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Parmenide Zenone e Melisso L'essere verità assoluta achille e la tartaruga melisso scuola di samo
Tipologia: Appunti
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Parmenide visse ad Elea (vicino a Paestum) fra fine VI secolo e metà V secolo. Scrisse un’opera in versi “ Sulla Natura ” nella quale, nel proemio, immagina di parlare con una dea a cui non dà nome che lo illumina sulla realtà delle cose. Alcuni studiosi vedono il racconto come un’allegoria sul percorso per raggiungere la verità, per Parmenide divina, lontana e difficile da raggiungere, mentre altri pensano a un racconto mitico. Parmenide ha una visione aristocratica della conoscenza , solo i migliori possono conoscere la verità, ovvero i giusti nell’indagine delle cose. Nel racconto la dea distingue tra verità (aletheia) e opinione (doxa), che quindi sono nettamente contrapposte. La verità viene paragonata a una sfera, unica, perfetta e priva di angoli in cui si possa suddividere, al contrario delle opinioni che sono diverse da ogni individuo. La dea inoltre indica tre vie per le quali gli uomini possono ricercare il sapere L’essere è e non può non essere. La via dell’essere ; Il non essere non è e non può essere. La via del non essere ; Confondere essere e non essere. La via dei mortali.
Per essere Parmenide intende ciò che è in senso proprio, che senza contraddizioni non si mescola con il proprio contrario. Esso non può dipendere dall’opinione o dal riconoscimento degli esseri umani. L’essere per Parmenide è INGENERATO Se nascesse dovrebbe derivare dal non essere e dal nulla non si genera nulla ETERNO Se l’essere morisse si trasformerebbe in non essere, perciò non ha passato, presente o futuro. Ciò che è, è per sempre e non è stato né sarà INTERO Se fosse composto da parti potrebbero essere fatte di essere o non essere. Nel primo caso sarebbero diverse l’une dalle altre e quindi non essere, nel secondo caso è assurdo. UNICO Se ci fosse più di un essere sarebbero diversi e quindi l’essere sarebbe non essere. IMMOBILE Se si muovesse cambierebbe e andrebbe verso l’essere o il non essere. SENZA FINE Se avesse fine sarebbe non essere. Ma non è infinito perché altrimenti non ci sarebbe ordine, perciò assomiglia a una sfera. Perciò l’essere non ha gradi diversi di sé, lo è sempre allo stesso modo. Parmenide perciò si distacca dai filosofi del suo tempo, che si occupavano della realtà fisica (detti fisici per l’appunto) ma è il primo ad occuparsi di metafisica e ontologia.