantità omogenee ma ad un prezzo unitario più alto. Sul mercato c’è un’offerta vastissima di prezzi, nessun consumatore sarà disposto ad acquistare mele ad un prezzo più elevato. Tutti producono merci di pari qualità, con stesse caratteristiche. LE IMPRESE NON HANNO ALCUNA POSSIBILITA’ DI AUMENTARE IL PREZZO sennò le vendite collassano, si azzerano ricavo totale si annulla Ciascun produttore deve scegliere quel prezzo di equilibrio che si forma sul mercato e vendere la propria prodizione a quel prezzo non potendosi permettere di alzarlo. Si dice che il prezzo lo faccia il mercato. Non è modificabile (vedi grafico parametro dato ).

Tra CT e q c’è relazione positiva ma come aumentano? La curva non è rappresentabile come una retta. (vedi grafico)  Non aumentano in maniera lineare costi hanno andamento non lineare. Questa fa riferimento ad un’analisi di breve-periodo: la dimensione dell’impresa è data. Nel breve periodo la dimensione dell’impresa non può essere modificata, nel lungo periodo sì. (L’impresa è un’organizzazione rappresentabile da input stock di capitale fisso K e forza lavoro L  output)  Nel breve periodo K è dato, variabile solo nel lungo periodo. questo è il dato che definisce la dimensione dell’impresa.  Il fattore lavoro è variabile Immaginiamo di laurearci in giurisprudenza e di costituire un nostro studio legale (impresa). Costi di produzione:

  • Costi fissi non variano al variare della quantità prodotta. Ad esempio, l’affitto nell’appartamento in cui operiamo, che noi produciamo tante o poche consulenze giuridiche, dovremo sempre pagarlo, non varia. Graficamente lo rappresentiamo con retta orizzontale
  • Costi variabili  variano al variare della quantità. Carta, energia elettrica ecc. --> se produciamo 0 sono 0, se produciamo molto equivalgono a molto. Ma aumentano con andamento non lineare  all’inizio con incremento minore e dopo punto di flesso via via maggiore. Perché? Inizialmente esistono i cosiddetti rendimenti crescenti e oltre il punto di flesso i rendimenti decrescenti. Inizialmente per livelli bassi di prodizione non è ottimale rapporto tra stock di capitale fisso e addetti. Per cui partendo da livelli bassi di prodizione i costi aumentano sempre se aumenta la q, ma gli incrementi di costo sono minori perché possiamo contare su rendimenti crescenti. Oltre un certo livello la cosa si rovescia. Andando su livelli elevati di produzione il capitale è sempre lo stesso (K è data nel breve periodo) per cui i costi non solo aumentano ma lo fanno anche con incrementi via via maggiori rendimenti decrescenti. Quindi curva dei costi totali ha andamento della curva dei costi variabili (partendo però da dove parte curva dei costi fissi). (vedi grafici) Dato il prezzo di mercato tracciamo la curva del fatturato e di quella dei costi totali.  C’è una fase in cui curva dei costi totali è al di sopra dei ricavi totali. L’impresa opera in una prima fase in perdita.  Tra q1 e q2 i ricavi totali sono maggiori dei costi.  Esiste un livello ottimo di produzione che si indica con q*  livello di prodizione che massimizza il profitto. Quando curva dei costi diventa sempre più bassa  Poi si avrà una situazione uguale alla prima fase. A questo punto le dimensioni dell’impresa possono essere cambiate.