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Tipologia: Appunti
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L’economia politica si divide in due grandi settori:
l’economia di mercato perché sosteneva che questo fosse caratterizzato non da piena occupazione bensì dalla disoccupazione , frutto della mancanza di domanda effettiva. Il sistema può scostarsi dall’equilibrio quando la domanda è insufficiente. 19/10/ PIL → per prodotto interno lordo di un sistema economico si intende il valore monetario delle merci finali (al netto dei beni intermedi) che vengono prodotte all’interno di quel dato sistema economico in un certo periodo di tempo al lordo degli ammortamenti. Valore monetario : è la quantità prodotta di un bene moltiplicata per un prezzo. Es. se io ho un’azienda agricola che produce 10kg di mele e il prezzo al kg di mele è di 3 euro → il valore monetario è 10kg x 3 euro qi x pi Le merci sono eterogenee. Devono però essere rese omogenee per fare la sommatoria in modo da definire il PIL → e allora occorre unità di misura monetaria Moneta è unità di conto→ ci consente di esprimere valori monetari. Merci finali : finali non significa finite. Significa che non dobbiamo prendere in considerazione i beni intermedi. Vedi disegno tavolo. Se voglio calcolare il PIL devo scorporare il valore dei beni intermedi per evitare le duplicazioni contabili (al netto dei beni intermedi). Avendo cura di non includere anche l’indotto, (la componentistica). Sistema economico : inteso in termini fisico-geografici. All’interno dei confini del paese. In quest’ottica non ci interessa chi ha la proprietà dei fattori produttivi. Ma guardiamo dove è localizzata l’impresa. Se è localizzata in Italia contribuisce al PIL del paese. Tempo : periodo di tempo. Es. un anno (dal 1/01 al 31/12 del 2020)
Allora il PIL è una nozione di flusso , in quanto è una variabile economica definita in base al tempo. si distingue dalle variabili di stock , definite in relazione ad un istante del tempo. (Fiume- lago). Ammortamenti : voce di costo derivata dall’usura delle merci utilizzate per produrre altre merci. Immaginiamo di dover comparare rigorosamente i costi di un viaggio Milano-Roma fatti in auto o in treno.
Profilo dell’andamento del PIL nei principali paesi occidentali negli anni topici. I fatti stilizzati, ovvero le osservazioni considerate ormai verità empiriche, mostrano che il sistema si è fortemente discostato dal trend di crescita. Dal trend di crescita → combinato disposto (recessione+stagnazione). Si discosta quindi dal prodotto potenziale, quindi da livelli di PIL che garantiscono piena occupazione e avanza verso livelli elevati di disoccupazione (u → unemployment: risultato del rapporto tra numero di disoccupati e forza lavoro) u = DIS / FL x 100 in questi anni di grave crisi u valeva 25% Nel cuore di questi anni (1936) J.M. Keynes pubblica la sua opera più importante “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” in cui formula ipotesi utile per capire come sia possibile una grande depressione. Infatti la teoria ricevuta con forte impronta Walrasiana mal si conciliava con i fatti economici a cui si stava assistendo. Introdurrà implicazioni di politica economica rilevanti sostenenti che l’intervento pubblico sia importante al fine di tornare alla piena occupazione, all’equilibrio. Decreta quindi la fine del “lasciar fare” con POLITICA PUBBLICA ATTIVA per impedire la depressione economica.
Ottica con cui Keynes ha cominciato a guardare il funzionamento di un’economia di mercato diversa rispetto a quello che era la visione del suo funzionamento con quella Walrasiana, all’epoca la più diffusa tra gli economisti (mano invisibile, cioè sistema dei prezzi di mercato, equilibrio e piena occupazione della forza lavoro) → mainstream Mainstream Walrasiano : yF full employment = prodotto lordo PL = prodotto potenziale → EQUILIBRIO DI PIENA OCCUPAZIONE, LA DISOCCUPAZIONE è SOLO FRIZIONALE. Disoccupazione frizionale uf = 2-3% → anche in un meccanismo di piena occupazione ci sono disoccupati→ dati dal tempo in cui i soggetti sono alla ricerca di un lavoro soddisfacente, dipende da frizioni. Non è disoccupazione grave. Anni 30→ depressione per anni, disoccupazione molto molto elevata (25%). → Non è possibile definirla frizionale. Si comincia a pensare che la teoria sia sbagliata. Ed è qui che entra in gioco J.M. Keynes → economista inglese di Cambridge. Egli ragiona in un’ottica diversa: supponiamo che l’economia non garantisca sempre un unico equilibrio, ma equilibri multipli. Le cose possono andare bene ma anche male. La teoria Walrasiana forniva solo uno dei possibili equilibri. Nell’ottica di Keynes sono possibili altri equilibri meno soddisfacenti perché in questi esiste non solo la disoccupazione frizionale ma anche quella cosiddetta keynesiana, cioè la disoccupazione involontaria. (u involontaria o keynesiana) Ma come arriva Keynes a questa conclusione? Flusso circolare del reddito → non è ancora un vero e proprio modello economico, è uno schema concettuale. Mette a fuoco alcune relazioni fondamentali tra le variabili aggregate del sistema economico essenziali per comprendere la possibilità di un equilibrio non di piena occupazione, per comprendere insomma per quale ragione il PL prodotto lordo è diverso da yF prodotto di piena occupazione. Imprese Decisioni di produzione prese dalle imprese. MONDO DELLA PRODUZIONE Per fare teoria economica possiamo partire da modelli semplici e mano a mano complicarli. E quindi introduciamo una ipotesi semplificatrice : supponiamo che ci sia un’economia chiusa → non ci sono scambi con l’estero. E poi immaginiamo che in questa economia non ci sia lo stato ( senza stato ), importante per vedere il funzionamento di un’economia lasciata a sé stessa: ECONOMIA CHIUSA→ parliamo solo di prodotto lordo, che corrisponde al valore monetario delle merci finali e dipende dalle decisioni di produzione prese dalle differenti imprese che contribuiscono al sistema economico. Famiglie Le imprese nel prendere le loro decisioni di produzione e in seguito all’attività produttiva, abbiano dei redditi che arrivano alle famiglie
Attraverso il modello di determinazione del reddito di equilibrio. Modello → insieme preciso di equazioni e funzioni che ci consentono di cogliere le relazioni quantitative tra le varie variabili. Questo modello prende il nome di croce Keynesiana. Il diagramma della croce keynesiana → è una rappresentazione grafica di ciò che abbiamo visto con il FCR. È un vero e proprio modello che stabilisce relazioni tra le variabili macroeconomiche. Sull’asse verticale abbiamo rappresentato il valore monetario dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese, su quello orizzontale il reddito y. I C aumentano all’aumentare del reddito→ per esempio con un reddito y1 avremo consumi C1. Con un reddito maggiore y2 avremo maggiore consumo C2. Rappresentiamo quindi graficamente la funzione del consumo, ovvero la curva del consumo delle famiglie. Funzione dei consumi C= C(y) Nel FCR avevamo ipotizzato che gli investimenti fossero dati ad un certo livello. Sono diverse le variabili che determinano gli investimenti e quindi noi per semplicità supponiamo che gli investimenti delle imprese siano ad un certo livello.
se e solo se S=I → DA=y Come facciamo a rappresentare questa condizione di equilibrio graficamente? Uguaglianza rappresentata dalla bisettrice del quadrante. Il punto di intersezione tra curva della DA e la bisettrice del quadrante individua il cosiddetto reddito di equilibrio → è quel livello del reddito in corrispondenza del quale i risparmi delle famiglie sono coerenti con l’investimento delle imprese. ABBIAMO QUINDI CHE SIA VERIFICATA LA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO MACROECONOMICO DEL SISTEMA, S=I yE si può leggere anche in verticale e allora yE-CE mi dà il SE. Ma quest’ultimo è esattamente uguale all’I MA COSA DETERMINA L’EGUAGLIANZA TRA S e I? → sono le variazioni del reddito. Quando il reddito si riduce, si riducono consumi e risparmi. Se gli I si riducono questo mette in moto un processo di recessione e si arriva a riduzione dei consumi e dei risparmi per cui S tornano ad essere uguali a I ma ad un livello molto
più basso. Supponiamo che qualcosa vada storto e le imprese diventino pessimiste→ dimezzano gli I. Conseguenza→ la curva della DA scende, si sposta verso il basso. La caduta di I comporta la caduta di DA. Ma yF è ancora reddito di equilibrio? NO Se I dimezzano ora S<I. Quindi non abbiamo più la condizione di equilibrio verificata. Ora yF andrà a collocarsi nel punto di intersezione tra bisettrice e nuova curva DA ed è però inferiore al reddito di piena occupazione. Nozione di equilibrio che intende Keynes → yE non è scelto. Mentre in Walras avevamo equilibri di posizioni scelte, ora vediamo che questi subiscono l’equilibrio, non si tratta di equilibrio ottimo, scelto. Parliamo di nozione di equilibrio come STATE OF REST (stato di quiete)→ yE è da intendere come state of rest, non si muove nulla. Le imprese non hanno motivo di cambiare la decisione di produzione. Se c’è ondata di pessimismo il sistema può andare in recessione, il mercato non invia alle imprese ordini tali da smaltire tutta la produzione e si creano scorte indesiderate→ le imprese taglieranno la produzione e il reddito si ridurrà ulteriormente. Il problema è la carenza di DA, perché succede qualcosa dal punto di vista degli I che sono una sua componente, quella più instabile perché mentre i C dipendono dal y I dipendono dall’economia. Il sistema da solo non è in grado di tornare a situazione di equilibrio senza che ci sia una decisione centralizzata che coordini le varie decisioni, quindi senza una politica economica pubblica per sostenere la DA. Quali sono le implicazioni di politica economica della visione di Keynes? (POLICY IMPLICATIONS) Se il lasciar fare al mercato non ci garantisce sempre l’ottimo, siamo di fronte al fallimento delle scelte decentrate. Ma Keynes non abbandonerà l’economia di mercato, bensì secondo alcuni salverà il capitalismo. È però convinto che bisogni abbandonare il lasciar fare→ Servono politiche pubbliche attive che sono politiche macroeconomiche, al fine di aumentare DA. Esse sono di 2 tipi:
per la quale entrate fiscali e spesa pubblica sono uguali). Se il deficit si ripete alimentato debito pubblico. quindi questa politica fiscale propone di allontanarsi dal bilancio in pareggio. Ma in questo modo si può rimettere in moto il sistema economico. Politica fiscale restrittiva → lo stato riduce la spesa pubblica e/o aumenta la pressione fiscale. POLITICA FISCALE QUINDI può usare 2 strumenti:
G W INTERESSI ECC.
Se la SPT = T → bilancio pubblico è in pareggio Questa prima di Keynes era considerata cosa corretta. Buona condizione delle finanze pubbliche richiedeva di non portare la SPT a non superare le entrate fiscali T. Spendere in linea con quelle che sono le proprie entrate. Con Keynes questo necessariamente cambia. Se → politica fiscale espansiva → per riportare il sistema in equilibrio di piena occupazione. L’output gap va colmato con politica pubblica espansiva:
Ci sono i ricchi, i poveri e quelli della fascia intermedia pertanto è chiaro che la distribuzione della ricchezza è molto ineguale rispetto alla distribuzione del reddito. Che cosa è moneta oggi nel nostro sistema economico? Cosa viene accettato come intermediario negli scambi? È la cosiddetta M1 le cui componenti sono:
mercato immobiliare scende diminuirà il valore nominale dell’abitazione. Potrò quindi perdere. Ma se il mercato immobiliare sale avrò una possibile rendita, avrò un guadagno in conto capitale , una rivalutazione del mio investimento. ➔ Quindi non ho certezza del valore nominale. Cosa succederà alla domanda di moneta (𝑀𝐷) o preferenza per liquidità? 𝑀𝐷 è espressa dagli agenti economici che domandano moneta in funzione di reddito y e di i : Decisioni di portafoglio: Decidere da parte di un agente economico attento a fare scelte più convenienti dal suo punto di vista relative a come tenere la propria ricchezza. La ricchezza si concretizza in tante possibili attività patrimoniali. Es. torta
M1 AZIONI TERRENI TIT. DI D.P. OBBLIGAZIONI QUADRI