

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Elaborato richiesto per l'esame di filosofie dell'india e dell'asia orientale, del professor Saverio Marchignoli.
Tipologia: Prove d'esame
1 / 2
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Laura Belli, matricola: 0000938429
SANKARA E IL SAMKHYA (le parole indiane sono scritte senza gli usuali diacritici)
Sankara è il rappresentante più noto del Kevaladvaita Vedanta, ossia del Vedanta non dualsitico (advaita) assoluto (kevala), uno degli indirizzi di pensiero in cui si articola il Vedanta.
Come le altre correnti del Vedanta, il Kevaladvaita ha come testi di riferimento le Upanishad (la parte finale dei Veda, quella più speculativa e relativa al brahman), la Bhagavadgita e i Brhamasutra.
Sankara appartiene dunque alla tradizione filosofica brahmanica, ma rappresenta una figura singolare, tanto da procurarsi l'appellativo di “buddhista mascherato” ( prachannabauddha )¹.
Quali i motivi di questa accusa?
Il Kevaladvaita Vedanta, diversamente dalle altre scuole brahmaniche (Nyaya-Vaisesika, Samkhya, Yoga) non concede realtà ontologica al mondo manifesto; il suo non dualismo assoluto consiste infatti nel considerare come reale solo il brahman , che è non duale, eterno, privo di qualificazioni, non soggetto a cambiamento, assoluto.²
Il “manifesto”, ciò che ci appare come reale è in verità un farsi illusorio e sovrapposto al brahman, si tratta di un'erronea sovrapposizione intellettuale che attribuisce al Brahman caratteristiche che non gli sono proprie. ³
Questo errore è generato sul piano soggettivo dall'avidya, una ignoranza strutturale che non ci permette di cogliere la realtà effettiva e sul piano oggettivo dalla maya, l'apparente oggettivarsi per trasformazione identica del brahman-coscienzialità.
Abbiamo ora aggiunto un altro punto al quadro teorico presentato da Sankara: il binomio brahman-coscienzialità.
Il brahman infatti, seguendo il tracciato teorico delle Upanishad, viene fatto coincidere con l'atman e, estremizzando questo assunto, considerato come coscienzialità che non necessita di un oggetto, come pura soggettività ⁴, il brahman viene quindi definito come esistenza (sat), coscienza (cit), beatitudine (ananda). ⁵
Poste queste basi (sovrapposizione, illusorietà della realtà apparente, non distinzione tra soggetto e oggetto del conoscere) le conseguenze logiche sono dirompenti per una scuola brahmanica; riportando le parole dello stesso Sankara:
“ La mutua sovrapposizione di Sé e Non-sé, che viene chiamata Nescienza, è il presupposto su cui si basano tutte le distinzioni pratiche - sia quelle della vita ordinaria sia quelle indicate dai Veda - tra mezzi di conoscenza, oggetti di conoscenza [e soggetti conoscenti], nonché tutte le scritture, che trattino di ingiunzioni o di proibizioni [di azioni meritorie o non meritorie], o della liberazione finale.” ⁶
Dunque le speculazioni su mezzi di conoscenza e oggetti di conoscenza e persino le indicazioni dei Veda e le riflessioni sul dharma, le basi insomma dei principali darsana brahmanici, si fondano sull’equivoco. L'unica via di salvezza per ottenere la beatidudine, superare le distinzioni tra soggetto e oggetto, riconoscersi e riconoscere il tutto come brahman è la conoscenza.
“(...) è proprio la sola conoscenza il mezzo di realizzazione del sommo bene.” ⁷
Questa visione soteriologica incentrata sul potere salvifico della conoscenza ci richiama alla mente la via della “conoscenza discriminativa del manifesto, dell'immanifesto e del conoscitore” ⁸ del darsana Samkhya.
Effettivamente entrambi i due percorsi speculativi condividono l'idea che, attraverso la conoscenza, sia possibile eliminare l'equivoco, la visione erronea in cui siamo immersi, per svelare un principio spirituale, di pura coscienza, eterno.
Detto ciò, le due dottrine presentano però notevoli differenze a cominciare da quella accennata all’inizio della trattazione : il riservare o meno al molteplice una sostanzialità, una reale esistenza.
Il samkhya è una dottrina profondamente dualista, la cui base teorica è proprio il postulato della compresenza simultanea di due principi esistenti e reali: il purusa e la prakriti.
Il purusa è il principio spirituale, di cui scrivevamo prima, elemento di coscienza pura, inattivo non soggetto a modificazioni, frantumato in una pluralità di anime, mentre la prakriti è il principio dell’attività pura, che si sviluppa da immanifesto a manifesto grazie al rapporto con il purusa.
La prakriti si sviluppa per il purusa, perché nella sua manifestazione più alta, la buddhi (intelletto) possa compiere la liberazione-isolamento del purusa stesso.
Qui emerge una differenza sostanziale con le riflessioni di Sankara, perché non solo la prakriti non è illusoria, non vi è maya né avidya, ma anzi è proprio una sua manifestazione, la buddhi che può raggiungere la conoscenza discriminativa che libererà e isolerà il purusa.
Purusa che non deve essere liberato da un velo di illusioni che vi si sovrappongono, ma dall’equivoco per cui l’anima appare invischiata nel gioco doloroso di psiche e corpo ⁹, sembra cioé essere coinvolta nella prakriti quando invece un vero coinvolgimento non vi è mai stato.
Naturalmente anche tutta l’attenzione del Samkhya alla comprensione e alla descrizione di come dall’Uno si passi al molteplice (lo svolgimento della prakriti) non è condivisa da Sankara per il quale il molteplice semplicemente non esiste.
Questo confronto ci permette di attingere brevemente alla complessità della discussione filosofica e alla diversificazione delle posizioni all’interno della tradizione del pensiero brahmanico e in generale del pensiero filosofico indiano, percepito storicamente dall’occidente spesso come un indistinto in cui si confondono posizioni di darsana diversi o uno di essi (proprio l’eccezione alla tradizione di Sankara) viene preso come filtro di lettura per l’intero pensiero.
(1) Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008 (2) India Filosofica, Saverio Marchignoli, Bonomo Editore, 2016 (3) Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008 (4) India Filosofica, Saverio Marchignoli, Bonomo Editore, 2016 (5) Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008 (6) Brahmasutrabhasya, traduzione di Saverio Marchignoli da testo inglese di G.Thibaut, India Filosofica, Saverio Marchignoli, Bonomo Editore, 2016 (7) Bhagavadgitabhasya di Sankara ad 18.66, traduzione di Saverio Marchignoli, Filosofie dell’India a cura di Francesco Sferra, Carocci Editore, 2018 (8) Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008 (9) Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008
BIBLIOGRAFIA
Il pensiero dell’India, Raffaele Torella, Carocci Editore, 2008
India Filosofica, Saverio Marchignoli, Bonomo Editore, 2016
Filosofie dell’India a cura di Francesco Sferra, Carocci Editore, 2018