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Elaborato su Nagarjuna Elaborato su Nagarjuna , elaborato per l'esame di Filosofie dell'India e dell'Asia orientale del professore Saverio Marchignoli.
Tipologia: Esercizi
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Prof. Saverio Marchignoli 23 novembre 2020
Nāgārjuna ( circa 150-200 d.C) fu una personalità filosofica tra le più influenti dell’India antica, nato nell’India meridionale su di lui esiste una nutrita tradizione agiografica dalla quale poco si può trarre per ricostruire la sua biografia. Gli sono attribuite moltissime opere, la più importante tre quelle che si possono considerare autentiche è quella intitolata Madhyamaka-kārikā (Le stanze del cammino di mezzo), che costituisce il testo cardine dei Madhyamika, sostenitori della vacuità. Tra le opere di Nāgārjuna, è di notevole rilevanza la Vigrahavyāvartanī (La sterminatrice degli errori). La sua dottrina antidottrinaria della vacuità (śunyātā) non solo ebbe un’influenza decisiva su gran parte delle correnti filosofiche buddhiste successive, ma costituì in particolar modo una delle colonne portanti del Buddhismo Mahāyāna. 1 Nāgārjuna riprende la nozione di vuoto (śūnya) da cui attinge dai testi della Prajñāpāramitā (Perfezione di Sapienza o Perfezione della Gnosi) incentrati sulla figura del bodhisattva (lett. essenza di risveglio), essere che consapevole dell’universale vacuità opera per soccorrere le altre creature, e ne fa il cardine interpretativo della dottrina della coproduzione condizionata. 2 In altre parole la vacuità designa in primo luogo l’interdipendenza e l’impertinenza dei fenomeni. In particolare, Nāgārjuna attacca la dottrina secondo cui i dharma, ovvero gli elementi ultimi e istantanei della realtà sarebbero dotati di natura propria (svabhāva). Anche essi invece, in ultima analisi, sono vuoti: Nāgārjuna ripete ciò contro lo svabhāva l’antico argomento dell’anattā, condensato nella frase “tutti i dharma sono privi di sé”. Affermazione centrale è che tutte le cose sono prive di natura propria per il fatto di prodursi in dipendenza l’una dall’altra, questo reciproco condizionamento fa sì che in nessuna “sia”, questa è la coproduzione condizionata e questa è appunto la vacuità. Come si legge nella Vigrahavyāvartanī: (^1) Bori, P.C. / Marchignoli, S., Per un percorso etico tra culture , Roma, Carocci, 2004 (^2) Torella, R., Il pensiero dell'India. Un'introduzione , Roma, Carocci, 2008
(^3) 52. L’esistenza dei mezzi di conoscenza non è stabilita né di per se stessa, né reciprocamente tra loro, né mediante altri mezzi di conoscenza, né in dipendenza delle cose conoscibili né senza causa. Nāgārjuna in questo modo non può che attaccare anche i pramāṇa, nella teoria dei mezzi di conoscenza sostenuta dal Nyāya. La critica dei mezzi di conoscenza viene chiaramente affrontata da Nāgārjuna nella Vigrahavyāvartanī (La sterminatrice degli errori): (^4) 30. Se io percepissi mediante la percezione diretta, eccetera, qualcosa l’ammetterei o la negherei. Ma visto che nulla percepisco la mia posizione è inobbiettabile. O ancora nei due passi successivi