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trama e commento personale del libro "orzowei" dell'autore Alberto Manzi
Tipologia: Sintesi del corso
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Orzowei è il titolo di un romanzo dello scrittore italiano Alberto Manzi, pubblicato nel 1955 e da cui è stata ricavata una serie televisiva andata in onda nel 1977. L’autore, nato a Roma nel 1924, scrittore, docente, pedagogista e personaggio televisivo, fu noto principalmente per aver condotto la trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, la quale aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Il suo più celebre romanzo: l’Orzowei narra la storia di un bambino bianco, Isa, che abbandonato sin da piccolo nella foresta sudafricana, viene cresciuto come un figlio da un vecchio guerriero e da una nutrice, appartenenti ad una tribù di Bantù di etnia Swazi. A causa però del colore della sua pelle chiara e del pregiudizio razziale, Isa trovandosi in un villaggio abitato soltanto da uomini neri, non riesce a farsi accettare totalmente dai membri e dai coetanei della tribù che per schernirlo lo chiamavano “Orzowei”: il trovato. Malgrado avesse compiuto e superato la grande prova, la quale consisteva nel sopravvivere nella foresta inseguito dai più abili guerrieri del villaggio, ansiosi di ucciderlo, fino a che il colore bianco dipinto sul suo corpo dallo stregone, non fosse totalmente sparito, Isa intraprese ciò che significava la vita nella foresta e i suoi pericoli imparando cosi le sue armi di difesa e i punti deboli di ognuno dei suoi nemici; ma al suo ritorno nella tribù degli Swazi Isa venne cacciato dal suo popolo e nuovamente accolto da un’altra tribù di Boscimani e denominata: “il piccolo popolo”. In particolare, è fondamentale per la sua crescita il rapporto con Pao, il quale lo accetto per le sue qualità e non per il colore della sua pelle, diventando così per lui una figura paterna. Pao infatti, lo invitò a conoscere i bianchi, la tribù dalla quale Isa proveniva; conobbe cosi i Boeri, una tribù di bianchi che lo maltrattarono fino al punto di frustarlo non riconoscendo il suo ruolo all’interno della tribù, ma fortunatamente, tra gli uomini del villaggio conobbe Paul, un uomo bianco che si prese cura di lui sin dall’inizio e che si preoccupo di inserire Isa all’interno di quella che era la vita in un villaggio, rendendolo quindi a conoscenza delle tradizioni e dei costumi della civiltà dei bianchi, conobbe inoltre Filippo, un ragazzino che non poteva camminare ma che rimase al fianco di Isa anche nei momenti peggiori quando il guerriero dovette affrontare Mesei, un suo coetaneo swazi, durante la guerra finale per disputare chi avrebbe conquistato la terra dei Boeri, ritrovandosi a combattere contro la tribù che l’aveva inizialmente accudito. Durante tutto il corso del libro, si può notare facilmente uno sviluppo e una maturazione associata alla crescita interiore del personaggio, favorita anche con l’aiuto di un mentore che lo accompagna nel completo svolgimento dei suoi progressi, per questa ragione credo questo libro possa essere classificato come romanzo di formazione e di conseguenza indicato maggiormente ad un pubblico adolescente, ma ciò non ne esclude la lettura anche da parte degli adulti aiutando così a riscoprire anche le diverse sfaccettature del razzismo e delle discriminazione che sono ancora oggi argomenti delicati e tematiche contemporanee.