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Miracolo economico e trasformazioni sociali: gli anni 50 e 60 A metà anni 50, escluso un certo progresso nei settori di acciaio, automobile, energia elettrica, fibre artificiali a nord ovest, in Italia prevalevano settori tradizionali e il tenore di vita era basso. Nel 58/63 il PIL crebbe a un livello che non sarebbe più stato raggiunto (6,3%): crebbero gli investimenti, la produzione industriale raddoppiò, così quella di automobili ed elettrodomestici. Come fu possibile il miracolo italiano? Il Mercato Comune Europeo (mec) aprì alle merci italiane paesi come Francia, Germania e Benelux. Le materie prime avevano un basso costo (l’Italia si basa sulla trasformazione dei prodotti). All’interno il basso costo del lavoro rese la nostra impresa competitiva: i salari rimasero stabili per l’abbondanza di manodopera e la debolezza del sindacato. Gli elevati profitti finanziarono i nuovi investimenti. Grande importanza ebbe il ruolo dello stato. Con la DC di Fanfani, prevalse l’economia keynisiana, più favorevole, rispetto al liberismo enaudiano, all’intervento dello stato. L’industria di base si sviluppò grazie al ministero delle partecipazioni statali. La siderurgia venne affidata all’IRI, e la lavorazione del petrolio all’ENI di Enrico Mattei che si accordò direttamente con i paesi produttori. Prevalse quindi un’economia mista in cui aveva importanza anche lo stato e non solo l’iniziativa privata. Cambiò lo stile di vita. Con l’aumento del reddito aumentarono consumi. La nuova epoca fu caratterizzata dalla TV. Dal 54 la RAI iniziò a trasmettere in bianco e nero. Nelle case apparvero quindi tv, frigorifero e, più lentamente, la lavatrice. Impetuoso fu lo sviluppo della motorizzazione privata: la vespa, la lambretta, le utilitarie (600 e 500 fiat) permettevano spostamenti più facili e modificarono l’uso del tempo libero. Lo stato costruì nuove autostrade come l’autostrada del sole. Durante il miracolo economico, il divario nord sud si ridusse, ma lo sviluppo fu superiore al nord. Nonostante le infrastrutture, rimase uno sviluppo dualistico e i grandi poli industriali del sud divennero “cattedrali nel deserto”. La cassa per il mezzogiorno fu utilizzata a fini clienterali e assistenziali e ciò face fallire l’economia del sud. Prevalsero in tutta Italia i settori industriali con largo impiego di manodopera ma a bassa tecnologia, il che rese l’Italia dipendente tecnologicamente da paesi come gli USA.
Altro problema era l’evasione fiscale, che fece trascurare consumi pubblici e sociali. Ne risentirono anche i trasporti pubblici. La popolazione urbana crebbe con migrazioni interne, le città si espansero in assenza di piani regolatori e con la speculazione edilizia. Alcuni meridionali migrarono verso l’Europa del nord ed in particolare in Germania Il centro sinistra, il ’68 e l’autunno caldo Nel 58, Fanfani e Aldo Moro aprirono a sinistra: ciò fu possibile grazie anche a Giovanni 23° e all’elezione di Kennedy. In Italia si sentivano gli effetti della crisi ungherese, condannata da gran parte della sinistra ma non da Togliatti. I socialisti di Nenni, che condannavano l’intervento, ebbero una politica più autonoma dal PC. Le forza conservatrici, tuttavia, impedirono l’alleanza e, nel 60, il democristiano Tambroni ottenne l’appoggio del movimento sociale italiano. A Tambroni successe Fanfani che, di nuovo, si appoggiò ai socialisti, alleanza definitivamente approvata nel 62 grazie anche al segretario di partito Aldo Moro. Il governo Fanfani propose un forte intervento dello stato in campo economico e sociale. L’energia elettrica fu nazionalizzata e acquisita dall’Enel, ma il capitale venne impiegato nella speculazione finanziaria. Venne innalzato l’obbligo scolastico a 14 anni con la nascita della scuola media unica. Obbiettivo della riforma era una scuola più democratica e moderna (inserimento delle scienze naturali). Nel 63, il governo diretto da Moro, con Nenni vicepresidente, fu ostacolato dalle forze conservatrici che arrivarono a minacciare un colpo di stato (De Lorenzo). L’Italia era una società giovane e molti giovani si impegnarono anche nel volontariato (Cifr alluvione di firenze). Nel 68 ebbero inizio il movimento studentesco e le lotte operaie: i giovani chiedevano più mobilità sociale, soprattutto in Francia ed in Germania; criticavano autoritarismo e la selezione meritocratica; esprimevano disagio nei confronti del conformismo e valorizzavano partecipazione, libertà di espressione e egualitarismo. Fin dal 62, le magliette a strisce, cioè i giovani operai, dettero inizio a proteste che culminarono nell’autunno caldo del 69. La lotta fu caratterizzata dalle rivendicazioni salariali e dal disagio dell’operaio non specializzato costretto ad un lavoro taylorista, fordista.
due terrorismi: quello nero, fascista, responsabile dell’attentato di piazza della Loggia a Brescia, di quello contro il treno Italicus, e della strage di Bologna; quello rosso, che accusava di tradimento il PC e operava una lotta armata con rapimenti, ferimenti e omicidi. La crisi economica degli anni 70 e i governi di unità nazionale Nel 73, il conflitto arabo-israeliano dette il via alla crisi petrolifera. Il mercato automobilistico era saturato, e l’Italia era debole per la dipendenza dalle importazioni di materie prime e di energia: l’aumento di prezzo di questi beni provocò l’inflazione. L’evasione fiscale e l’arretratezza tecnologica e il costo del lavoro aumentato per le lotte sindacali, diminuì la nostra capacità di competere, l‘inflazione crebbe a due cifre, ma i redditi dei lavoratori furono protetti dalla scala mobile che adeguava i salari alla crescita dei prezzi.
Per combattere l’inflazione fu adottata una politica monetaria ed economica restrittiva che causò recessione e calo del PIL. La cassa integrazione, i costi della scolarizzazione di massa e la sanità pubblica incidevano sulla finanza, anche perché mancavano risorse per l’evasione fiscale. Erano cresciute le spese pensionistiche (pensioni di invalidità non giustificate, pensioni anticipate, baby pensioni). Ciò determinò la crescita del debito pubblico. Nel 75 il PC di Berlinguer avanzò alle elezioni e in molte città si ebbero giunte rosse. Nel 76 il PC ottenne il 34,4% dei voti, mentre calò il PSI: ciò fu conseguenza del compromesso storico di Berlinguer che prevedeva un’alleanza tra le forze popolari socialiste, comuniste e cattoliche: per Berlinguer questa alleanza avrebbe permesso di affrontare la crisi ed evitato una reazione antidemocratica che un governo di sole sinistre avrebbe provocato. Il PC nel 1968, dopo l’invasione della Cecoslovacchia, si era staccato dall’URSS. Nel 76 la Dc di Aldo Moro accettò che il PC venisse coinvolto nella maggioranza e si ebbe un governo di unità nazionale presieduto da Andreotti, la cui maggioranza era assicurata all’inizio dall’estensione del Pc. Nel 78 il governo Andreotti ebbe l’appoggio parlamentare del Pc ma, il giorno della presentazione del governo alla camera, il 16 marzo, Aldo Moro venne rapito e la sua scorta massacrata. Il Pc si rifiutò di trattare con le brigate rosse e anche la Dc, dopo un drammatico dibattito, sostenne la ragion di stato, mentre il Psi di Craxi fu aperto alla trattativa. Il 9 maggio venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, evento che segnò la fase più oscura degli anni di piombo e provocò una forte reazione nella coscienza popolare. Nel 78 venne eletto presidente Sandro Pertini e la politica di unità nazionale di Berlinguer venne contestata dall’estrema sinistra e all’interno del Pc che tornò all’opposizione e arretrò nelle elezioni. Cessò anche il dialogo tra sindacati e industria (in particolare la Fiat), e nel 1980 Pc e sindacato non riuscirono ad impedire la cassa integrazione di 24mila lavoratori. 40mila quadri intermedi scesero in piazza per protestare contro i picchetti degli operai, la scala mobile e per rivendicare le gerarchie in fabbrica: il clima sociale era cambiato.