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Neorealismo: Vittorini, Moravia, Silone, Carlo Levi e Primo Levi; contesto storico, vita e opere dei principali autori.
Tipologia: Appunti
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Neorealismo e sfruttamento del lavoro: Negli anni venti e trenta c'è un forte sfruttamento del lavoro, conseguenza dell'ascesa del Fascismo. La rivista "La ronda" rifiutò l'esperienza avanguardista; non a caso il termine, del campo semantico militare, presuppone un ritorno all'ordine. I rondisti si rifacevano alle operette morali di Leopardi, secondo un perfetto equilibrio stile-contenuto. Tra i vari rondisti ricordiamo Vincenzo Cardarelli, ammiratore di Leopardi. Tra le sue opere, Autunno, riprende A Silvia in modo esplicito. Negli anni trenta si diffuse la poesia ermetica, che rifiuta l'impegno politico e si isola dalla società. Altre riviste sono "Il Politecnico" con Vittorini, i cui autori intellettuali rifiutavano in modo totale la politica. In questo periodo collochiamo un forte realismo, disprezzando al contempo sia il regime che l'indifferenza della classe borghese. Portavoce di questo disprezzo è la rivista "Solaria", che si oppone al fascimo. Collochiamo qui Moravia, Vittorini, Silone e Cesare Pavese. Protagonista è Alberto Moravia, che ne "Gli indifferenti" critica la società borghese, riportando la figura dell'inetto sveviano. Critica l'indifferenza e la rassegnazione della società in cui vive, nonché la decadenza dei costumi. Tutti questi autori possono essere annoverati nel fenomeno del neorealismo, un nuovo realismo sviluppatosi in questo periodo. Il neorealismo si pone come punto di rottura rispetto al passato; l'obiettivo è creare una nuova mentalità, che si riallaccia al verismo Verghiano. Mentre il verismo denunciava il tenore dei ceti più bassi, con il neorealismo la denuncia si propone di essere costruttiva ai fini di cambiare la grave situazione del tempo. L'intento fu quindi positivo e doveva porre le basi per migliorare lo scenario post bellico italiano (esempio Primo Levi, "Se questo è un uomo"). Partendo da questo concetto si distinguono quattro tematiche: la resistenza (Beppe Fenoglio, Italo Calvino), memorialistica (Primo Levi), disagio degli intellettuali (Pavese e Moravia) e divario tra nord e sud (Carlo Levi, Silone, Fenoglio con "Malora"). Il neorealismo non procede più per autori; essi si sono interessati a varie tematiche, più opportune da affrontare singolarmente, in cui collocare gli autori. Parallelamente ci fu la diffusione della cinematografia. Tema diffusissimo era la resistenza, di grande importanza, di cui il cinema fu portavoce (cinema neorealista). Protagonisti erano le persone del popolo, che rappresentavano in modo realistico le vicende (Fellini, Pasolini, ecc ecc). Disagio degli intellettuali (Vittorini e Moravia) Negli anni fra '40 e '50 protagonista nella letteratura è il popolo (Fenoglio, Levi, Fellini), in particolare il mondo contadino. Il popolo diventa protagonista poiché depositario della sanità e integrità morale, nonché autenticità. Il popolo, per gli scrittori, oltre che un modello, è la forza da cui attingere per rinnovare la società. La borghesia viene sentita come una società in decadenza, vista negativamente da Svevo, Baudelaire e altri; era una società malata, che non permetteva al popolo di cambiare molto. Il popolo contadino era genuino e vero, contrapposto alla malasanità borghese. Elio Vittorini , Conversazioni in Sicilia: Nasce a Siracusa da una famiglia modesta. Fu autodidatta, legato alla rivista Solaria; entrò a far parte del PCI, partecipando alla resistenza. Dopo la Guerra scrisse per il Politecnico, in cui scrisse che la politica e la cultura non erano subordinate, bensì due aspetti differenti. Scrisse Uomini e no, Garofano Rosso e Conversazioni in Sicilia.
Conversazioni in Sicilia: Protagonista è Silvestro, che riceve una lettera dal padre dicendogli di fare visita alla mamma in Sicilia, distrutta dal tradimento di cui è vittima dal marito. Silvestro ripercorre tutta la sua infanzia, stando a stretto contatto con la mamma e la realtà del paese; viene a contatto in modo diretto con la miseria e la morte, caratteristiche del ceto contadino. Chiama questo male "sofferenza del mondo offeso"; il mondo offeso è quello dei contadini, che vive i mali della società; essi vivono compatendo il dolore altrui, concludendo che in questa solidarietà va ricercata la lotta alle ingiustizie sociali. Il viaggio di Silvestro è un ritorno alle origini, studiando la realtà; divide il genere umano in coloro che perseguitano e coloro che vengono perseguitati. Gli offesi sono gli ultimi della scala sociale, ma portatori di una virtù primaria e vera; ad essi è rivolto un monito, ossia non diventare oppressori per vendetta, ma trarre dal loro dolore la forza per insorgere contro l'opprimente (social catena, parallelismo con il comunismo). Alberto Moravia: Nasce da una ricca famiglia borghese, segnato fino all'infanzia dalla tbc ossea. Nel ' scrisse Gli indifferenti, che suscitò la rabbia della classe borghese. Con questo romanzo ebbe molto successo, diventando invitato in diversi paesi. Sposò Elsa Morante, poi Dacia Maraini. Parla di una società borghese che non rispecchia più i valori morali tipici, ma si nasconde dietro l'ipocrisia, facendo finta di non vedere la cruda realtà. L'azione si incentra su quattro figure: Maria Grazia Ardengo, ricca borghese, amante di Leo Merumeci, altrettanto ricco; Merumeci si invaghisce della figlia di Grazia, Carla. Eroe impotente è Michele, incapace di agire, che coglie l'intreccio creato senza prendere atto delle situazioni. La vicenda parla in modo velato dell'indifferenza borghese alla politica neofascista. Michele nella scena finale sceglie di uccidere Leo, ma dimentica inconsciamente di caricare l'arma (lapsus mancato). Carla sposa Leo, e Michele si adatta a vivere così pur di non subire la declassazione. La vera virtù, in sintesi, risiede nella realtà contadina. La noia: Una delle opere più significative di Moravia; protagonista è Dino, che si illude di ritrovare il rapporto con le cose sposando una donna, Cecilia, simbolo della realtà che il personaggio possiede. Il sentimento di Dino è identico a quello borghese del possesso, che rintraccia la propria identità solo nel rapporto con le cose terrene. Ricorre al denaro pur di incontrare questa donna; con questo romanzo Moravia sostiene che il sesso sia lo strumento per analizzare l'uomo, diventando strumento conoscitivo (parallelismo con Freud); dopo un incicento Dino arriva a concludere che le cose possono essere contemplare anche per la loro bellezza e non più per il possesso fisico. Quest'opera fa emergere la concezione della noia borghese (parallelismo con Baudelaire e S.Agostino); per Moravia è l'insufficienza dell'uomo che non può possedere tutto. L'autore dice che la noia provoca distrazione e dimenticanza, una vera e propria insufficienza e inadeguatezza. Viene paragonata ad una coperta molto corta che non copre completamente un dormiente: non potrà mai esaudire i propri bisogni a causa dell'insufficienza della lunghezza. Altro paragone è quello della corrente, senza cui non sarebbe possibile distinguere i mobili in una casa. Terzo paragone è un fiore che passa dalla bellezza all'appassimento e alla polvere, la cui noia lo prova dalla pienezza vitale.
operaio torinese, che viene rilasciato dal carcere con l'amico Talino. Questo Talino propone a Berto di seguirlo, acconsentendo. La campagna in cui vivono è selvaggia e sconosciuta. Vivrà nella cascina, indagando sui membri della famiglia; frequenterà la più giovane sorella di Talino, Gisella. Berto viene a scoprire che la ragazza è stata vittima dei soprusi della sorella; la tensione latente sfocerà per il peggio: in un'occasione, Talino, preso dalla gelosia, ucciderà Gisella. Paradossalmente, il padre inviterà gli altri contadini, invitando ad essere indifferenti. Cesare Pavese Cesare Pavese è annoverato negli intellettuali che si dedicarono alla realtà contadina e alla frammentazione dell’io. Nasce nelle campagne di Cuneo e poi si trasferisce a Torino. Torna a Cuneo per trascorrere le sue vacanze a contatto con la natura e la campagna. Viene descritto come introverso, timido e insicuro. Questo suo carattere emerge sin dalla sua infanzia ed era l'ultimo di 5 figli e rimase orfano di padre. Vive solo con la madre molto severa che lo conduce verso un comportamento timido ed incerto nei confronti della vita. Si dedica agli studi liceali e si laurea in lettere. Vive nel periodo del fascismo ma si pone in una posizione diversa rispetto ai suoi contemporanei. Non si occupava di politica ma subì delle perquisizioni; nel 1935 venne trovato in possesso di lettere compromettenti e per questo fu processato e arrestato per antifascismo. Dovette allontanarsi da Torino e venne confinato per 3 anni recandosi a Bracca Leone Calabro. Cesare Pavese, in questo periodo, si dedica alla scrittura di un racconto intitolato "Il Carcere". Tornato a Torino ebbe una delusione amorosa perché la donna a cui si era legato si era sposata. Nello stesso periodo, ebbe un insuccesso nella sua attività letteraria con l'opera "Lavorare Stanca", una raccolta di poesie. Intanto si dedica ancora una volta alla scrittura e pubblica un'opera nel 1939 intitolata "Paesi Tuoi", in cui si tratta della realtà contadina. Nello stesso periodo vi è l'armistizio dell'8 settembre 1943 quando Pavese si trovava a Roma per l'inaugurazione della casa editrice Einaudi. Al suo rientro a Torino accade ciò che era accaduto anche a Proust: non trova più i suoi amici perché ormai si erano dispersi per combattere la guerra partigiana. Pavese non ebbe la forza di superare questo momento né di seguire il loro esempio. A tal proposito si sottrae dai bombardamenti e si rifugia nel Monferrato. Tra il 1947-1948 scrisse l'opera "La Casa in Collina". Dopo la guerra continuò a lavorare per la casa editrice Einaudi e scrisse nel 1950 "La Luna e i Falò". Nello stesso anno ottenne il Premio Strega e si uccide in una camera d'albergo perché aveva avuto un'altra delusione amorosa. Poetica: Cesare Pavese è un autore vicino a Leopardi. La poetica di Cesare Pavese è caratterizzata da un contrasto tra la fanciullezza, come epoca inconsapevole e spensierata, e l'età adulta in cui l'individuo diventa oppresso dai suoi doveri, società e lavoro. Secondo Pavese, l'uomo può fuggire dalla realtà oppressiva mediante l'immaginazione. Un momento di figura è rappresentato dal ricordo dei momenti spensierati dell'infanzia. Per Pavese si vive nel mito della fanciullezza, la realtà pre-razionale. Il compito del poeta è dare voce al mito dell'immaginazione e al ricordo della fanciullezza. Il mito è l'unica possibilità per trovare la forza di vita nell'età adulta. Da parte di Pavese si presenta un interesse per la campagna, che rappresenta la pienezza vitale. Metaforicamente, la collina rappresenta il seno materno. Ritornare alla campagna significa ritornare alla fanciullezza e alle figure cardini della sua infanzia. La città è invece luogo della solitudine e dell'inautenticità. Opere: