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Microscopia e preparato istologico, Appunti di Microscopia

Spiegazione del microscopio e delle applicazioni della microscopia, del trattamento di un preparato istologico, della microscopia a fluorescenza

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 29/05/2026

pafim-hitzcart
pafim-hitzcart 🇮🇹

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MICROSCOPIA
Dal punto di vista strutturale, un microscopio ci permette di analizzare determinati caratteri morfologici di
cellule e tessuti vegetali, perché ci permette di aumentare l'ingrandimento per apprezzare le
organizzazioni, la morfologia e le caratteristiche delle cellule. Per scendere invece in termini
ultrastrutturali, entra in gioco la microscopia elettronica.
Il microscopio ottico, a seconda di come viene illuminato il campione, si suddivide in:
-campo chiaro (bright field), se il campione è retroilluminato
-campo scuro (dark field), il campione è illuminato lateralmente
-a fluorescenza, il campione o autofluoresce o fluoresce grazie a dei coloranti specifici
I tre elementi fondamentali della microscopia sono:
ingrandimento, è la capacità di ingrandire un'immagine, dato dagli obiettivi e dall'oculare [(ha un
ingrandimento fisso di 10x), quindi l'ingrandimento tot sarà dato da ingrandimento obbiettivo x
10];
potere di risoluzione, capacità di distinguere de punti vicini come due immagini distinte;
contrasto, dovuto al passaggio dei fotoni attraverso il preparato. Nella maggior parte dei
componenti cellulari e tessutali (sopratutto vegetali), il contrasto è basso perchésono molto
idratati, quindi possono essere usati dei coloranti selettivi che permettono di aumentare il
contrasto.
Nel microscopio ottico la sorgente luminosa raggiune il campione dal basso, e i fotoni che la
costituiscono devono attraversare il campione per poterlo osservare. L'immagine che viene restituita dal
microscopio è RIBALTATA!
Manopole del microscopio:
-macrometrica, regola avvicinamento del tavolino all'obiettivo, per una messa a fuoco grossolana;
-micrometrica, messa a fuoco più precisa, con movimenti più fini;
-coassiale, per il movimento del vetrino e del preparato.
Preparato istologico
I preparati si suddividono in preparati a fresco (permette analisi morfologica in condizioni "native") e
permanenti (analisi morfologica e strutturale idi tessuti fissati in condizioni non native). La scelta tra i
due dipende da quando viene effettuata l'osservazione del preparato (degradazione ossidativa dei tessuti
e necrosi del campione) e dalla capacità di fare sezioni sottili.
I preparati permanenti permettono di ovviare a queste problematiche, mentre con le preparazioni a fresco
si può ovviare alla colorazione, per i campioni vegetali.
Per un preparato bisogna seguire dei passaggi precisi:
1)prelievo: asportazione di un frammento di tessuto da un tessuto vivo, con questo passaggio hanno
inizio i processi degradativi e autlitici, si dovrà quindi intervenire subito con la fissazione.
2) fissazione: blocca il campione allo stadio durante il quale viene prelevato. Deve essere rapida (evita
danneggiamenti del campione), garantire il blocco degli enzimi litici, non deve interferire con la
colorazione e deve avere una durata.
Può essere effettuata per via
fisica
, attraverso il congelamento, che tuttavia può creare stress da
congelamento (dato dall'aumento di volume dell'acqua), quindi vengono utilizzate sostanze come le AFP
(anti-freezing protein) o l'azoto liquido che congela rapiamentepermetendo la formazione di piccoli
cristalli che evitano il danneggiamento dei tessuti. In questo caso viene utilizzato il CRIOTROMO,
un'affettatrice che lavora a -20, o il VIBRATOMO, capace di tagliare sezioni senza dover includere il
campione.
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MICROSCOPIA

Dal punto di vista strutturale, un microscopio ci permette di analizzare determinati caratteri morfologici di cellule e tessuti vegetali, perché ci permette di aumentare l'ingrandimento per apprezzare le organizzazioni, la morfologia e le caratteristiche delle cellule. Per scendere invece in termini ultrastrutturali, entra in gioco la microscopia elettronica. Il microscopio ottico, a seconda di come viene illuminato il campione, si suddivide in: -campo chiaro (bright field), se il campione è retroilluminato -campo scuro (dark field), il campione è illuminato lateralmente -a fluorescenza, il campione o autofluoresce o fluoresce grazie a dei coloranti specifici I tre elementi fondamentali della microscopia sono: ingrandimento, è la capacità di ingrandire un'immagine, dato dagli obiettivi e dall'oculare [(ha un ingrandimento fisso di 10x), quindi l'ingrandimento tot sarà dato da ingrandimento obbiettivo x 10]; potere di risoluzione, capacità di distinguere de punti vicini come due immagini distinte; contrasto, dovuto al passaggio dei fotoni attraverso il preparato. Nella maggior parte dei componenti cellulari e tessutali (sopratutto vegetali), il contrasto è basso perchésono molto idratati, quindi possono essere usati dei coloranti selettivi che permettono di aumentare il contrasto. Nel microscopio ottico la sorgente luminosa raggiune il campione dal basso, e i fotoni che la costituiscono devono attraversare il campione per poterlo osservare. L'immagine che viene restituita dal microscopio è RIBALTATA! Manopole del microscopio: -macrometrica, regola avvicinamento del tavolino all'obiettivo, per una messa a fuoco grossolana; -micrometrica, messa a fuoco più precisa, con movimenti più fini; -coassiale, per il movimento del vetrino e del preparato. Preparato istologico I preparati si suddividono in preparati a fresco (permette analisi morfologica in condizioni "native") e permanenti (analisi morfologica e strutturale idi tessuti fissati in condizioni non native). La scelta tra i due dipende da quando viene effettuata l'osservazione del preparato (degradazione ossidativa dei tessuti e necrosi del campione) e dalla capacità di fare sezioni sottili. I preparati permanenti permettono di ovviare a queste problematiche, mentre con le preparazioni a fresco si può ovviare alla colorazione, per i campioni vegetali. Per un preparato bisogna seguire dei passaggi precisi: 1)prelievo: asportazione di un frammento di tessuto da un tessuto vivo, con questo passaggio hanno inizio i processi degradativi e autlitici, si dovrà quindi intervenire subito con la fissazione.

  1. fissazione: blocca il campione allo stadio durante il quale viene prelevato. Deve essere rapida (evita danneggiamenti del campione), garantire il blocco degli enzimi litici, non deve interferire con la colorazione e deve avere una durata. Può essere effettuata per via fisica, attraverso il congelamento, che tuttavia può creare stress da congelamento (dato dall'aumento di volume dell'acqua), quindi vengono utilizzate sostanze come le AFP (anti-freezing protein) o l'azoto liquido che congela rapiamentepermetendo la formazione di piccoli cristalli che evitano il danneggiamento dei tessuti. In questo caso viene utilizzato il CRIOTROMO, un'affettatrice che lavora a -20, o il VIBRATOMO, capace di tagliare sezioni senza dover includere il campione.

La fissazione può essere, in alternativa, fatta per via chimica: vengono sfruttate sostanze di natura alcolica o aldeidica. In particolare viene usato l'etanolo, la formaldeide (per un livello strutturale) o la paraformaldeide (liv. ultrastrutturale), che formano dei legami crociati con gli amminoacidi del composto bloccando così tutte le reazioni metaboliche. Solitamente viene utilizza una miscela di aldeide, saccarosio (evita shock idrico), e il PBS, un tampone pH (+7, per evitare lo shock osmotico). Altri tamponi tipicamente usati sono i fosfati o acodilato (è più stabile ma contiene arsenico). 3)inclusione: per facilitare il taglio del campione, viene fatta con un materiale indurente e inerte, solitamente la resina o la paraffina. Per penetrare nei tessuti del campione, bisogna prima disidratare e diafanizzare: -disidratazione, per togliere progressivamente l'acqua, evitando violente variazioni osmotiche, vengono effettuati delle immersioni in soluzioni di etanolo a concentrazioni crescenti (dal 10% fino al 100%) portando l'acqua a evaporare in piccole parti alla volta. -diafanizzazione, processo chimico a base di xilene per rendere il campione trasparente, così da aumentare contrasto e passaggio dei fotoni, per favorire poi la fase di osservazione (passaggio non obbligatorio). -inclusione viene operata con paraffina (miscela di idrocarburi saturi) oppure in resina, materiali inerti che vengono fatti polimerizzare o abbassando la temperatura (paraffina) o aggiungendo dei catalizzatori (induritori per resina). Solitamente in campo vegetale, campioni più duri vengono inclusi in resina, più morbidi nella paraffina, in campo animale viene usato unicamente la paraffina

  1. taglio: i campioni inclusi vengono sezionati grazie a MICROTOMI (sezioni sottili), ULTRAMICROTOMI (sezioni ultrasottili), MICROTOMO CONGELATE (sezioni di campioni congelati). Questi macchinari hanno lame regolabili con movimenti micrometrici e le sezioni tagliate possono poi essere raccolte sui vetrini. 5)colorazione: prima di essere osservati grazie alla colorazione, i campioni devono essere SPARAFFINATI (nel caso della resina non sono necessari questi passaggi), perché altrimenti il colorante non riesce a permeare nel preparato. Questo passaggio viene effettuato con calore e una serie di lavaggi in xilene. Segue una fase di REIDRATAZIONE con una serie di soluzioni a concentrazione decrescente di etanolo. La COLORAZIONE viene eseguita in base alle caratteristiche del tessuto (permeabilità, affinità chimica, conc dei costituenti da colorare) e da cosa ci interessa colorare. La colorazione può essere: -fisica, il colorante si scioglie senza creare legami chimici col preparato; -chimica, la colorazione avviene grazie alla formazione di legami chimici tra il colorante e i componenti del tessuto (es. Ematossilina-Eosina in campo animale). Un colorante comune e molto rapido per i campioni vegetali è il blu di toluidina, un colorante metacromatico che reagisce diventando blu/azzurro con le pareti ricche di lignina, e viola/fucsia alle componenti cellulose e pectiniche. MICROSCOPIO A EPI FLUORESCENZA È un microscopio ottico modificato con sorgenti luminose specifiche, capaci di eccitare la fluorescenza del campione (le molecole naturalmente presenti o addizionate durante la preparazione) con specifiche lunghezze d'onda. Il campione assorbendo la luce (Ia), riemette un fascio(Ie) ad una lunghezza d'onda maggiore di quella assorbita (Ie>Ia). La fluorescenza è usata sia in campo animale che vegetale, ma in quello vegetale è facilitata grazie alla presenza di molecole (clorofilla, lignina) dotate di autofluorescenza o FLUORESCENZA INTRINSECA, oppure vengono utilizzati coloranti fluorocromi (in questo caso è detta FLUORESCENZA SECONDARIA). Nel caso di campioni animali o vegetali (come meristemi non dotati di autofluorescenza) verranno usati i cromofori, capaci di assorbire e riemettere grazie alla loro conformazione chimica ad anelli aromatici. (Es DAPI per acidi nucleici).