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Guide e consigli
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Orestea Eschilo presentazione, Slide di Greco

trama, temi, commento dell' orestea di eschilo

Tipologia: Slide

2024/2025

In vendita dal 13/03/2025

viola-iannucci
viola-iannucci 🇮🇹

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ORESTEA
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Anteprima parziale del testo

Scarica Orestea Eschilo presentazione e più Slide in PDF di Greco solo su Docsity!

ORESTEA

Il mito di Oreste

  • Per quanto ne sappiamo, Eschilo fu il primo a scrivere un’opera teatrale sul mito di Oreste, e per farlo si ispirò ad alcune opere

non teatrali.

  • La prima di esse è l’Odissea, che accenna alla vicenda in numerosi brevi passi, senza però nominare Pilade, Elettra e le Erinni.

Fanno brevi riferimenti alla vicenda anche Esiodo e Pindaro

Sappiamo che un poema ciclico perduto, I Nòstoi ("Ritorni"), raccontava la storia narrata nelle prime due tragedie eschilee,

introducendo per la prima volta il personaggio di Pilade.

  • Tuttavia l’opera che sicuramente influenzò maggiormente Eschilo fu l’Orestea di Stesicoro, un lungo poema lirico-narrativo oggi

perduto, in cui già venivano introdotti la nutrice di Oreste, il sogno di Clitennestra, il riconoscimento di Oreste tramite una ciocca

di capelli, le Erinni. La terza tragedia, Le Eumenidi, fu invece interamente ideata da Eschilo.

Agamennone

Gli elementi fondamentali dell’ Agamennone

scena ad Argo, davanti al palazzo degli Atridi

coro vecchi di Argo

trama Agamennone ritorna ad Argo, conducendo con sé da Troia come concubina

la profetessa Cassandra; la moglie Clitennestra, apparentemente lieta e

devota, in realtà medita vendetta contro il marito per l’uccisione della figlia

Ifigenia; con la complicità dell’amante Egisto uccide sia Agamennone che

Cassandra

temipathei mathos , “apprendimento attraverso la sofferenza”: la sofferenza è lo

strumento con cui Zeus avvia gli uomini alla saggezza;

  • riflessione sulla responsabilità: nessuno dei personaggi è portatore di una

colpa individuale piena;

  • riflessione sul divino: sul ghenos degli Atridi incombe un demone

vendicatore (dal terzo stasimo in poi).

Le Coefore costituiscono una sorta di

rovesciamento dell’ Agamennone : con

geometrica specularità i vecchi carnefici

(Clitennestra ed Egisto) diventano vittime

e una delle vittime (Oreste) si fa

giustiziere.

Gli elementi fondamentali delle Coefore

scena ad Argo, sulla tomba di Agamennone

coro le vecchie prigioniere di Agamennone, che per ordine di Clitennestra

recano libagioni sul tumulo dell’eroe (Coefore, “portatrici di libagioni”)

trama Oreste, rientrato ad Argo dal suo esilio, depone una ciocca di capelli

sulla tomba di Agamennone; Elettra, che guida le Coefore, la riconosce

e i due fratelli si incontrano e si abbracciano; dopo un kommòs Oreste,

accompagnato da Pilade, si reca alla reggia per uccidere la madre ed

Egisto, secondo l’ordine di Apollo

temi • tentativo di ristabilire, con il matricidio, l’ordine violato: Oreste agisce

per mandato di Apollo e per vendicare il padre

  • inadeguatezza di tale tentativo: anche Oreste è coinvolto nella catena

di colpa ed espiazione (la persecuzione delle Erinni)

Coefore

TEMATICHE

Giustizia Tribale e Civilizzazione -> i temi

trattati nelle varie tragedie toccano i

meccanismi che stanno alla base della polis

costituendo una riflessione importante sulla

cultura arcaica. La trilogia traccia il passaggio

dalla società arcaica permeata da un senso

di religiosità oscura e violenta (le Erinni

hanno chiome serpentine, occhi stillanti un

umore ripugnante, fiati ammorbanti, volti da

cagne rabbiose) ad una società moderna dove

le Eumenidi garantiscono la Giustizia esercitata

dal tribunale dell’Areopago. Questo ripete

all’interno del mondo umano la supremazia del

mondo celeste delle divinità maschili che

impongono la loro razionalità ordinatrice su

quelle femminili delle viscere della terra, regno

della Grande madre e dei culti agrari

La vendetta

  • Motivo fondamentale è la Vendetta, un atto obbligatorio nella

giustizia tribale per compensare il sangue versato di un parente.

Qui la vendetta si rifà sempre all'interno dello stesso clan,

dall'omicidio di Atreo dei figli di Tieste, a quello di Clitennestra. La

tragedia, esaminando il mito dinastico della casata reale di Micene

[Eschilo ambienta però le vicende ad Argo] mostra l'incepparsi del

meccanismo: qualunque atto di riparazione diviene infatti una

nuova contaminazione per chi la compie. Le radici della colpa sono

antiche, come una malattia ereditaria: nessuno è davvero

innocente.

  • Elemento costante della trilogia è la vendetta o legge del taglione,

contrapposta nella terza tragedia alla giustizia, in cui la punizione

del colpevole è affidata non già all'arbitrio del singolo, ma alla

capacità della collettività di risolvere le controversie mediante

processi: il che significa sollevare il caso individuale ad una sfera di

universalità, in cui l'ingiustizia patita diventa caso collettivo, cioè

riguarda potenzialmente chiunque, e come tale viene punita. Solo

così la serie hybris-nèmesis può avere termine: infatti un omicidio

non può che portare ad un nuovo omicidio, il quale a sua volta

dovrà essere vendicato tramite un omicidio, in una catena

potenzialmente infinita di crimini, lutti e sofferenze. L'intervento

della collettività, invece, sanziona il crimine senza generare una

nuova vendetta. In questo consisterebbe la Dike, la giustizia.

  • La giustizia
  • Ma riflettiamo meglio: cos’è la giustizia nell'Orestea? Nella

prima tragedia Clitennestra è costretta a farsi giustizia da

sola per l'orribile torto subìto dalla figlia: è colpevole?

Certamente sì, da un punto di vista oggettivo: ella sa bene

cosa fa; e tuttavia l'alternativa, lasciare impunito

l'assassino della figlia, sarebbe peggiore. Nella seconda

tragedia ad Oreste si pongono due alternative, entrambe

sbagliate: uccidere la propria madre oppure non farlo,

macchiandosi così di grave mancanza verso il padre e

verso il dio Apollo che gli ha dato l’ordine. Oreste qui non

riesce ad individuare cosa sia giusto, e infatti la vendetta

lo porta immediatamente alla pazzia, che simboleggia in

modo paradossale la comprensione: comprensione, in

realtà, della follia implicita nella situazione in cui si è

venuto a trovare, costretto ad essere colpevole oppure

colpevole, senza nessuna alternativa. Non ha dunque

alcun senso parlare di giustizia in questo caso, dal

momento che l'autore stesso della vendetta sconfessa

l'atto che ha appena compiuto. Infine, nella terza tragedia,

l'azione congiunta degli dei e degli uomini (l'Areopago) dà

luogo ad un processo, che dovrebbe rappresentare il

modo "corretto" di affrontare le controversie; e tuttavia è

da notare come la votazione finale della giuria sia di

parità, e solo grazie al voto favorevole di Atena Oreste

venga assolto. Ascoltiamo poi dalla voce di Apollo,

difensore di Oreste, affermazioni francamente risibili, tali

da rendere assai difficile, anche in questo caso, parlare di

una vera giustizia: sarebbe grave che Oreste venisse

assolto per queste ragioni, che esprimono un punto di

vista squisitamente maschilista. Insomma, si ha

l'impressione che Oreste venga sì sottoposto a processo,

ma non veramente assolto, perché la sua azione è

comunque colpevole; ma, poiché lo sarebbe stata in ogni

caso anche se avesse compiuto la scelta opposta, e poiché

è il primo a rendersene conto, proprio per questo va

assolto: perché non è altro che una vittima. Il vero

responsabile è Colui che ha dato un ordine

consapevolmente sbagliato, Colui che trucca le carte e

mette gli uomini in condizione di sbagliare per forza: Dio

Gli dèi

Eschilo non crede che gli dei invidino gli uomini felici, cosa cara ad

Erodoto. Gli dei non sono invidiosi ma giusti, Eschilo è il poeta della

giustizia. La religione di Eschilo risponde ad un’esigenza etica e ha il

fondamento in un ideale di giustizia. Zeus è onnipotente. Egli sa

ritrovare nella lunga serie di delitti, di sventure, di stragi che funesta

gli Atridi, l’affermasi di una legge superiore di giustizia, l’adempiersi

dell’infallibile volere di Zeus.

Quale esito senza il voler di Giove hanno i mortali?

Sappiamo già che in Eschilo gli dèi non decidono le sorti umane:

mostrano agli uomini le possibili conseguenze delle loro azioni, ma

senza togliere loro il libero arbitrio: Oreste potrebbe decidere di non

uccidere la madre e di subire il castigo minacciato da Apollo, così

come Agamennone potrebbe non uccidere Ifigenia e di impedire la

partenza della flotta in Aulide. Il fatto è che le alternative che si

presentano agli uomini sono sempre sbagliate, così come sbagliato

sarebbe pure non agire: l'uomo infatti è spinto dagli dèi ad agire, pur

essendo chiaro che in questo modo sbaglierà senza dubbio e quindi

soffrirà. La domanda che si impone a questo punto è: perché?

Cercheremo di dare risposta a questa domanda attraverso una

scheda di sintesi che tenga conto di tutti gli elementi ideologici fin qui

emersi attraverso le tragedie eschilee.

Libero arbitrio e dolore come base di conoscenza (pathei mathos)

  • L'uomo è dotato di un insopprimibile istinto all'azione ed alla trasgressione:

ciò significa, nella prospettiva di un credente come Eschilo, che Dio ha voluto

che la sua natura fosse diversa da quella degli altri esseri viventi. Rifiutare

l'azione significa quindi rifiutare la propria natura di esseri umani. Tuttavia

l'azione è sempre sbagliata, provoca uno squilibrio che è in sé un errore e

dovrà essere necessariamente compensato attraverso quella che

soggettivamente appare come una punizione (neémesiv), ma che in realtà

non è altro una inevitabile reazione. Dunque Dio vuole che l'uomo agisca, ma

sa che inevitabilmente sbaglierà e quindi soffrirà: per quale scopo? La

posizione di Eschilo di fronte a questo enigma esistenziale è diametralmente

opposta a quella di chi suggerisce il salto nel buio della fede: infatti, a suo

parere, lo scopo è la conoscenza. Una volta uscito dallo stato di natura

(fuésiv), l'uomo non può più permettersi di vivere allo stato ferino come gli

altri animali (lo aveva affermato chiaramente già Esiodo): deve

necessariamente uscire dal ciclo naturale, darsi delle regole, delle leggi, cioè

entrare nel mondo della convenzione (noémov), è condannato a percorrere

un cammino lineare diverso da quello degli altri animali, un cammino che

porta verso il progresso e la conoscenza. Tuttavia questo cammino è irto di

insidie e non può portare ad un effettivo progresso se prescinde dalla

crescita interiore: crescita che l'uomo non può realizzare se non attraverso il

dolore. Sarebbe terribile affidare a chi non ha mai sofferto gli strumenti di

distruzione e di morte che il "progresso" produce (si pensi all'infantile

arroganza di Serse nei Persiani), perché chi non ha mai sofferto resta di fatto

bambino, e come tale irresponsabile. Dunque il dolore è il necessario

complemento del progresso, un dono grandioso ma estremamente

pericoloso. Per questo Dio ci induce a sbagliare ed a soffrire, addirittura

collabora con l’uomo nel determinare la colpa. Il libero arbitrio dunque esiste,

ma è, per così dire, condizionato: consiste nello scegliere fra alcune

alternative predeterminate, tutte sbagliate. Infatti lo scopo dell'azione è

proprio il dolore che scaturisce dall'inevitabile errore (draésanta paje_n,

Coefore 313), ma a sua volta il dolore è il mezzo attraverso il quale si arriva

alla conoscenza (paéjei maéjov, Agamennone 177). Tuttavia la legge

(noémov), a differenza di quanto affermeranno i Sofisti, per Eschilo non è

affatto pura convenzione: è Dio, infatti, che ha previsto per l'uomo questo

cammino, che non è affatto antitetico a quello della fuésiv, perché, come

affermerà lo stesso Protagora, è nella natura dell'uomo darsi delle regole

(leggi). Per dirla con Aristotele, egli è un politikoèn z§%on, non è fatto per

vivere da solo, ma per associarsi con altri uomini, e non può farlo senza

rispettare delle regole. Rispetto alla tradizionale posizione dualistica natura-

cultura/società, Eschilo assume una posizione opposta: le due realtà non

sono di natura diversa, ma derivano entrambe da un medesimo progetto

alcuni elementi di fondo delle tragedie sono i seguenti: 1) Le tragedie assumono i

miti - l’affermazione di un Dio che attraverso la violenza impone un ordine, una

armonia cosmica-, trasponendo le vicende divine in umane e ponendo queste

ultime al centro del testo.

  1. Questo trasferimento si determina con il connettere la sovranità del Dio che si fa

depositario di ordine e giustizia con la figura di un re o di un organismo

rappresentativo come la polis, garante di ORDINE E GIUSTIZIA attraverso la LEGGE.

Questo trasferimento avviene tramite figure intermedie che portano bene e male,

tecniche di progresso e mali individuali e collettivi.

  1. I mali peggiori sono la guerra e la violenza privata cui si oppone Dike. Si veda

la catena inarrestabile di violenze che stanno a monte e a valle della guerra di Troia.

Agamennone sacrifica la figlia Ifigenia, Clitennestra ed Egisto al ritorno dalla guerra

uccidono Agamennone, il figlio Oreste uccide Egisto e Clitennestra; le Erinni

perseguitano Oreste, fin quando Atena chiude la catena con la istituzione

dell’Areopago, ente superiore e collettivo contro chi per fare giustizia da sè pratica la

In sintesi…