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Vita, opere e poetica di Giuseppe Parini
Tipologia: Appunti
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GIUSEPPE PARINI (da pag. 338) Francesco Saverio De Sanctis (1817-1883) – critico letterario, saggista ed ex Ministro della pubblica istruzione del Regno d’Italia - definisce Parini “il primo poeta della nuova letteratura che sia un uomo, cioè che abbia dentro di sé un contenuto vivace e appassionato, religioso, politico e morale”. LA VITA Parini, poeta e abate, nasce il 23 maggio 1729 in Brianza, da una famiglia di modeste condizioni. Può studiare in seminario a Milano grazie all’aiuto di una prozia, che però vuole diventi prete. Così Parini intraprende la carriera ecclesiastica pur senza vocazione e diviene sacerdote. Sia pure con sacrifici, riesce ad acquisire una robusta cultura classicistica e a maturare la propria vocazione poetica. Nel 1752 una raccolta di liriche intitolata “Alcune poesie di Ripano Eupilino” contribuiscono a farlo conoscere negli ambienti letterati e gli permette di entrare a far parte dell’ Accademia dei Trasformati. Vi partecipano letterati illustri come Beccaria, Baretti e uomini di scienza, che uniscono al culto della nostra tradizione letteraria classica un vivo interesse per le nuove istanze illuministiche. Intanto, è ordinato sacerdote, è costretto a mantenersi dando lezioni private e diviene precettore presso i duchi Serbelloni. Lascia l’incarico dopo otto anni, sdegnato per la loro superbia e corruzione. Successivamente pubblica due poemetti satirici contro la nobiltà oziosa e improduttiva, il Mattino (1763) e il Mezzogiorno (1765) che subito gli valgono grande prestigio. Il conte Carlo Giuseppe Firmian, governatore di Milano, affida a Parini la direzione della “Gazzetta di Milano” e l’anno successivo diventa professore di “belle lettere” nelle Scuole Palatine (le scuole pubbliche istituite dall’imperatrice). Parini, però, subì il trauma delle riforme radicali; ferito e deluso nelle sue profonde convinzioni, si ripiegò su se stesso e si allontanò dall’attività intellettuale milanese. Poco prima di morire scrive il sonetto “Predaro i Filistei l’arca di Dio” (vedi fine pag. 342), in cui loda Dio di aver restituito Milano all’Austria. Muore il 15 agosto del 1799.
L’atteggiamento verso l’illuminismo francese Parini respinge le posizioni antireligiose ed edonistiche (legate al piacere) dell’illuminismo. Giudica negativamente la Controriforma, ritiene empie (=offensive) le guerre di religione, bolla come intollerabili le barbarie. Crede nella religione sia come indispensabile freno allo scatenarsi delle passioni umane sia come principio di un’ordinata convivenza civile. Dell’Illuminismo accoglie i principi egualitari: crede nell’uguaglianza originaria e naturale di tutti gli uomini, nella necessità di conoscere ogni individuo una pari dignità umana. Il suo sentimento radicale di uguaglianza fra gli uomini e la rivendicazione della dignità umana saranno la base ideale del Giorno, l’opera della sua vita, elaborata per venti anni. Le posizioni verso la nobiltà Nella satira “Il Giorno” Parini critica la classe aristocratica in quanto oziosa, vuota e improduttiva. Nel “Dialogo sopra la nobiltà” (opera del 1757) che si svolge tra due defunti, il poeta descrive come essa abbia avuto origine dalla violenza e dalla rapina. Tuttavia, Parini riconosce che in epoche passate la nobiltà ha avuto una funzione sociale: difendere la patria in guerra, rivestire le magistrature (=assumere funzioni giudiziarie) e amministrare la “cosa pubblica”, occuparsi di incrementare la proprietà e migliorare le colture. Ciò che muove il suo sdegno è la decadenza attuale, il fatto che essa abbia allontanato queste attività utili. La critica della letteratura utilitaristica Anche Parini apprezza le scoperte scientifiche ed è convinto che siano fonte di progresso e di benessere per l’umanità, ma critica il fatto che la scienza sia diventata una moda, una mania frivola di salotti aristocratici e di dame oziose. È convinto che la letteratura debba essere utile e lo afferma nel “Discorso sopra la poesia” (1761), testo fondamentale della sua poetica. Parini difende la poesia come arte capace di unire utile e diletto (“misurare l’utile con il dolce”), pur non
1756-1769), 2. le odi della maturità (o di transizione/morali → verso il 1777),
3. le odi della vecchiaia (o neoclassiche → periodo 1783-1795). Le odi illuministiche (vedi pag.349) Nelle opere del primo gruppo troviamo degli spunti illuministici con atteggiamenti battaglieri e impegno civile. Le argomentazioni che si pongono all’attenzione sono molto attuali.
campagna, una nuova considerazione del lavoro dei contadini come attività produttiva e socialmente utile.
salute pubblica. L’ode infatti affronta il tema dell’inquinamento che grava nell’aria di Milano. Non troviamo la campagna petrarchesca con prati, fiori e uccelletti canori: il poeta guarda la brutta/indecente realtà dal punto di vista scientifico e stimola a un impegno concreto , a soddisfare i veri bisogni della società.
finzione che permeano la società.
offrendo alcuni insegnamenti alla nobiltà che mettono al centro nello stesso modo l’umanesimo e l’illuminismo.
contro l’oscurantismo attraverso le figure del medico e dello scienziato come eroe.
giustizia. La miseria è la causa principale del delitto. Quindi la giustizia non deve limitarsi a punire duramente il reo, ma deve capire le cause che l’hanno spinto al male ed eliminarle dalla società, in un’ azione umanitaria di prevenzione e non soltanto di repressione.
di evirare i giovani cantori per mantenere le loro voci di soprano, manifestando il suo sdegno per una pratica barbara e incivile. IL GIORNO (vedi da pag. 362 + pag. 369 + da pag.371) I caratteri del poemetto: Il mattino e il mezzogiorno È opera di lunghissima gestazione, occupa venti anni della vita dell’autore. È un poema satirico in endecasillabi sciolti , nel quale Parini finge di essere precettore di un nobile milanese – “il giovin signore” – e di insegnargli come trascorrere la giornata al meglio secondo la moda. In realtà l’opera sferza (=critica aspramente) e rappresenta satiricamente l’aristocrazia del suo tempo, avvolta in un desolato declino. Parini infatti ne risalta l’ozio, il vuoto spirituale sotto il fasto e la solennità, la superbia, la vanità tesa a disprezzare tutti gli altri uomini; inoltre ne evidenzia spietatamente la futilità, la banalità delle azioni che si succedono sempre uguali nella sterile giornata del giovin signore. L’opera si collega all’impegno umanistico e civile delle prime odi. Il progetto originario doveva articolarsi in tre parti, il Mattino , il Mezzogiorno e la Sera. Le prime due parti vengono pubblicate nel 1763 e nel 1765, mentre la Sera non viene terminata. Più tardi quest’ultima si scinde in il Vespro e la Notte , ma non verranno mai portate a compimento. Il Giorno rientra nel genere della poesia didascalica; il poeta si presenta come precettore (=maestro) per insegnare al “giovin signore” come riempire piacevolmente i vari momenti della sua giornata, vincendo la noia che lo affligge. L’impianto del poema è quindi descrittivo. Nel Mattino vengono descritti il suo risveglio a mattina inoltrata, la prima colazione, la lunga toeletta (il rito della pettinatura, incipriatura e vestizione); poi il signore è pronto per uscire. Quindi corsa in carrozza per incontrare la sua dama di cui è “cavalier servente”. Nel Mezzogiorno il giovin signore viene descritto mentre si reca in visita alla dama; poi durante il pranzo, i convitati intraprendono fatui (=frivoli) discorsi e intrecciano conversazioni sugli argomenti più vari; infine il giovin signore si reca
aristocratica, descrive oggetti preziosi, vini, cibi, stoffe, mobili; traspare una sorta di compiacimento sensuale (=piacere provato attraverso i sensi e il corpo) del poeta che sembra accarezzare gli oggetti, come se fosse affascinato dalla grazia, dall’eleganza, dalla raffinatezza di quel mondo. Scelte stilistiche Il problema che si proponeva nelle odi, si riflette anche nel “Giorno”. Parini infatti deve trasferire in poesia una materia contemporanea e realistica, salvando nello stesso tempo la dignità letteraria. Per fare questo utilizza un linguaggio aulico, ricco di enjambement, inversioni (=consistono nell’alterare l’ordine normale degli elementi di una frase, anteponendo, ad esempio, il complemento oggetto al predicato – es.: le tue botte ad aspettar – e un tono quasi solenne. Lo stile inoltre, non ha il solo fine parodico (=parodistico, satirico), ma assume un valore autonomo e a volte sembra tradire un segreto compiacimento del poeta per l’eleganza del mondo nobiliare. L’ultimo Parini: la delusione storica Parini, come tutti gli illuministi lombardi, era in accordo con la politica riformatrice dell’assolutismo illuminato di Maria Teresa d’Austria. Le riforme del suo successore Giuseppe II, tuttavia erano molto più radicali e suscitarono nel poeta un netto disaccordo, determinando un senso di delusione e disaffezione. Egli infatti voleva regolare ogni aspetto della vita amministrativa, civile e culturale, soffocando ogni iniziativa individuale; diede inoltre l’impulso allo sviluppo delle scienze, tralasciando le discipline umanistiche. Parini, che per sua formazione classica era particolarmente legato alla tradizione umanistica, non accettò in alcun modo il primato concesso alle scienze e, trovandosi in disaccordo con questa politica, si allontanò progressivamente dalle finalità civili della scrittura letteraria. Quest’evoluzione è rispecchiata nel “Vespro”, nella “Notte” e nelle ultime odi. Questo cambiamento si riflette soprattutto sugli aspetti formali: il classicismo di origine arcadica si evolve verso il Neoclassicismo, che si diffonderà nel Settecento grazie a Johann Joachim
Wincklemann. e le cui componenti principali saranno: nitidezza, semplicità, armonia serenità. Del Vespro restano 517 versi che comprendono ampi squarci della parte finale
conversari (=conversazioni, espressione latina) con la buona società. Inoltre un’altra parte in cui il precettore accompagna il giovin signore e la sua dama in visita a un amico malato a cui i due si limitano a lasciare il biglietto da visita e a un’amica che ha appena avuto un attacco di nervi, suscitando infiniti pettegolezzi. Della Notte rimane un lungo frammento di 673 versi più altri frammenti provenienti da manoscritti precedenti. In questa parte la coppia si reca a un sontuoso ricevimento serale a casa di un’anziana dama. Qui la prospettiva si sposta verso i personaggi che popolano il salone, ovvero una vasta schiera di nobili. La polemica antinobiliare si fa ora più tenue e sfumata, l’ironia perde le punte più risentite dello sdegno morale e Parini si dedica alla commedia mondana e alla satira di costume, descrivendo i passatempi insulsi degli aristocratici oziosi (ognuno ha la sua mania che si esplica in gesti da marionetta), marcando molto la malinconia e il senso di inarrestabile declinare dell’età e dello svanire della bellezza. Si rafforza il vagheggiamento affascinato del lusso e dell’eleganza e sembra scomparire la volontà pedagogica: Parini sembra ormai rassegnato al fallimento del programma illuministico e riformistico, in un clima di piena sfiducia. I brani sono pervasi da un senso di vuoto, di noia irrimediabile e del ripetersi stanco di un meccanismo ormai privo di senso. Per quanto riguarda lo stile, affermandosi il Neoclassicismo, scompaiono le arditezze linguistiche,e si accentua la ricerca di compostezza ed equilibrio. La sintassi è più fluida e le immagini sono meno incisive. Questo vale sia per il “Vespro” e la “Notte” che per la revisione del “Mattino” e del “Mezzogiorno”. LE ULTIME ODI (le odi della vecchiaia) L’evoluzione dell’ultimo Parini, si riflette ancora più chiaramente nella seconda