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riassunto del libro modelli d'intervento con bambini e genitori nella pratica psicoanalitica di psicopatologia dello sviluppo.
Tipologia: Appunti
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1.1 Il contributo di Freud
sessualità infantile.Vengono descritte le zone erogene implicate e definita la loro importanza (primato) sia per quel che riguarda le diverse fasi dell'espolarazione, sia per la maturazione sessuale del bambino.
spiegazioni adeguate sui "fatti della vita sessuale" e che "il neonato reca la sessualità con sè venendo al mondo; determinate sensazioni sessuali lo accompagnano durante l'epoca dell'allattamento". In questo scritto si trova anche un'ossrvazione sul piccolo Hans inerente le differenze sessuali tra maschi e femmine e un riferimento alla curiosità verso la nascita dei fratelli.
padre di Hans per circa cinque mesi. Il racconto fu molto vivo, e questa lettura du la conferma delle teorie di Freud sugli stadi dello sviluppo libidico, del complesso di edipo e della sessualità infantile.
tenacemente alle fonti di piacere disponibili e la difficoltà a rinunciarvi.
fattore fondamentale della storia evolutiva di questo paziente. In questo scritto, Freud iniziò a considerare lo sviluppo del bambino in maniera più unitaria e a riconoscerne la complessità. La descizione del caso è più globale ed attenta e vi è un'analisi del contesto familiare e delle relazioni significative del bambino.
attraveso la coazione a ripetere mostrata nel gioco del rocchetto di filo.
1.2 I primi seguazi: Abraham e Ferenczi
riprese le tematiche dei tre saggi sulla teoria sessuale di Freud sottolineando l'importanza delle diverse zone erogenere per lo sviluppo della sessualità infantile: La bocca collegata all'erotismo orale, la zona perianale e l'eccitamento correlato alle attività escretorie. Ricorda che la meta sessuale propria della fase orale consiste nell'incorporazione dell'oggetto aggiungendo che "in certi adulti persiste la vita pulsionale del lattante". Parla, inoltre, dei bambini piccoli che si svegliano di notte per avere il seno o il biberon. Nomina anche delle situazioni dove i neonati succhiano pigramente dal seno, mentre descrive la situazione di quei lattanti che si oppongono con un rifiuto ostinato a tale passaggio. Osserva ancora l'intensità con cui il bambino si abbandona alla delizia del succhiare. Analizzando le parole dell'autore, possiamo trovare delle notevoli capacità di osservazione e di
identificazione con i bisogni primari del bambino; inoltre, fece un collegamento tra i disturbi psichici depressivi dell'adulto e le problematiche di tipo alimentare affermando che nel paziente melanconico "la libido sembra regredire fino alla prima fase dello sviluppo a noi nota". 1924, Tentativo di una storia evolutiva della libido sulla base della psicoanalisi dei disturbi psichici. In esso correlò specificamente l'incorporazione dell'oggetto alla genesi dei disturbi di tipo melanconico. Diventa molto importante il rapporto tra l'esperienza del lutto e il successivo meccanismo di introiezione finalizzato al recupero dell'ggetto amato. Tale processo può esprimersi attraverso fantasie orali cannibaliche tipiche del periodo dell'allattamento. Ciò avviene a livello immaginario e in modo indipendente dalla realtà esterna; solo la delusione condurrà il neonato ad abbandonare progressivamente questa modalità di soddisfacimento ottenuta per via allucinatoria.
il concetto di freudiano dell'appagamento allucinatorio del desiderio e del senso di onnipotenza del neonato, che, a suo modo di vedere, affonda le proprie radici nella vita psichica inconscia fetale. Egli definì le fasi evolutive:
1.3 La psicoanalisi infantile: Anna Freud e Melanie Klein
Anna Freud: Anna Freud fu molto attenta agli aspetti educativi e pedagogici della psicoanalisi. Riteneva che la psicoterapia infantile non potesse prevenire la nevrosi ma che il modello psicoanalitico possedesse un valore educativo atto a promuovere uno sviluppo armonioso del bambino. Utilizzò ampiamente il metodo dell'osservazione diretta applicato alla psicoanalisi mettendo in relazione i contenuti dell'inconscio con i suoi derivati manifesti. Riteneva, infatti, che un buon "fiuto" per l'inconscio, unito al materiale di osservazione, permettesse di comprendere adeguatamente il comportamento infantile. L'osservaione doveva tenere conto dei meccanismi di difesa messi in atto dal bambino, delle attività ludiche, del racconto di sogni e fantasticherie. Pensava che l'analisi infantile avesse dei limiti legati all'età dei piccoli pazienti e che dovesse pertanto avvalersi dell'osservazione e di studi longitudinali. Ogni risultato raggiunto ha un valore storico per lo sviluppo e fornisce un quadro delle acquisizioni personali del bambino rappresentando un'interazione positiva tra le diverse pulsioni in evoluzione e la loro relazione alle influenze ambientali. I principi terapeutici a fondamento della tecnica analitica di Anna Freud:
ma successivamente, possono essere mano a mano nominati e descritte. Gli elementi beta evocati vengono allora ricoloccati dentro di lui perchèl'identificazione proiettiva dela madre non ha funzionato e non ha reso possibile la necessaria e vitale trasformazione. Quando invece la madre riesce a svolgere un adeguato contenimento, il neonato diventa gradualmente capace di interiorizzare un oggetto che lo sostenga anche nei momenti di maggiore difficoltà. Il pensare deriva dalle seguenti possibilità:
1.6 Originalità di Donald Meltzer
La sua teoria si fonda su presupposti epistemiologici tratti dalla filosofia, in particolare dalla corrente fenomenologica. Fu molto critico nei confronti della meta psicologia freudiana classica, in particolare verso la matrice positivista. I suoi contributi in ambito infantile: Esplorazioni sull'autismo, 1975: sottolinea la tendenza di questi bambini ad essere fragili nei confronti del dolore depressivo e la "particolare nudità di fronte alle correnti emotive che povengono dagli altri"; descrive il concetto di smontaggio del sè causato dalla dispersione dell'apparato percetivo e dalla sospensione dell'attenzione; sottolinea la necessità di una "disponibilità fisica diretta dal terapeuta per accogliere la loro "enorme sensualità orale". Ruolo educativo della famiglia, 1983
1.7 Contributi di altri autori
I. TUSTIN: Ha descritto in modo molto vivido l'incapsulamento dei bambini autistici differenziandone alcune tipologie: incapsulati, invischiati, chiusi a conchiglia, a crostaceo, ameba; tutti accomunati dalla loro estrema chiusura e inaccessibilità. La sua interpretazione dell'autismo, si fonda sull'esplorazione del mondo interno del bambino non escludendo una fragilità psichica innata ma dando il massimo rilievo all'aspetto terapeutico. Il trattamento, basato su un contenimento attivo, prevede, talvolta, amche l'interruzzione di attività patologiche. II. ALVAREZ: Ha aggiunto l'importante funzoone del richiamo da parte dell'analista che deve cercare di portare il paziente verso un maggiore stati di vitalità. Secondo le sue parole "il terapeuta può avere la funzione di un ES ausiliario essere portatore per il paziente della parte viva del suo sè". Questa attitudine di risveglio viene assimilata alla funzione alfa della madre attraverso la quale avviene la condivisione di stati mentali del neonato che hanno a che fare con i suoi meccanismi primitivi di scissione e proiezione. III. FERRO: Psicoanalista di adulti e bambini, ha descritto in modo approfondito la tecnica della psicoanalisi infantile basandosi essenzialmente sulla teoria di Bion valorizzando i concetti di reFverie e trasformaione in allucinosi. La sua metodologia utilizza oltre al gioco e al disegno, la favola e il racconto del sogno da parte del paziente. La narrazione del sogno ha un valore comunicativo importante e, quando avviene ad inizio seduta, può avere a che fare con un contenuto emotivo non pienamento compreso dall'analista nell'incontro precedente. Raccomanda di modulare sempre l'interpretazione basandosi sul proprio controtransfert, usandola in modo "minimale" per non essere troppo violenti o invasivi. Le interpretazioni non dovrebbero mai essere troppo dirette. è più opportuno costruire insieme al paziente i significati che possano essere condivisi ed acquisiti in modo graduale. Afferma, infine, che la comunicazione con il bambino per essere efficace, deve avere una qualità affettiva e mettere a disposizione "le nostre passioni e i nostri sentimenti, soprattutto pazienza, calore, capacità di aspettare, tolleranza, rinunce narcisistiche". IV. PALACIO ESPASA: Ha sviluppato il modello della psicoterapia breve focale madre-
bambino mostrando come, un numero limitato di sedute, sempre con bambini piccoli in età prescolare e preferibilmente al di sotto dei tre anni di età, si riescano a modificare disturbi presenti nella relazione e sintomi infantili che possono avere una valenza nevrotica. L'intervento deve essere intensivo e precoce con sedute settimanali in un arco di 8-12 mesi; prevede interpretazioni di transfert centrate sul bambino e sul genitore, in particolare sui conflitti precoci irrisolti che la madre proietta in modo inconsapevole sul figlio. V. QUAGLIATA: Parla della funzione introiettiva svolta dalla madre laddove sia presente la sua capacità empirica di cogliere i vissuti emotivi del bambino entrando in contatto con essi. Successivamente, se questo avviene e si ripete nel tempo, il neonato diverrà capace di identificarsi con un oggetto capace di "pensare, di capire e di tollerare: un oggetto che contiene". Riprende il tema della transgenerazionalità considerando i fattori di rischio legati ad un'infanzia prblematica del genitore e alla possibilità che questa condizioni e influenzi la relazione con il figlio. Tuttavia, aggiunge una nota di speranza dicendo che "il passato non è il destino". VI. VALLINO: Considera che la tecnica deve adeguarsi alla cultura del bambino e che la sua esperienza emotiva ha la necessità di essere condivisa dal terapeuta. Uno strumento consigliato per avvicinarsi al mondo interno infantile è quello del racconto di una storia, costruita da paziente e analista attraverso un dialogo a due voci che si possa arricchire man mano di significati simbolici, e in un momento successivo del trattamento, di chiarificazioni interpretative. Inizialmente , il bambino non è ancora pronto a condividiere il linguaggio che può sentire come estraneo al proprio mondo interiore. Le interpretazioni, seppur corrette,non lo raggiungono perchè predomina in lui lo stato di allucinosi che necessita di una trasformazione narrativa. Riprendendo la storia di Bion, l'autore ritiene che la mente dell'analista al lavoro possa funzionat come un contenitore in grado di accettare i contenuti emotivi primitivi e non strutturati rendendoli pensabili attraverso l'elaborazione di storie. Esse diventano il tessuto e poi la tama che costruisce e sviluppa la relazione di transfert. Visualizzando le emozioni che vengono collocate ad una distanza di sicurezza nel contenuto narrativo, esse diventano gradualmente pensabili ed elaborabili.
CONSULTAZIONE PSICODIAGNOSTICA IN ETà EVOLUTIVA
2.1 Continuità della cura e del prendersi cura Non ritengo possibile separare diagnosi e trattamento, consultazione e terapia. Tra i due momenti vi deve essere continuità, non può esistere una cesura o esservi una netta separazione. Come prima cosa, bisogna saper osservare e ciò va fatto ancor prima di valutare, durante il percorso che ci avvicina al bambino passando attraverso il delicato contatto con i genitori (osservare in modo neutrale ma partecipe, senza giudizi e pregiudizi, tollerando il senso di attesa e incertezza che accompagnerà il processo terapeutico lungo un continuum scandito da un ritmo regolare, possibilmente con sedute settimanali). Cerchiamo di strutturare un modello di cura che abbia coerenza e continuità, si origini nel primo incontro con i genitori e termini con la fine della consulenza-intervento. Durante i colloqui nei quali il terapeuta fa sentire la propria vicinanza, un interesse vivo e autentico nei confronti del problema portato. è necessario un ascolto caldo, attento, non passivo, che sviluppi un dialogo capace di promuovere un'intesa, la sensazione di essere compresi e di poter condividere un momento di crescita e chiarificazione.
2.2 La richiesta spontanea della famiglia Solo raramente il bambino riesce a fare una richiesta di aiuto e quasi mai in modo diretto ed esplicito. In generale, i bambini dipendono dai genitori e sono questi ultimi che devono cogliere il loro disagio, essere sensibili e attenti al loro malessere quando questo si esprime attraverso momenti
Nella maggior parte dei casi, anche perchè li abbiamo preparati nel colloquio generale, i genitori sono capaci di staccarsi dal bambino dopo averlo brevemente rassicurato. Quando si tratta di un caso particolarmente sensibile alla separazione o in età prescolare si chiede alla madre di rimanere per alcuni minuti nella stanza e si valuterà insieme il momento più opportuno perchè esca di scena.
2.6 Il setting e le sue variazioni Uno degli aspetti più complessi e delicati nella psicoterapia infantile è quello del setting. Bisogna sempre avere a disposizione almeno cinque minuti prima dell'inizio della seduta per i preparativi e altrettanti per rimettere a posto alla fine. Forse, anche per questo motivo, il lavoro con i bambini è diverso da quello con gli adulti. Se intendiamo il setting non solo come cornice ma anche come luogo nel quale può avvenire un processo di crescita e cambiamento, saremo noi stessi a rappresentare attraverso le nostre funzioni mentali attive, il contenitore più adeguato. La tecnica dell'analisi infantile di Melanie Klein, presuppone l'utilizzo di materiali di gioco specifici pensati in funzione dell'età del bambino e delle sue esigenze ludiche. I giocattoli vengono proposti all'interno di una scatola che ha una precisa funzione terapeutica; essa diventa un contenitore con una funzione simbolica molto importsnte: rappresenterà, infatti, per tutta la durata della consultazione o della psicoterapia, lo spazio dove il piccolo paziente potrà depositare e ritrovare non solo quegli oggetti concreti ma tutti gli aspetti emotivi più profondi che essi hanno veicolato durante le sedute. I bambini di solito la personalizzeranno in vario modo con decorazioni, disegni e scritte; la tratteranno con cura, la proteggersnno preoccupati che altri pazienti possano accedervi, la attaccheranno nei momenti di rabbia, cercheranno di restaurarla dopo averla danneggiata, faranno periodicamente "pulizia" al suo interno. Tutto questo avrà un significato ben preciso e la scuola rappresenterà una specie di copertina del libro dove il bambino racconterà e svilupperà la propria storia. Nella scatola dovranno essere presenti: animali domestici e feroci, personaggi della famiglia, piccoli mattoni di legno per costruire, una palla di piccole dimensioni, di materiale leggero, un recinto, un trenino, due automobili, un camioncino, magari un aerero che può essere utile per rappresentare un lungo viaggio, un ricongiungimento con un genitore lontano. Quando più bambini utlizzno la stessa scatola, quella che viene data per la consultazione, bisognerà essere attenti a rimuovere i giocattoli che si rompono sostituendoli. Nell'ambito della psicoterapia, invece, ogni bambino dovrebbe avere la propria scatola e gli oggetti danneggiati dovranno essere conservati e sostituiti solo dopo un approfondito lavoro di interpretazione sul significato di questa "riparazione". Occorre mettere a disposizione materiali di consumo. Per raccogliere i fogli occorre una cartellina colorata, possibilmente rigida ed una busta di plastica o un astuccio con cerniera dove mettere i colori e gli altri oggetti. Si può mettere il tutto nella scatola o sul tavolo ma sempre a portata di mano del bambino. Lo spago serve per creare e sciogliere legami, per unire e separare. La plastilina può facilitare l'espressione delle componenti anali così come la colla che permette anche l'espolarazione degli aspetti orali. La stanza dovrebbe avere un divano o un angolo morbido con un materassivno, dei cuscini e una piccola coperta; essere dotata di lavandino ma, in assenza di questo, si può dare una brocca con poca acqua, un bicchiere e un altro piccolo recipiente per travasi.Non dimenticare di aggiungere un asciugamano ed uno straccio per pulire. Oltre un tavolo di grandezzza normale e a due poltroncine bisognerà dotarsi di un tavolino per bambini con almeno una sedia piccola. Indispensabili un cestino per la carta dove il bambino potrà buttare via le cose inutili, venute male o danneggiate.
2.7 Colloquio con i genitori e preparazione del bambino
Nella maggior parte dei casi, saremo noi a dover presentare il nostro modo di lavorare e dovremo definire in maniera limpida le regole del gioco. Innanzitutto non promettendo risoluzioni rapide e preventivando un minimo di tre, quattri incontri con il bambino per conoscerlo. Dobbiamo iniziare il lavoro, specie se si tratta di una consultazione terapeutica, tenendo conto della sua conclusionee, cioè, con l'obiettivo della restituzione. Se abbiamo già in mente una psicoterapia dovremo spiegare di cosa si ratta usando parole chiare e comprensibili, esplicitando che alcuni contenuti non potranno essere riportati nei colloqui. Per quanto riguarda la preparazione, suggerisco di informare il bambino del colloquio avuto con i genitori, di parlarecon sincerità delle loro preoccupazioni e del desiderio di aiutarlo. Di solito chiedo e riesco ad ottenere che la madre e il padre si alternino nel portarlo. Nelle situazioni in cui è assente uno dei due genitori per svariati motivi il colloquio avviene con un solo genitore a meno che non vi sia un figura significativa che rivesta un ruolo sostitutivo e sia convivene all'interno del nucleo familiare.
CAPITOLO 3 STRUMENTI PSICODIAGNOSTICI
3.1 Osservazione del comportamento I bambini forniscono materiale sotto forma di moviemento, esprimono i propri stati d'animo con comportamenti e agiti e reagiscono attivamente anche a qualsiasi commento del terapeuta. è corretto e appropriato permettere loro questo tipo di espressione garantendo un buon margine di libertà di espressione all'interno della seduta. è comunque importante considerare il modo in cui il bambino arriva e si muove nella stanza, la qualità del suo sguardo, le sue capacità comunicative verbali e non, la facilità con cui è in grado di stabilire un'intesa, di costruire un rapporto di fiducia, di strutturare un legame. Un bambino che agisce in modo spontaneo, capace di un buon contatto con le proprie emozioni e di sprimerle attraverso i diversi canali rappresentativi favorirà lo svolgersi di un intervento produttivo, promotore di insight e cambiamento. Un bambino che non collabora, incline alla chiusura, all'espressiione coartata del proprio interno rappresenta un ostacolo talvolta insormontabile all'efficacia del lavoro che ci viene richiesto. Tali fattori di resistenza, se non si sciolgono nel corso della prima seduta, diventano impasse talvolta insormontabili; possono dipendere dall'età del bambino, da come i genitori lo conducono da noi, da fattori caratteriali.
3.2 Osservazione e tecnica del gioco libero L'osservazione del gioco è lo strumento cardine del lavoro psicoterapeutico con il bambino, è il filo rosso che ci permette di dare un significato alle sedute, che orienta la diagnosi e ci permette di stabilire quali siano le più opportune linee di intervento. Tre aspetti fondamentali:
3.3 Il contriburo di Freud alla teoria del gioco: controllare la realtà esterna ed interna Freud si rese conto che il bambino, attraverso il rocchetto, poteva controllare il modo illusorio la madre facendola comparire e scomparire a suo piacimento. Inoltre parla anche dell'identificazione e spiega che i bambini ripetono nel gioco tutto ciò che nella vita vedono fare dagli adulti desiderando essere come loro
domandando in modo chiaro cosa deve fare nell'animazione della scena. In linea di principio, vanno evitati, giochi da tavola che possono rappresentare un ostacolo rafforzando le difese e appiattendo il contenuto emotivo.
3.6 Donald Winnicott: il gioco nello spazio transizionale In gioco e realtà descrive uno spazio, quello pudico, che si inserisce nell'area intermedia tra bambino e madre. Esso è in contrasto sia con la realtà interna, sia con quella esterna in quanto è uno spazio privilegiato che dipende dalla qualità della relazione affettiva. Un uso esagerato dell'oggetto e l'incapacità di abbandonarlo indicano il diniego della separazione dalla madre o della sua assenza. Winnicott sottolineò l'importanza della fantasia, accessibile se non vi è rimozione e della fantasticheria che può essere collegata alla dissociazione e ad una modalità di pensiero onnipotente. Il gioco è sempre una forma fondamentale di vita, è un'attività terapeutica, facilita la crescita e pertanto la sanità, incrementa le relazioni di gruppo ed è utile come strumento nell'analisi infantile. Nel gioco il bambino, crea, agisce e impara il proprio tempo; talvolta può diventare pauroso e questo serve a padroneggiare la paura. La persona che gioca con il bambino deve essere disponibile ma non deve necessariamente entrare nella scena perchè animare un gioco può determinare l'incapacità creativa del bambino. La creatività si esprime in un gioco rudimentale, informe e talvolta sconnesso, compare in uno stato non integrato della personalità dove l'individuo adulto e il bambino imparono a ritrovarsi. L'eccitazione insintuale è una minaccia quando divena eccessiva e, se vi è masturbazione, il gioco non avviene o perde il suo significato di divertimento. 3.6.1 Il gioco dello scarabocchio Winnicott lo proponeva con carta e matita soltanto mentre Luca Panarello ha pensato di modernalizzarlo introducendo i penarelli e la scelta del colore. Invita il bambino a scegliere il suo colore preferito e ad iniziare un disegno che ha in mente ma senza terminarlo, facendo solo un tratto inizialem senza mai staccare la punta dal fogli. Segue il turno dello psicoanalista con un colore differente, e via così. Lo scarabocchio ha termine quando il disegno assume una forma condivisa da entrambi. Questo gioco piace molto ai bambini un pò più grandi, lo si può usare con buoni risultati con bambini tra i 9 e i 12 anni. I bambini più piccoli fraintendono la consegna e la dinamica. Il cambio colore permette facilmente di distinguere il proprio tratto da quello del bambino anche a distanza di tempo. Questa tecnica è poco consigliata e psicoanalisti poco esperti.
3.7 Erik Erikson: il gioco nella prospettiva culturale Il gioco è la strada maestra per comprendere gli sforzi di sintesi dell'Io e la psicoterapia infantile un modo di aiutare l'Io del bambino ad affermarsi. il bambino in fase di crescita ha problemi sia nel controllare il proprio corpo malderstro, sia la sua mente divisa. L'unico modo che ha per esprimere se stesso è mediante l'attività di gioco in cui è padronte di tutto poichè obbedisce solo a se stesso. Il gioco è una funzione dell'Io e la drammatizzazione appartiene alla sfera ludia. Il bambino dominando i propri oggetti immagina di poter padroneggiare anche le situazioni della propria vita interiore. Il controllo del gioco dipende dalle capacità di coordinazione e richiede per questo un certo grado di maturità. Occorre anche osservare attentamente non solo il contenuto e la forma delgioco ma anche le parole e gli affetti che lo accompagnano, notando eventuali perturbazioni. Ogni giocattolo ha almeno due significati: uno dipende dalla cultura, il significato "comune", l'altro è legato alla personalità del bambino, il significato "individuale". Per comprendere il gioco
dei bambini bisogna avere un'idea dei giochi che i bambini in una data età e in una certa cultura sono in grado di fare; solo così si potrà valutare se il significato individuale trascende o meno quello comune. Come psicoterapeuti infantili dobbiamo porre molta attenzione agli aspetti culturali del gioco. Comprendere e dare significato a tutto ciò non è semplice, soprattutto per coloro che non conoscono bene questi giochi e non li hanno utilizzati. Eriksono riteneva, infatti, che l'osservazione del gioco infantile organizzata in ambito protetto e ben strutturato, dove l'adulto aveva una funzione protettiva ed un atteggiamento comprensivo, potesse offrire al bambino l'opportunità di esprimesere sentimenti di odio o paura anche nei confronti di familiari o di figure adulte a lui vicine. Precisava, inoltre, che per giocare liberamente, il bambino dovesse avere a disposizione i giocattoli e l'adulto; che non dovesse essere disturbato o interrotto nella sua attività mediante critiche o consigli in modo da poter realizzare completazione le sue intenzioni di gioco. Erikson sottolineava ancora che, in ambito terapeutico, un'emozione forte può intromettersi nel gioco e si può ripercuotere nel rapporto bambino-analista. Ciò si evidenzia nell'inibizione a giocare improvvisa e totale che chiama "perturbazione". Tuttavia il gioco può essere un utile strumento di cura perchè consente al bambino di realizzare o di riconquistare una maggiore coesione dell'Io proprio attraverso le alterne vicende che si realizzano nel momento ludico.
CAPITOLO 4 Osservazione del disegno e test proiettivi
4.1 Il disegno nella consultazone terapeutica Nella consultazione si possono utilizzare diversi tipi di sostegno:
5.2 Contenimeno e funzione della pelle La funzione del contenimento è di fondamentale importanza nel lavoro clinico e terapeutico. Si tratta di un'attidine di tipo materno ed anche paterno di cui il bambino ha necessità. PIù vi sono stati danni nelle fasi precoci dello sviluppo, più il terapeuta dovrà essere preparato ad intervenire in questo modo accogliendo i bisogni, talvolta anche fortemente regressivi, dei suoi pazienti. Winnicott : ha descritto la necessità delle cure primarie finalizzate ad evitare distorsioni dell'Io e a proteggere il neonato immaturo da angosce impensabili:
5.3 Il transfert nella consultazione terapeutica Il legame che si stabilisce tra bambino e terapeuta è fondamentale per lo svolgimento e l'andamento di tutto il lavoro che si articolerà durante la consultazione e l'eventuale trattamento. Il bambino, messo a proprio agio ed invitato ad esprimersi liberamente, si muoverà in modo spontaneo nella seduta, producendo materiale utile al processo terapeutico e interpretativo. I suoi disegni e i suoi giochi avranno un carattere simbolico identificabile, leggibile e riconducibile alla situazione della vita personale e familiare. Bisogna cercare il più possibile di promuovere una buona relazione terapeutica dove il transfert possa instaurarsi ed esprimersi in modo immediato. Ciò potrà avvenire in una forma prevalentemente positiva o negativa ma comunque suscettibile di oscillazioni, variazioni improvvise ed impreviste direzioni.
5.4 Il controtransfert nella CT e nella psicoterapia Il controtransfert è un vero e proprio strumento di lavoro, lo definerei "il termometro delle emozioni", misura l'intensità della relazione, la nostra capacità di sentire quello che ci porta il bambino e di reagire dopo essere entrati in contatto con i nostri stati d'animo. Le emozioni del
terapeuta sono molto importanti e guidano l'intervento clinico sia nell'ambito della CT,sia in quello della psicoterapia psicoanalitica. Lo psicoterapeuta deve essere capace di auto-osservazione ma, nel tempo stesso, essere in grado di lasciar fluire liberamente emozioni e pensieri, senza critiche o giudizi, come ha imparato a fare nel corso della propria analisi. Anchele esperienze di osservazione, precedenti al lavoro clinica, costituiscono un bagaglio fondamentale permettendo di apprendere e sviluppare empatia, capacitàdi astenersi dall'azione, di identificarsi con il bambino ma anche con il genitore. Nelle situazioni di transfert negativo, dominate da angosce di tipo persecutorio, anche le emozioni del terapeuta possono avere lo stesso segno. Tutto ciò può generare quei disturbi del controtransfert che danno origine ad interpretazioni troppo tecniche, forzate, non in sintonia con i bisogni del paziente.
QUALE PSICOPATOLOGIA NEL BAMBINO 6.1 Disturbi emotivi lievi e transitori I disturbi emotivi lievi possono essere considerati, in accordo con la classificazione proposta dal PDM, risposte sane, "crisi evolutive", o addirittura, sfide evolutive. In questi casi la "maturazione del bambino è interrotta temporaneamente da un arresto o da una regressione a una fase precedente in assenza di evidenti fattori precipitanti esterni. Queste reazioni seguono ad un periodo stabile di adattamento e sono limitate nel tempo. Possono essere osservati nel bambino atteggiamenti di eccessiva dipendenza o risposte di rabbia e ostilità. Quando si tratta di neonati e i genitori ci chiedono un parere su una particolare difficoltà nello svezzamento o sulla decisione di concludere l'allattamento al seno, il metodo del colloquio indiretto si rivela prezioso. In molte situazioni, non è necessaria la consultazione con il bambino e possono essere soddisfacenti alcuni colloqui con i genitori. La consulenza cosiddetta "indiretta" viene molto utilizzata sia in ambito pubblico, sia privatamente quando i genitori si trovano spiazzati da un cambiamento che non riescono ad interpretare e che hanno bisogno di comprendere ed elaborare con l'ausilio di un esperto. Quando l'ansia è molto elevata, è opportuno vedere il bambino per farsi un'idea precisa e poter restuitire ai genitori un'immagine "alternativa" a quella che hanno proposto al primo colloquio.
6.2 Disturbi reattivi Nel PDM sono denominati "crisi adattive" si presentano quando "lo sviluppo del bambino è interrotto da un fattore precipitante relativamente poco rilevante". Essi hanno caratteristiche transitorie e dipendono da fattori esterni ambientali o familiari che si configurano come cambiamenti ed eventi stressanti non traumatici. La loro domanda è chiara e precisa, desiderano che il figlio abbia la possibilità di affrontare ed elaborare le proprie ansie sopraggiunte dopo uno sviluppo che ino a quel momento era stato normale. Occorre sempre valutare con attenzione se è opportuno e se ha senso vedere il bambino o se il nostro intervento debba essere rivolto soltanto al genitore. Solo l'esperienza e l'ascolto potranno indirizzarsi nella direzione più corretta.
6.3 Disturbi d'ansia Sono quelli per i quali molto facilmente i genitori chiedono aiuto, talvolta avendo già in mente un percorso teraputico. è abbastanza consueto che uno o entrambi i genitori riconoscano una componente ansiosa in loro stessi attuale o pregressa. La gravità del disturbo va valutata in base al livello d'ansia del bambino, se è molto intensa e invasiva o se si tratta di episodi isolati. Anche nei casi di enuresi e di encopresi possono intervenire fattori ansiosi, ma, spesso, sono presenti nuclei conflittuali più
intensiva poichè il tipo di difesa utilizzato, lo spostamento, è spesso molto evidente. Tuttavia, bisogna avere a disposizione un pò di tempo perchè difficilmente un quadro fobico, anche se in fase di esordio, si potrà risolvere con la sola consultazione. I bambini fobici spesso sviluppano anche sintomi somatici quando si sentono esposti alla situazione che è per loro fonte di ansia e paura. Tali disturbi si possono manifestare in modo anticipatorio quando il bambino attende l'incontro con l'oggetto della sua fobia.
6.8 Disturbi ossessivi Sono disturbi piuttosto seri che andrebbero sempre presi in carico nella fase di esordio e richiesono cure prolungate. Se il trattamento è efficace e sufficientemente duraturo i sintomi possono rientrare ma, in alcuni casi, si possono strutturare veri e propri disturbi della personalità che si evidenzieranno in un periodo successivo. Solitamente insorgono in età di latenza o nella fase della pubertà e per far fronte a questa crisi che lo coinvolge e lo frastorna, organizza delle difese molto rigide che hanno un carattere ripetitivo e ritualistico. Esse hanno un duplice scopo: quello di controllare il proprio corpo che cambia o l'ambiente circostante vissuto come ostile e pericoloso e quello di contenere le angosce sottostanti evitando che possano irrompere nella coscienza.
6.9 Disturbi dell'evacuazione Questi disturbi possono essere di natura primaria o secondaria. Si osservano in bambini particolarmente sensibili e al tempo stesso "schermati", particolarmente difesi, sottoposti a situazioni di tensione emotiva, o talvolta , di stress. La difficoltà può riguardare la sfera personale del bambino, la sua possibilità di controllare il proprio corpo, i bisogni e gli impulsi ad esso collegati. Può avere a che fare con l'incapacità di contenere l'impulsi di rabbia, angosce di separazione e morte, oppure può investire la dimensione esistenziale se li osserviamo, ad esempio, in bambini deprivati e istitutizzati. Quando il disturbo è primario, persistente e non viene trattato può estinguersi spontaneamente intorno ai 9-10 anni. In molti casi il bambino chiede attenzione, vuole farsi notae ma, al contempo, nasconde qualcosa di sè. Quando è secondario bisogna analizzare i fattori ambientali che possono aver determinato la reazione: la nascita di un fratellino, un evento familiare stressante, qualsiasi fatto che possa aver causato un comportamento regressivo. In questi casi si tratta di un problema temporaneo che va classificato come disturno reattivo e ha prognosi favorevole.
6.10 Reazioni al lutto e alle separazioni Queste reazioni possono accompagnare la morte di un genitore ma riguardare anche la separazione della coppia genitoriale o prolungati periodi di lontananza dalla madre o dal padre. la perdita di un genitore costituisce un evento traumatico molto forte e la reazione del bambino ad esso dipende da diversi fattori tra i quali vi sono: l'età precoce, la qualità della relazione prima della sua scomparsa, la resilienza, l'atteggiamento del genitore sopravvissuuto, la forza del sistema familiare. La reazione alla separazione genitorialem soprattutto se non consensuale, possono essere immediate, a medio o a lungo termine.
6.11 Disturbi post- traumatici da stress Sono disturbi che intervengono, in modo reativo, dopo gravi eventi traumatici in cui il bambino subisce uno choc emotivo intenso. Possono insorgere dopo esprienze di maltrattamento e abuso vissute in prima persona o alle quali il bambino ha assistito, morti improvvise, incidenti o minacce all'intefrità fisica propria o altrui. La risposta dei bambini a tali traumi si può esprimere con ricordi, flashback ricorrenti, episodi dissociativi in cui sembrano rivivere l'evento, evitamento della rievocazione traumatica fino all'amnesia dissociativa, comportamenti agitati e disorganizzati; possono mostrare uno stato di allarme eccessivo, un'accentuata risposta di
trasalimento, maggiore volubilità, scarsa concentrazione e affetti più labili. Nei bambini più piccoli possono essere osservati atteggiamenti regressivi e sintomi depressivi; in età scolare difficoltà di apprendimento, insonnia, risvegli notturni con incubi, problemi alimentari e disordini psicosomatici. Talvolta si possono anche evidenziare spossatezza a appiattimento affettivo con riduzione della capacità di gioco e impoverimento delle competenze. I danni sono più evidenti se il trauma è stato precoce, se si è verificato in un momento critico dello sviluppo e se si è ripetuto. La scena traumatica può essere rievocata durante il gioco.
6.12 Disturbi depressivi Questi disturbi non sono facilmente avidenziabili se non in forma mascherata o attraverso i loro "equivalenti". Non sono sempre manifesti sentimenti di tristezza e colpa, inibizione, perdita di interesse. Si possono osservare cambiamenti del sonno, nell'appetito e nell'attività psicomotoria. Più visibili sono invece stanchezza, difficoltà di concentrazine, sentimenti di auto-svalutazione e lamentele somatiche. Nei bambini più piccoli sono centrali sintomi comportamentali, irritabilità e vulnerabilità. Si possono anche osservare cambiamenti del sonno, nell'appetito e nell'attività psicomotoria. Secondo il PDM "gli stati affettivi dei bambini depressi includono il sentimento di non essere amati e protetti. le emozioni possono sopraffare le loro capacità di comprensione e regolazione quando sono turbati hanno bisogno di molto tempo per calmarsi si sentono facilmente aggrediti e, di conseguenza, non sostenuti, incompresi e vittimizzati.
6.13 Disturbi bipolari Sono relativamente rari nei bambini, più visibili nell'adolescenza. Sono caraterrizzati da estrema instabilità dell'umore che oscilla tra picchi depressivi e maniacali. L'alternanza tra i due stati d'animo può essere repentina e imprevedibile. Spesso sono presenti comportamenti a rischio di tipo violento o autolesivo con minacce di suicidio talvolta accompagnate da veri e propri passaggi all'atto. Gli stati d'ansia e di angoscia hanno un carattere invasico. Le relazioni sociali e familiari sono compromesse così come il rendimento scolasico. L'immagine di sè è vissuta negativamente e viene proposta con comportamenti reiterati di tipo euforico e impulsivo. Nei bambini più piccoli sono evidenti segnali di irritabilità, iperattività e scarsa necessità di dormire, paura e fobie, comportamenti dirompenti.
6.14 Disturbi della condotta Si manifestano soprattutto nel contesto scolastico e sociale essendo caratterizzati da gravi difficoltà nel rispettare le regole condivise, tendenza del bambino a mettersi al centro dell'attenzione anche attraverso condotte bizzarre, atteggiamenti crudeli e sadici con scarsa responsività ed ampatia nei confronti dei sentimenti altrui, intolleranza alla frustazione, fantasie di aver subito un torto, pensieri difensivi che implicano idealizzazione della propria forza fisica.
6.15 Disturbi oppositivo-provocatori Sono caratterizzati anch'essi da intolleranza alle regole con spiccata tendenza alla ribellione nei confronti delle richieste dell'adulto, atteggiamenti di opposizione e trasgressione, comportamento ostinato e reiteato che ha lo scopo di disturbare le altre persone e di alterare l'ambiente. Quasi sempre sono presenti anche componenti ansiose sottostanti caratterizzate da sentimenti di insicurezza, scarsa fiducia nelle proprie capacità, timore del confronto con l'altro. Si possono osservare sentimenti di rivalità e desiderio di primeggiare ponendosi come leader negativo nel gruppo dei pari. Il bambino sembra ignaro delle conseguenze dei propri atti, cerca di giustificarli e tenta, al tempo stesso, di sottolineare gli atteggiamenti negativi dei compagni per diminuire il senso del suo sentirsi diverso da loro. Sente la disapprovazione ma non riesce a regolarsi, diventa spesso più ribelle in un circolo vizioso tra rinforzi negativi e rinforzi positivi.
che intervengono nei processi di empatia e riconoscimento delle emozioni altrui. Sono caratterizzati da assenza di linguaggio, evitamento dello sguardo, isolamento e chiusura, ecolalia, stereotipie motorie, mancanza di gioco simbolico e di attività espressive, comportamenti ripetitivi atti a produrre sensazioni corporee piacevoli. I bambini autistici appaiono rigidi, talvolta goffi con camminata sulle punte. Il controllo degli sfinteri viene solitamente raggiunto, le funzioni fisiologiche di base possono apparire integre. Non mostrano reazioni emotive al momento del distacco dai genitori. Il loro trattamento psicoanalitico è molto difficile e oneroso. I percorsi sono lunghi e le sedute devono essere proposte con ritmo intensivo; possono rappresentare un buon contenimentoper il bambino e lo sono soprattutto per i genitori, in particolare quando hanno bisogno di prendere coscienza della situazione clinica ed elaborare con fatica il senso della gravità del disturbo. I risultati, non sono molto incoraggianti poichèi progressi sono estrenamente lenti e non sempre duraturi. Per trattare questo tipo di pazienti occorre una vera e propria predisposizione. Bisogna essere curiosi e coraggiosi, non aver grandi aspettative ma, nello stesso tempo, essere tenaci e speranzosi. 6.20.2 Sindrome di Asperger Il cosiddetto autismo ad alto funzionamento, che può essere diangosticato precocemente, non comporta dei marcati sintomi di isolamento descritti sopra nè l'assenza di linguaggio. I bambini asperger sono più competenti nell'area simbolica,capaci di parlare , di giocare e disegnare. Sono fragili emotivamente, inquieti e circospetti, molto sensibili agli stati d'animo altrui. Non riescono a modulare le proprie risposte ed entrano in relazione con l'altro in maniera incongrua. Sono comuni all'autismo i tratti di isolamento, i rituali ossessivi talvolta anche stereotipati nella loro ripetitività, un certo evitamento dello sguardo che ha sempre una qualità sfuggente, quasi timoroso di soffermarsi sull'interlocutore. Anche se non mostrano ansia di separazione dal genitore (caregiver), hanno talvolta un atteggiamento appiccicoso che viene scambiato facilmente per affettuosità. I bambini asperger rispondono in modo positivo al trattamento psicoanalitico anche se il percorso di cura deve essere protratto fino all'età adulta.
CAPITOLO 7 QUALE PSICOPATOLOGIA NEI GENITORI
Nell'incontro con i genitori lo psicoterapeuta infantile spesso dovrà confrontarsi con la psicopatologia dell'adulto che non viene esplicitata ma può apparire in modo evidente già durante il primo colloquio. Molte volte il genitore non è consapevole dei propri disturbi e portano invece una richiesta che riguarda, secondo il loro punto di vista, esclusivamente il figlio. Può capitare che bambini e genitori, siano portatori di una sofferenza emotiva manifesta più o meno consapevole, che andrebbe trattata a due livelli diversi, contemporanei o successivi. Questo accade anche nei casi più lievi, dove comunque esistono problematiche emotive irrisolte nella storia persona del genitore. In altri casi ci troviamo di fronte a crisi di coppia o a vere e proprie problematiche non verbalizzate, mascherate, impalpabili oppure esclusivamente agite in modi dirompenti e non contenibili. Più raramente possiamo osservare specifici disturbi della personalità o vere e proprie psicosi dell'adulto. Solo in casi estremi, osserviamo comportamenti gravemente psicopatologici causati da abuso di alcool o di sostanze stupefacenti che possono degenerare fino a determinare espisodi di maltrattamento e abuso. L'invio di questi tipi di genitori è quasi sempre "coatto" dal momento he sono coinvolti i Servizi Sociali e il Tribunale
7.1 I genitori con disturbi emotivi
Il caso più frequente che si incontra nella consultazione con genitori che potremo definire del primo tipo sani, sono quella persona separata o in fase di separazione che si rivolge allo psicoterapeuta per un aiuto specifico individuale. La sua aspettativa è di ricevere un sostegno emotivo che tenga conto del particolare moemtno di crisi vissuto e attraversato anche dal bambino ma con la consapevolezza che quest'ultimo non debba essere necessariamente valutato. Un sostegno genitoriale viene molte volte richiesto da donne sole che si trovano ad affrontare il compitodi allevare il proprio figlio essendo "unico genitore". I genitori del secondo tipo sono invece portatori di una sofferenza emotiva che va al di là delle problematiche del figlio. Talvolta ne sono consapevoli e si nota già dalla prima telefonata. Spesso, comunque, questi tipi di genitori, vogliono essere rassicurati sul fatto che il bambino sia ano, non sono sicuri del suo benessere perchè si sentono in colpa, pensano di averlo potuto in qualche modo danneggiare "trasmettendogli" le proprie ansie, paure, insicurezze.
7.2 Genitori con disturbi della personalità Sono persone che fanno fatica ad accedere ad una funzione riflessiva, le cui emozioni sono dirompenti e inevitabilmente vengono agite all'interno di relazioni disfunzionali con il partner e/o con i propri figli. La valutazione del loro disturo di solito avviene attraverso una psicodiagnosi richeista dal giudiche. Questi genitori possono essere contenuti con colloqui di rinforzo del loro fragilissimo Io e con interventi di tipo psico-educativo che li aiutino a trovare strategie per migliorare le proprie relazionicercando di uscire da circuiti comunicativi patologici e reiterativi. Difficilmente potranno accedere ad un vero e proprio sostegno genitoriale che richiese l'alleanza con una sua parte sana e più evoluta della personalità.
7.3 Genitori psicotici La vera e propria psicopatologia dei genitori incide sullo sviluppo del bambino in misura diversa e variabile a seconda dei fattori di rischio e protezione presenti nell'ambiente di vita. Per prima cosa bisogna considerare le condizioni psichiche dell'altro genitore, il legame di coppia e le capacità genitoriali "residue" comunque preseni nel genitore disturbato. Nel valutare il rischio effettivo bisognerà anche osservare attentamente le risorse presenti all'interno della famiglia di origine e in quella allargata. Vi sono poi situazioni estreme dove non vi è una rete familiare efficace e una grave psicosi di uno o entrambi i genitori espone il bambino ad effettivi rischi di incolumità e, talvolta, addirrittura di sopravvivenza. Molti genitori psicotici continuano ad occuparsi dei propri figli, essendo seguiti dai CSM. La depressione e il disturbo bipolare rappresentano un maggiore fattore di rischio rispetto alle psicosi di tipo schizofrenico. Gli adulti depressi sono particolarmente apatici e irritabili, tendono a scoraggiare le interazioni e, perciò, influenzano le condotte sociali del bambino. Allo stesso modo i padri depressi possono condizionare con i loro atteggiamenti il comportamento dei figli facendo emergere, in particolare, disturbi oppositivo- provocatori e della condotta con significative difficoltà in ambito sociale. Anche nei padri si può riscontrare una vera e propria depressione post partum che si manifesta inn forme più mascherate dove sono prevalenti aspetti ansiosi e comportamenti aggressivi; talvolta associata ad una depressione prenatale della madre. In questi casi gli effetti di tal concomitanza condizionano il clima familiare e di conseguenza, la reattività del bambino.
7.4 Genitori dipendenti Quando i genitori abusano di alcool o di sostanze stupefacenti i bambini sono esposti a "difficoltà nell'ambito dell'interazione sociale e dell'apprendimento". Se la madre è dipendente durante la gravidanza vi sono rischi anche a livello cognitivo. Nelle madri tossicodipendenti sono state riscontrate problematiche depressive sottostanti mentre nei padri sembrano più evidenti disturbi