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Sintesi della parte monografica dedicata alla commedia
Tipologia: Appunti
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Lezione 10/12/ Commedia I: Purgatorio II e XXIV Nel corso del IV trattato del Convivio Dante matura una nuova idea di Roma → concetto alla base di Inferno, II Il Convivio non è finito perché Dante ha preso e ha interrotto un’opera che non aveva più ragione d’essere → è maturata una svolta ideologica che lo porta in prima istanza al fatto che sia stata maturata l’idea di realizzare un poema imperiale sul modello di quello virgiliano. Il mutare delle condizioni storico politico all’esterno portavano a un poema imperiale (periodo in cui vi era Enrico VII). Dante matura questo desiderio e quando deve scegliere come attuare questo progetto decide di ricordarsi che aveva promesso al proprio lettore e torna a parlare di Beatrice in funzione elogiativa → Dante ha trovato la quadratura del cerchio (?) La Commedia secondo alcuni è un work in progress, mentre altri pensano che Dante avrebbe avuto già bene in mente cosa scrivere. Dante scrive un poema imperiale senza imperatore (vi era già stato Federico di Svevia). Questo è un poema che inizia nella speranza di avvento positivo di Enrico VII, ma che poi prosegue anche oltre → non è legato a questa contingenza. La Commedia di Dante basa il proprio escatoligismo sull’idea che questo serva a correggere la situazione del presente e a creare una situazione in cui l’Italia si risani. Purgatorio XXX, 124- 126 Nel momento stesso in cui l’autore che sta scrivendo e sta abbandonando la scrittura del Convivio, Dante sa benissimo che sta scrivendo un poema in cui ritorna Beatrice = dovrà fare i conti con la donna pietosa e gentile. Bisogna tenere conto dell’altra faccia di Beatrice anche quando si parla della Commedia → dov’è la donna pietosa e gentile nella Commedia? Qui troviamo difficoltà perché non c’è nessun personaggio che risponde a questo nome. La presenza di questo personaggio nella Commedia è paradossalmente tenue a livello esplicito, ma è fondamentale. Trova una risposta semplice che è a Purgatorio XXX. «Sì tosto come in su la soglia fui di mia seconda etade e mutai vita, questi si tolse a me, e diessi altrui» Secondo alcuni la donna pietosa e gentile la si ritrova all’interno della parola “altrui”. Contesto: siamo sulla cima del Purgatorio e c’è un giardino che è l’Eden (paradiso terrestre). Dante vi arriva e l’evento fondamentale è che qui cambia guida: arriva Beatrice e la rivede la prima volta dalla morte di lei → momento centrale. Beatrice lo sgrida e gli rimprovera il peccato che aveva commesso (quello che lo aveva indotto a smarrirsi nella selva): Beatrice si arrabbia e gli dice “che cosa hai fatto?”. Questa è la terzina centrale di tutto il discorso: Beatrice gli dice in modo molto efficace cosa ha fatto. La vita dell’uomo si caratterizza in 4 età: l’uomo vive la fanciullezza fino a un certo punto, così come la giovinezza, la maturità e la vecchiaia → nel mezzo del cammin di nostra vita = età in cui si è disposti a fare alcune cose. Dante si è dato a qualcun’altra = donna pietosa e gentile → sta facendo riferimento a quei capitoli della Vita Nova: la donna pietosa e gentile lo porta nella selva N.B. Non si può far coincidere il traviamento con la donna pietosa e gentile, però quell'infatuazione è l’inizio di un traviamento che dura 10 anni e che lo porta a fare una serie di cose. Alla fine della Vita Nova Beatrice è l’ispirazione di un’amore che lo tira verso il Paradiso = non c’è la dimensione penitenziale e tecnicamente religiosa che ci sarà nella Commedia Il fatto che Dante abbia abbandonato Beatrice in favore di un’altra ha determinato il fatto che la traiettoria, che porta Dante verso il Paradiso, si interrompe e quindi va nella selva → il primo passo nella selva oscura lo ha fatto quando ha ceduto alla donna pietosa e gentile
La battaglia è tra ragione e desiderio → desiderio lo spinge verso la donna pietosa e gentile, mentre la ragione lo porta verso Beatrice. Beatrice ha una funzione morale e positiva e riuscire a gestire la ragione e il desiderio insieme aiuta Dante a rimanere sulla retta via. Anche Dante nella battaglia tra ragione e desiderio ha scelto il desiderio e ha dimenticato la ragione → non a caso Dante sviene, si prende paura Nei versi in cui Ulisse spiega a Dante perché ha continuato a viaggiare, Ulisse dice che nessuno dei sentimenti umani da cui poteva essere ragionevolmente mosso era forte abbastanza da vincere il suo desiderio di conoscenza vincer potero dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore “Valore” = virtù → parola che rimanda a una parola chiave del Convivio = oggetto di ciò che vuole fare Dante. Convivio, IV, ii, 11 «E avvenga che valore intendere si possa per più modi, qui si prende valore quasi potenza di natura, o vero bontade da quella data» Valore = virtù connaturata, concessa per grazia da Dio all’anima ben disposta Dante ha superato quel desiderio di conoscenza che è diventato legittimo in quanto conscio del fatto che esiste un desiderio di Dio e che i due si devono unire → altrimenti fai l’errore di un qualsiasi aristotelico Dante si scontra con Ulisse che è finito male e che, per questo, è morto Il discorso del rapporto in cui c’è con la donna pietosa e gentile e la sua allegoria permea la Commedia nelle sue radici. Ci sono zone della commedia in cui i conti con la donna pietosa e gentile li fa senza nominarla. Talvolta Dante, pur non esplicitando mai la presenza di questo personaggio, fa i conti con le opere in cui vi sono come protagonisti i due personaggi femminili principali. Purgatorio, II, 43- 48 Da poppa stava il celestial nocchiero, tal che faria beato pur descripto; e più di cento spirti entro sediero. ’In exitu Isräel de Aegypto’ cantavan tutti insieme ad una voce con quanto di quel salmo è poscia scripto. Purgatorio, II, 112-114 (canzone scritta da Dante) ’Amor che ne la mente mi ragiona’ cominciò elli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi suona. Dante rovescia nel dettaglio la scena di Caronte → queste anime parlano, ma non fanno una bestemmia: cantano un inno (uscita di Israele dall’Egitto). Cantano questo salmo (salmo storico) che fa riferimento a un episodio biblico celeberrimo: l’uscita, sotto la guida di Mosé, degli ebrei dall’Egitto e la loro pereclinazione fino alla terra promessa → nel commento medievale viene interpretato in maniera particolare: i salmi sono generalmente dei testi in cui l’io lirico chiede scusa a Dio per il peccato commesso e questa vicenda, per i medievali, c'entra perché è una allegoria di quello che deve fare l’anima di ciascun luogo. Terra promessa = arrivo in Paradiso
Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando ’Donne ch’avete intelletto d’amore’ ". E io a lui: "I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando". "O frate, issa vegg’io", diss’elli, "il nodo che ‘ Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo! Parole di Bonagiunta: non si limita a riconoscere questo ruolo di Dante di rivoluzionario e innovatore della lirica, ma dice anche il testo con cui lui ha fatto questa rivoluzione: la canzone “ Donne che avete intelletto d’amore ”. Questa è una canzone e non è una canzone a caso: canzone manifesto della poetica della loda = canzone manifesto di quel nuovo modo di concepire la poesia che supera definitivamente Cavalcanti e propone l’idea guinizzelliana molto rielaborata in cui si mette al centro la lode per la donna amata (Beatrice) → forte parallelismo. Se Dante a Purgatorio II prende in mano l’intera impalcatura del Convivio con la canzone in loda della donna pietosa e gentile/filosofia e la butta a mare, dice che non va bene, la sostituisce con i salmi e la supera definitivamente, qui capiamo molto del rapporto che lui ha con la Vita Nova → Dante sta parlando di una sola canzone: quella che segna l’acquisizione fondamentale del Dante giovane dopo un apprendistato cavalcantiano, fino a qui la Vita Nova va bene, il resto però no. Ritorna Beatrice e salva la Vita Nova fino al capitolo 10 e poi riscrive il resto → finale alternativo che passa necessariamente attraverso una riscrittura dell’episodio dell’incontro con la donna pietosa e gentile. Dante riscrivere tutto a cominciare dal fatto che la cronologia dell’innamoramento è di nuovo diversa. Lezione 13/12/ Commedia 2 Riassumendo Dante salva la Vita Nova dall’inizio fino alla poetica della loda e il resto della Vita Nova lo riscrive attraverso la Commedia, ciò che rimane inderogabile è la poetica della lode (Vita Nova fino al decimo capitolo). Il Convivio è superato = rispetto al Convivio c’è una vera e propria palinodia (= strategia retorica che si ha quando un poeta scrive una poesia in cui ritratta qualcosa che ha già detto prima → testo poetico in cui l’autore cambia idea e lo dice). Tutto ciò che c’è nel Convivio non viene buttato completamente alle ortiche in toto. Dante a un certo punto del Paradiso incontra tre apostoli i quali gli fanno un’esame sulle virtù teologali → canti fondamentali, ma estremamente dottrinali e tecnici; canto sapienziale nel quale il personaggio di Dante viene esaminato su ciò che un buon cristiano deve sapere. Questi canti (XXIV, XXV, XXVI) sono aperti a Paradiso XXIV da un’immagine del cielo dell’empireo che è quasi come un banchetto nel quale si mangia il pane degli angeli e sono i beati a mangiarli → Immagine spiazzante, ma rovesciata perché nel Convivio era la filosofia terrena a godere di questo privilegio, nel XXIV è la scienza rivelata (= ciò che Dio rivela agli uomini) → questa virtù da dove deriva? cosa sa Dante su questa virtù e perchè? Dante risponde citando la Bibbia perché è scienza rivelata, ma cita anche argomenti filosofici. Dante si può fidare di un argomento filosofico solo se concorda con la Bibbia = così può funzionare la scienza rispetto al Convivio → la ragione è sempre la cosa più importante, ma non può andare aldilà della rivelazione (tetto che nel Convivio comincia a esserci nel IV trattato). È evidente che questo tipo di rapporto tra la scienza filosofica e la scienza rivelata è emblematico nel passaggio tra Virgilio e Beatrice (momento di trapasso tra le due guide) → Virgilio non può accompagnare Dante in Paradiso perché rappresenta la conoscenza per strumenti umani, laddove Beatrice rappresenterebbe la scienza rivelata (tipo di conoscenza che si alimenta direttamente da Dio). Filosofia va bene fintanto che non si discosta dalla Bibbia. Alla fine del Paradiso, l’ultima grande polemica contro le gerarchie ecclesiastiche è rivolta ai predicatori perché predicano cose e argomenti da filosofo e non la Bibbia. Purgatorio, canto XXX
A Purgatorio XXX torna Beatrice in scena e ritroviamo la donna pietosa e gentile (l’una è l’altra parte della faccia della medaglia). Questo canto non è il centro strutturale della Commedia, ma il centro strutturale della Commedia sono quei canti centrali di Purgatorio, come quello in cui Marco Lombardo parla dell’amore → qui siamo nel centro emotivo della Commedia. In questo momento cambia la guida e cambiano tantissime cose per Dante, inoltre qui Dante finalmente esce dalla selva. Dante assiste alla processione e vede che vi sono tanti elementi in cui ognuno simboleggia qualcosa (24 vecchi = 24 libri del vecchio testamento) → diventa una vera e propria rappresentazione della chiesa. Torna Beatrice e Dante si purifica, la quale arriva su un carro. C’è l’Eden attraverso il quale scorrono due fiumi (fiumi in cui Dante si purificherà): nel primo dovrà bagnarsi per purificarsi, nel secondo si deve immergere per dimenticare quello che ha fatto. Questi due fiumi sono l’ultima soglia che manca a Dante per salire in Paradiso. Dante sta in un riva dei fiumi, nell’altra riva vi è la processione. Siamo in quel momento in cui Dante è vicino a Virgilio da una riva del fiume, mentre nell’altra vi è una serie di immagini allegoriche (come il carro e i 24 vecchi). Carro = mezzo su cui arriva Beatrice Vecchi = coloro che annunciano l’arrivo di Beatrice Purg. XXX, 11: « Veni, sponsa, de Libano » = Cantico dei cantici, 4, 8 Canto tra due persone che si dichiarano amore: lo sposo chiama la sposa dal Libano L’allegoria serve a salvare tutto. Lo sposo e la sposa sono Cristo e la Chiesa → Beatrice è introdotta da una citazione altisonante. Dietro questa sposa c’è l’immagine della Chiesa e della scienza rivelata (amore di Dio, rivelazione, etc.). Dante usa questa citazione per Beatrice, ma non usa solo questa: Dante ci dice che da sotto il carro escono degli angeli che si uniscono alla rappresentazione e lo fanno cantando un versetto del Nuovo Testamento (Purg. XXX, 19: « Benedictus qui venis! → Vangelo di Marco e Vangelo di Giovanni: in cui viene salutato Cristo nel momento in cui arriva a Gerusalemme) = Beatrice sta tornando in quella sua essenza di miracolo cristologico. C’è una terza citazione: Purg. XXX, 21: « Manibus, o, date lilia plenis » = Virgilio, Eneide, VI, 883. Citazione che viene detta da Anchise in riferimento al fatto di fare un omaggio a Marcello (persona morta giovane come Beatrice). Plenis è in rima con Venis → cosa che lega di più un testo poetico: modo iper connotato con cui entra Beatrice. Il modo in cui appare è estremamente importante per la storia italiana (versi 31 e segg.): in mezzo a dei fiori appare una donna: candido, verde e rosso (colori da dove viene la bandiera italiana, anche se Dante non aveva in mente questo) → origine ultima di queste cose che simboleggiano ancora oggi alcune cose (per esempio il verde speranza). N.B. Ha il vestito rosso perché Beatrice la prima volta in cui Dante la incontra e sappiamo che questo dato è importante perché, quando finisce nella Vita Nova l’episodio della donna pietosa e gentile, Dante ci dice che è finita perché gli è apparsa Beatrice vestita di rosso. Dante si sta rimettendo a scrivere il finale. Ciò che succede di fronte all’apparizione di Beatrice che placa “ la decenne sete ” “Sete” = metafora del desiderio di vedere Beatrice che c’è dal momento in cui lei è morta. Dante si innamora nuovamente di Beatrice. Purg. XXX, 34 - 36: «E lo spirito mio – che già cotanto / tempo era stato c’ala sua presenza non era du stupor, tremando, infranto» I versi descrivono ciò che succede a Dante dopo che l’ha rivista: “il suo spirito sentì una grande potenza di un vecchio amore”. Dante, nel dire tutto ciò, fa un inciso che rimanda alla Vita Nova:
Il profeta, chiamato a correggere David, viene mandato dal signore perché ha ucciso Golia, mentre i medievali pensano che David abbia commesso un peccato legato all’amore. Anche Dante è andato con una donna con cui non doveva andare, ovvero la donna pietosa e gentile e anche Dante, di conseguenza, può dire “ Miserere di me ”. Dante dice che gli è apparsa questa forte immaginazione di Beatrice che lo ha indotto a ricordarsi della prima volta che l’ha vista e, tutto questo ricordo suscitato da Beatrice, lo induce a pentirsi = la situazione qui è parallela Questo è un tipo di discorso che Dante ha in mente quando scrive Inferno I e il modello davidico viene ripreso solo in questo momento del Purgatorio: i due hanno commesso un peccato affine. Dante si purifica a Purgatorio XXX-XXXI e conclude il proprio percorso penitenziale. APurgatorio XXXII e XXXIII riceve le prime due investiture profetiche della Commedia. Lezione 15/12/ Commedia 3 Il discorso di Beatrice che ci interessa è svolto in due tempi e occupa la seconda metà del canto XXX del Purgatorio e la prima metà del canto XXXI. La divisione non è del tutto casuale, ma Dante colloca questo discorso a cavallo di due canti perché ciò che Beatrice dice a cavallo di Purgatorio XXX è parte di un discorso più ampio, ma ha una sua specificità, allo stesso modo quello che Beatrice dice nella prima parte del canto XXXI è parte del discorso più ampio, ma conserva una sua altrettanto distinta specificità → precisa finalità Ci troviamo di fronte a una scena in cui Dante incontra nuovamente Beatrice ed è una scena tecnicamente penitenziale poiché si tratta di una scena di confessione. Il rito cristiano della confessione è il rito più importante nella cultura religiosa. Dante si sta sottoponendo in quanto personaggio del pome a quella confessione obbligatoria (compie il suo viaggio nel periodo di Pasqua) che anche in terra avrebbe dovuto sostenere. Questa confessione riguarda il peccato suo principale ed è una confessione modellata più o meno esplicitamente sulle forme che la confessione assume nel mondo terreno → Dante sfrutta quella che era la normativa della confessione auricolare di questo periodo. Questo aspetto ha una incidenza molto forte anche nel determinare la divisione del discorso di Beatrice in due parti. Purgatorio XXXI, 85- 99 Questi sono i versi in cui Dante si pente in maniera completa e consapevole del proprio traviamento e, dunque, può sottoporsi a quel rito di purificazione che Dante si immagina come un'immersione nel fiume che deve lavare i propri peccati. «Di penter sì mi punse ivi l’ortica che di tutte altre cose qual mi torse più nel suo amor, più mi si fé nemica» La prima terzina inizia con “penter” → verbo tecnico; Dante utilizza dei verbi tecnici della confessione auricolare; momento conclusivo ed è pronto ad essere assolto. Questo verbo fa la comparsa alla fine del suo discorso con Beatrice. Come vediamo dai due versi successivi, Dante riconduce questo tipo di peccato all’amore. Dante sta dicendo che il sentimento della penitenza è stato così forte che di tutte le altre cose che, con la loro capacità seduttiva gli hanno torto, la cosa che ha amato di più rispetto a Dio diventa una sua nemica (ribaltamento totale). Esistono due tipi di amore: quello dritto (rivolto a Dio) e quello torto (che torce l’attenzione del soggetto da Dio verso altre realtà). L’effetto del pentimento di Dante è una conversione totale. L’intera semantica di questi versi riconduce chiaramente ed esplicitamente il pentimento dantesco al riconoscimento della fallacia di un amore, cioè Dante ha rivolto il proprio amore ha un qualcosa che lo ha preso tanto, ma che dopo aver ascoltato la reprimenda di Beatrice, egli è riuscito a riconoscere come un oggetto da avere per nemico. Evidentemente cos’è che più di tutto ha attratto Dante come un vincolo amoroso dopo la morte di Beatrice? La donna pietosa e gentile, cioè l’unica tra gli incontri che Dante fa ed è l’unica che più di tanti Dante ha abbracciato. Questa donna, che prima era ciò che prima più aveva amato dopo Beatrice, che ora diventa una nemica → discorso che riproduce un passo della vita nova che abbiamo più volte citato.
Cfr. Vita nova, 28, 2: «e ricordandomi di lei secondo l’ordine del tempo passato, lo mio cuore cominciò dolorosamente a pentere dello desiderio a ci sì vilmente ls’avea lasciato possedere alquanti die contra la constanzia della Ragione» VS Purg. XXXI, 82-84: «Sotto ‘l suo velo e oltre la rivera / vincer pareami più sé stessa antica, / vincer che l’altre qui, quand’ella c’era» Dobbiamo vedere come questa apparente riproposizione di una cosa che aveva già detto è una sua totale riscrittura sulla base della quale costituisce un finale alternativo alla Vita Nova. Ci sono varie cose da osservare:
Idea dell’illusione approfondito dal punto di vista morale → la donna pietosa e gentile rappresenta il sommo male da un punto di vista cristiano: tu la persegui, ma ti stai muovendo in una via non verace (ecco l’accusa e il modo in cui Dante presenta il proprio peccato nella Commedia). Idea che mentre nella Vita Nova la donna pietosa e gentile non ha nessun significato ulteriore allegorico simbolico, nella Commedia si registra una rilettura di questo personaggio sì in linea con la Vita Nova, ma è un traviamento di ordine simbolico e allegorico nella misura in cui lei rappresenta l’immagine non vera di bene (contrapposizione forte rispetto al Convivio). Nella Commedia viene superata l’impostazione aristotelica del Convivio, qui non siamo più in questo orizzonte. (Versi 133-135) Altra terzina fondamentale in cui si gioca tanta parte del rapporto tra la Commedia e la Vita Nova: Beatrice dice che anche dopo morta lei ha continuato a mantenere Dante sulla retta via, ma non c’è riuscita. C’è il tentativo e c’è il fallimento di questi tentativi (vengono imputati a Dante). Questo tentativo è descritto in maniera molto precisa da Beatrice nel verso 133. Beatrice gli appare in sonno da morta → visioni che non hanno effetto. Nella parte in morte della Vita Nova, Beatrice appare a Dante in due occasioni (cap. 28 e 31). Questa terzina ci sta dicendo che entrambe queste ispirazioni non sono servite a niente: lei ci ha provato apparendogli anche da morta, ma ciò non è servito. Nella Vita Nova sono proprio le visioni di Beatrice a determinare un suo ritorno e a chiudere il libro. Qui, Dante sta destituendo il valore di queste visioni. (Versi 136-138) Dante è caduto, in conseguenza del fatto che si è dato a qualcun altro, tanto giù (valore morale) che rischiava di finire all’Inferno. Tutti gli argomenti che potevano indurlo a salvargli l’anima stavano finendo, ma ne rimaneva uno: verso 138 → torniamo al perché Dante deve vedere i morti e i dannati per uscire dalla selva ( mostrargli le perdute genti ). Dante, vedendo tutto ciò, si può pentire. Dante deve capire il proprio errore attraverso questa vista e non a caso vede i lussuriosi che hanno commesso il suo stesso errore. Serve una diretta esperienza dell’aldilà → gioco su cui si basa il filo penitenziale del poema dantesco. Il personaggio chiave è Beatrice, ma anche la sua antagonista: la donna pietosa e gentile, ossia l’emblema della via non vera e dello smarrimento della dritta via. Lezione 20/12/ Ultima lezione Nonostante la difficoltà interpretativa dei versi del Purgatorio e del Paradiso, questi sono fondamentali per capire il peccato che ha commesso Dante e che cosa gli viene rimproverato. Questa lezione sarà una riflessione su questi versi in quanto allusivi e molto importanti. Questo è un luogo che ci offre degli agganci per muoverci verso la seconda parte del discorso di Beatrice (suscitare in Dante un moto di vergogna per l’errore commesso). Versi 127-129: l’errore sta nel fatto che, nonostante questo accrescimento della bellezza di Beatrice, lei fu meno desiderabile ai suoi occhi → enorme paradosso e di duplice natura:
Dante ama Beatrice e nella commedia questo amore diventa l’amore per Dio (sommo bene) = amore dotato di valore in quanto funzionale a raggiungere quel sommo bene e tutti gli altri amori vengono condannati perché sono deviazioni lungo questa traiettoria. Nella commedia Dante quella via l’ha percorsa per 10 anni. La donna pietosa e gentile è ancora la rappresentazione di filosofia all’interno della Commedia? Nei canti XXX e XXXI la donna pietosa e gentile viene guardata in una maniera estremamente precisa da un lato e in maniera vaga dall’altro lato. Lei è l’emblema dell’attrattiva terrena e Dante non specifica quali sono queste attrattive (motivo per cui vi è un dibattito). Il discorso della donna pietosa e gentile nella Commedia è un discorso che racchiude anche il discorso relativo alla filosofia, ma non è limitato solo a questo: la filosofia diventa una delle tante possibile attrattive terrene che distraggono l’uomo. La filosofia in sé non è sbagliata (il desiderio di conoscenza è ben legittimo perché anche questo è connaturato all’uomo), il problema è quando questo desiderio di conoscenza si sostituisce al desiderio di Dio e diventa l’unico desiderio dell’uomo e l’unico fine a cui tende l’uomo → così si ottiene una speculazione filosofica: filosofia funzionale al raggiungimento di un bene che coincide con il sommo bene e non si integra con la prospettiva ulteriore ultraterrena assicurata dal desiderio di Dio. La filosofia va bene solo quando è propedeutica al raggiungimento di una felicità terrena che a sua volta è propedeutica al raggiungimento dell’altra (quella ultraterrena). Dante non rifiuta di conoscere un valore positivo e dunque alla donna pietosa e gentile, ma la filosofia va bene solo quando è uno strumento umano che concorda con la scienza rivelata da Dio che rimane l’unica vera bussola per orientare l’uomo in questo mondo. Quando la speculazione filosofica diventa una integrazione di questa scienza rivelata è perfetta perché la dimensione terrena viene proficuamente utilizzata per raggiungere il secondo fine: quello paradisiaco. Il problema è laddove la filosofia procede disgiunta non solo dal fine ultimo, ma anche dalla scienza rivelata. La donna pietosa e gentile rappresenta la filosofia nella Commedia, ma rappresenta questo tipo di genere: la filosofia fine a sé stessa e autosufficiente.