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L'analisi funzionale dei comportamenti problematici, spiegando come definire e osservare sistematicamente i comportamenti problematici, il loro scopo e l'intento comunicativo, e come effettuare un'adeguata analisi ABC (antecedenti, comportamento, conseguenze). Il documento illustra anche i principi dell'intervento comportamentale e fornisce esempi di analisi funzionale.
Tipologia: Dispense
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Hanno uno SCOPO
Se non teniamo in considerazione quello scopo nel nostro intervento è probabile che compaia un altro comportamento problematico, diretto al raggiungimento di quello scopo.
CHE COSA VUOLE OTTENERE DAVIDE CON I SUOI COMPORTAMENTI?
“Fare il verso alla maestra”
CHE COSA VUOLE OTTENERE LA MAESTRA?
“La maestra dice a Davide che se continua così sarà costretta a chiamare i suoi genitori per farlo portare a casa”.
CI RIESCE?
Consente all’operatore di formulare ipotesi circa lo scopo del comportamento e la relazione tra il comportamento e l’ambiente.
Alcune domande dovrebbero guidare un’analisi funzionale delle cause dei comportamenti problematici:
Quali sono gli ANTECEDENTI del comportamento? Quali sono le CONSEGUENZE IMMEDIATE (Rinforzatori positivi e negativi) del comportamento? Il comportamento è controllato o elicitato da particolari STIMOLI? Viene rinforzato? Permette di evitare eventi aversivi? A quale FUNZIONE adempie il comportamento?
l’Analisi Funzionale aiuta l’operatore a sviluppare ipotesi per interventi appropriati secondo un modello preciso (ABC).
SITUAZIONI CHE CONTROLLANO UN COMPORTAMENTO, FACILITANDONE L’EMISSIONE.
CIÒ CHE ACCADE DOPO IL MANIFESTARSI DEL COMPORTAMENTO DEL BAMBINO
La maestra sta facendo lezione di storia
Davide fa il verso alla maestra.
I compagni ridono. La lezione si interrompe
“Davide continua a fare il verso alla maestra provocando le risa dei compagni ed interrompendo lo svolgimento della lezione di storia”.
Durante lo svolgimento di un lavoro individuale di analisi grammaticale Marco viene ripreso a voce alta dalla maestra perché non sta seduto composto e si dondola sulla sedia. Un compagno lo prende in giro sottovoce per il richiamo ricevuto. Marco si alza dal suo posto, va verso il banco del compagno e rovescia a terra tutto il materiale di quest’ultimo. L’insegnante sgrida Marco e lo manda fuori dalla porta a “schiarirsi le idee” rispetto a quanto appena fatto. Marco si difende dicendo che non è colpa sua e che l’altro lo ha scherzato. L’insegnante dice che non vuole sentire le solite scuse e lo spedisce fuori dall’aula.
Esercitazione
Discussione
“Adesso vi chiederò di svolgere questo compito di analisi grammaticale che è particolarmente difficile. Se lo finirete prima dell’intervallo vi lascerò 5 minuti in più di ricreazione”.
Alzare il tono di voce non risulta essere particolarmente efficace con un bambino oppositivo (è abituato a persone che gli urlano contro). Meglio ripetere la richiesta con tono pacato ma fermo, avvicinandosi a lui.
Mandare un bambino fuori dalla porta o minacciare di mettere una nota sul diario non risulta particolarmente efficace con un bambino per cui stare fuori dall’aula è diventata un’abitudine o che ha già “collezionato” tante note.
A = ANTECEDENTI B = COMPORTAMENTO C = CONSEGUENZE
I risultati ottenuti dalle osservazioni ci aiutano a decidere quando compilare la scheda di valutazione ABC.
Se il modulo di raccolta dati rivela che il comportamento compare tipicamente in un determinato periodo (es. tra le 11.50 e le 12 del mattino) e non siamo in grado di identificare le variabili che lo influenzano, è utile raccogliere più informazioni compilando l’analisi ABC durante quel periodo di tempo.