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intero riassunto del libro "osservare per educare"
Tipologia: Appunti
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L’osservazione per l’acquisizione delle conoscenze → Chiunque abbia esperienza di insegnamento, a qualsiasi livello, sa che la qualità della relazione educativa è inversamente proporzionale alla numerosità del gruppo dei bambini. Ciò accade perché maggiori sono i bambini, meno l’educatore riesce a costruire un legame con ogni singolo. Oltre questo, conoscere un allievo ha anche fattori efficaci in termini di rapporto educatore-genitore per rispondere bene a domande come “Come si comporta mio figlio quando è in classe/ all’asilo?” Questa domanda viene fatta dai genitori perché vogliono confrontare “l’idea” di come sia fatto il loro figlio dopo l’educazione ricevuta nell’ambiente familiare, vuole anche sapere se l’insegnante è riuscito a capire il figlio nelle sue debolezze e un punti di forza. Conoscere il proprio allievo diminuisce d’importanza man mano che si cresce, infatti l’apice della spersonalizzazione insegnante-allievo avviene all’università. Nel periodo che va dai 2-10 anni il bambino subisce tanti di quei cambiamenti dal punto di vista evolutivo che nessun’altra fase della vita risulta così mutevole. Com’è possibile per l’insegnante raggiungere il tipo di conoscenza individuale che risulta così importante per il compito di educatore? Si ottiene attraverso l’osservazione diretta e l’acquisizione della conoscenze utili per l’insegnante, più questa osservazione è ripetuta nel tempo variando i contesti, i tempi e i partecipanti più sarà completa e dettagliata. Come e quando osservare → Si parla di osservazione sistemica per conoscere i propri allievi, è guidata da uno specifico obiettivo conoscitivo che necessita di alcune tecniche per registrare ciò che è stato osservato. L’obiettivo specifico è: valutare il livello di sviluppo raggiunto dal singolo bambino. Arrivare a soddisfare questo obiettivo porta al desiderio di raggiungere obiettivi meno generali e più specifici sull’individuo. Come si diventa osservatori? Osservatori lo si è già, perché in modo automatico registriamo degli episodi nella nostra mente, l’unico errore possibile è che ciò che rimane in mente non sia frutto di oggettività ma di soggettività rispetto all’episodio, quindi cosa ci ha fatto provare nel momento in cui l’abbiamo visto. Per questo è importante annotare alla fine di ogni giornata o di turno di lavoro ciò che è rimasto in mente del comportamento dei bambini. Es: DESCRIZIONE SOGGETTIVA DESCRIZIONE OGGETTIVA Anna è stata contenta di vedere la madre. Anna si è messa a saltellare e ha riso quando la madre è entrata a prenderla. La conclusione è che nel percorso per diventare un buon osservatore, una tappa importante è la capacità di rendersi conto che ciò che si è osservato non è sufficiente per formulare un giudizio adeguato. È molto importante non esprimere una valutazione basandosi solo sull’osservazione di un singolo episodio. Per valutare i tempi e le situazioni di osservazione è importante pianificarlo, soprattutto se si parla di osservare un gruppo di bambini che gioca in ampi spazi. La prima cosa che si nota è quanti e quali bambini cerchino la vicinanza fisica e quali tendano a isolarsi. Se l’osservazione
è focalizzata su un particolare bambino, non bisognerebbe farsi scoprire da lui e nel caso se ne accorgesse bisogna assolutamente smettere di fare osservazione e riprendere in un altro momento. A sostituzione dell’osservatore può esserci la videoregistrazione, che come pregio ha la possibilità di far rivedere il video sia ai colleghi che ai genitori che lo richiedono ma come difetto ha il fatto che la videocamera punta solamente su ciò che noi consapevolmente la puntiamo, non su tutto quello che attira l’attenzione. La costruzione di una griglia di osservazione → l’osservazione assume la forma di una descrizione narrativa di ciò che accade sotto i nostri occhi, ma soprattutto quando si decide di avvalersi di una tecnica di osservazione più formale, basata sulla griglia di osservazione. Questa griglia di osservazione è un insieme di descrizioni comportamentali, legate da relazioni specifiche e può essere usta per rilevare i comportamenti che interessano il ricercatore; è importante perché aiuta a focalizzare l’interesse su quei comportamenti che, prima, si è deciso fossero rilevanti per il particolare scopo a cui l’osservazione è finalizzata. Il primo passo nella costruzione della griglia è l’esplicitazione di quali comportamenti osservare sulla base delle finalità dell’osservazione stessa ed è molto importante che ogni osservatore costruisca la propria griglia, sulla base delle proprie specifiche esperienze. Una volta determinato l’ambito di sviluppo del bambino è necessario stabilire il livello di ampiezza delle categorie di osservazione. Quello che noi di fatto “vediamo” nel comportamento degli altri sono solo risposte motorie e vocali, ma solo attraverso la comunicazione possiamo interpretare quei movimenti come “gesti e azioni”. Questo processo di interpretazione nella combinazione dei movimenti è stato creato per evitare problemi di sovra-interpretazione delle azioni dei bambini, così si sono divise le categorie in micro-categorie. Non si può stabilire a priori però se sia giusto usare le categorie semplici oppure le complesse; le scelte che deve compiere l’osservatore quando definisce le categorie possono essere collocate a diversi livelli di esplicitazione, con l’obiettivo di creare queste categorie precise e affidabili. Con precisione di una categoria si intende il fatto che uno stesso comportamento non dovrebbe mai poter essere classificato in categorie diverse. Con affidabilità si riferisce alla possibilità che due diversi osservatori, posti di fronte agli stessi comportamenti li codifichino allo stesso modo. Gli schemi di codifica → Lo schema di codifica prevede che l’osservatore definisca in modo chiaro, prima di iniziare l’osservazione, quali sono i comportamenti che intende osservare. Per la costruzione di questo schema è indispensabile avere una conoscenza, almeno per sommi capi, di quali siano le linee di sviluppo principali e le caratteristiche generali del fenomeno da indagare. L’osservazione prolungata di bambini a vari livelli di età ci permettere di capire quali siano le differenze di comportamento legate allo sviluppo e quale sia la possibile gamma delle differenze individuali. Il comportamento infantile può essere classificato da diversi schemi contemporaneamente, anzi un osservatore molto esperto è in grado di prestare attenzione a diversi aspetti osservabili nello stesso momento (multidimensionale). I diversi schemi che vanno a comporre la codifica multidimensionale devono possedere 3 importanti caratteristiche:
In entrambi i casi, ciò che è assolutamente indispensabile è che non ci siano “salti” nella rilevazione dei dati. Per evitare questo inconveniente la griglia di codifica deve essere esaustiva, cioè deve prevedere tutti i possibili eventi comportamentali che potrebbero verificarsi. È necessario quindi che i comportamenti siano annotati e che abbiano tra una valutazione e l’altra un periodo di pausa. Così da un’osservazione apparentemente banale, possono notarsi molti spunti utili per approfondire le relazioni che diversi bambini instaurano con il gruppo dei pari. Nella scelta della strategia di rilevazione più adatta all’applicazione di un dato schema di codifica è importante anche prendere in considerazione se l’osservazione è centrata su un solo individuo, su tutti gli individui di un gruppo, su una particolare interazione diadica. Ad esempio: un educatore vuole valutare la presenza di comportamenti aggressivi all’interno di un gruppo di bambini a lui affidato; tale obiettivo può essere raggiunto osservando a turno, ogni bambino del gruppo per un’ora annotando la comparsa di comportamenti aggressivi. 2° → L’OSSERVAZIONE NEI CONTESTI EDUCATIVI (P. 35-41) I comportamenti osservabili nei contesti educativi → Se si considera l’osservazione come un tentativo di acquisire conoscenze su un fenomeno specifico bisogna suddividere le variabili in due grandi classi: Le variabili relative al contesto educativo e le variabili relative al processo educativo. Variabili relative al contesto → All’interno del contesto entro il quale si svolge il processo educativo, identifichiamo almeno tre soggetti principali: l’insegnante, il bambino e il contesto di classe. L’osservazione rivolta alle “variabili di contesto” si propone di analizzare le caratteristiche principali di quei fattori che, concorrono a influenzare il processo educativo e i risultati finali. Quando l’oggetto dell’osservazione è il bambino, le caratteristiche osservabili sono molte.. ad esempio, se l’educatore non conosce ancora i bambini affidatigli, l’osservazione potrà essere indirizzata alla conoscenza delle loro caratteristiche temperamentali e della loro reazione tipica alle situazioni di disagio. Va ricordato infine che le caratteristiche dell’educatore sono influenzate sia dalle esperienze pregresse che dall’esperienza maturata nel lavoro con i bambini. Esiste una scala di valutazione chiamata SVANI che comprende 7 aree di interesse: materiali a disposizione dei bambini, cure di routine, ascoltare e parlare, attività di apprendimento, interazione, organizzazione delle attività quotidiane e bisogni degli adulti. Variabili relative al processo → Fanno riferimento alle interazioni che intervengono nel contesto educativo fra i componenti osservabili dell’educatore e quelli del bambino, tra le relazioni alla pari e i comportamenti tra i colleghi. Ciò vuol dire che l’attenzione è rivolta al processo educativo stesso. Quando si osserva un educatore ed un bambino l’attenzione di solito è rivolta alle modalità usate dall’insegnante per gestire l’apprendimento. Se si pensa alla situazione tipica in cui l’insegnante guida il bambino nella ricerca di una soluzione a un problema. Quando invece si osservano le relazioni tra bambini, l’interesse si sposta sulle dinamiche relazionali che caratterizzano lo scambio fra i partecipanti all’interazione; si sofferma in eguale modo sulle interazioni positive che quelle negative. Infine può essere oggetto di osservazione anche tra educatori, cosa che può essere utile anche per analizzare le dinamiche che caratterizzano le modalità di comunicazione fra colleghi in situazioni diverse.