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Discorso storico (pre-settecento)
Fin dall’antichità, ogni autobiografia era stata vista con molta diffidenza, tanto che solo dal 700 in poi si avrà una grande diffusione di questo genere letterario. Il motivo di tanta repulsione verso l’autobiografia era la tendenza ad identificarla con un atteggiamento vanaglorioso, con un’estrema esaltazione di sé, troppo forte per la concezione sociale che aveva l’individuo. Aristotele diceva che “il magnanimo non parla di sé e degli altri”, Cicerone sosteneva che non fosse sempre lecito parlare di sé, così come Dante. Pascal scriveva: “L’io è odioso, l’uomo dabbene deve evitare di nominare il proprio nome”. Gadda aveva un odio contro “l’io pavone”: “Io, il più fanfaronesco di tutti i pronomi”. Nonostante quest’ultimo autore più recente, è ben evidente che l’antichità aveva una concezione dell’io molto diversa, esso “esisteva in quanto parte di una collettività” (P.Zumthor), ed infatti gli autori passati scrivevano di sé e sentivano il permesso di farlo grazie al loro prestigio pubblico, al loro ruolo sociale (S.Agostino lo fa in quanto vescovo di Ippona e Marco Aurelio in quanto imperatore). A queste accuse di vanagloria si è sempre cercato di riparare, nell’autobiografismo delle proprie opere, con una certa umiltà, con un atteggiamento didattico (con la convinzione che la propria storia personale possa essere da esempio per gli altri) o con delle forme indirette, dei surrogati delle autobiografie.
I testi da prendere in considerazione come iniziatori dell’autobiografia o perlomeno di una certa scrittura di sé, sono quelli di Plutarco e Svetonio, che rispecchiano due tipologie di biografia:
- Plutarco , Vite parallele (biografia energetica): riguarda i fatti e le azioni della persona di cui si parla, non si va a scavare nel profondo della personalità, dagli effetti risale direttamente alle cause (procedimento metonimico); molto spesso si parla di piccoli fatti che diventano però rivelatori per la personalità di un individuo (come farà inseguito Alfieri raccontando i ‘fattarelli’)
- Svetonio , Vita dei Cesari (biografia analitica o tematica): non si segue la cronologia, ma il racconto si svolge secondo vari temi (vita sociale, familiare, interessi personali). Così farà anche il medico del 500 Niccolò Gardano.
Altri modelli con una certa dose di autobiografismo della letteratura latina sono i Detti memorabili di Valerio Massimo, che riassumono
anche la vita di chi ha composto le frasi, e le Vite di uomini illustri di Cornelio Nepote. Le altre autobiografie improprie, si possono ritrovare nei componimenti:
- Ironica satirica, come ad esempio quella di Orazio nelle sue satire, una scrittura prevalentemente ‘picaresca’
- (^) Familiari, come le Lettere ad Attico di Cicerone, riprese anche da Petrarca nei Familiares , ovvero le lettere con cui si parla di sé ai propri familiari
- Genere storico/filosofico, come ad esempio le Consolatio di Cicerone che si proponevano il fine di sopportare il dolore
Dante
Il poeta ha parlato moltissimo di sé ed è molto critico nei suoi confronti, ma dice spesso di averlo fatto per il benessere degli altri (parte docens).
Convivio Nel Convivio lo scrittore istituisce i paletti necessari per lo scrivere di sé. Ovvero: è sbagliato scrivere di sé stessi, ma si ammettono due deroghe:
- per difesa di accuse ingiuste e infamanti (apologetica) → come fa Boezio
- per dare un insegnamento utile agli altri (didascalica) → come fa S. Agostino
Vita Nova Nella Vita Nova (chiamata così invece di Vita Nuova dopo l'edizione Barbi-Gorni) la vita di Dante passa dal buono all'ottimo, poiché riesce a liberarsi dalle scorie della sessualità nei confronti della donna amata grazie alla concezione della “donna angelo” ormai completamente raffigurata come creatura divina a cui l'uomo riesce ad avvicinarsi prima grazie alla “costanza della ragione” e poi alla innovativa “poetica della lode”. Dunque Dante può parlar di sé poiché: è una storia edificante e didascalica per qualcuno; è una consolatio, poiché l'uomo soffre per la morte di Beatrice; è apologetica, poiché Dante vuole giustificarsi dall'accusa di aver tradito l'amore per Beatrice con una “donna schermo”. Il percorso della Vita Nova è quello della predestinazione, perché sempre in ascesa. Il libro nasce dalla raccolta di varie poesie che l'autore riesce ad unire in un prosimetro, invenzione letteraria strettamente
dunque si divide in tre personaggi: quello letterario che intraprende il cammino di redenzione, quello che da autore reale (storico- sociale) racconta della sua esperienza e quello che non è altro che l'allegoria dell'umanità stessa intenta a redimersi dai peccati di perdizione. Ed in effetti, come scrive lo stesso Dante nella Lettera a Cangrande della Scala (Ep.XIII) c'è un fine metaletterario: la Commedia è un'opera che dovrebbe indurre noi uomini ad abbandonare il peccato e raggiungere il paradiso passando attraverso la conoscenza e il superamento del peccato (“parenesi”, ovvero passaggio dal male al bene). Dante insomma dice di essere stato incaricato dal disegno provvidenziale di diffondere speranza in noi cristiani. Quali sono dunque i motivi autobiografici? Principalmente tre:
- Amore , poiché viene ripresa la Vita Nova in modo abbastanza chiaro: già in questa opera infatti l'autore aveva dichiarato che avrebbe scritto di Beatrice nel modo in cui nessun altro poeta ebbe mai parlato di una donna. Ed infatti nella Commedia l'amore nei suoi confronti si trasforma nell'amore trascendente verso una figura ormai santa che ha sede in Paradiso. Inoltre nel primo canto sono presenti due parole (dire e trattare) già usate nella Vita Nuova e riferite all'amata stessa.
- Politica , sempre molto presente in ogni cantica (soprattutto nei canti VI) tratta dell'esilio di Dante, del suo odio verso i nemici politici, delle discordie tra Ghibellini e Guelfi (e riguardo questi tra Bianchi e Neri), delle varie vicende di Firenze, dell'Italia, della Chiesa (come l'odiato papa Bonifacio VIII)
- (^) Poetica , perché dopotutto il protagonista del racconto è anche un letterato e colui che ha composto la Vita Nova. Dunque così come tutte le volte che Dante incontra nei gironi le pene inflitte e lui stesso, riflettendo sulle sue colpe e sulla sua viltà, riesce a superarle, così ogni volta che il poeta incontra nel suo cammino qualche collega, riesce anche a superare la stessa poetica che da questi personaggi viene rappresentata. Quella che attua Dante non è altro che una dichiarazione poetica implicita: invece di esprimerla esplicitamente attraverso un trattato (così come fa nel De vulgari eloquentia e nel Convivio , e così come fa Orazio nell' Ars poetica e Manzoni nella L ettera allo Cheuvau ) l'autore fa considerazioni poetiche all'interno stesso dell'opera (così come accade nella Vita Nova). Le figure e le correnti letterarie che Dante supera nel suo cammino sono:
- Scuola siciliano-toscana; nel Purgatorio incontra un allievo di Guittone d'Arezzo e ne supera la poetica poco virtuosa, poi
incontra anche Bonaggiunta Orbicciani da Lucca che lo riconosce come massimo (forse unico) esponente del dolce stil novo
- Dolce stil novo; sempre nel Purgatorio incontra Guido Guinizelli (ideatore del manifesto “Al cor gentil rempaira sempre amore”) nella cornice dei lussuriosi, a causa del tipo di poesia che possiede ancora qualche residuo di sensualità e che, come è ben evidente nel caso di Paolo e Francesca (Inf. V) può portare alla perdizione (“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”)
- Guido Cavalcanti; nel canto X dell'Inferno incontra suo padre nel girone degli eretici (Guido era averroista e suo padre epicureo) e quest'ultimo dichiara che suo figlio non può compiere la sua stessa impresa di redenzione a casa del suo limitato affidamento alla ragione: infatti solo grazie alla fede religiosa e alla protezione spirituale di Beatrice che lui può compiere quell'arduo. Così Dante si stacca anche dalla poetica di Guido secondo cui l'amore non perfeziona l'animo verso la sublimazione religiosa, ma fa solamente soffrire l'innamorato in modo atroce.
- Rime petrose; ne parla con Arnaldo D'Agnello rinnegando la sua prova letteraria molto più aspra e ricercata (“trobar clus”)
- Poesia comico-realistica; quando incontra nel Purgatorio l'amico Forese Donati con cui aveva avuto alcune tenzoni (Dante accusato di omosessualità e Forese di essere stato tradito dalla moglie per incapacità sessuale) propone una palinodia (riproposta di qualcosa già detto) e supera anche questo genere letterario
- Poesia filosofica; prima di entrare nel Purgatorio incontra il suo amico Casella (che musicava le sue poesie) e gli chiede di cantargli una delle sue canzoni: quella selezionata è “Amor che nella mente mi cagiona” ed è una delle canzoni dedicate alla filosofia e inserita nel Convivio. Anche da questo genere Dante se ne distacca. La fama di Dante non è istantanea, poiché anche lo stesso Bembo non lo aveva considerato come modello letterario (troppo plurilinguismo e pluristilismo) appoggiandosi invece a Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa. La vera fama in realtà inizia dopo il 1865 dopo l'Unità d'Italia e in seguito all'anniversario della sua nascita. In precedenza era molto sentita la presenza autobiografica dell'autore nei 3 temi portanti (amore, politica, poetica), tanto che Gasparo Gozzi sostenne che l'opera sarebbe dovuta chiamarsi “Danteide” (come ricalco di Eneide e Odissea). Ora si presta più attenzione alla costruzione letteraria e al concetto di figura (Auerbach).
che trascende da sé stesso e si ricollega ad un modello generale di poeta
- altre tracce di autobiografismo si possono trovare nelle postille scritte dal poeta ad altri testi classici Inoltre riguardo a Petrarca abbiamo la biografia scritta dall'amico Giovanni Boccaccio. Questa è decisamente celebrativa, ma proietta sul biografato le sue opinioni e le sue esperienze, quasi Boccaccio si servisse della vita del poeta per poter parlare di sé. In comune con Petrarca infatti ritrova il topos della vocazione per le varie avversità della sua vita, il suo comune complesso edipico nei confronti del padre, che per quanto riguarda Petrarca aveva intenzione di farlo diventare un avvocato, e la ricerca dell'otium letterario in una dimensione completamente meditativa.
Boccaccio
Il poeta fiorentino non rinuncia a scrivere di sé ma lo fa con generi surrogati dell'autobiografia. Ad esempio:
- La già citata biografia di Petrarca ( De vita et moribus domini Francischi Petracchi )
- Il Filocolo , che collega la “fatica d'amore” del protagonista Florio con la fatica narrativa compiuta da lui stesso nello scrivere il suo primo romanzo. Anche le “questioni d'amore” presenti nel libro possiedono un aspetto di autobiografismo riguardo temi letterari importanti per quel periodo storico-sociale
- Il Filostrato , in cui collega il suo dolore per la lontananza dell'amata (Giovanna) con quello di Troiolo per Criseida
- Il Teseida , dove collega il radicale mutamento della disposizione dell'amata nei suoi confronti (Fiammetta) con le vicende delle nozze di Emilia e Arcita/Palemone
- L' Elegia di madonna Fiammetta , in cui seguendo le indicazioni dell' Ars Amatoria di Ovidio nasconde i suoi pensieri d'amore scambiando di ruolo l'amato e l'amata (Fiammetta) che appunto manifesta molti pensieri e riflessioni personali del poeta.
Decameron Nell'opera maggiore di Boccaccio tre sono gli interventi diretti dell'autore che lasciano intravedere aspetti di autobiografismo:
- Proemio : “E' umana cosa avere compassione degli afflitti” cita l'inizio dell'opera. Questa è una prova etica: Boccaccio ha sofferto anche lui pene d'amore tanto forti da poter scrivere quest'opera e
dedicarla alle donne (per diletto e per conforto). In questo passo si intravede uno squarcio autobiografico
- Introduzione alla IV giornata : la ragione del suo scrivere è di tipo apologetico poiché Boccaccio si difende da cinque accuse: 1. gli piacciono troppo le donne e non avrebbe dovuto dedicarle il poema 2. non è il caso di dedicarsi a queste cose terrene alla sua età 3. avrebbe dovuto dedicarsi a poesia più seria 4. dovrebbe guadagnare il pane con altre cose e non fare il letterato 5. potrebbe aver manipolato i fatti narrati. Per difendersi da queste accuse racconta la “novella delle papere”: un padre dopo essere rimasto vedovo diventa eremita insieme al figlio, ma un giorno decide di portarlo in città e involontariamente gli fa scoprire le donne. In seguito alla forte curiosità del figlio il padre cerca di salvaguardarlo dalla sofferenza indicandole come “papere” ma rendendosi conto che l'attrazione tra i sessi è un fatto di natura al quale non si può minimamente resistere. Ciò sta l'apologia dell'autore: proprio perché è un aspetto inevitabile della natura umana è lecito da parte sua parlare di sessualità
- Conclusione : Boccaccio sfodera un'esplicita dichiarazione poetica: “Qualunque materia si possa trattare, questa si riscatta con l'arte, purché si nobiliti il modo”. Dunque non è importante cosa si descrive ma come lo si racconta, dunque la materia letteraria non è ne buona né cattiva ma, come con l'acciaio, dipende l'uso che se ne fa; inoltre “le cose di questo mondo sono sempre in movimento” e non esiste una regola fissa per ogni aspetto della vita umana; infine riconosce che la sua lingua stessa, il volgare che a dire di una sua vicina è molto dolce e ben articolato, permette di riscattare i contenuti della sua opera. E' ben evidente come la scrittura di sé per Boccaccio è diversa da quella di S. Agostino (elevazione all'assoluto) e di Petrarca (elevazione incompleta, somma di frammenti), poiché è impostata come un racconto apologetico di uno scrittore che riscatta la materia trattata e ottiene gloria nel mondo.
Libri di famiglia
Col passare del tempo l'autobiografia si laicizza, non racconta più un percorso che porta al paradiso (come accade nella Commedia dantesca) ma tratta di cose più concrete, del resto stiamo andando verso l'Umanesimo ed il Rinascimento. Nasce così un nuovo genere, i cosiddetti “Libri di famiglia”, che da un fine pratico giungeranno ad uno strettamente letterario. Non sono altro che libri in cui vengono
scrivere di sé prima componendo una Consolatoria , nella quale espose le accuse imputabili alla sua condotta con le adeguate confutazioni e finse di ricevere consolazioni da un amico, una Accusatoria vero i suoi nemici e una Defensoria (rimasta incompiuta). Qui non si raccontano più i fatti ma c'è una completa introspezione dell'individuo. Ma il testo più famoso è di certo quello dei Ricordi , scritti dopo una lunga genesi e dopo 3 stesure (1523-1525-1528), insieme di pensieri brevi non legati cronologicamente tra di loro. Questa formulazione complessivamente innovativa, che si fonda sull'autonomia di ciascun ricordo e sull'assenza di ordine cronologico, è ciò in cui differisce maggiormente dai Libri di famiglia, con cui condivide però i riferimenti al padre e alla famiglia, i consigli personali, le esperienze personali utili a fornire insegnamenti morali. Alcuni ricordi:
- 42: in cui Guicciardini invita alla riservatezza così come accadeva nei Libri di famiglia, ma qui assume un'andatura gnomica (morale). Inoltre l'andamento generale dei ricordi parte dal particolare per giungere al generale, dall'aspetto empirico a quello universale (metodo induttivo)
- 10: è strettamente collegato all'esperienza autobiografica poiché tratta della prudenza e di come non basta dire di possederla ma bisogna anche aggiungere le esperienze sul campo, concrete, per imparare a sfruttarla
- 28: parla dell'ambizione, avarizia e pigrizia dei preti e invece della grandezza del Papa
- (^) 6: dice che non c'è un insegnamento che vale a prescindere da tutto perché ogni cosa ha una sua eccezione. Ogni cosa è in movimento: per questo ci vuole molta discrezione. Questi ricordi dunque diventano quasi dei motti, degli aforismi, delle frasi filosofiche impersonali. Le parole chiave dei pensieri sciolti sono senza dubbio la prudenza e la discrezione, ovvero la capacità di discernere i vari casi dell'esperienza per impararne empiricamente la loro moltitudine. Per questo Guicciardini non usa il metodo induttivo di Macchiavelli, quello che passa dall'aspetto empirico all'universale, ma pensa esattamente l'opposto, ossia che occorre procedere con un metodo deduttivo, studiando ogni circunstanza nella sua condizione e nella sua individualità, e poi agendo di conseguenza.
Cellini
L'artista fiorentino scrisse la sua autobiografia intitolata Vita e seppur composta nel 1558 rimase non pubblicata fino al 700, periodo in cui fu interpretata come un vero e proprio manifesto romantico. Il libro parte da un genere letterario comune ma, così come fa Guicciardini, giunge ad un genere innovativo: l'autobiografia di Cellini affonda infatti le radici nella tradizione dei Libri di Bottega , testi correlati ai Libri di famiglia ma legati all'attività lavorativa degli artisti, sempre con fini pratici e annotazioni economiche e in più con tematiche caratteristiche come quelle della fortuna, della predestinazione, della forma, della concorrenza. Cellini però inserendosi in questa tradizione usuale crea qualcosa di diverso, poiché tratteggia l'evoluzione di una persona narcisista come lui sempre più incentrata a parlare di sé stesso più che delle sue faccende artistiche (così come fa anche il pittore Pontormo nel suo Diario ). In più oltre a essere presente una prospettiva dominante professionale (del suo lavoro di scultore e incisore), c'è anche un aspetto spirituale. I temi che Cellini sviluppa nella sua opera strettamente collegati ai topoi autobiografici sono:
- L'opportunità che l'uomo lasci memoria di sé: l'incipit del libro dichiara: “Tutti gli uomini di ogni sorte, che hanno fatto qualche cosa che sia virtuosa, doverieno, essendo veritieri e da bene, di lor propria mano descrivere la loro vita.” Questa inoltre non è altro che una dichiarazione anche di utilità e di veridicità dell'opera, due aspetti fondamentali per il genere autobiografico
- La descrizione degli antenati e la loro nobiltà: Cellini dice di risalire fino ai tempi di Giulio Cesare (nonostante sia una falsità) poiché discenderebbe da Fiorino da Cellino, comandante di Cesare che nominò la città di Firenze per il suo onore
- La semantizzazione del nome : strettamente collegata alla predestinazione c'è la credenza antica per cui “nomen omen” (il nome è un presagio) ed infatti nascendo l'artista il giorno di Ognissanti (1 novembre 1500) nonostante i suoi genitori aspettassero una bambina il padre gli dà il benvenuto chiamandolo in questo modo e facendo presagire l'intervento della grazia divina sulla sua vita.
- La predestinazione : aneddoti come quello precedente sono di tradizione classica (es. Svetonio) e servono sia da intrattenimento sia da funzione induttiva (da particolare all'universale). Questo è il meccanismo che attua Cellini quando osserva la sua vita sotto il disegno della predestinazione. Altri aneddoti infatti possono essere quelli in cui racconta che da piccolo, in due distinte situazioni, aveva preso in mano prima uno scorpione e poi una salamandra ma non era stato ferito in alcun modo, forse
Il medico e astronomo Girolamo Cardano scrisse la sua autobiografia nel 1575-6 intitolandola De vita propria e con un intento strettamente apologetico (era stato accusato di eresia da molti suoi nemici e anche incarcerato). Avversario gli fu anche suo padre che intendeva facesse l'avvocato ma non riuscì ad impedirgli di diventare un medico. Cardano scrive in latino e segue un criterio di tipo tematico più che cronologico, suddividendo gli scritti in un collage di temi come “formae” (tutto quello che riguarda la fisicità), “habitus” (le abitudini alimentari”, “cultus” (la sua religione e morale), “mores” (i suoi costumi e il suo carattere). E' ben evidente come ormai si stia passando ad un “età moderna” uscendo fuori da un periodo “medievale” che non vedeva una serie di fenomeni che riusciranno a sbloccare le costrizioni vero il parlare di sé. Dunque:
Perché l'autobiografia si impone con un certo
ritardo nell'ambito della letteratura?
Due sono i maggiori fattori:
- vanagloria , perché parlare di sé procurava accuse di peccato e di superbia (narcisismo)
- generi surrogati dell'autobiografia, poiché non esistono codici letterari che possiedono la stessa dimensione narrativa di quest'ultima.
Generi surrogati dell'autobiografia tipici del periodo precedente al 1600 sono:
- Sonetti autobiografici: dipingono un'esistenza fermata nella descrizione (autoritratto), come fa Cellini nell'introduzione alla Vita o Tommaso Campanella nel sonetto “Di se stesso”. Molto spesso si dà risalto, oltre alle caratteristiche fisiche, ai contrari ossimorici della personalità dell'individuo
- Dialoghi : in testi del genere (come nei Dialoghi di Platone in cui è narrata implicitamente la vita di Socrate) si affronta un problema dando il punto di vista di vari personaggi alcuni dei quali possono rispecchiare l'autore, come accade nei Dialoghi di Giordano Bruno (il Nolano riflette lui stesso, nato proprio a Nola) o in quelli di Torquato Tasso (nei panni del Forestiere Napoletano)
- Epistolari : raccolte di lettere in forma quasi dialogica perché è come se la seconda persona fosse assente (dialogo a distanza), ha molte somiglianze con il genere diaristico e il suo iniziatore è senza dubbio Pietro Aretino (poi anche Marino)
Imprese
Una particolare forma di autobiografismo erano le imprese, unioni di immagini e motti aforistici utilizzati come delle specie di marche simboleggianti le Accademie e tutti gli altri vari circoli letterari. Fu molto utilizzati dai letterati del 600-700, tanto che il vescovo Paolo Giovio scrisse un vero e proprio trattato su come comporre un'impresa corretta ( Dialogo dell'imprese militari et amorose ). Esemplare è l'impresa dell'Accademia della Crusca, raffigurante immagini legate alla farina (le cosiddette “pale”) poiché strettamente collegate al nome e all'intento del circolo letterario, ovvero quello di separare la crusca (gli scarti) dalla farina (la lingua pura) ricollegandosi agli insegnamenti di Pietro Bembo nelle sue Prose della volgar lingua. La frase dell'impresa dopotutto è “il più bel fior ne coglie”. Un altro esempio può essere quello di Diego de Saavedra Fajardo, un trattatista spagnolo che crea la sua impresa collegando l'immagine di un cannocchiale galileiano alla frase “Auget et minuit”, eguagliando la capacità delle passioni di crescere e diminuire così come può fare lo strumento con la sua vista. Ultimo esempio è quello della casa editrice Einaudi che presenta come immagine uno struzzo, animale che si credeva potesse digerire di tutto (ha un chiodo nel becco) e la scritta “Spiritus durissima coquit” (lo spirito cuoce anche le cose più dure) che rispecchia l'intenzione della casa editrice di voler affermare la forza della cultura contro l'inciviltà e le barbarie (nacque nel 1933). Già la struttura dell'impresa dunque era un modo per fare una sintesi autobiografica di sé stessi.