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MACROECONOMIA UNICATT, Appunti di Economia Politica

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Tipologia: Appunti

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MACROECONOMIA
Economia politica
Prof. Luciano Venturini
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MACROECONOMIA

Economia politica

Prof. Luciano Venturini

L’economia politica si divide in due grandi settori:

  • Macroeconomia : studia i fenomeni macroeconomici, ad esempio come si determina il PIL di un sistema economico, cerca di capire cosa determina il livello dei prezzi, se c’è o no l’inflazione, se c’è o no crescita economica ecc.;
  • Microeconomia : studia il comportamento dei singoli agenti economici, come cambia il sistema economico in cui agiscono le imprese (in quanto le imprese sono profondamente influenzate dalle caratteristiche strutturali dei mercati), le differenze che esistono tra i vari beni (privati e pubblici), se esistono le esternalità ecc. MACROECONOMIA In quale economia viviamo? In un’economia di mercato, cioè in un sistema economico in cui le decisioni sulla produzione delle merci, cioè dei beni e servizi che hanno rilevanza economica, sono decentrate o decentralizzate, prese cioè da singoli agenti economici in autonomia e non da un’autorità centrale (un agente è colui che agisce, che prende delle decisioni). Gli agenti economici si dividono in due gruppi:
  • Consumatori o famiglie→ prendono decisioni decentrate relative alle proprie scelte di consumo;
  • Imprese → prendono decisioni su produzione e investimento. La teoria neoclassica sostiene: gli agenti economici, consumatori e imprese, sono agenti auto-interessati e razionali:
  • Auto-interessati poiché hanno un obiettivo e agiscono in funzione del proprio interesse senza porsi il problema del bene collettivo;
  • Razionali poiché assumono un comportamento massimizzante, cioè tendono sempre ad ottenere il massimo risultato. Ma come fa a funzionare un’economia di mercato in cui le decisioni economiche sono prese liberamente e autonomamente da numerosissimi agenti economici senza un organo centrale che le coordini? Si potrebbe infatti ipotizzare che sia un’economia di mercato caotica, in quanto le decisioni sono incoerenti e decentrate. Verso la seconda metà del Settecento (rivoluzione industriale) il filosofo Scozzese Adam Smith si pose questa domanda cruciale. Nel 1776 , data di pubblicazione de “Ricchezza delle nazioni” (sua opera principale), formula una risposta. Introduce infatti la nozione di “mano invisibile” : sostiene cioè che sia la mano invisibile del mercato, attraverso il sistema dei prezzi di mercato, a guidare le decisioni dei singoli agenti economici in modo tale che le decisioni di consumo e produzione risultino coerenti, cioè in modo tale che si arrivi ad una situazione di equilibrio economico. In quest’ottica il mercato è in grado di autoregolarsi, non necessita quindi di una qualche autorità pubblica. Ma cosa consente alla mano invisibile di operare? Cos’è la mano invisibile? Occorre chiarire: Mercato → un qualunque mercato (da semplici a complessi) è il luogo economico in cui avviene lo scambio di beni e servizi, quindi una interazione tra chi opera dal lato della domanda (chi richiede beni e servizi) e chi opera dal lato dell’offerta (produzione e vendita di una determinata merce). Graficamente: interazione tra due rette.

l’economia di mercato perché sosteneva che questo fosse caratterizzato non da piena occupazione bensì dalla disoccupazione , frutto della mancanza di domanda effettiva. Il sistema può scostarsi dall’equilibrio quando la domanda è insufficiente. 19/10/ PIL → per prodotto interno lordo di un sistema economico si intende il valore monetario delle merci finali (al netto dei beni intermedi) che vengono prodotte all’interno di quel dato sistema economico in un certo periodo di tempo al lordo degli ammortamenti. Valore monetario : è la quantità prodotta di un bene moltiplicata per un prezzo. Es. se io ho un’azienda agricola che produce 10kg di mele e il prezzo al kg di mele è di 3 euro → il valore monetario è 10kg x 3 euro qi x pi Le merci sono eterogenee. Devono però essere rese omogenee per fare la sommatoria in modo da definire il PIL → e allora occorre unità di misura monetaria Moneta è unità di conto→ ci consente di esprimere valori monetari. Merci finali : finali non significa finite. Significa che non dobbiamo prendere in considerazione i beni intermedi. Vedi disegno tavolo. Se voglio calcolare il PIL devo scorporare il valore dei beni intermedi per evitare le duplicazioni contabili (al netto dei beni intermedi). Avendo cura di non includere anche l’indotto, (la componentistica). Sistema economico : inteso in termini fisico-geografici. All’interno dei confini del paese. In quest’ottica non ci interessa chi ha la proprietà dei fattori produttivi. Ma guardiamo dove è localizzata l’impresa. Se è localizzata in Italia contribuisce al PIL del paese. Tempo : periodo di tempo. Es. un anno (dal 1/01 al 31/12 del 2020)

Allora il PIL è una nozione di flusso , in quanto è una variabile economica definita in base al tempo. si distingue dalle variabili di stock , definite in relazione ad un istante del tempo. (Fiume- lago). Ammortamenti : voce di costo derivata dall’usura delle merci utilizzate per produrre altre merci. Immaginiamo di dover comparare rigorosamente i costi di un viaggio Milano-Roma fatti in auto o in treno.

  • In treno abbiamo il prezzo del biglietto, magari il taxi per arrivare in stazione.
  • In auto il carburante, autostrada. Ci sono però degli altri costi, entra in gioco il fatto che il valore monetario dell’automobile è di meno, perché facendo 600 km si è consumata. Questo non è uno sborso monetario, ma è un ammortamento. Ogni qual volta si ha a che fare con strutture che hanno una durata pluriennale, cioè durano nel tempo, dobbiamo tendere conto che nel tempo le strutture si sono logorate, non sono come prima. Tutte le imprese hanno utilizzato dei beni per produrre che si sono logorati. Si dice che il PIL sia al lordo degli ammortamenti perché non vengono detratti. Invece se PIN- A = avremo PIN (prodotto interno netto). È quindi al netto degli ammortamenti, sono esclusi. Categoria merci si divide in due grandi subcategorie
  • Beni: attività prodotte che hanno una loro autonomia fisico-logistica
  • Servizi: definito in relazione ad una data logistica temporale

Profilo dell’andamento del PIL nei principali paesi occidentali negli anni topici. I fatti stilizzati, ovvero le osservazioni considerate ormai verità empiriche, mostrano che il sistema si è fortemente discostato dal trend di crescita. Dal trend di crescita → combinato disposto (recessione+stagnazione). Si discosta quindi dal prodotto potenziale, quindi da livelli di PIL che garantiscono piena occupazione e avanza verso livelli elevati di disoccupazione (u → unemployment: risultato del rapporto tra numero di disoccupati e forza lavoro) u = DIS / FL x 100 in questi anni di grave crisi u valeva 25% Nel cuore di questi anni (1936) J.M. Keynes pubblica la sua opera più importante “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” in cui formula ipotesi utile per capire come sia possibile una grande depressione. Infatti la teoria ricevuta con forte impronta Walrasiana mal si conciliava con i fatti economici a cui si stava assistendo. Introdurrà implicazioni di politica economica rilevanti sostenenti che l’intervento pubblico sia importante al fine di tornare alla piena occupazione, all’equilibrio. Decreta quindi la fine del “lasciar fare” con POLITICA PUBBLICA ATTIVA per impedire la depressione economica.

Ottica con cui Keynes ha cominciato a guardare il funzionamento di un’economia di mercato diversa rispetto a quello che era la visione del suo funzionamento con quella Walrasiana, all’epoca la più diffusa tra gli economisti (mano invisibile, cioè sistema dei prezzi di mercato, equilibrio e piena occupazione della forza lavoro) → mainstream Mainstream Walrasiano : yF full employment = prodotto lordo PL = prodotto potenziale → EQUILIBRIO DI PIENA OCCUPAZIONE, LA DISOCCUPAZIONE è SOLO FRIZIONALE. Disoccupazione frizionale uf = 2-3% → anche in un meccanismo di piena occupazione ci sono disoccupati→ dati dal tempo in cui i soggetti sono alla ricerca di un lavoro soddisfacente, dipende da frizioni. Non è disoccupazione grave. Anni 30→ depressione per anni, disoccupazione molto molto elevata (25%). → Non è possibile definirla frizionale. Si comincia a pensare che la teoria sia sbagliata. Ed è qui che entra in gioco J.M. Keynes → economista inglese di Cambridge. Egli ragiona in un’ottica diversa: supponiamo che l’economia non garantisca sempre un unico equilibrio, ma equilibri multipli. Le cose possono andare bene ma anche male. La teoria Walrasiana forniva solo uno dei possibili equilibri. Nell’ottica di Keynes sono possibili altri equilibri meno soddisfacenti perché in questi esiste non solo la disoccupazione frizionale ma anche quella cosiddetta keynesiana, cioè la disoccupazione involontaria. (u involontaria o keynesiana) Ma come arriva Keynes a questa conclusione? Flusso circolare del reddito → non è ancora un vero e proprio modello economico, è uno schema concettuale. Mette a fuoco alcune relazioni fondamentali tra le variabili aggregate del sistema economico essenziali per comprendere la possibilità di un equilibrio non di piena occupazione, per comprendere insomma per quale ragione il PL prodotto lordo è diverso da yF prodotto di piena occupazione. Imprese Decisioni di produzione prese dalle imprese. MONDO DELLA PRODUZIONE Per fare teoria economica possiamo partire da modelli semplici e mano a mano complicarli. E quindi introduciamo una ipotesi semplificatrice : supponiamo che ci sia un’economia chiusa → non ci sono scambi con l’estero. E poi immaginiamo che in questa economia non ci sia lo stato ( senza stato ), importante per vedere il funzionamento di un’economia lasciata a sé stessa: ECONOMIA CHIUSA→ parliamo solo di prodotto lordo, che corrisponde al valore monetario delle merci finali e dipende dalle decisioni di produzione prese dalle differenti imprese che contribuiscono al sistema economico. Famiglie Le imprese nel prendere le loro decisioni di produzione e in seguito all’attività produttiva, abbiano dei redditi che arrivano alle famiglie

  • Stock di capitale fisso→ profitti π
  • Fattore lavoro → monte salari (insieme dei salari che l’impresa paga ai suoi lavoratori) W wages. PIL : nel calcolo del PIL è possibile commettere degli errori di duplicazione contabile. Introduciamo quindi la nozione di valore aggiunto VAoutput (fatturato) – input (valore monetario dell’input) → nuovo valore per cui il valore dell’output sarà dato da input + valore aggiunto. Se noi facessimo la sommatoria dei valori aggiunti di tutte le imprese del territorio otterremmo una grandezza economica che escluderebbe tutti gli input intermedi → calcolo corretto del PIL. Per questo si dice che il PIL sia il valore monetario delle merci finali al netto dei beni o input intermedi. Questo nuovo valore che viene creato → è grazie al contributo dei fattori primari di produzione. Quindi il VA = π (profitti) + W (monte salari) Sommatoria dei valori aggiunti delle imprese ∑ VAi = PL = Y (reddito lordo) → stiamo quindi dicendo che sono quantitativamente uguali. Se e solo se S=I avremo un livello di domanda aggregata coerente con le decisioni delle imprese. Se e solo se S=I si crea DA sufficiente a garantire sbocchi di mercato per le merci che le imprese hanno deciso di produrre → CONDIZIONE DI EQUILIBRIO MACROECONOMICO DEL SISTEMA Ma supponiamo che ci sia un’ondata di pessimismo e che le imprese riducano i loro investimenti: Le imprese riducono gli investimenti→ riducono produzione→ riduzione reddito→ riduzione consumi e risparmi → S ≠ I → NO CONDIZIONE DI EQUILIBRIO MACROECONOMICO DEL SISTEMA. Finché non si arriva ad una nuova eguaglianza, DA risulterà sempre inferiore al PIL e quindi recessione si aggraverà. OTTICA DI KEYNES : la carenza di DA effettiva può costituire un problema. L’economia lasciata a sé stessa non sempre è in grado di rigenerare l’equilibrio. Un’insufficienza di DA e il sistema può andare a collocarsi in un processo cumulativo. I -DA -Y -C -I -DA Si tratta di una sorta di processo cumulativo per cui da cosa nasce cosa, di male in peggio. L’economia non sempre è in una situazione di equilibrio → equilibri multipli.

COME SI DETERMINA IL REDDITO DI EQUILIBRIO?

➔ TEORIA DELLA DETERMINAZIONE DEL REDDITO DI EQUILIBRIO

Attraverso il modello di determinazione del reddito di equilibrio. Modello → insieme preciso di equazioni e funzioni che ci consentono di cogliere le relazioni quantitative tra le varie variabili. Questo modello prende il nome di croce Keynesiana. Il diagramma della croce keynesiana → è una rappresentazione grafica di ciò che abbiamo visto con il FCR. È un vero e proprio modello che stabilisce relazioni tra le variabili macroeconomiche. Sull’asse verticale abbiamo rappresentato il valore monetario dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese, su quello orizzontale il reddito y. I C aumentano all’aumentare del reddito→ per esempio con un reddito y1 avremo consumi C1. Con un reddito maggiore y2 avremo maggiore consumo C2. Rappresentiamo quindi graficamente la funzione del consumo, ovvero la curva del consumo delle famiglie. Funzione dei consumi C= C(y) Nel FCR avevamo ipotizzato che gli investimenti fossero dati ad un certo livello. Sono diverse le variabili che determinano gli investimenti e quindi noi per semplicità supponiamo che gli investimenti delle imprese siano ad un certo livello.

se e solo se S=I → DA=y Come facciamo a rappresentare questa condizione di equilibrio graficamente? Uguaglianza rappresentata dalla bisettrice del quadrante. Il punto di intersezione tra curva della DA e la bisettrice del quadrante individua il cosiddetto reddito di equilibrio → è quel livello del reddito in corrispondenza del quale i risparmi delle famiglie sono coerenti con l’investimento delle imprese. ABBIAMO QUINDI CHE SIA VERIFICATA LA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO MACROECONOMICO DEL SISTEMA, S=I yE si può leggere anche in verticale e allora yE-CE mi dà il SE. Ma quest’ultimo è esattamente uguale all’I MA COSA DETERMINA L’EGUAGLIANZA TRA S e I? → sono le variazioni del reddito. Quando il reddito si riduce, si riducono consumi e risparmi. Se gli I si riducono questo mette in moto un processo di recessione e si arriva a riduzione dei consumi e dei risparmi per cui S tornano ad essere uguali a I ma ad un livello molto

più basso. Supponiamo che qualcosa vada storto e le imprese diventino pessimiste→ dimezzano gli I. Conseguenza→ la curva della DA scende, si sposta verso il basso. La caduta di I comporta la caduta di DA. Ma yF è ancora reddito di equilibrio? NO Se I dimezzano ora S<I. Quindi non abbiamo più la condizione di equilibrio verificata. Ora yF andrà a collocarsi nel punto di intersezione tra bisettrice e nuova curva DA ed è però inferiore al reddito di piena occupazione. Nozione di equilibrio che intende Keynes → yE non è scelto. Mentre in Walras avevamo equilibri di posizioni scelte, ora vediamo che questi subiscono l’equilibrio, non si tratta di equilibrio ottimo, scelto. Parliamo di nozione di equilibrio come STATE OF REST (stato di quiete)→ yE è da intendere come state of rest, non si muove nulla. Le imprese non hanno motivo di cambiare la decisione di produzione. Se c’è ondata di pessimismo il sistema può andare in recessione, il mercato non invia alle imprese ordini tali da smaltire tutta la produzione e si creano scorte indesiderate→ le imprese taglieranno la produzione e il reddito si ridurrà ulteriormente. Il problema è la carenza di DA, perché succede qualcosa dal punto di vista degli I che sono una sua componente, quella più instabile perché mentre i C dipendono dal y I dipendono dall’economia. Il sistema da solo non è in grado di tornare a situazione di equilibrio senza che ci sia una decisione centralizzata che coordini le varie decisioni, quindi senza una politica economica pubblica per sostenere la DA. Quali sono le implicazioni di politica economica della visione di Keynes? (POLICY IMPLICATIONS) Se il lasciar fare al mercato non ci garantisce sempre l’ottimo, siamo di fronte al fallimento delle scelte decentrate. Ma Keynes non abbandonerà l’economia di mercato, bensì secondo alcuni salverà il capitalismo. È però convinto che bisogni abbandonare il lasciar fare→ Servono politiche pubbliche attive che sono politiche macroeconomiche, al fine di aumentare DA. Esse sono di 2 tipi:

  • POLITICA FISCALE
  • POLITICA MONETARIA

per la quale entrate fiscali e spesa pubblica sono uguali). Se il deficit si ripete alimentato debito pubblico. quindi questa politica fiscale propone di allontanarsi dal bilancio in pareggio. Ma in questo modo si può rimettere in moto il sistema economico. Politica fiscale restrittiva → lo stato riduce la spesa pubblica e/o aumenta la pressione fiscale. POLITICA FISCALE QUINDI può usare 2 strumenti:

  • Decisione pubblica relativa all’aliquota media di imposta
  • Spesa pubblica per beni e servizi, non tutta la spesa pubblica ma solo quella che si traduce in domanda pubblica delle pubbliche amministrazioni di beni e servizi e che quindi sostiene la DA. Utilizzare questi strumenti in senso espansivo implica una riduzione dell’aliquota media di imposta t (pressione fiscale) e un aumento della spesa pubblica per beni e servizi G → POLITICA FISCALE ESPANSIVA. Esistono questioni delicate: per es. ho una minore pressione fiscale si collega al tema di quali beni e servizi lo stato deve fornire ai cittadini. Non è quindi indifferente avere bassa pressione e bassa offerta di beni e servizi o alta pressione ma alta offerta di beni e servizi. Anche dal lato di G→ e cioè se l’aumento della spesa pubblica passi attraverso determinati beni e servizi piuttosto che altri. Es. due approcci radicalmente diversi peer quanto riguarda spesa pubblica anni 30 Germania e stati uniti, Germania ha puntato forte spesa in armamenti, negli Stati Uniti con il New-Deal Roosevelt ha puntato su opere civili. In entrambi i casi c’è stato aumento di spesa pubblica per beni e servizi e quindi politica fiscale espansiva ma il contenuto di G è stato diverso. Bilancio pubblico (dello stato):
  • In pareggio
  • In disavanzo Poiché le entrate fiscali T se sono uguali alla SPT spesa pubblica totale →se T=SPT bilancio in pareggio G è solo una parte della SPT. È la parte che direttamente sostiene la domanda aggregata, attraverso canale diretto.

SPESA PUBBLICA TOTALE

G W INTERESSI ECC.

Se la SPT = T → bilancio pubblico è in pareggio Questa prima di Keynes era considerata cosa corretta. Buona condizione delle finanze pubbliche richiedeva di non portare la SPT a non superare le entrate fiscali T. Spendere in linea con quelle che sono le proprie entrate. Con Keynes questo necessariamente cambia. Se → politica fiscale espansiva → per riportare il sistema in equilibrio di piena occupazione. L’output gap va colmato con politica pubblica espansiva:

  • Riducendo t
  • Aumentando G Ma se il bilancio è in pareggio e facciamo PF espansiva → riduzione t riduce T entrate fiscali. Se aumentiamo G → SPT aumenta. Creiamo quindi un disavanzo o deficit. Come è possibile per lo stato spendere più rispetto a quello che raccoglie attraverso le T? Come fa in altri termini a finanziare questo deficit? Può farlo come un qualunque agente economico. Se io ho reddito di 20.000 euro al mese ma ne voglio spendere 30.000 e non ho altre entrate di reddito. Posso spendere di più ma è necessario che ci sia qualcuno disposto a prestarmi la differenza di 10.000 euro. Quindi mi devo indebitare. La stessa cosa vale per lo stato, che chiedere fondi, risorse, può farsi finanziare. Se questo va avanti per molto tempo questi finanziamenti di deficit che persistono nel tempo fanno aumentare l’indebitamento e creano il problema del debito pubblico. Mentre il deficit è variabile di flusso il debito pubblico complessivo che lo stato ha nei confronti dei suoi creditori è uno stock. Per es. il debito pubblico italiano prima del Covid-19 era del 133% (il debito rapportato al PIL x100 = debito pubblico). il debito che l’Italia doveva pagare superava il valore monetario del PL. Questo è il risultato della sommatoria dei deficit accumulati nel tempo. Qualcuno ha addebitato a Keynes la responsabilità dei debiti pubblici. Ma Keynes da questo punto di vista è innocente. Ha detto che se la situazione lo richiede (output gap) → opportuno che si faccia politica fiscale espansiva. Questo però aumenta debito pubblico, poco male. Una volta che l’economia è tornata in salute sarà possibile rientrare dal debito e riportare in pareggio il bilancio. Addebitare a Keynes la responsabilità per il debito pubblico è quindi sbagliato. Si faccia debito quanto basta ma appena possibile quando l’economia va bene si ritorni a politica rigorosa e si rientri dal debito. È del tutto razionale indebitarsi, ma questo non significa che sia razionale continuare ad indebitarsi. Nel dibattito recente si è distinto tra debito buono e debito cattivo. Se gli investimenti si fanno bene→ debito buono, se invece verranno sprecati→ debito cattivo. Debito che va a finanziare investimenti (buono) e debito che va a finanziare consumi (debito cattivo). POLITICA MONETARIA→ altra grande politica macroeconomica che può essere utilizzata per rimettere in moto il sistema. È più complessa perché richiede la nozione di moneta.

Ci sono i ricchi, i poveri e quelli della fascia intermedia pertanto è chiaro che la distribuzione della ricchezza è molto ineguale rispetto alla distribuzione del reddito. Che cosa è moneta oggi nel nostro sistema economico? Cosa viene accettato come intermediario negli scambi? È la cosiddetta M1 le cui componenti sono:

  • Monete metalliche
  • Banconote Monete metalliche e banconote costituiscono il circolante , cash, contanti → appropriati per determinati pagamenti. Per altre transazioni si paga mediante assegni, se abbiamo un deposito in banca di conto corrente in relazione al quale la banca ci rilascia il libretto degli assegni e noi firmando l’assegno e mettendo un importo paghiamo mediante assegni.
  • Depositi di c/c (conto corrente) → se il mio deposito in banca è di valore monetario pari a 10. euro io posso emettere assegni di importo non superiore ai 10.000 euro. Se vado oltre infatti emetto assegni a vuoto. Grossomodo la possibilità di pagare mediante assegni è collegata al valore monetario del depositato. Quindi il valore monetario del circolante e il valore monetario del deposito di c/c definiscono il valore monetario della moneta M1 in circolazione cioè il valore monetario dei mezzi di pagamento che il sistema economico esprime. Moneta in circolazione è stock. Caratteristiche fondamentali della moneta M1 rispetto a tutte le altre attività patrimoniali?
  • La moneta M1 è l’unica attività patrimoniale che dà certezza di valore nominale → la moneta M1 in questo senso non è un’attività rischiosa , non rischio nulla ad ottenere moneta. Non rischio nulla se tengo moneta M1. Certezza di valore nominale→ se io ho in tasca banconota da 100 euro quella banconota vale sempre 100 euro. Il valore nominale/facciale di quella banconota tra mesi o anni non cambia. Dunque io ho certezza del valore nominale della banconota. Ho anche certezza dei valori nominali dei depositi di c/c→ se io ho un deposito di 20.000 euro tra mesi sarà sempre lo stesso il valore nominale. Il contratto di deposito di c/c infatti consente di depositare una somma, provvedendo al pagamento di determinate spese e commissioni, ma anche che quando vorrò chiudere il tutto potrò riavere indietro la stessa somma che ho depositato. ➔ Tutte le componenti della moneta M1 hanno certezza di valore nominale. Ma se c’è inflazione, in termini d’acquisto reale, quella banconota perde valore? → Sì. Ma noi stiamo assumendo che non ci sia inflazione, variazione del livello generale dei prezzi che al contrario sono fermi.
  • La moneta tuttavia non consente nessun rendimento → una banconota da 100 euro ha sempre valore pari a 100 , ma per la parte di patrimonio che detengo sottoforma di banconote non ottengo nessun rendimento, come per i depositi di c/c. Tutte le altre attività patrimoniali sono attività rischiose, cioè non danno alcuna certezza di valore nominale però consentono dei rendimenti, di guadagnare qualcosa. Essendo rischiose allo stesso modo posso anche perdere. Es. ho acquistato un appartamento per affittarlo, come un investimento quindi. Io non ho la certezza di ottenere lo stesso valore nominale o monetario che avevo dovuto pagare per acquistare l’abitazione. Se il

mercato immobiliare scende diminuirà il valore nominale dell’abitazione. Potrò quindi perdere. Ma se il mercato immobiliare sale avrò una possibile rendita, avrò un guadagno in conto capitale , una rivalutazione del mio investimento. ➔ Quindi non ho certezza del valore nominale. Cosa succederà alla domanda di moneta (𝑀𝐷) o preferenza per liquidità? 𝑀𝐷 è espressa dagli agenti economici che domandano moneta in funzione di reddito y e di i : Decisioni di portafoglio: Decidere da parte di un agente economico attento a fare scelte più convenienti dal suo punto di vista relative a come tenere la propria ricchezza. La ricchezza si concretizza in tante possibili attività patrimoniali. Es. torta

  • M1 mi dà certezza di valore nominale ma nessun rendimento.
  • Le altre attività diverse dalla moneta mi consentono rendimento i→ che costituisce il costo opportunità del tenere moneta. Per questo esiste relazione inversa tra domanda di moneta e i. Se i è alto, agenti economici razionali e auto-interessati non vorranno moneta, perché costo opportunità del detenere moneta è alto e allora la domanda di moneta MD sarà bassa. Se invece i è basso, agenti economici avranno un basso costo opportunità del detenere moneta quindi MD aumenta.

Decisioni di portafoglio

M1 AZIONI TERRENI TIT. DI D.P. OBBLIGAZIONI QUADRI