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Spiegazione del microscopio e delle applicazioni della microscopia, del trattamento di un preparato istologico, della microscopia a fluorescenza
Tipologia: Appunti
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Dal punto di vista strutturale, un microscopio ci permette di analizzare determinati caratteri morfologici di cellule e tessuti vegetali, perché ci permette di aumentare l'ingrandimento per apprezzare le organizzazioni, la morfologia e le caratteristiche delle cellule. Per scendere invece in termini ultrastrutturali, entra in gioco la microscopia elettronica. Il microscopio ottico, a seconda di come viene illuminato il campione, si suddivide in: -campo chiaro (bright field), se il campione è retroilluminato -campo scuro (dark field), il campione è illuminato lateralmente -a fluorescenza, il campione o autofluoresce o fluoresce grazie a dei coloranti specifici I tre elementi fondamentali della microscopia sono: ingrandimento, è la capacità di ingrandire un'immagine, dato dagli obiettivi e dall'oculare [(ha un ingrandimento fisso di 10x), quindi l'ingrandimento tot sarà dato da ingrandimento obbiettivo x 10]; potere di risoluzione, capacità di distinguere de punti vicini come due immagini distinte; contrasto, dovuto al passaggio dei fotoni attraverso il preparato. Nella maggior parte dei componenti cellulari e tessutali (sopratutto vegetali), il contrasto è basso perchésono molto idratati, quindi possono essere usati dei coloranti selettivi che permettono di aumentare il contrasto. Nel microscopio ottico la sorgente luminosa raggiune il campione dal basso, e i fotoni che la costituiscono devono attraversare il campione per poterlo osservare. L'immagine che viene restituita dal microscopio è RIBALTATA! Manopole del microscopio: -macrometrica, regola avvicinamento del tavolino all'obiettivo, per una messa a fuoco grossolana; -micrometrica, messa a fuoco più precisa, con movimenti più fini; -coassiale, per il movimento del vetrino e del preparato. Preparato istologico I preparati si suddividono in preparati a fresco (permette analisi morfologica in condizioni "native") e permanenti (analisi morfologica e strutturale idi tessuti fissati in condizioni non native). La scelta tra i due dipende da quando viene effettuata l'osservazione del preparato (degradazione ossidativa dei tessuti e necrosi del campione) e dalla capacità di fare sezioni sottili. I preparati permanenti permettono di ovviare a queste problematiche, mentre con le preparazioni a fresco si può ovviare alla colorazione, per i campioni vegetali. Per un preparato bisogna seguire dei passaggi precisi: 1)prelievo: asportazione di un frammento di tessuto da un tessuto vivo, con questo passaggio hanno inizio i processi degradativi e autlitici, si dovrà quindi intervenire subito con la fissazione.
La fissazione può essere, in alternativa, fatta per via chimica: vengono sfruttate sostanze di natura alcolica o aldeidica. In particolare viene usato l'etanolo, la formaldeide (per un livello strutturale) o la paraformaldeide (liv. ultrastrutturale), che formano dei legami crociati con gli amminoacidi del composto bloccando così tutte le reazioni metaboliche. Solitamente viene utilizza una miscela di aldeide, saccarosio (evita shock idrico), e il PBS, un tampone pH (+7, per evitare lo shock osmotico). Altri tamponi tipicamente usati sono i fosfati o acodilato (è più stabile ma contiene arsenico). 3)inclusione: per facilitare il taglio del campione, viene fatta con un materiale indurente e inerte, solitamente la resina o la paraffina. Per penetrare nei tessuti del campione, bisogna prima disidratare e diafanizzare: -disidratazione, per togliere progressivamente l'acqua, evitando violente variazioni osmotiche, vengono effettuati delle immersioni in soluzioni di etanolo a concentrazioni crescenti (dal 10% fino al 100%) portando l'acqua a evaporare in piccole parti alla volta. -diafanizzazione, processo chimico a base di xilene per rendere il campione trasparente, così da aumentare contrasto e passaggio dei fotoni, per favorire poi la fase di osservazione (passaggio non obbligatorio). -inclusione viene operata con paraffina (miscela di idrocarburi saturi) oppure in resina, materiali inerti che vengono fatti polimerizzare o abbassando la temperatura (paraffina) o aggiungendo dei catalizzatori (induritori per resina). Solitamente in campo vegetale, campioni più duri vengono inclusi in resina, più morbidi nella paraffina, in campo animale viene usato unicamente la paraffina