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ricerca maturità olimpiadi 1936
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Indice:
01 Contesto^ storico
02 Radio^ e^ cinema:^ la
04 Jesse^ Owens
05 Helene^ Mayer^ e^ la^ sua
03 Innovazioni:^ il
06 Ondina^ Valla^ e^ Claudia
Contesto storico
Molti atleti ebreo-tedeschi furono esclusi dalla squadra olimpica per via delle Leggi di Norimberga. Un caso emblematico fu Gretel Bergmann , campionessa di salto in alto: richiamata in Germania per evitare il boicottaggio americano, fu poi esclusa all’ultimo momento nonostante avesse eguagliato il record nazionale. Al contrario, Helene Mayer , schermitrice di padre ebreo, fu l’unica atleta ebreo-tedesca ammessa ai Giochi.
Nonostante le pressioni internazionali e le denunce contro le politiche razziste del regime nazista, la maggior parte dei paesi partecipò comunque ai Giochi di Berlino. Gli Stati Uniti, dopo un acceso dibattito interno, decisero di non boicottare l’evento, temendo di isolarsi diplomaticamente e di penalizzare i propri atleti. Tuttavia, nacquero iniziative alternative come l’ Olimpiade Popolare a Barcellona, organizzata da gruppi antifascisti come forma di protesta. L’evento fu cancellato all’ultimo momento a causa dello scoppio della guerra civile spagnola. Mentre il mondo assisteva ai trionfi sportivi il regime nazista riuscì a sfruttare i Giochi per legittimarsi agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.
Le conseguenze politiche delle Olimpiadi di Berlino del 1936 furono profonde: da un lato, il regime nazista ottenne un enorme successo propagandistico e la Germania apparve agli occhi del mondo come una nazione moderna, ordinata e potente, capace di organizzare un evento grandioso, cosa che contribuì a legittimare Hitler sulla scena internazionale ; dall’altro lato, molti storici ritengono che la mancata reazione da parte delle democrazie occidentali rappresentò un’occasione persa per contrastare pubblicamente il nazismo. Inoltre, il successo organizzativo e mediatico dei Giochi rafforzò la fiducia del regime nella propria capacità di manipolare l’opinione pubblica, sia interna che estera. Questo incoraggiò ulteriori azioni aggressive, come l’ annessione dell’Austria e l’ intensificazione delle persecuzioni antisemite , che culminarono nell’Olocausto.
La propaganda
La stampa internazionale ebbe reazioni contrastanti alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Molti giornalisti rimasero colpiti dall’organizzazione impeccabile e dalla spettacolarità dell’evento, contribuendo a rafforzare l’immagine positiva del regime nazista. Alcuni articoli lodarono l’efficienza tedesca e l’atmosfera festosa, ignorando o minimizzando le discriminazioni in atto. Tuttavia, non mancarono voci critiche: alcuni corrispondenti, soprattutto della stampa britannica e americana, denunciarono la natura propagandistica dei Giochi e sottolinearono l’ipocrisia del regime, che aveva temporaneamente nascosto i simboli antisemiti per non turbare gli ospiti stranieri.
La narrazione dominante, però, fu quella di un successo sportivo e organizzativo, che contribuì a legittimare il Terzo Reich agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Questo effetto mediatico fu uno degli strumenti più potenti della propaganda nazista.
1936 - La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Berlino. Il tedoforo
Il tedoforo, ovvero il portatore della fiaccola olimpica, è diventato un simbolo iconico dei Giochi Olimpici moderni ed è stato introdotto nel 1936, durante le Olimpiadi di Berlino.
Quell’anno, per la prima volta, fu introdotta la staffetta della torcia olimpica , un’innovazione ideata dal regime nazista per collegare simbolicamente l’antica Grecia alla Germania moderna.
La fiamma fu accesa a Olimpia, in Grecia, e trasportata da una serie di tedofori fino allo stadio olimpico di Berlino, dove accese il braciere durante la cerimonia d’apertura. L’atleta greco Konstantinos Kondylis fu il primo tedoforo dell’era moderna.
Questa cerimonia non solo fu una novità assoluta, ma divenne anche una tradizione permanente nei Giochi successivi.
Dietro l’apparente omaggio allo spirito olimpico, però, si celava un intento propagandistico: il regime voleva mostrare al mondo un’immagine di forza, modernità e continuità storica
Le nuove discipline
Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 fecero il loro debutto ufficiale tre nuove discipline che oggi sono parte integrante del programma olimpico:
● Pallacanestro : fu la prima volta che il basket venne incluso nei Giochi. Il torneo si svolse all’aperto, su campi in terra battuta, e fu vinto dagli Stati Uniti. ● Canoa : introdotta come sport olimpico con gare su varie distanze e in diverse categorie, sia individuali che a squadre. ● Pallamano : in una versione molto diversa da quella attuale, si giocava all’aperto con undici giocatori per squadra. La Germania vinse l’oro.
Queste novità riflettevano il desiderio del Comitato Olimpico Internazionale di ampliare il programma sportivo e, nel contesto del 1936, anche la volontà del regime nazista di mostrare modernità e forza organizzativa.
Jesse Owens
Jesse Owens fu il protagonista assoluto delle Olimpiadi di Berlino del 1936.
Atleta afroamericano, vinse quattro medaglie d’oro : nei 100 metri, 200 metri, salto in lungo e staffetta 4×100. Le sue vittorie furono un colpo diretto alla propaganda nazista, che voleva dimostrare la superiorità della “razza ariana”.
Owens non solo dominò in pista, ma lo fece con eleganza e determinazione, diventando un simbolo di resistenza contro il razzismo. Fu inserito nella staffetta all’ultimo momento, al posto di due atleti ebrei esclusi per pressioni politiche.
Contrariamente alla leggenda, Hitler non lo ignorò in modo plateale : dopo il primo giorno, il Führer smise di congratularsi con tutti gli atleti stranieri, su richiesta del Comitato Olimpico.
Il gesto simbolico rimase potente: un giovane nero d’America che umiliava il regime sul suo stesso palcoscenico.
Jesse Owens
Dopo il trionfo alle Olimpiadi del 1936, Jesse Owens tornò negli Stati Uniti da eroe ma non fu accolto come tale dal suo paese. Nonostante le quattro medaglie d’oro e l’umiliazione inflitta alla propaganda nazista, Owens dovette affrontare la dura realtà della segregazione razziale americana. Non fu invitato alla Casa Bianca, né ricevette onori ufficiali da parte del presidente Roosevelt. Per mantenersi, fu costretto a partecipare a esibizioni umilianti, come correre contro cavalli o automobili. Solo anni dopo, il suo contributo venne pienamente riconosciuto: ricevette la Medaglia Presidenziale della Libertà nel 1976 e fu inserito nella IAAF Hall of Fame nel 2012 Dopo le Olimpiadi del 1936, Jesse Owens mantenne un rapporto sorprendentemente positivo con la Germania. Nonostante avesse umiliato il regime nazista con le sue vittorie, fu trattato con più rispetto in Germania che negli Stati Uniti. In particolare, ricevette lettere di ammirazione da cittadini tedeschi e fu accolto calorosamente da molti spettatori locali.
Uno degli episodi più toccanti fu la sua amicizia con Luz Long , l’atleta tedesco che vinse l’argento nel salto in lungo. Long, davanti a Hitler e al mondo intero, consigliò a Owens come migliorare la rincorsa , aiutandolo a qualificarsi e poi a vincere l’oro. Dopo la gara, i due si abbracciarono davanti al pubblico, in un gesto di sportività che sfidava apertamente l’ideologia razzista del regime.
Ondina Valla e Claudia Testoni
Entrambe bolognesi, cresciute nella stessa squadra, la Virtus Atletica Bologna, Ondina Valla e Claudia Testoni si trovarono in competizione nella finale degli 80 metri ostacoli.
Ondina Valla , il cui vero nome era Trebisonda, vinse quella gara diventando la prima donna italiana a conquistare una medaglia d’oro olimpica. Il 6 agosto 1936, sotto gli occhi del regime nazista, tagliò il traguardo in 11"6, stabilendo anche il record mondiale.
La propaganda fascista sfruttò ampiamente il successo di Ondina Valla alle Olimpiadi del 1936 per promuovere l’immagine della “giovane italiana ideale”: atletica, bella, disciplinata e devota alla patria. Dopo la vittoria, Valla fu celebrata come un simbolo della superiorità fisica e morale della gioventù fascista. La stampa la definiva “il sole in un sorriso” , mostrandola come esempio da seguire per tutte le ragazze italiane. Il suo volto apparve su riviste, manifesti e cinegiornali e persino nel celebre film “Olympia” di Leni Riefenstahl, commissionato da Hitler per glorificare i Giochi di Berlino. In quel contesto, la vittoria di una donna italiana fu un’occasione d’oro per il regime di Mussolini per dimostrare la vitalità del fascismo anche sul piano internazionale.
Nel regime fascista, la donna era idealizzata come madre e custode della famiglia , pilastro della nazione attraverso la maternità e la dedizione domestica. Il modello femminile promosso dal regime era quello della “massaia rurale”, forte, sana, ma subordinata all’uomo e lontana dalla sfera pubblica. Lo sport femminile, in particolare, era visto con sospetto: troppo virile, potenzialmente “diseducativo” e in contrasto con l’immagine della donna modesta e riservata. Eppure, la vittoria di Ondina Valla alle Olimpiadi del 1936 fu un punto di svolta. Il suo trionfo sotto gli occhi di Hitler, mise in crisi la narrazione ufficiale. Il regime, che fino a pochi anni prima ostacolava la partecipazione femminile alle competizioni internazionali (nel 1932 Valla fu esclusa dai Giochi di Los Angeles perché sarebbe stata l’unica donna italiana presente), si trovò costretto a rivedere la propria posizione.
Ondina divenne così un simbolo della “gioventù fascista”, ma con la nuova sfumatura di donna atleta. Il regime la sfruttò per mostrare al mondo una modernità apparente, in cui anche le donne potevano eccellere, purché restassero entro i confini ideologici stabiliti.
La vittoria di Valla non cambiò radicalmente la condizione femminile sotto il fascismo, ma aprì una crepa nel modello tradizionale , dimostrando che le donne potevano essere protagoniste anche nello spazio pubblico. Una crepa che, negli anni successivi, avrebbe ispirato nuove generazioni di atlete e contribuito lentamente all’emancipazione femminile in Italia.