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Tema svolto sulle microplastiche.
Tipologia: Sintesi del corso
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L’inquinamento non è altro che quel processo con cui l’uomo modifica le condizioni dell’ambiente in maniera incontrollata, rilasciando materiali di scarto o spazzatura, senza preoccuparsi delle conseguenze che ciò può causare alle piante e agli animali. Ne esistono moltissimi di tipi come ad esempio l’inquinamento acustico, idrico, atmosferico o termico. Tra i tanti materiali inquinanti uno tra i più difficili da smaltire è la plastica, che ormai utilizziamo in ogni momento della nostra vita: quando beviamo, quando mangiamo, quando ci laviamo, sembra quasi impossibile poter vivere senza. Se questo materiale non viene smaltito nel modo corretto finisce in mare e si stima che circa ottanta milioni di tonnellate di plastica da imballaggio finiscano ogni anno nell’oceano. Solo in Italia ogni anno compriamo nove miliardi di bottiglie di plastica e nel Mar Mediterraneo, che rappresenta appena l’1% delle acque mondiali, si concentra ben il 7% della plastica globale. In quel mare i pesci ingeriscono ogni giorno più di settecento tonnellate di plastica, una quantità inimmaginabile. Tra le diverse tipologie di plastica alcune galleggiano e come nell’oceano Pacifico le correnti ne hanno accumulata così tanta da formare una vera e propria isola le quali dimensioni variano da settecento mila chilometri quadrati ai dieci milioni di chilometri quadrati, questo numero è in costante crescita. Pur essendo un materiale molto resistente, la plastica, se posta a lungo sotto i raggi solari tende a trasformarsi in frammenti sempre più piccoli che prendono il nome di microplastiche, chiamate così perché sono molto piccole e hanno un diametro di circa cinque millimetri. La loro pericolosità per la salute dell’uomo e dell’ambiente è dimostrata da diversi studi scientifici, i danni più gravi si registrano soprattutto nel biota marino, dato che impiegando diversi anni per disciogliersi, rimangono in mare rischiando di essere ingerite dai pesci. Le loro piccole dimensioni permettono al vento e alle correnti marine di spostarle in ogni parte del nostro pianeta in modo molto semplice. Esistono le microplastiche primarie, che sono prodotte per applicazioni domestiche o industriali come le microparticelle di plastica che sono inserite in cosmetici, dentifrici, deodoranti, creme da barba ed altri mille prodotti utilizzati quotidianamente, e le microplastiche secondarie che si originano dalla degradazione dei rifiuti plastici più grandi che sono abbandonati in mare o sulla
terraferma. Ogni anno 1,5 milioni di animali vengono uccisi dalla plastica. Sono state trovate microplastiche in cima al monte Everest e negli oceani più profondi, ma è sconvolgente il fatto che, per la prima volta nella storia, delle particelle siano state rintracciate nella placenta di feti umani. Lo studio condotto dall’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche ha analizzato le placente di sei donne sane, tra i 18 e i 40 anni, con gravidanze normali. Hanno identificato nelle placente 12 frammenti di materiale artificiale. Tre sono stati chiaramente identificati come polipropilene, materiale con cui vengono realizzati bottiglie e tappi di plastica e le restanti nove di un materiale verniciato. Cinque particelle sono state trovate nella parte di placenta attaccata al feto e che ne è parte integrante, quattro nella parte attaccata all’utero materno e tre dentro le membrane che avvolgono il feto. Io in prima persona mi sono resa conto del fatto che la plastica è ovunque. Quest’estate al mare notavo che, soprattutto a determinati orari, si riempiva di buste, bottiglie, lacci ...che rendevano impossibile l’accesso in acqua. Altrettanto sporche sono le spiagge dato che la gente lascia lì mozziconi di sigarette e bottiglie che poi le onde portano con sè. Avendo visto che la plastica è così presente e così dannosa dobbiamo trovare delle soluzioni, degli esempi potrebbero essere fare correttamente a differenziata, aumentare le giornate per la sensibilizzazione dell’ambiente e cercare di utilizzare il più possibili prodotti ecologici, come sapone solido, spazzolini di bambù e plastica biodegradabile, come quella delle buste di quasi tutti i supermercati. Per pulire i nostri mari dalla plastica sono stati progettati dei robot chiamati WasteShark capaci di raccogliere fino a trecento cinquanta chili al giorno. Secondo me rispettare l’ambiente è molto importante anche per poter dare la possibilità alle generazioni future di godere e sfruttare le bellezze naturali che noi abbiamo e stiamo distruggendo. E’ possibile fare ciò in moltissimi modi: ogni minimo gesto contribuisce al il cambiamento della situazione. Degli esempi molto banali potrebbero essere: riutilizzare le bottiglie di plastica, sostituire il sapone liquido contenuto nei flaconi a del sapone solido, non gettare i mozziconi di sigaretta per terra, non utilizzare prodotti usa e getta e moltissime altre cose. Indubbiamente non mancano i modi per poter migliorare il futuro del nostro pianeta, basta solo metterci un po’ d’impegno. Dal 1974 le Nazioni Unite dedicano al pianeta una giornata all’anno con lo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’argomento inquinamento. La giornata mondiale dell’Ambiente prende il nome di “Word