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ANNI 50 E IL MIRACOLO ECONOMICO A metà degli anni ‘50 l'Italia era un paese ancora abbastanza arretrato: la maggior parte dei suoi abitanti lavorava in piccole aziende, pubblica amministrazione, piccolo commercio (in particolare l’agricoltura) e il tenore di vita restava ancora assai basso. Nel 1951 solo il 7% delle case italiane possedeva la corrente elettrica e contemporaneamente l’acqua potabile con i servizi igienici interni. La situazione era quindi ancora particolarmente retrograda. Nel periodo tra il 1958 e il 1963 si venne a veri care un eccezionale boom economico, uno sviluppo decisivo, tant’è vero che l’Italia rappresentò una delle avanguardie del contesto occidentale, motivo per il quale si parla di Miracolo Economico , nel senso che il nostro paese, in un tempo record, diventò uno dei paesi più industrializzati del mondo. Tutto ciò si veri cò nel 1958 , data che corrisponde all’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea. Il 1963 corrisponde alla Nascita del primo governo di centro-sinistra , che sorse per correggere gli squilibri che purtroppo erano presenti nella nostra Italia. Man mano la gente cominciò ad abbandonare le campagne, si ridusse il numero di braccianti, scomparve la mezzadria e questa nostra Italia si spezzò, concretamente, in due parti: ● da una parte, un nord fortemente industrializzato, inserito nell’economia internazionale perfettamente; ● dall’altra, un sud semianalfabeta, in condizione pietose, ai limiti della sussistenza. La svolta avvenne grazie all’inventiva di svariati imprenditori, dal sacri cio enorme degli immigrati al lavoro degli operai, e di alcune grandi personalità di elevato rilievo come Enrico Mattei , imprenditore e responsabile dell’AGIP. Da tutte queste cose l’Italia trasse grande bene cio, e in particolare trasse bene cio dall’espansione dell’economia mondiale. I settori maggiormente avanzati erano: ● Automobilistico; ● Siderurgico. Erano i settori che poterono competere sul mercato europeo soprattutto grazie al basso costo della manodopera. Un'Italia che, tra l’altro, al di là delle industrie riuscì anche a dotarsi di linee ferroviarie, di autostrade, permettendo alle famiglie di acquistare la famosa automobile. In realtà proprio questi veicoli a motore, insieme agli elettrodomestici, furono i segni evidenti di questo nuovo benessere, di questo boom
economico : prima abbiamo gli scooter, poi abbiamo la mitica seicento, la at, prodotta proprio a partire dagli anni 50, in particolare dal 55. Nel 1955 era presente un’automobile ogni 77 abitanti, nel 1957 un’automobile ogni 39 abitanti. Quindi basti pensare proprio alla crescita economica e a quanto le famiglie fossero invogliate ad acquistare un veicolo. Questo veicolo, inoltre, non solo permetteva loro di esprimere un certo rilievo dal punto di vista sociale, ma dava anche la possibilità di muoversi e di divertirsi. Varie sono le fabbriche importanti in questo periodo: ● Olivetti, ad Ivrea e successivamente a Pozzuoli; ● L'alfa romeo a Pomigliano ● E varie altre. Nelle case di questi italiani, oltre a cambiare il tenore di vita, ciò che cambiò fu in particolare l’ambiente della cucina. All'interno della cucina entrarono i nuovi elettrodomestici: il frigorifero, la lavatrice o l’aspirapolvere, e altra conquista fu la presenza del bagno all’interno dell’abitazione. Addirittura fare la spesa divenne più semplice in questi anni, in quanto, nel 1957 , a Roma, venne aperto il primo supermercato. Gli italiani, che nalmente dopo una guerra si divertivano, vivevano meglio, scoprivano nalmente il grande cinema americano, abolito durante il fascismo, in cui venivano proiettati soltanto documentari; abbiamo la gura di Totò , protagonista indiscusso, così come importanti registi italiani di grande rilievo come Rossellini , De Sica , Federico Fellini. Fu questo, dunque, un periodo estremamente grandioso. Altro fondamentale cambiamento fu rappresentato dalla Televisione: abbiamo, infatti, una Rai che inizia, nel 1954 , le trasmissioni. Dunque radio e televisione contribuirono in maniera fondamentale alla di usione della lingua italiana, e via via all’uni cazione culturale del paese, spezzato in due parti. Purtroppo l’Italia del sud era un'Italia dove la vita era particolarmente complessa, dove molte famiglie saranno costrette ad emigrare nelle città industriali, soprattutto Torino e Milano. Le condizioni qui purtroppo non erano positive, perché in tale territorio la gente si dedicò ancora al settore primario. Dal punto di vista politico la più importante conseguenza del Boom Economico fu il superamento del Centrismo : si sentiva l'esigenza di governare diversamente correggendo gli squilibri economici e sociali.
economico e quindi il Boom Economico avrebbe potuto fornire gli strumenti necessari per realizzare il famoso Welfare , cioè i servizi sociali e cienti. I risultati dei governi del centro-sinistra, soprattutto dal punto di vista economico furono modesti ma sicuramente fu potenziata la presenza dello Stato all’interno dell’economia: ci fu un numero elevato di aziende pubbliche, però queste, purtroppo, risultarono poco e cienti, meno produttive di quelle private. Tra l’altro molte delle riforme annunciate non vennero neanche realizzate durante gli anni 60 , ad esempio quella scale e quella sanitaria; insomma, l’obiettivo di modernizzare il paese non fu raggiunto. Proprio negli anni 60 , in particolare nel 64 , l’università di Berkeley, in California, fu occupata dagli studenti: in poche parole, iniziava una vera e propria mobilitazione che dalla California si sarebbe poi estesa in tutto l’occidente industrializzato, raggiungendo l’apice nel 1968 : in poche parole si trattava di quell’ondata di contestazione che nella storia è nota come “ Sessantotto”. Gli studenti protestavano inizialmente contro l’inadeguatezza delle strutture universitarie, perché ne criticavano l’autoritarismo, però da lì la contestazione investì proprio il sistema, la società nel suo complesso; ci fu un vero e proprio ri uto della società del benessere, del consumismo, e per questo motivo ci furono una serie di comportamenti che furono completamente anticonformisti, comportamenti che partivano dall’abbigliamento, o a volte dall’uso di droghe, o atteggiamenti come la rinuncia al super uo. Infatti molti, come ad esempio gli Hippie , decisero di vivere in comunità di campagna, o di scegliere una cultura alternativa ispirata ai valori dell’uguaglianza, della non violenza, della religiosità orientale; una rivolta che rivendicava anche l’emancipazione della donna, il riconoscimento dell’identità di genere in linea universale. Per quanto riguarda l'Italia, certamente non eguagliò gli USA, o la Francia, però ci fu sicuramente un movimento di protesta duraturo e profondo. Le manifestazioni più clamorose ci furono in particolare nei territori del nord Italia. In Francia, nel quartiere latino, dove erano situate la maggior parte delle università, ci furono una serie di scontri tra studenti e polizia e in realtà il paese, nel 1968, venne paralizzato soprattutto da scioperi da parte dei lavoratori: questi sessantottini non fecero altro che polemizzare in particolare per ciò che concerne il mondo del lavoro. Gli operai in questo contesto rivendicavano il salario più adeguato e i sindacati riuscirono in questo periodo ad ottenere contratti più vantaggiosi per questi lavoratori, i quali nalmente posero ne a queste agitazioni.
In Italia si realizzò una sorta di saldatura tra la contestazione studentesca e altre forme di con ittualità sociale, nel senso che si voleva cambiare la società e quindi anche in Italia la contestazione passò dalle scuole alle fabbriche, determinando quello che è noto alla storia con il nome di “Autunno caldo’’. Ci furono, ad esempio, una serie di scioperi, da parte dei metalmeccanici, per il rinnovo del contratto di lavoro, a settembre del 1969 ; a novembre , invece, proseguì lo sciopero generale per la casa, che a Milano vide duri scontri tra scioperanti e polizia, e poi si concluse a dicembre con un nuovo contratto da parte dei metalmeccanici. Insomma le lotte dell’autunno caldo si organizzarono soprattutto nel contesto dei consigli di fabbrica. Quindi tanto in Francia quanto in Italia, assunse una curvatura più che di natura culturale, di natura lavorativa. Nel maggio 1970 venne approvato il cosiddetto statuto dei lavoratori , nel quale abbiamo una serie di articoli che riconosceranno i diritti fondamentali di questi lavoratori, come ad esempio il diritto di assemblea, il diritto di organizzazione sindacale, la tutela alla salute o ad esempio la necessità di pensare all’impossibilità di licenziare laddove la cosa era ingiusta, diversamente si sarebbe fatto ricorso ad un giudice