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Marketing distributivo, differenza tra i beni banali e problematici nel retail
Tipologia: Appunti
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Nel campo delle attività distributive è necessario distinguere l’analisi sui fabbisogni di servizi da quelle incentrate sui comportamenti di consumo. Attraverso la combinazione del trinomio: merce, servizi e prezzi otteniamo differenti formule distributive differenti tra loro per strategie, assortimenti e prezzo. Il comportamento del consumatore può essere analizzato nella fase di acquisto e consumo. I beni di prima necessità, non durevoli e dal basso valore unitario vengono definiti banali. Lo shopper cerca di minimizzare i costi e il tempo in quanto la frequenza è alta e il coinvolgimento durante il processo basso. Un altro tipo di beni per i quali invece si necessitano molte info e lo shopper richiedere assistenza nell’acquisto sono definiti beni problematici. Necessitano di un grande impiego di tempo per valutare le alternative e a volte questi acquisti sono caratterizzati dalla componente ludica. A seconda dei beni, banali o problematici, avremo strategie di distribuzione differenti. Le industrie di beni banali sono interessate a distribuire in maniera ampia e capillare i propri prodotti e la loro strategia sarà di tipo intensiva e per i distributori la scelta è obbligata a causa della consistenza della domanda per quei beni. Per i beni problematici invece la distribuzione può differenziarsi tra selettiva ed esclusiva a seconda che la distribuzione sia rivolta a pochi distributori o ad un unico distributore in un’area definita. In quest’ultimo caso possiamo assistere al fenomeno del vertical branding cioè a un’integrazione verticale della marca per i beni ad elevato posizionamento strategico. Il produttore vuole assicurarsi che il proprio bene venga valorizzato nella maniera corretta dunque il PDV gioca un ruolo strategico oltre a quello logistico in base ad esempio alle attività di store promotion. Sempre attraverso l’analisi del comportamento d’acquisto è possibile esaminare la diversa intensità che si esprime tra brand e store royalty. Coi beni problematici la fedeltà alla marca e al pdv sono connessi anche se prevale la brand loyalty, per i banali invece l’acquisto negli ultimi anni si è sbilanciato verso la store loyalty—> infatti lo shopper può decidere di acquistare una determinata categoria ma la decisione per la marca avviene nel pdv. In questo caso si parla di brand switching nel pdv. Si può affermare quindi che tra industria e distribuzione vi sono 2 dimensioni di rapporto: collaborazione e conflitto. Una prevale sull’altra in base al prodotto. La collaborazione negli ultimi anni tra le due parti può essere di tipo strategico tramite il category management con il quale il focus si sposta dalla marca alla categoria. Attraverso il CM si ha una collaborazione con la quale a livello operativo modificare gli assortimenti, spazi, prezzi, promozioni e logistica di categoria. La categoria viene intesa come unità strategica di business e sulla base di una conoscenza del consumatore con la quale aumentare valore sia per l’industria che per il distributore. **ALTERNATIVE:
funzione strategica della marca commerciale rappresenta un importante strumento competitivo manovrato dai distributori per accrescere la differenziazione assortimentale e aumentare il potere contrattuale nei confronti dell’industria di marca). La marca commerciale permette una politica di prezzo più aggressiva anche col fine di creare maggiore traffico nello store. Obiettivi marca commerciale: offerta di alternative inferiori di prezzo, ottenimento di margini più elevati, differenziazione assortimento e conquista della store loyalty. I fattori che contribuiscono allo sviluppo sono le competenze di MKT: competenze tecnico-merceologiche, conoscenza dei modelli di consumo, conoscenza del mercato dei fornitori e competenze nella manovra del retail mix (pricing, promo, merchandising). Scelte di gestione legate alla marca commerciale: nella distribuzione si affermano queste scelte —> ripensamento delle politiche di referenziamento in un ottica di CATEGORY MANAGEMENT, intensificazione del private labelling mediante la marca insegna, semplificazione e razionalizzazione del merchandising mix (integrazione attività di mkt e compressione dei tempi di permanenza delle merci a scaffale.