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Mindfulness educator, La mindfulness, Schemi e mappe concettuali di Psicologia Positiva

In questo documento viene introdotta la Mindfulness del corso Mindfulness Educator presso la federazione Mindfulness

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

In vendita dal 15/06/2022

Alessandro31_9
Alessandro31_9 🇮🇹

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MINDFULNESS EDUCATOR
LA MINDFULNSS, PRIMA PARTE
Mindfulness, un primo sguardo
Fare meditazione significa fare Mindfulness? La Meditazione nasce dalla medicina orientale, la
meditazione è anche una filosofia di vita
La Mindfulness nasce dalla Medicina occidentale. Il termine mindfulness è stato coniato 100 anni fa da
Rhys David nel tradurre un testo buddista che cercò di dare un nome di quello che fosse la pratica di
meditazione. Lo tradusse quindi in “Mindfulness” che per la medicina occidentale è diventata una
pratica oltre che uno strumento legato anche alle nuove ricerche in neuroscienze. L’olismo scientifico
nasce dalla ricerca di questa branca delle neuroscienze, ossia dalla PNEI (Psico Neuro Endocrino
Immunologia). Un po’ nell’ambito del meccanicismo cartesiano, ossia della misurazione oggettiva di
ciò che è una validazione successiva dell’evento o del fenomeno. La meditazione è una parte integrante
di ciò che è una filosofia vera di vita. Noi occidentali abituati alla misurazione cartesiana, abbiamo un
po’ estratto l’elemento e lo abbiamo fatto diventare uno strumento e una tecnica. Non cambia la nostra
prospettiva esistenziale, però ci aiuta a essere più efficaci nella pratica clinica e nella psicoterapia
MEDITAZIONE MINDFULNESS
Buddhismo
Yoga
Filosofia di vita
Libera accessibilità e adozione incondizionata
Paradigma autonomo derivato e pratica focalizzata
alla cura di un problema
Tecnica che non implica cambio di prospettiva
della propria esistenza e della visione del mondo
Legame organico tra pensiero scientifico e ricerca
Integrazione nella clinica/psicoterapia
ThichNhatHanh
ThichNhatHanh è un monaco buddista ed è stato l’artefice di questa migrazione dal mondo orientale al
mondo occidentale, lui dice:
“La mente è come un’ampolla di vetro con dentro acqua e sabbia. Nel turbinio dei ragionamenti, dei
pensieri riguardo al passato ed al futuro, delle cose da fare, dei progetti, delle relazioni, delle ansie e
delle emozioni, l’acqua, mescolata con la sabbia, è agitata ed opaca. La pratica mindfulness permette di
fermare il vortice nell’ampolla. La sabbia può così lentamente depositarsi sul fondo e l’acqua diviene
pulita e trasparente. Con la mente limpida finalmente abbiamo lo spazio per ascoltare come stiamo, per
prenderci cura, per comprendere la realtà ed imparare l’arte di vivere consapevolmente”
(ThichNhatHanh).
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MINDFULNESS EDUCATOR

LA MINDFULNSS, PRIMA PARTE

Mindfulness, un primo sguardo Fare meditazione significa fare Mindfulness? La Meditazione nasce dalla medicina orientale, la meditazione è anche una filosofia di vita La Mindfulness nasce dalla Medicina occidentale. Il termine mindfulness è stato coniato 100 anni fa da Rhys David nel tradurre un testo buddista che cercò di dare un nome di quello che fosse la pratica di meditazione. Lo tradusse quindi in “Mindfulness” che per la medicina occidentale è diventata una pratica oltre che uno strumento legato anche alle nuove ricerche in neuroscienze. L’olismo scientifico nasce dalla ricerca di questa branca delle neuroscienze, ossia dalla PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia). Un po’ nell’ambito del meccanicismo cartesiano, ossia della misurazione oggettiva di ciò che è una validazione successiva dell’evento o del fenomeno. La meditazione è una parte integrante di ciò che è una filosofia vera di vita. Noi occidentali abituati alla misurazione cartesiana, abbiamo un po’ estratto l’elemento e lo abbiamo fatto diventare uno strumento e una tecnica. Non cambia la nostra prospettiva esistenziale, però ci aiuta a essere più efficaci nella pratica clinica e nella psicoterapia MEDITAZIONE MINDFULNESS Buddhismo Yoga Filosofia di vita Libera accessibilità e adozione incondizionata Paradigma autonomo derivato e pratica focalizzata alla cura di un problema Tecnica che non implica cambio di prospettiva della propria esistenza e della visione del mondo Legame organico tra pensiero scientifico e ricerca Integrazione nella clinica/psicoterapia ThichNhatHanh ThichNhatHanh è un monaco buddista ed è stato l’artefice di questa migrazione dal mondo orientale al mondo occidentale, lui dice: “La mente è come un’ampolla di vetro con dentro acqua e sabbia. Nel turbinio dei ragionamenti, dei pensieri riguardo al passato ed al futuro, delle cose da fare, dei progetti, delle relazioni, delle ansie e delle emozioni, l’acqua, mescolata con la sabbia, è agitata ed opaca. La pratica mindfulness permette di fermare il vortice nell’ampolla. La sabbia può così lentamente depositarsi sul fondo e l’acqua diviene pulita e trasparente. Con la mente limpida finalmente abbiamo lo spazio per ascoltare come stiamo, per prenderci cura, per comprendere la realtà ed imparare l’arte di vivere consapevolmente” (ThichNhatHanh).

Jon Kabat-Zinn à La Mindfulness nel mondo occidentale La prima persona che ha utilizzato la Mindfulness in occidente in ambito clinico è Jon Kabat-Zinn Jon Kabat-Zinn è un biologo molecolare e scrittore statunitense, Professore di medicina e fondatore della “Stress Reduction Clinic” e del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society” presso la University of Massachusetts Medical School. Nel 1979, con il sostegno del primario di medicina interna del Medical Center dell’Università di Worcester, Boston – Massachusetts, fonda la prima clinica per la riduzione dello stress basata sulla pratica della consapevolezza. Il programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) comprende:

  • pratiche di consapevolezza nel mangiare
  • pratiche di consapevolezza in movimento
  • pratiche di consapevolezza sul respiro, sensazioni, emozioni, pensieri
  • pratiche di consapevolezza nel camminare Tutto queste viene declinato in esercizi specifici e viene anche strutturato in percorsi particolarmente utili per il singolo e il gruppo. Ci sono anche momenti di condivisione di gruppo sull’esperienza dei partecipanti e riflessioni su temi quali l’attenzione non giudicante, la mente del principiante, il lasciar andare e il lasciar essere, la fiducia in sé. Negli anni 80’, l’equipe di Kabat-Zinn, sviluppa i primi lavori di ricerca su pazienti affetti da dolore cronico e stress, ampliando poi l’indagine ad altre categorie, quali psicosomatica e psicologia. Nel 1990 Kabat-Zinn pubblica il suo primo libro: “Vivere momento per momento” sul programma MBSR, ossia Mindfulness Based Stress Reduction. Negli anni 90’ sono ormai oltre 400 i centri ospedalieri che offrono l’MBSR e il mondo scientifico/psicoterapeutico inizia a interessarsi sempre più al programma con l’intenzione di applicarlo a diverse problematiche. Da qui nasceranno molte collaborazioni e scambi col Centro dell’Università di Boston, che darà poi vita, in seguito, al programma MBCT, ossia Mindfulness Based Cognitive Therapy Teoria della discrepanza del Sé e la genesi delle emozioni negative (Higgins, 1987) Per spiegare il motivo per cui questa pratica sia così efficace, si è cercato di dare una spiegazione teorica, facendo così riferimento alla teoria della discrepanza del sé di Higgins. Questa pratica arriva a normalizzare ciò che è all’interno della nostra mente la valutazione del nostro sé, ossia come noi valutiamo noi stessi in base ai nostri bisogni. questa teoria ipotizza tre modalità valutative di come noi ci percepiamo:
    1. Se reale (mi sento così)
    2. Sé normativo (come dovrei essere per la società o per la morale)
    3. Sé ideale (quello che vorrei essere)

Fenomenologia (Husserl) e scienze cognitive prospettano l’esistenza di 2 modalità primarie di elaborazione conscia.

  1. Atteggiamento naturale (default- elaborazione di secondo ordine – elaborazione proposizionale)
  • eventi/esperienze trattati come oggetti sui quali effettuare operazioni cognitive; l’esperienza diventa come la si concettualizza
  • realtà percepita come integrata da:
    • esperienza soggettiva come impressione sensoriale, immagine, emozione
  • filtri di elaborazione cognitiva abitudinaria per rilevare il contenuto dell’esperienza e cosa rappresenta per me
  • realtà= concetto contestuale personale costruito attraverso:
    • valutazione buono/cattivo/neutro (piacevole/spiacevole)
    • esperienze passate e associazioni evocative
    • schemi cognitivi condizionanti
  • Esperienza con breve attenzione focale e immediata reazione cognitiva/motoria VANTAGGI SVANTAGGI Schemi, convinzioni e opinioni comunque canalizzano l’attenzione/elaborazione cognitiva di quanto ci si sta occupando Benefici adattivi come l’instaurazione/mantenimento di un ordine su eventi/esperienze rilevanti per il sé, e aiuto a perseguire e raggiungere l’obiettivo Attraverso i filtri cognitivi non si fa esperienze della realtà in modo imparziale Il proprio giudizio sull’esperienza è superficiale, incompleto o distorto. La visione ottimistica può portare false speranze o eccitamento. Quella pessimistica può generare frustrazione, paura o tristezza
  1. Atteggiamento fenomenologico (elaborazione di primo ordine – elaborazione implicazione di tipo buffered (Teasdale, 1999))
  • Attenzione rivolta alla realtà semplicemente così come appare o viene data, come flusso di fenomeni o apparenze.
  • Il mezzo per fare ciò che si definisce “riduzione fenomenologica”, ovvero non sostituire/eliminare le operazioni cognitive sulla realtà ma fare un passo indietro dalla usuale modalità di elaborazione e ricevere l’esperienza così come si manifesta.
  • Stato ricettivo della mente dove l’attenzione è mantenuta su una mera registrazione dei fatti
  • Ogni cosa (sensazioni, immagini e pensieri) rimane ma è percepita diversamente, così come appare
  • La sospensione o “messa in parentesi” del modo concettuale abituale di elaborazione e l’allontanarsi da esso rivela alla mente come la realtà è costituita al momento presente e dentro la propria mente conscia. L’atteggiamento fenomenologico è diverso dall’atteggiamento naturale. Atteggiamento fenomenologico Atteggiamento naturale Esperienza diretta/elementare Toccare, sentire e prestare attenzione in carne e ossa Attenzione e consapevolezza piene, dirette e concrete permettono di essere presenti alla realtà come essa è Immagine mentale dell’albero Esperienza indiretta Immagino ciò che ho visto e toccato ma dimenticato alcuni dettagli e ne aggiungo altri Reagire alla realtà e abitudine agli schemi mentali Coscienza e fenomenologia L’attenzione e la consapevolezza che ci viene dalla nostra visione dall’interno del mondo ci permette di guardare eventi esterni attraverso un’osservazione diretta e neutra, ma ci permette anche di osservarci attraverso un’elaborazione dei nostri stati psicologici Se non si presenta estrema attenzione a un oggetto la qualità soggettiva dell’esperienza e il suo ricordo sono molto diversi rispetto al caso in cui si dà piena attenzione Mettere da parte le elaborazioni cognitive condizionanti non implica una dissociazione dall’esperienza, anzi, l’atteggiamento fenomenologico crea un’intimità con l’esperienza conscia, una cosiddetta “visione dall’interno” del mondo (Varela e Shera, 1999), invece della “distinzione” da essa, percepita in modo indipendente e personale (Legrand et al, 2007). Non solo gli eventi esterni a anche le esperienze interne (incluse le operazioni della mente), possono essere sperimentate in modo attento da questa intima prospettiva. Le reazioni psicologiche indotte dal coinvolgimento attenzionale possono così essere osservate come flusso continuo di coscienza. Sperimentare cioè la rabbia, per esempio, nelle sue manifestazioni cognitive, affettive, somatiche e comportamentali, avere quindi un sé che guarda e presenzia a ciò che è

sono distribuite le abilità mindfulness (attitudini, inclinazioni innate, autodisciplina) ed esistono variazioni intra-individuali mindfulness-based: à Mindfulness di stato: momentaneo/situazionale à Mindfulness di tratto: caratteristiche permanenti di esperienza e presenza Il pilota automatico neurofisiologico e pilota automatico dell’automatismo mentale Il pilota automatico neurofisiologico è il sistema di reazione in base al fattore che abbiamo di fronte (molto spesso è un fattore stressogeno). Attraverso le richieste che continuano ad arrivarci dall’ambiente noi attiviamo uno schema neurofisiologico e di comportamento che viene modulato attraverso l’attivazione emozionale, la quale fa scattare la nostra reazione o iperreazione. L’elemento essenziale per modulare questo tipo di reazione è l’attivazione emozionale, definita come il tramite attraverso il quale un evento ambientale induce nell’individuo un insieme di risposte adattive o disfunzionali. Tutto ciò ci porta a considerare un secondo automatismo mentale, ossia il cosiddetto pilota automatico 2 o pilota automatico dell’automatismo mentale. è un po’ come se noi agissimo attraverso un pilota automatico neurofisiologico e automatizziamo seguentemente dei comportamenti che anche essi sono automatizzati. Il corpo agisce da sé, inizia ad esserci una frattura tra il nostro corpo e ciò che noi pensiamo e quindi perdiamo la consapevolezza corporea emotivo/sensoriale e facciamo le cose ormai come se la nostra sceneggiatura fosse scritta e riscritta a memoria. Le nostre azioni e i nostri pensieri non coincidono, ad esempio penso a cosa fare a lavoro mentre faccio colazione; mentre guido penso a cosa devo fare quando arrivo; mentre faccio la doccia penso ad un problema. la pratica della mindfulness ci aiuta a integrare questi due mondi, ad evitare quindi che ci sia una perdita di consapevolezza. La pratica dell’ambito del modulo MBSR ci permette di reintegrare questa frattura tra mente e corpo, portare l’attenzione alle attività che faccio automaticamente con la consapevolezza del qui ed ora (cosa faccio in questo momento, e cosa sto ascoltando da un punto di vista sensoriale) à quindi mentre faccio la doccia i miei pensieri non vanno altrove, ma cerco di attivare quella sensorialità primaria in cui sento l’acqua calda e sento lo scorrere dell’acqua (consapevolezza del proprio corpo e delle sensazioni che vivo). Il pilota automatico ci fa scattare una reazione da uno stimolo, non ho quella consapevolezza che da un lato mi permette di reagire in uno schema preconfigurato, ma se io inserisco una consapevolezza tra lo stimolo e ciò che deve essere eseguito io ho una risposta mediata che non mi rappresenta un automatismo che mi dà dei vantaggi ma molto spesso mi dà anche numerosi svantaggi, come la frattura che si crea, togliendomi la capacità di rispondere in maniera adeguata allo stimolo. Mindfulness e l’esperienza emotiva Esperienza e regolazione emotiva sono determinati per la salute mentale, la cognizione e i comportamenti. La ricerca relativa al modo in cui tratti e stati di consapevolezza spieghino la variazione e la regolazione emotiva può contribuire a una comprensione di come la mindfulness favorisca generalmente la salute mentale.

Per comprendere l’emozione si deve osservarla sia dal punto di vista dei contenuti (cosa viene percepito) sia dei processi intrinseci (cause neurobiologiche)

  • contenuti: sensazioni soggettive di piacere/dispiacere (core affect o emozioni nucleare)
  • Processi: emozione riferita a qualcosa, dipendente dal livello di “arousal” e dai significati situazionali e relazionali La nostra capacità di regolare i significati di situazioni e relazioni, parte da alcuni processi che sono legati all’attivazione di quello che è il nostro modo di rispondere. La parte del nostro sistema limbico è mediato e integrato anche da un elemento che è la parte attentiva, che fa parte della nostra corteccia prefrontale. Questa modalità di integrare la valutazione cognitiva, attentiva con la parte emotiva profonda che si modula su due elementi fondamentali (piacere e dispiacere), le cosiddette emozioni nucleari, generano un’emozione psiocologica complessa e generano anche la capacità di capire cosa proviamo a livello emotivo. Le ricerche della mindfulness sull’esperienza emotiva sono state fondamentali per capire in che modo noi andando ad agire con questa consapevolezza e con questa attenzione al modo di sentire la realtà in maniera primaria ha portato questo tipo di capacità di analisi e di dare spiegazioni del motivo per cui la mindfulness sia così produttiva e positiva nei confronti della regolazione emotiva. In relazione a quanto visto finora è possibile dire che:
  1. Il distacco dalla elaborazione concettuale (atteggiamento naturale) solitamente valutativa dovrebbe portare a uno stato più equilibrato di emozione nucleare, meno spiacevole
  2. La pratica mindfulness permette una chiara percezione oggettiva, quindi è meno probabile che eventi/esperienze impegnativi vengano distorti da “bias” cognitivi o equivoci che generino reazioni emotive spiacevoli (la mancanza di respiro può restare tale e non essere vista come attacco di panico) significa spostare il “cursore” della coscienza” verso uno stato più immediato e meno elaborato che possa aiutare a:
  • diminuire le esperienze di emozioni nucleari spiacevoli
  • inibire la reattività emotiva vs stimoli impegnativi
  1. La qualità dell’attenzione influenza i risultati della regolazione emotiva
  2. Poiché nella mindfulness la modalità attentiva è prolungata e aperta ai fenomeni interni/esterni per come sono, si dovrebbe scoraggiare le tendenze maladattive della regolazione emotiva (rimuginio, soppressione dei pensieri a coinvolgimento cognitivo) e incoraggiare l’esposizione volontaria a eventi/esperienze spiacevoli/impegnative che, come dimostrato, promuovono la regolazione adattiva delle emozioni
  3. Le ricerche mostrano che la mindfulness di stato/tratto si riferisce a contenuti emotivi come l’emozione nucleare e alla regolazione emotiva; come, inoltre, ciò modifichi le valutazioni primarie e la regolazione di eventi ed esperienze caricate emotivamente, cambiando l’esperienza e la regolazione dell’emozione nucleare Mindfulness e i processi affettivi

Il primo lavoro pioneristico di Kabat-Zinn (1982) trova soluzioni alternative su paziente affetti dal dolore cronico, che non avevano ottenuto miglioramenti con un trattamento sanitario convenzionale. Alla fine, mostrarono una riduzione del 33% dell’indice di dolore e una diminuzione del 60% nell’alterazione dell’umore, anche la sintomatologia psichiatrica scese al 34%: mancata diminuzione della gravità e frequenza del dolore e dei disturbi dell’umore, miglioramenti rimasti stabili 3-4 anni dopo l’ultimo follow-up (Kabat-Zinn, 1985). Una metanalisi di diversi studi ha riportato come la mindfulness sia in grado di ridurre i livelli di stress in persone in salute (lo studio è: “Mindfulness-Based Stress Reduction for Stress Management in Healthy People: a review and meta-analysis”). Brown (2003) e la diminuzione dei disturbi dell’umore e dello stress a seguito di interventi di mindfulness (Brown KW, Ryan RM, “I vantaggi di essere presenti: mindfulness e il suo ruolo del benessere psicologico”. Journal of personality and social Psychology) La mindfulness:

  • riduce il disagio psicologico legato alle malattie croniche e per disturbi emotivi comportamentali (Santorelli & Kabat-Zinn, 1998)
  • ridimensiona disabilità e sintomi di ansia e depressivi (Morone, Weiner, 2008).
  • riduce la frequenza degli attacchi di panico (Miller, Fletcher & Kabat-Zinn, 1995) e gli episodi di alimentazione compulsiva (bing-eating) (Kristeller & Hallet, 1999)
  • riduzione delle complicazioni psicologiche legate a patologie mediche (Rosenzweig e altri, 2007; Pradham e altri, 2007) La federazione Mindfulness La (federazione) mindfulness (www.federmindfulness.it) ci permette di riconoscere le nostre costruzioni di significato, i nostri filtri cognitivi, non confondendoli o identificandoli con una presunta realtà indipendente dall’osservatore. La Federmindfulness è la comunità italiana degli istruttori di mindfulness certificati, ed ha come obiettivo la diffusione di cultura, pratiche e protocolli Mindfulness sul territorio. La Federmindfulness è l’ente che detiene l’Albo Nazionale istruttori Mindfulness, disponibile all’indirizzo www.albonazionalemindfulness.it, ne cura la tenuta e verifica i requisiti formativi dei richiedenti l’iscrizione. L’attuale presidente di Federmindfulness è il Professore Gioacchino Pagliaro, direttore del Reparto di Psicologia Ospedaliera dell’Ospedale Bellaria di Bologna, già docente di Psicologia Clinica presso la facoltà di Psicologia dell’Università degli studi di Padova. La federazione garantisce l’elevata qualità formativa dei suoi iscritti tramite un severo processo di verifica dei titoli di studio conseguiti e dell’attività professionale svolta. Il comitato tecnico-scientifico della Federazione rilascia pareri riguardanti la Mindfulness ed enti e istituzioni che li richiedano. Con cadenza almeno quadrimestrale, la Federazione organizza, su tutto il territorio nazionale, esami certificatori della competenza dei protocolli Mindfulness. Ogni anno la federazione

organizza il congresso nazionale di mindfulness, al fine di promuovere l’interscambio di competenze e l’aggiornamento reciproco dei professionisti sulle evoluzioni del settore. Albo nazionale Mindfulness l’albo nazionale Mindfulness, in collaborazione con enti pubblici e privati idonei, aggiorna regolarmente i professionisti e le loro certificazioni, al fine di permettere l’indicizzazione e la selezione per titoli dei professionisti Mindfulness. I professionisti dell’albo nazionale Mindfulness sono presenti per aver ottenuto degli Open Badge di competenza, i quali certificano la formazione ed esperienza accumulata sia in campo teorico che pratico. L’albo nazionale Mindfulness - Legislazione, deontologia e opportunità La Federazione è la prima a fornire delle certificazioni attraverso il riconoscimento internazionale “Open Badge” come segno distintivo di qualità e progressione nella formazione riconosciuta. I riconoscimenti “Open Badge” nella Mindfulness possono offrire nuove opportunità di crescita professionale a psicologi, psicoterapeuti, medici, operatori sanitari, ma anche a tutti gli operatori nel campo del benessere e degli strumenti e delle pratiche rivolte all’equilibrio della persona. I corsi sono fruibili anche a Laurendi e laureandi in Scienze dell’educazione, Scienze motorie, medicina e altri corsi di laurea di stampo umanistico; esperti in tecniche di rilassamento, insegnanti di Yoga, persone interessate ad avviare un’attività nel settore del benessere; persone interessate ad una crescita personale; operatori olistici e coaching. Seguendo una attenta progressione formativa le persone acquisiranno competenze:

  • tecnico-professionali --> saper condurre e gestire le pratiche in relazione ai bisogni delle persone
  • Di processo --> acquisire le opportune conoscenze per organizzare sessioni individuali e di gruppo
  • Di sistema --> conoscere i limiti della applicabilità delle pratiche e sapersi integrare in maniera multi disciplinare Protocolli Mindfulness Badges
  • Mindfulness Educator --> è il corso base, necessario per poter prendere gli altri Protocolli Mindfulness Badges. Il corso deve essere accreditato ECM presso il ministero della Salute e/o il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, oppure presso la Federazione italiana Mindfulness. Il percorso deve prevedere formazione teorica, erogate in presenza, a distanza o in modalità ibrida
  • MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) --> è adatto per dolori cronici, malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari, ipertensione, cefalea, disturbi del sonno, malattie della pelle e AIDS; può essere utilizzato anche per l’ansia, depressione (meglio la MBCT in questo caso), i disturbi alimentari (meglio la MB-EAT), attacchi di panico e in tutte le situazioni di vita difficili di breve o lunga durata: lutti separazioni, problematiche di coppia. É utile per interrompere gli automatismi mentali che generano sovraccarico cognitivo e stress. Il programma dura 8 settimane ma permette un’ampia libertà.

la consapevolezza e si riduce l’automatismo mentale. Ci aiuta a non identificarci nei pensieri e nelle emozioni che abbiamo; bisogna agire senza condizionamenti mentali.

  • Armoniosamente (oncologia) --> è stato attivato nel 2003 ed è ad oggi uno dei più completi nel campo dell’applicazione della mindfuness in oncologia. Responsabile del progetto è il Dottor Gioacchino Pagliaro. Tale progetto è rivolto a donne affette da tumore alla mammella con trattamenti ancora in corso, integra pratiche di mindfulness, tecniche meditative derivate dalla medicina tibetana e incontri formativi-informativi di tipo medico ed interventi di educazione sanitaria.
  • MindfulRunning (Sport) --> si basa sulla meditazione in corsa, è uno strumento di allenamento unisce la corsa alla mindfulness. Questo training aiuta ad esercitare la mente alla consapevolezza e permette di ritrovare sintonia con il corpo durante il movimento. La Mindfulrunning è stata ideata dal dottor Andrea Colombo, psicologo della Nazionale di Atletica dello sport ed ex atleta azzurro.
  • MFY (bambini e adolescenti) --> è un protocollo Mindfulness pensato per gli adolescenti basato sul programma mindfulness di riduzione dello stress (MBSR). questo programma, della durata di 8 settimane, è stato progettato per aumentare le abilità di autocompassione nei ragazzi, poichè insegna loro i principi e la pratica mindfulness, utili a fronteggiare le sfide di un periodo di vita ricco di cambiamenti fisici e psichici, l’idea alla base è proprio quella di “fare amicizia con sé stessi” in un momento di trasformazione e crescita, di scoperta di sé confusione e talvolta di depressione. Grazie alla pratica mindfulness è possibile offrire agli adolescenti un’ancora di salvataggio che dia loro l’opportunità di navigare serenamente e con gentilezza tra i burrascosi cambiamenti emotivi. Numerose ricerche hanno confermato che questo protocollo porti a maggiore benessere emotivo con aumento dei livelli dell’autocompassione (che comprende gentilezza verso sé stessi, umanità condivisa e consapevolezza) e che determina una riduzione della sofferenza giovanile. Protocollo che dura 8 settimane.
  • MB-EAT (disturbi alimentari) --> sviluppato per il Binge Eating Disorder. Il cibo viene a essere un fattore equivalente nell’aspetto emozionale. C’è una anomala regolazione della consapevolezza interna di fame e sazietà; anomala reattività agli stimoli nutrizionali dove viene quindi utilizzato il cibo come espressione emotiva e non come fame. Si fa quindi riferimento ai soggetti dove mangiare, cibo, peso corporeo giocano un ruolo eccessivo in qualità di aspetti che contribuiscono alla propria identità; e ai soggetti con sensibile squilibrio e ipersensibilità verso gli stimoli esterni non nutritivi e concomitante desensibilizzazione verso gli stimoli interni che regolano i processi di sazietà. L’obiettivo è quello di ri-regolare l’equilibrio fra i fattori fisiologici e quelli non nutrizionali che guidano il comportamento alimentare:
    • coltivare maggiore consapevolezza della fame e della sazietà, stati emotivi e attivatori esterni
    • sviluppare consapevolezza degli attivatori interni es esterni (atti del mangiare, per interrompere i cicli disfunzionali di abbuffate, auto-colpevolizzazione e perdita di controllo)
    • far impegnare nuovamente i processi naturali della regolazione alimentare
  • acquisire gli aspetti piacevoli del mangiare
  • incoraggiare abitudini più salutari (qualità e quantità del cibo) Si lavora attraverso pratiche di Mindfulness, pratiche alimentari mindful e pratiche di psicoeducazione. L’obiettivo è quello di raggiungere un buon livello autoconsapevolezza e di auto-accettazione.
  • MAPS (Mindful Awareness Practices for ADHD) --> è un protocollo mindfulness utilizzato con persone con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Questo programma, articolato in 8 settimane, adotta la mindfulness come strumento di regolazione attentiva-cognitiva e di autoregolazione emotiva nell’ADHD. Questo protocollo di mindfulness utilizza esercizi appositamente modificati e progettati per le persone con ADHD e risulta estremamente efficace per aiutarle a vivere al meglio.
  • Psicosomatica (disturbi psicosomatici) --> il programma, sviluppato in 2 week end, nasce dai riferimenti neuroscientifici della ricerca PNEI - Psico Neuro Endocrino Immunologia, si rivolge a adolescenti e adulti ed è finalizzato all’integrazione delle emozioni che somatizzano nel corpo in aree di significato psicosomatico specifico. L’insorgenza di un disagio che si materializza sulla pelle, nelle contratture muscolari, in una serie di problematiche apparentemente senza causa, tutto questo può essere indirizzato risalendo dal corpo verso la stabilizzazione di quelle emozioni primarie o nucleari che non sono state correttamente elaborate. Il programma prevede due fasi:
  1. Prima fase --> composta da tecniche psico-motorie ed energetiche di preparazione e centratura che integrano le conoscenze energetiche del sistema mente/corpo derivanti da paradigma della medicina integrata
  2. Seconda fase --> propone tecniche mirate di mindfulness psicosomatica con particolare attenzione ai sistemi di organo e ai loro significati psicosomatici. Il programma può essere utilizzato dal singolo oppure dal gruppo e prevede momenti di condivisione esperienziale. Si parla quindi di come il corpo attraverso la somatizzazione manda messaggi. Avvicinarsi al modo in cui il corpo ci sta parlando di sé e e di noi attraverso i disturbi per cercare di depotenziare l’effetto accogliendone il significato.
  • Matters (insegnamento della Mindfulness) --> è un protocollo mindfulness pensato per insegnare la consapevolezza ai bambini ed adolescenti con esigenze diverse in ambito scolastico e clinico. Questo protocollo è stato progettato per aumentare e migliorare le competenze socio-emotive dei bambini e per far fronte alle sfide che genitori e insegnanti incontrano stando a contatto con bambini e adolescenti in età evolutiva: ansia, stress, problematiche cognitivo-attentive, depressione, difficoltà nella regolazione delle emozioni e problemi del comportamento. Grazie alla pratica mindfulness è possibile offrire a bambini e adolescenti un’esperienza di contatto con il proprio corpo e le proprie sensazioni
  • ACT (Acceptance and Commitment Therapy) --> è la terapia di accettazione e di impegno all’azione. È una terapia Evidence-based, basata su risultati concreti e dimostrabili e può essere utile per l’accettazione di sè stessi. É un po’ come se fosse un autocoaching referenziale. Le scelte interiori vengono tradotto come una scelta di vita esistenziale un’azione precisa per raggiungere i propri scopi,
  1. Praticare l’esercizio 1 o 2 volte al giorno La ripetizione di una parola (mantra=manas/mente - troyati/liberare) o preghiera in latino sincronizza il respiro dei soggetti su una frequenza di 6 respiri al minuto. La frequenza media del respiro in occidente è di 14 respiri al minuto. Il ritmo di 6 respiri al minuto corrisponde al ritmo endogeno cardiovascolare (onda pressoria individuata dal fisiologo tedesco Mayer nel 1876), che corrisponde al controllo automatico che il sistema nervoso esercita sulla circolazione e pressione sanguigna. La frequenza di 6 respiri al minuto ha effetti favorevoli sull’attività del cuore migliorando l’ossigenazione del sangue.
  2. MBPR --> è applicabile nella prevenzione in fase di recuero della ricaduta nelle problematiche di addiction/dipendenza. Questo modello ha i seguenti lati positivi:
  • ridurre lo stress e sentimenti di accettazione e compassione verso sé stessi e la propria condizione
  • riconoscere i triggers (fattori scatenanti uno stato di craving/smania/bramosia), e come questi si manifestano nel corpo e nella mente
  • portare consapevolezza sulle emozioni, sui pensieri e le sensazioni associate ai “triggers”, nel momento in cui si manifestano
  • distanziarsi dai meccanismi automatici di impulsività-compulsività e acquisire il controllo del comportamento
  • l’elemento fondante è il gruppo e la condivisione delle esperienze tra i partecipanti e si basa sulle pratiche mindfulness di MBSR e MBCT
  • Le strategie sono cognitivo-comportamentali per supportare e promuovere il cambiamento dello stile di vita a favore di uno più sano
  • Psicoeducazionne, abilità efficaci di gestire lo stress, il craving e coltivare un atteggiamento di maggiore compassione ed accettazione
  1. CFT --> è un approccio terapeutico che fa parte delle Psicoterapie Cognitivo Comportamentali Mindfulness-based. Va ad agire sulle problematiche psichiche più gravi, come: PTSD, psicosi, disturbi dell’umore, disturbi alimentari, dolore cronico. È adatta a pazienti, particolarmente autocritici e auto-colpevolizzanti; colgono illogicità dei loro pensieri negativi disfunzionali ma continuano a sentirsi a disagio, a colpevolizzarsi, ad autoaccusarsi. Si riferisce alle problematiche acquisite in infanzia e alle problematiche di stili di attaccamento genitoriali, nei sistemi motivazionali e di regolazione affettiva. Rimodulazione dei 3 sistemi principali di regolazione affettiva:
  • minaccia e protezione
  • esplorazione e ricerca di risorse
  • sicurezza Gli elementi fondanti su cui si basa questo protocollo è la parte di innesco dell’errore che viene imputato a sé stessi, ne segue la ruminazione con una percezione di incompetenza e di inadeguatezza. Si va quindi a cambiare questi meccanismi interni (voce interna di aiuto) che genera coraggio e cambiamento. Sviluppo della voce interna di aiuto compassionale Mind Training:
  • attenzione compassionevole (pensieri/ricordi positivi)
  • comportamenti (genitore interno che aiuta il bambino)
  • immaginazione (autocompassione figure modello)
  • sensazione (autocompassione e sensazioni corporee)
  • emozione (summa del training: quiete e pace interiore) Gli elementi chiave sono sempre gli stessi ma vengono modulati in maniera diversa e applicati con protocolli leggermente modificati in maniera parziali o totale.
  1. MBRE --> è basato sul protocollo MBSR ma adattato alle situazioni di coppia. È indirizzato a migliorare le situazioni critiche di coppia attraverso:
  • atti di accettazione, incorporando tutte le esperienze, positive e no, nella presenza mentale non giudicante
  • accettazione dell’esperienza così com’è, aumentando la compassione e l’empatia verso l’altro
  • aumento della risposta al cambiamento verso lo stato di rilassamento (sentimenti di benessere e calma), contrapposta all’iperattivazione
  • evoluzione del senso del sé, che comporta trasformazioni di attitudini espresse attraverso maggiore fiducia, amore verso l’altro e connessione con il contesto
  1. MBAT --> è indirizzato a condizioni non patologiche legato a stress e ansia, bassa autostima e relazioni difficili. È stato sperimentato inizialmente in pazienti malati di tumore. Integra pratiche meditative e momenti creativi; riflessioni e esplorazioni sensoriali in relazione ai lavori artistici creati sotto supervisione. L’espressione artistica, primariamente pittorica ma non solo, guidata in supervisione, permette la libera espressione inconscia. Questo protocollo si rifà al protocollo MBSR e può essere applicato attraverso un percorso personale o in gruppo.
  2. DBT --> è un protocollo indirizzato a personalità borderline con tendenze autolesionistiche o suicide croniche, soggetti con ridotto controllo degli impulsi. Di conseguenza si hanno comportamenti disfunzionali come conseguenza di una disfunzione del sistema regolazione

potrebbe essere una definizione completa, in realtà le cose non stanno così, perché bisogna fare riferimento ad una precisa epistemologia. Ogni cultura nasce da delle premesse epistemologiche quindi anche la meditazione ha una sua epistemologia. La meditazione nasce da una matrice spirituale, dove nel concetto di spiritualità c’è anche compresa una concezione energetica e mentale. in questo senso se noi immaginiamo questa matrice come la strada principale, e poi immaginiamo che questa matrice si biforchi in due strade differenti, riusciamo a comprendere che cosa è la meditazione. Dalla matrice principale nasce una diramazione che va verso la religione: la spiritualità della meditazione è orientata verso la religione, all’interno anche di questa via c’è un processo di evoluzione e di trasformazione della persona, però per semplificare possiamo dire che questa forma di trasformazione della persona viaggia attraverso la pratica religiosa. La seconda strada che prende origine sempre dalla matrice spirituale, va verso la salute e la cura, e lavora direttamente sul corpo, sul sistema energetico e mentale, producendo lo stesso effetto: azione di cura e il ristabilimento del benessere. La meditazione è una pratica di evoluzione e di trasformazione personale, cosa che nessuna tecnica di rilassamento può dare. Le pratiche all’interno della psicoterapia sono pratiche estremamente preziose ma che agendo su una sfera circoscritta e sintomatica migliorano la vita della persona, il suo modo di funzionare, di relazionarsi, di interagire con gli altri e con gli ambienti, ma non hanno quello portata straordinaria di evoluzione e trasformazione che hanno invece le pratiche di meditazione. Le radici della cultura occidentale e il paradigma scientifico Storia del paradigma su cui affonda le radici la cultura occidentale per capire perché la meditazione in occidente è stata influenzata da tre grandi stereotipi:

  1. La meditazione è vista come una pratica religiosa --> questo ha disorientato l’occidente negli anni 60’ e 70’ in cui molte persone venivano attratte dalla meditazione, modificando i propri stili di vita e abitudini. Ce stato uno scontro oggettivo che ha creato problemi anche a livello di comunità.
  2. Meditando ci si isoli dal mondo --> la meditazione è stata interpretata come un modo per rifiutare un mondo corrente e ordinario per rinchiudersi in spazi chiusi, interpretati come delle oasi di felicità, dove gruppi di persone creavano delle pseudo-chiese o comunità prevalentemente chiuse (viste come delle sette), e questo ha creato problemi nelle persone in cui si tendeva a trascurare il lavoro o la famiglia per dedicarsi in queste organizzazioni per meditare.
  3. La meditazione veniva associata ad una sorta di sottocultura di una forma di devianza --> la meditazione è arrivata in occidente tramite il movimento degli Hippie, che aveva come obiettivi primari il cambiamento della società, di una rottura di certi schemi, miglioramento della società basata su sani principi che però è drammaticamente naufragata verso l’uso di droghe e sostanze stupefacenti. Questi tre stereotipi hanno fortemente condizionato la rappresentazione della meditazione. La meditazione era rappresentata come qualcosa di minaccioso e pericoloso. Questi stereotipi sono legati all’epistemologia cartesiana-newtoniana che percependo ciò che accade nella realtà, dà e fornisce delle spiegazioni per interpretare la realtà. Quando parliamo del paradigma cartesiano-newtoniano o paradigma scientifico, si fa riferimento ad un paradigma che ha creato le fondamenta del nostro modello scientifico che si basa su 3 gradi filoni:
  4. Determinismo --> nasce dalla convinzione che l’osservazione dell’evoluzione di un certo processo permette di fare delle previsioni su questo processo
  1. Causalismo --> spiega come di fronte ad un effetto sono sempre presenti una o più cause che spiegano l’effetto. Ci sono dei fenomeni legati a delle cause facilmente individuabili e in maniera precisa. Il rischio è stato però quello di interpretare ogni tipo di esito di un fenomeno come legato ad una o a più cause. È la più la potenza ad una adesione ad una teoria che quanto tale si basa sul principio di referenzialità, che non alla capacità esplicativa del modello interpretativo di causa-effetto lineare. È più la convinzione di quello che noi riusciamo a vedere nel processo di causa-effetto che non la reale spiegazione. Ogni teoria presenta dei limiti in quanto raccoglie tutto ciò che è coerente con i suoi presupposto, scartando e rendendo inutile tutto ciò che non risulta coerente con i presupposti della teoria stessa. Nasce una modalità interpretativa differente in cui si passa dal “causalismo lineare” (quello fin’ora spiegato) al “causalismo circolare”, in cui non c’è più un effetto diretto, ma esiste una circolarità che si amplifica in un’evoluzione successiva quando si allarga all’intero contesto che diventa un sistema, o ad un contesto interpretabile in una maniera ancora più vasta secondo delle teorie dell’ecosistema, arrivando ad una teoria universale. Il causalismo lineare è ancora dominante nonostante le sue evoluzioni e rappresenta oggi uno dei problemi interpretativi nel momento in cui non si fa a collocarlo laddove può esplicare la sua capacità
  2. Riduzionismo --> di fronte a fenomeni complessi c’è la necessità di frammentarli. Più i fenomeni complessi vengono frammentati e più secondo questo paradigma abbiamo la capacità di comprendere il funzionamento. Il problema è che quando si continua a ridurre, si perde la possibilità di comprendere la spiegazione dell’intero fenomeno. Arrivando a trovarsi all’impossibilità di comporre le parti che sono state frammentate. Si credeva che ridurre l’oggetto di studio in parti sempre più piccole avrebbe permesso la comprensione del funzionamento dell’intero oggetto di studio, ci si è poi resi conto che oltre a comprendere scenari inimmaginabili, questi frammenti aprivano a saperi ancora più vasti e a conoscenze che non si pensava di riuscire a vedere e quindi la semplificazione attraverso la frammentazione apriva invece ad una nuova complessità. Grazie a questi tre filoni, oggi abbiamo raggiunto livelli elevati di conoscenza dell’organismo umano e dei processi che ci circondano, anche dal punto di vista tecnologico e sanitario. Questi filoni hanno creato quindi una visione meccanicistica della vita e dell’uomo. La realtà è percepita come composta da tante unità separate tra loro. La macro-realtà è costituita da tutte le micro-realtà e ogni entità non può essere che separata da uno spazio vuoto. Il modello bio-psico-sociale In questa epistemologia noi vediamo che anche il concetto di salute e di benessere è un concetto che è vincolato e fortemente legato all’individuo, all’entità, e se ci sono dei confini la condizione di salute e di benessere riguarda quell’organismo. È all’interno dell’organismo che si strutturano le condizioni per cui la persona sta bene o sta male. La condizione di salute dipende dalla definizione che diamo di individuo. Abbiamo chiarezza quando stiamo bene e quando stiamo male in base a come ci sentiamo e in base ai segnali che ci manda il nostro corpo. Questo modello ha focalizzato coerentemente con le sue premesse epistemologiche, l’attenzione sull’organismo. L’evoluzione della scienza ha portato a interrogarsi se l’organismo è entità biologica ma costruito da altre dimensioni che sono quelle psicologiche e sociali. --> Modello bio-psico-sociale. Nel momento in cui si parla di individuo inteso in questo modo si parla anche di dare la definizione più soddisfacente che spiega quindi una componente biologica, una componente psicologica e una componente sociale (famiglia, contesti del meso e eso sistema). L’evoluzione della scienza però ha complessificato ulteriormente questa visione, il modello bio-psico-sociale è un modello parziale e non è totalmente soddisfacente perché manca qualcosa.