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Migrazioni e Multiculturalismo, Dispense di Sociologia

Cos'è l'immigrazione? è sempre esistita eppure abbiamo costantemente paura di questo fenomeno! Quanto l'immigrazione danneggia il paese di destinazione? e siamo sicuri che la presenza di immigrati sia uno svantaggio? Definizione di immigrazione, descrizione del fenomeno con ricerche statistiche e numeri statistici. Cos'è la multiculturalità? come possiamo favorire l'interculturalità?

Tipologia: Dispense

2025/2026

In vendita dal 31/03/2026

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giulia-maria-guastella 🇮🇹

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MIGRAZIONI E MULTICULTURALISMO
La dimensione della multiculturalità
Al pari di Germania, Francia, Grand Bretagna e Spagna, l’Italia è ormai una società
multiculturale, cioè caratterizzata dalla convivenza di persone differenti per
origine, cultura e religione. La multiculturalità è un dato di fatto e risulta
velleitario ogni tentativo di eliminarla con l’obbiettivo di restaurare una precedente
società omogenea. Questa idea, anche se, è del tutto fantasiosa dal momento in cui,
come attestano studi scientifici, tale uniformità non è mai esistita.
La diffidenza verso l’altro
Nelle società multiculturali tali differenze sono sentite con timore e diffidenza nei
confronti dell’altro. Questa sensazione è chiaramente irrazionale, perché dal
fenomeno migratorio si aspettano solo fenomeni negativi, come la perdita
dell’identità culturale locale o l’aumento della criminalità. Per contrastare questa
fobia irrazionale è importante la conoscenza del fenomeno migratorio.
Il problema della gestione dei flussi
Nell’analisi del fenomeno migratorio rientra anche la questione della gestione dei
flussi: si studiano strategie opportune ed efficaci per gestirlo nel modo più razionale
possibile. Devono essere elaborati modelli di convivenza tra le persone, che
salvaguardino da un lato il rispetto delle regole comuni, dall’altro le varie identità
culturali, facendo diventare una risorsa e una ricchezza per la collettività.
MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI
Un essere vivente sempre in movimento
La mescolanza delle stirpi
Genetisti, biologi, archeologi e storici sono concordi nel riconoscere che il genere
umano ha da sempre avvertito l’esigenza di spostarsi e di cambiare territorio,
spinto dalla necessità di reperire cibo e risorse, dall’esigenza di sfuggire
all’inaridimento della terra o semplicemente dalla curiosità. Con
homo ergaster
(Africa Orientale)
comincia una vera e propria diaspora. Secondo Telmo Pievani è
come se questa attitudine migratoria fosse intrinseca nella natura psico-fisica di
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MIGRAZIONI E MULTICULTURALISMO

La dimensione della multiculturalità

Al pari di Germania, Francia, Grand Bretagna e Spagna, l’Italia è ormai una società multiculturale, cioè caratterizzata dalla convivenza di persone differenti per origine, cultura e religione. La multiculturalità è un dato di fatto e risulta velleitario ogni tentativo di eliminarla con l’obbiettivo di restaurare una precedente società omogenea. Questa idea, anche se, è del tutto fantasiosa dal momento in cui, come attestano studi scientifici, tale uniformità non è mai esistita.

La diffidenza verso l’altro

Nelle società multiculturali tali differenze sono sentite con timore e diffidenza nei confronti dell’altro. Questa sensazione è chiaramente irrazionale, perché dal fenomeno migratorio si aspettano solo fenomeni negativi, come la perdita dell’identità culturale locale o l’aumento della criminalità. Per contrastare questa fobia irrazionale è importante la conoscenza del fenomeno migratorio.

Il problema della gestione dei flussi

Nell’analisi del fenomeno migratorio rientra anche la questione della gestione dei flussi: si studiano strategie opportune ed efficaci per gestirlo nel modo più razionale possibile. Devono essere elaborati modelli di convivenza tra le persone, che salvaguardino da un lato il rispetto delle regole comuni, dall’altro le varie identità culturali, facendo diventare una risorsa e una ricchezza per la collettività.

MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI

Un essere vivente sempre in movimento

La mescolanza delle stirpi

Genetisti, biologi, archeologi e storici sono concordi nel riconoscere che il genere umano ha da sempre avvertito l’esigenza di spostarsi e di cambiare territorio , spinto dalla necessità di reperire cibo e risorse, dall’esigenza di sfuggire

all’inaridimento della terra o semplicemente dalla curiosità. Con homo ergaster

(Africa Orientale) comincia una vera e propria diaspora. Secondo Telmo Pievani è

come se questa attitudine migratoria fosse intrinseca nella natura psico-fisica di

questo antenato e che da lui ha origine questo fenomeno. Infatti, dalla prima grande migrazione chiamata “out of Africa” hanno seguito molti altri flussi come quella di homo heiderlbergensis e della nostra specie homo sapiens. Come afferma il medico e giornalista Giuseppe Remuzzi la popolazione europea è frutto di tre grandi migrazioni decisive dal continente asiatico. Inoltre, i genetisti confermano ciò che che gli antropologi hanno sostenuto: non esistono popoli puri perché il DNA dei nostri contemporanei presenta tracce di antiche e ripetute mescolane tra stirpi.

I diritti dei migranti

L’incremento dei flussi migratorri cui assistiamo in questi ultimi anni si pone dunque in continuità con una tendenza che caratterizza la specie umana. Tuttavia, ai fini di rispettare i diritti dei migranti e preservare l’ordine, è necessario che vengano stipulate delle norme che gestiscano i flussi migratori. Ciò è essenziale dato che

questi diritti rappresentano un punto d’arrivo essenziale, come ricorda Il Patto

mondiale sulla migrazione approvato il 19 dicembre 2018 dall’Assemblea

delle Nazioni Unite. Tale documento ribadisce la Dichiarazione universale dei diritti

umani e invita gli stati a promuovere una migrazione sicura, ordinata e regolare.

A chi ci riferiamo quando parliamo di migranti?

Nella società industriale avanzata, la sempre più stretta interdipendenza economica, politica e culturale tra le varie parti del mondo favorisce un’intensa mobilità sul territorio, sconosciuta alle età precedenti. Quindi, studio, affari e svago rappresentano nuove motivazioni di spostamento. Quando si parla di migrazione nell’epoca della globalizzazione, spesso ci si riferisce a coloro che sono costretti a spostarsi a causa di guerre, carestie cambiamenti climatici, persecuzioni politiche, povertà e disoccupazione. Si tratta di persone che vengono genericamente definite “migranti”, ma che in realtà risultano tali per motivi differenti , a seconda delle cause e delle circostanze che le hanno spinte a lasciare il loro paese d’origine. Sulla base di queste ultime, i migranti possono essere indicati

con termini più specifici: essi risultano di volta in volta “ profughi”, “rifugiati”,

“richiedenti d’asilo”, “clandestini” o “irregolari”. A differenza dei migranti

economici, i profughi e rifugiati non possono tornare nel loro paese d’origine perché ciò metterebbe a rischio la propria incolumità.

Profugo Rifugiato Richiedente

d’asilo

Irregolari

È un termine Un termine È un richiedente Si dice “immigrato

non sono persone prive di istruzione ma perlopiù individui con un titolo di studio, plurilingue e in possesso di elevate competenze professionali. È questo

il fenomeno della fuga dei cervelli , che tende ad allontanare le persone più

qualificate, con evidenti effetti negativi per il nostro paese.

IL DIBATTITO SULLE MIGRAZIONI: PRO O

CONTRO?

PRO PER IL PAESE D’ORIGINE CONTRO PER IL PAESE D’ORIGINE

Attuano la pressione demografica la quale, ad esempio nei paesi africani, risulta sempre più consistente fonte di povertà per la popolazione locale; inoltre, inviando regolarmente una parte del loro guadagno, contribuiscono al miglioramento della situazione economica dei famigliari. Partono sempre più giovani che costituiscono fondamentali risorse per il paese di provenienza PRO PER IL PAESE OSPITANTE CONTRO PER IL PAESE OSPITANTE I migranti si mostrano d isponibili a svolgere lavori scarsamente qualificati , che molti residenti tenderebbero a rifiutare. Inoltre; essi pagano imposte e contributi , partecipando così al finanziamento del sistema di assistenza e previdenza sociale. Gli irregolari, date le loro precarie condizioni di vita, sono spesso coinvolti nella rete della criminalità , fatto che contribuisce ad alimentare una generale diffidenza nei confronti degli stranieri. OPINIONI DIVERGENTI SUI MIGRANTI Secondo lo storico istraeliano Y. N Harari le due opinioni diverse rispetto al dibattito pro o contro il fenomeno migratorio, presuppongono due diverse idee di fondo: -Per alcuni, la cultura del paese ospitante è così solida che il fenomeno non preoccupa ; -per altri al contrario, l’immigrazione costituisce un potenziale pericolo , capace di stravolgere l’identità del paese. Timori nei confronti dei movimenti migratori che dall’Africa raggiungono l’Europa sono stati espressi ad esempio dall’analista e docente di studi africani statunitense

Stephen Smith autore di Fuga in Europa. La giovane Africa verso il vecchio

continente. Nel testo afferma che L’africa sia un continente ricco di giovani che

vorrebbe emigrare. Il libro si presenta come un richiamo verso le politiche europee che non possono chiudersi e ignorare il problema senza un’accoglienza priva di un piano di medio-lungo termine. Altri, come attesta la

rivista scientifica britannica “The lancet ”, specializzata nell’ambito medico, ad esempio, nel dicembre 2018 ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze delle migrazioni sui sistemi economico sanitario dei paesi ospitanti. La rivista registra che a ogni aumento del tasso migratorio, proporzionalmente raddoppia anche il PIL nazionale. Nel rapporto si sostiene che gli immigrati rappresentano una risorsa per l’economia e la sanità, non un costo ulteriore, per due motivi: svolgono lavori di assistenza sanitaria , come l’assistenza domiciliare, poi sono meno soggetti a malattie e patologie più costose per il sistema sanitario.

LA GESTIONE DEL FENOMENO MIGRATORIO E DELLA

MULTICULTURALITA’

Politici e studiosi del fenomeno migratorio concordano nel ritenere che l’immigrazione debba essere governata e disciplinata attentamente sia con opportuni provvedimenti legislativi sia con strutture finalizzate a promuovere l’inclusione.

L’esigenza di una normativa europea

Per quanto riguarda la necessità di disciplinare i flussi, la normativa europea non

appare ancora adeguata. Il regolamento UE 604 del 20213 , conosciuto come

regolamento di Dublino, prevede che i richiedenti asilo debbano presentare la

relativa domanda nel primo paese d’arrivo. Il punto è che questa situazione SOVRACCARICA i paesi mediterranei , perché sono proprio il primo approdo. Dunque, la soluzione potrebbe coinvolgere L’Unione europea che si assuma il compito di gestire a livello comunitario i problemi legati all’immigrazione, con l’impegno a ridistribuire i nuovi arrivati fra tutti i membri dell’Ue. È quanto

sostiene Stefano Allievi , il quale ritiene che i molteplici flussi che arrivano lungo le

due rotte principali dell’immigrazione (la mediterranea e la balcanica) rappresentino un “problema europeo” e non degli Stati di approdo. Allievi auspica l’attivazione di “un Azienda europea della mobilità e delle migrazioni ”, la quale preveda a una forma di programmazione degli ingressi, un permesso di soggiorno europeo. L’assenza di tali provvedimenti si manifesta come un’insufficienza e scarsità di gestire il fenomeno da parte delle strutture di accoglienz a. Per tale motivo, Allievi propone alcuni provvedimenti che a suo avviso sono indispensabili per l’inclusione degli immigrati. Tra questi vi è l’apertura di canali legati all’ingresso,

c ome i corridoi umanitari (canali di trasferimento sicuro e legale di migranti

in condizione di particolare vulnerabilità) , rivolti a profughi e richiedenti d’asilo.

L’invito a individuare una normativa adeguata in materia di migrazioni, che tenga conto dei diritti fondamentali dell’uomo, è espressamente indicata nel punto 7 dell’obbiettivo 10 dell’Agenda 2023 per lo Sviluppo Sostenibile. MULTICULTURALITA’ I modelli dell’assimilazione e del riconoscimento

Altrettanto importante è la questione della multiculturalità che del fenomeno

migratorio è la conseguenza. A questo proposito sono stati elaborati tre

fondamentali strategie politiche: l’assimilazione, il riconoscimento e

l’interculturalità.

rischio perché può produrre isolamento, nonostante le promesse di rispetto e tolleranza.

La convivenza interculturale

Il modello teorico della convivenza interculturale prevede una mescolanza tra

universalismo e relativismo, ovvero sia : costruire una comunità umana sempre

più ampia e unita tipica a anche che valorizzi le differenze culturali presenti.

I governi, allora, devono fare in modo che le differenti comunità, senza rinunciare alle proprie caratteristiche specifiche, si aprano al confronto reciproco : il dialogo è infatti uno stimolo al miglioramento di ognuna di esse , e di conseguenza, allo sviluppo dell’intera società. Tali linee guida sono state adottate ad esempio dal

governo del Canada che fin dal 1988 ha approvato il Canadian

Multiculturalism Act, in cui si promuove “comprensione e la creatività che si rivela

nell’interazione tra individui e collettività di origini differenti”.

Il progetto pedagogico interculturale

Il modello della convivenza interculturale pone l’obbiettivo anche di un progetto pedagogico interculturale. L’educazione interculturale è un progetto di ampio respiro, che nasce da un’attenta analisi di tutti i processi sociali della realtà contemporanea, non solo quelli legati all’immigrazione. Il significato di questo nuovo modello non contiene solo una banale integrazione delle entranti comunità ma anche la costruzione di relazioni umane ricche e significative. Al centro di questa pedagogia vi è la persona in quanto tale, cui è riconosciuto un intrinseco valore. La scuola dell’interculturalità possiede un’identità mobile, in divenire, e si qualifica come luogo del dialogo, dello scambio e dell’incontro , in cui tutte le esperienze sono degne di ascolto e di merito per un comune arricchimento.