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riassunto libro del corso infanzia adolescenza e nuovi media
Tipologia: Appunti
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L'idea di una net generation è nata con Tarscott nel 1998, dopo che svolse uno studio su 300 adolescenti americani che avevano comportamenti e competenze diverse da quelle della generazione precedente. Soltanto nel 2001 si capì che la tecnologia poteva essere un’opportunità per i giovani e così PRENSKY introdusse il concetto di NATIVO DIGITALE che indicava tutti coloro che hanno imparato ad interagire con la tecnologia senza sforzo, contrapponendolo a quello di IMMIGRATO DIGITALE che si riferiva a tutti coloro che non sono nati nel mondo digitale ma che con il tempo ne hanno usufruito. Nel concetto di nativo digitale abbiamo 4 IMPLICAZIONI:
differenza fra chi sa usare o meno una tecnologia. La loro veloce diffusione è dovuta ai NUOVI MEDIA, cioè tutti quei mezzi di comunicazione che usano il linguaggio digitale x definire le proprie informazioni; la loro nascita è dovuta alla DIGITALIZZAZIONE(processo discontinuo, invece prima con l’era analogica era continuo e senza limiti) che ha 4 vantaggi:
Con l’aumento della domanda dei servizi web, molte società hanno visto la necessità di creare dei servizi che hanno pian piano trasformato il web nel luogo virtuale che ci offre le stesse possibilità di quello reale. Oggi infatti non è inusuale che invece di recarci in un negozio fisico a comprare qualcosa, ordiniamo online e ci facciamo arrivare tutto direttamente a casa e questo di conseguenza ci porta a non avere più il senso del denaro perché online si deve usare la carta di credito e non facciamo caso a quanto in realtà spendiamo. Questo ha portato 3 conseguenze: Avere la disponibilità di un intelligenza collettiva distribuita che ci permette di entrare in qualsiasi fonte informativa: La dematerializzazione dei contenuti con la conseguente diffusione della pirateria; Lo spettatore diventa spettattore che partecipa in modo attivo alla selezione delle fonti dell’informazione; Per gestire al meglio la quantità di informazioni, nel tempo sono nati i MOTORI DI RICERCA dei siti di ricerca che dividono in categorie i contenuti del web automaticamente facilitandone l’identificazione ed alla loro base c’è un software detto ROBOT O SPIDER. Importanti sono anche le PAROLE CHIAVE anche se molte volte sono usate per avere visibilità producendo RICERCHE INGANNEVOLI. Una soluzione si è trovata con GOOGLE che usava indici esperienziali come permanenza su un sito o popolarità fornendo al nativo digitale le opportunità offerte dall’intelligenza collettiva. Una delle PRINCIPALI CARATTERISTICHE di questa interfaccia è la MODULARITA’ in quanto ogni pagina web è composta da moduli (elementi come immagini, testi , video..) con un’identità separata da quell’oggetto che ci include(es: possiamo prendere 1 immagine da un sito e riusarla). Tutta questa immediatezza ha portato i giovani a violare molte leggi scaricando dal web e dando vita al fenomeno della pirateria. 3.GENERAZIONE WEB 2. E’ stata la prima generazione a usare il web 2.0 come strumento espressivo e relazionale. L’espressione venne introdotta nel 2004 e grazie a quest’interfaccia i ragazzi riescono a controllare la propria identità sociale e le relazioni, cerca e offre supporto accompagnando nel suo sviluppo. La diffusione e l’interiorizzazione delle opportunità del web 2.0 hanno portato 3 miglioramenti che hanno avuto un forte impatto sulle pratiche dei nativi digitali: Trasformazione da spettatore a spettatore si passa anche a commentatore; Trasformazione del ruolo del corpo in processi comunicativi e relazionali; Nascita del nuovo spazio sociale chiamato INTERREALITA’ su cui nascono reti digitali online e sociali offline. Entrare in questo mondo significa perdere lentamente la propria identità e questo porta a confondere realtà e finzione con ricadute gravi, ancor di più se il soggetto è un bambino. 4.GENERAZIONE TOUCH
Rientrano le persone nate dal 2007 in poi perché risale a quell’anno la nascita dei primi smartphone completamente touch e questa generazione ha avuto la possibilità di superare le barriere linguistiche in quanto per usare i nuovi media non necessariamente bisogna possedere queste capacità ed inoltre i messaggi sono diventati esperienze perché si usano diversi canali sensoriali per rendere l’esperienza
come questa sia cambiata con l’avvento dei nuovi media. Attraverso un percorso che parte dal concetto di Sé per arrivare a quello di identità sociale e agli effetti del digitale, Riva ci guida a comprendere le sfide e le opportunità che i nativi digitali affrontano nel costruire chi sono in un mondo sempre più connesso.
1. Dal Sé all’identità: un viaggio verso la consapevolezza di sé L’autore inizia distinguendo tra Sé e identità. Il Sé è il nucleo della nostra esperienza personale, ciò che ci permette di percepirci come unici e distinti dagli altri. È una struttura complessa che comprende: La consapevolezza di sé : il riconoscimento della propria esistenza e unicità. La memoria autobiografica : la narrazione che costruiamo su noi stessi attraverso i ricordi. L’ identità , invece, rappresenta il modo in cui definiamo noi stessi all’interno della società. È dinamica, multidimensionale e si costruisce attraverso l’interazione con gli altri. In breve, se il Sé è “chi sono”, l’identità è “chi sono in relazione agli altri”. L’identità si sviluppa attraverso una continua negoziazione tra il nostro Sé individuale e il mondo esterno. Questo processo riguarda La Finestra di Johari è un modello psicologico ideato da Joseph Luft e Harrington Ingham nel 1955, usato per comprendere e migliorare la consapevolezza di sé e la comunicazione interpersonale. È rappresentato come una finestra suddivisa in quattro quadranti, che variano a seconda di ciò che è noto a sé stessi e agli altri: 1. SE PUBBLICO
o Esempio: le tue caratteristiche evidenti, come l’essere socievole o introverso.
o Esempio: abitudini o atteggiamenti inconsapevoli (come interrompere spesso gli altri).
o Esempio: emozioni, insicurezze o segreti non condivisi.
o Esempio: potenzialità inespresse o reazioni a situazioni nuove.
Il modello è usato per promuovere una maggiore apertura (allargare l’area aperta) e migliorare relazioni e comprensione reciproca, grazie a strumenti come il feedback (per ridurre la zona cieca) e l’ auto-rivelazione (per ridurre l’area nascosta).
2. L’identità sociale: chi siamo in relazione agli altri Secondo Riva, l’identità non è solo personale, ma anche sociale. Questo concetto si basa sulla teoria dell’identità sociale di Tajfel, che distingue due componenti principali: L’identità personale : legata alle caratteristiche individuali e uniche di una persona. L’identità sociale : determinata dall’appartenenza a gruppi (famiglia, amici, lavoro, comunità online). L’identità sociale si costruisce attraverso un processo di classificazione e confronto. Le persone si identificano con i gruppi a cui appartengono e differenziano sé stesse dai gruppi esterni. Ad esempio, un giovane può definire sé stesso come “membro di una community di gamer” e, al tempo stesso, distinguersi da chi non appartiene a quel mondo. Nell’era digitale, la costruzione dell’identità sociale è influenzata in modo significativo dai social media e dalle piattaforme online, che permettono agli individui di appartenere a più comunità contemporaneamente. Tuttavia, questo fenomeno introduce anche nuove sfide: Sovraccarico identitario : appartenere a molteplici gruppi può creare confusione su chi siamo realmente. Dipendenza dall’approvazione altrui : i social media spingono le persone a cercare validazione attraverso like, commenti e follower. Riva evidenzia che i nativi digitali devono imparare a gestire questa complessità, bilanciando il bisogno di appartenenza con quello di autenticità. 3. Come i nuovi media cambiano l’identità dei nativi digitali Il cuore del capitolo analizza come i nuovi media abbiano modificato il modo in cui i nativi digitali costruiscono e percepiscono la propria identità. L’autore individua tre aspetti fondamentali: a. La moltiplicazione delle identità Nel mondo digitale, gli individui possono creare identità multiple, scegliendo come presentarsi in contesti diversi. Ad esempio: Su Instagram , un adolescente può costruire un’immagine curata e ideale di sé, mostrando solo gli aspetti migliori della propria vita. Su una piattaforma come Reddit , può esprimere opinioni anonimamente, senza preoccuparsi del giudizio altrui. Questa frammentazione offre libertà di espressione, ma può anche generare incoerenza e un senso di smarrimento. b. L’identità performativa
società. Ora, con i nuovi media, quel palcoscenico è diventato globale, e ogni attore può recitare più ruoli contemporaneamente, davanti a un pubblico infinito. Questo è affascinante, perché ci permette di esplorare chi siamo in modi mai visti prima. Ma è anche pericoloso, perché rischiamo di perdere di vista la nostra autenticità, se il desiderio di approvazione o la pressione dei social media diventa troppo forte. Per questo, è fondamentale educare i nativi digitali a essere non solo consumatori, ma anche protagonisti consapevoli della propria identità, imparando a navigare tra Sé reale e Sé virtuale con equilibrio. CAPITOLO 5: LE RELAZIONI DEI NATIVI DIGITALI Riva inizia il capitolo descrivendo come le tecnologie digitali abbiano trasformato le fondamenta dell’esperienza sociale. Tre sono le caratteristiche principali di questa nuova modalità di relazione:
Il digitale ha modificato anche il modo in cui intendiamo il concetto di comunità. Tradizionalmente, le comunità erano radicate in uno spazio fisico e basate su legami personali profondi. Nell’era digitale, invece, le comunità assumono nuove forme, più flessibili e globali: Comunità virtuali: Il cyberspazio ha creato luoghi di aggregazione basati su interessi comuni piuttosto che sulla prossimità geografica. Queste comunità possono essere una risorsa per il sostegno reciproco, ma sono spesso caratterizzate da legami più deboli e transitori. Connessioni deboli: Le comunità digitali ampliano le reti sociali, favorendo l’inclusione e l’interazione con persone di diverse culture. Tuttavia, questi
legami tendono a essere meno profondi rispetto a quelli tradizionali, con un rischio di frammentazione e perdita di autenticità. Riva sottolinea che le comunità online, pur offrendo molteplici opportunità, possono anche favorire fenomeni negativi, come le camere dell’eco (dove le opinioni si ripetono senza confronto critico) o la tendenza all’esclusione di chi non condivide certe visioni.
Riva parte dal presupposto che le relazioni umane si basano su due componenti fondamentali:
Un concetto centrale del capitolo è la distinzione tra: Legami forti , che sono relazioni intime e profonde, come quelle con amici stretti o familiari.
Riva dedica una parte del capitolo alle relazioni sentimentali , che sono particolarmente influenzate dai media digitali. Le piattaforme di incontri (come Tinder) e i social network offrono nuove opportunità per conoscere persone, ma cambiano anche le dinamiche tradizionali del corteggiamento e della costruzione di un legame. Se da un lato il digitale facilita l’incontro con partner potenziali, dall’altro introduce nuove fragilità : La possibilità di accedere continuamente a nuove opzioni può rendere i rapporti meno stabili. La comunicazione mediata può amplificare gelosie e incomprensioni, soprattutto a causa di comportamenti ambigui come il “ghosting” (sparire improvvisamente) o il “breadcrumbing” (mantenere il contatto senza impegno).
Riva conclude il capitolo con una riflessione sull’importanza dell’ educazione alle relazioni. In un mondo in cui il digitale è parte integrante della vita sociale, è fondamentale insegnare ai giovani a sviluppare competenze relazionali adeguate. Questo significa: