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Sintesi della parte monografica dedicata al Convivio integrata con appunti e slides
Tipologia: Appunti
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Lezione 29/11/ Introduzione A noi interessa solo la parte che riguarda la donna pietosa e gentile. Dispensa sui brani del Convivio su virtuale Il Convivio è un’opera filosofica ed è importante capire che la donna pietosa e gentile è il personaggio chiave del Convivio (opera dedicata appositamente a questo personaggio). Noi abbiamo lasciato Dante che, alla fine della Vita Nova, ha una visione ed è in Paradiso e nel capitolo dopo dice che gli appare una “ mirabile visione ” nella quale ha visto delle cose che non è in grado di dire → lingua mortale non riesce a descrivere il paradiso e dunque non scrive più perché vuole smettere di scrivere e studiare per diventare bravo abbastanza per poter dire degnamente di Beatrice in Paradiso. Questo è un passo su cui ci si è molto interrogati → ci torneremo più avanti. Il Convivio è la seconda grande opera di Dante scritta in volgare. Dante ci dice che vuole scrivere un’altra opera dedicata a Beatrice. Nell’immediatezza della fine della Vita Nova, Dante fa tutt’altro rispetto a ciò che ci aveva detto: si butta in politica (biennio politico). In questo periodo, a sconvolgere il giovane Dante c’è anche la morte di Brunetto Latini (1294), oltre alla morte di Beatrice. Se Brunetto viene a mancare bisogna che qualcuno prenda il suo posto → è ragionevole pensare che Dante deve impegnarsi un po’ di più per ricoprire il ruolo di Brunetto. Come Brunetto aveva scritto opere che noi consideriamo letterarie, ecco allora che Dante scrive rime morali politiche in cui al centro ci sono le grandi virtù civili del ‘200 → diventa un intellettuale civile. Dobbiamo pensare che a un certo punto, Dante, continui a scrivere rime d’amore, ma il centro grosso del suo impegno sia civile. In seguito all’ottenimento del titolo di priore, scriverà meno rispetto agli anni ‘80. C’è una frattura che continua e si ricompone dopo l’esilio → continua perché il Convivio è un'opera filosofica e si ricompone nel Convivio perché Dante crea una continuità con la Vita Nova. Convivio = culmine della volontà di Dante di prendere parte alla politica Nel Convivio Dante prova a provare a portare a termine non solo quella svolta civile e politica filosofica, ma anche di far fare sistema alla sua carriera → Dante cambia spesso idea, ma vuol far finta di essere coerente ed è per questo che tutto torna → Convivio = modalità di ricomposizione e di far tornare tutto. Questo è un testo filosofico molto particolare che nasce in un contesto storico ben preciso e in rapporto al De Vulgari Eloquentia (primo trattato della storia della lingua italiana che esista e Dante cerca di dare una regola alla poesia in volgare). Convivio e De Vulgari Eloquentia Convivio e De Vulgari Eloquentia vanno considerati assieme perché sono due trattati che fanno parte di un medesimo progetto destinato al medesimo fallimento (Dante non li finirà). Nonostante tutto, sono due opere che dovevano diventare monumentali, ma non ci è rimasto nulla e sono opere di Dante che non circolano. Sono opere collegate perché nel Convivio Dante cita il De Vulgari Eloquentia e nel primo libro del Convivio questo tratta, per la maggior parte, del perché lui ha scritto un’opera che riguarda la lingua volgare. Cfr. Cv I, vi, 9-10: “Sì ch’io dico che, se coloro che partition d’esta vita già sono mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade essere occupata da gente strana, per la lingua da loro discordante. Di questo si parlerà altrove più compiutamente in uno libello ch’io intendo di fare, Dio concedente, di Volgare Eloquenza” Siamo nella prima parte dell’esilio e queste sono opere che vengono portate avanti nella fase della vita dell’autore di cui si sa poco e niente: quest’opera l’ha scritta a Verona o a Bologna? Non si sa con precisione. N.B. Delle vita di Dante si sa tanto, mentre si sa poco del periodo dell’esilio Il De Vulgari può essere stato scritto a Bologna perché dice che il miglior dialetto è quello di Bologna, cita come migliori poeti quelli bolognesi, dimostra quando fa gli esempi sul dialetto di Bologna = Dante pensa a un pubblico di bolognesi?
Sono estremamenti legati anche per un altro verso: sono entrambe opere in cui Dante si auto rappresenta/presenta in un certo modo a un determinato pubblico e il fatto che queste sono opere che nella sua vita devono rappresentarlo è importante. Per Dante il latino è una grammatica e il volgare è la lingua = far diventare il volgare una grammatica. Ci sono tre argomenti principali: l’amore, le armi e la morale → i francesi hanno esercitato questi 3 argomenti. Per ogni argomento c’è un poeta più importante per i francesi, mentre in Italia chi c'è? Poeta d’amore Cino da Pistoia, quello delle armi non lo abbiamo e il poeta morale non si nomina (Dante si nomina lui stesso come quest’ultimo). Il poeta morale è anche lo scrittore del Convivio = opera morale in volgare → qui capiamo la connessione delle due opere. Dante si vuole costruire come il più grande poeta vivente della poesia morale (centro del Convivio). Dante che si autorappresenta → aspetto più originale ed un’opera che parla di filosofia sui generis perché è prima di tutto autobiografica (Dante parla di sé e teorizza il parlare di sé), ma è soprattutto un’opera che trova la propria giustificazione nella volontà di presentarsi in un certo modo al pubblico. Dante inscrive la filosofia dentro la sua vita e raccontando la sua vita parla di filosofia → rapporto gerarchico tra le due parti. Questa è un’opera che parla di filosofia perché Dante vuole presentarsi come filosofo. N.B. L’originalità sta nel fatto di aver posto sé stesso al centro. Brano visto a lezione tratto dal capitolo III del Convivio:
3. Ahi, piaciuto fosse al dispensatore de l’universo che la cagione de la mia scusa mai non fosse stata! ché né altri contra me avria fallato, né io sofferto avria pena ingiustamente, pena, dico, d’essilio e di povertate. 4. Poi che fu piacere de li cittadini de la bellissima e famosissima figlia di Roma, Fiorenza, di gittarmi fuori del suo dolce seno – nel quale nato e nutrito fui in fino al colmo de la vita mia, e nel quale, con buona pace di quella, desidero con tutto lo cuore di riposare l’animo stancato e terminare lo tempo che m’è dato - , per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato, mostrando contra mia voglia la piaga de la fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata. 5. Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade; e sono apparito a li occhi a molti che forseché per alcuna fama in altra forma m’aveano imaginato, nel conspetto de’ quali non solamente mia persona invilio, ma di minor pregio si fece ogni opera, sì già fatta, come quella che fosse a fare. Dante dice perché sta scrivendo queste cose e, a un certo punto, ci dice che c’è una ragione ulteriore a quelle che ci ha già detto. L’esilio è una cosa normale per coloro che vivono nel ‘200, ma ciò non deve indurci a sottovalutare l’impatto che può avere nella vita di un uomo. Dante spinge molto su questa perdita e si rappresenta come un mendicante. Lui dice che è ridotto a mendicare il pane dalla gente e lui non era un fiorentino qualsiasi poiché era famoso. Allora va da alcune persone che hanno sentito parlare di lui e quando vedono questo poveraccio ridotto a mendicare per un esilio ci rimane male, perciò deve giustificarsi e presentarsi in un’altra maniera → poveraccio in senso tecnico, ma anche in quell’aspetto che Dante coglie che quando tu subisci un'ingiustizia (se non lo metti in chiaro), la gente tende a dire che se lo è meritato tutto questo. Questo danno alla sua immagine non può non correggerlo → lo corregge attraverso il Convivio. C’è questo fine, ma c’è anche il fine filosofico di insegnare qualcosa a qualcuno. Il fatto che è in esilio è un caso dovuto al fatto che vive in una città piena di merda. Se è così contingente il fine, bisogna capire quando ha scritto quest’opera e bisogna legarla a un contesto preciso: non sappiamo quando l’ha scritto, ma abbiamo alcune informazioni.
Questa grande opera filosofica è legata a un fine di autorappresentazione, ma ha un contenuto filosofico = bisogna leggere come inizia il Convivio, in cui Dante spiega un po’ cosa deve fare.
Cv I, i, 14 : Sono canzoni d’amore e di virtù = sono canzoni che sembrano d’amore, ma in realtà hanno un contenuto filosofico. La novità è che intende parlare di argomenti filosofici attraverso temi allegorici. Nella maniera stilnovistica, in cui l’io lirico ama una donna e parla dell’amore per questa donna, la novità delle canzoni è che non intende raccontare una storia d’amore vera, ma intende parlare di argomenti filosofici tramite questa in termini allegorici. La rappresentazione dell’amore di queste canzoni è allegorica = si ha un contenuto esplicito di un certo tipo, ma c’è anche un contenuto profondo che si capisce solo se si legge il testo: aspetto filosofico (ciò che, secondo Dante, la gente non ha capito). Dante deve rimettere insieme queste canzoni e inserire dei commenti in cui spiega qual è l’allegoria (= diventa un prosimetro in cui c’è in ogni trattato una canzone seguita dal suo commento, ma è sproporzionato rispetto alla Vita Nova). Cv II, i : capitolo in cui Dante spiega cos’è l’allegoria per lui autore di queste canzoni. Noi non abbiamo tutta la cultura medievale, ma sappiamo tanto della cultura tardo medievale in quanto i best seller sono quelli di cui si sono copiati i maggiori testi. Tra i testi più copiati vi è " Le roman de la rose ”, cioè un’opera enciclopedica che si basa su una semplice storia: il protagonista è innamorato di una donna e lui vuole cogliere la sua rosa. Questa è una enorme costruzione allegorica. Alla fine troviamo una delle scene più esplcite di sesso del periodo medievale = coglie la rosa della donna. Nel secondo trattato, prima di mettere la prima canzone, Dante ci spiega secondo quale tipo di allegoria è scritta. L’allegoria per un uomo medievale è legata a una dottrina chiamata “la dottrina dei 4 sensi delle scritture”, cioè che ogni cosa scritta abbia quattro significati; Il compito di un buon lettore è il fatto di conoscerli tutti e 4. L’allegoria è una tecnica di scrittura e di commento: lascio che i 4 sensi siano evidenti e chi legge deve saper riconoscerli:
Occorre fare una piccola premessa: perché Dante non cita Gemma Donati? Il loro è un matrimonio di cui abbiamo tanti documenti, soprattutto relativi al processo che fa per riavere i beni una volta che Dante sia morto e anche di ciò che lei fa durante l’esilio del marito. La risposta non si ha, ma si può solo ragionarci: a noi sembra strano che un uomo del medioevo faccia letteratura e non scriva mai la moglie, ma tutti non citano mai la moglie. La letteratura non è fatta per parlare di te e della tua esperienza. Un conto è l’amore coniugale, un conto è quello non coniugale. L’amore di cui parlano questi poeti non è quello coniugale, perciò non ha senso parlare delle proprie moglie → lei fa parte di un vissuto reale, mentre Beatrice ci rientra perché è un amore extraconiugale. L’uomo di studio deve studiare e tutto ciò che lo distoglie da ciò è una distrazione. Tra i poeti del duecento c’è una donna che ha scritto una serie di rime attribuite alla cd. “donzella”. L’immagine che il poeta d’amore da del rapporto d’amore e delle donne che ha è funzionale alla costruzione di un’immagine di sé indialettata (ideale) → ciò è fondamentale perché un aspetto che spesso si trascura è la risposta inerente alla domanda “Cosa pensa l’autore stesso di sé?” (esempio Machiavelli: lettere private in cui dice a un suo amico che gli è arrivata l’opera dell’Orlando Furioso e dice che gli dispiace solo che nell’ultimo canto Ludovico lo abbia lasciato indietro). Dante vuole dare un’immagine di sé con tutto a regola d’arte. Dante e Cino da Pistoia Cina da Pistoia è un personaggio eccezionale ed è uno dei poeti maggiori del 1300. Non lo si studia mai perché non è così immenso da trascendere la propria epoca e anche perché è un uomo che arriva un po’ sempre tardi (continua a scrivere delle opere che andavano di moda già prima). Inoltre, è un giurista e un grande amico di Dante. Di lui abbiamo tante poesie, tra cui anche quelle che ha scambiato con Dante (anche Cino era in esilio). Non sappiamo quando si sia svolto questo scambio di lettere, ma abbiamo due ipotesi: 1302 al 1304 oppure 1303 al
Dante negli anni prima del Convivio non scrive grandi opere. Cino invia a Dante un sonetto in cui dice “se per caso incontro un’altra donna rispetto alla mia e questa mi piace, è legittimo che io ceda di fronte a questo nuovo amore? O devo trattenermi per essere fedele al mio primo amore?”. Cino lo chiede a Dante perché lui è un autorità in tema amoroso (autore de la Vita Nova). Dante gli manda un sonetto, solo che gli mette anche una lettera che lo accompagna. Il sonetto lo leggiamo nelle rime di Dante, mentre la lettera nelle lettere. La lettera introduceva il sonetto: dante risponde che si poteva, ma lo fa in due modi diversi = nella lettera lo fa parlando come un filosofo (da degli argomenti filosofici a sostegno di questa idea), mentre nel sonetto lo fa sulla base della propria esperienza perché lui conosce amore. Amore ci sprona e ci guida e se fa ciò “ seguitar si conviene se l’altro è stanco ” = si, boh se non la ami più quell’altra, trovatene un’altra → contrario di ciò che dice nella Vita Nova. Dante teorizza tutto ciò con una modalità di discorso diffusissima al suo tempo. Dante , Epistole, III Dante teorizza il concetto della prima citazione della slide: è normale che un amore finisce e ne inizi un altro perché la ragione filosofica è “ poiché la corruzione dell’uno è generazione dell’altro ” Argomento filosofico: se c’è un posto nel nostro corpo in cui risiede la facoltà di amare e se io mi innamoro e questo viene riempito da un amore, nel momento in cui questo si corrompe l’amore non c’è più, ma il posto c’è ancora = può essere riempito nuovamente. Ciò che si corrompe e poi muore è l’amore, ma la facoltà di amare no → se è così puoi innamorarti di nuovo; ragionamento che Dante usa nella lettera. Dante non la pensava così 10 anni prima e la filosofia si basa sui ragionamenti e sulle autorità. Questo dialogo con Cino da Pistoia è importante perché ci documenta come, nei primi anni dell’esilio, Dante ci teorizza l’amore (sua materia principale) e cambia radicalmente idea; apre la strada a quello che è il Convivio → se veramente una volta si corrompe un amore e ne nasce un altro è perfettamente normale che io possa trovarmi un’altra donna = è normale che ceda alla donna pietosa e gentile. Beatrice si corrompe fisicamente perché muore. Sappiamo solo che il cambiamento in Dante c’è stato, ma non sappiamo quando e perché abbia fatto questo cambiamento.
Convivio II, xii Conv. I, i, 16: «E se ne la presente opera, la quale è Convivio nominata, e vo’ che sia, più virilmente si trattasse che ne la Vita Nuova, non intendo però a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa quella; veggendo sì come ragionevolmente quella fervida e passionata, questa temperata e virile esser conviene» Dante non contraddice ciò che ha scritto ne la Vita Nova. Il Convivio giova alla Vita Nova, secondo il pensiero di Dante → Dante sa cosa pensa il lettore, ma Dante dice che noi lettori non capiamo che Convivio e Vita Nova sono in continuità: parlano di una stessa cosa, solo che la Vita Nova lo fa in maniera fervida, mentre il Convivio lo fa in maniera virile. Ciò significa che l’allegoria serve a Dante per riscrivere la Vita Nova salvando la lettera. Noi non abbiamo capito che quella storia aveva un significato allegorico ulteriore. Questo significato si salva nella parte in morte: la questione è come Dante si salva dalla morte di Beatrice. Nel Convivio leggiamo che quando è morta Beatrice la sua mente è distrutta, vuole guarire. Non importava quanto provasse a consolarsi perché continua a essere distrutto → ha avuto un colpo di genio: mica è l’unico a soffrire o ad avere sofferto. Nessuno ha scritto un libro in cui spiega come consolarsi da tutto ciò. «la mente mia, che si argomentava di sanare, provide, poi che né ‘l mio né l’altrui consolare valea, ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi» “ Misimi a leggere ”: biforcazione rispetto alla Vita Nova Dante legge le opere di Boezio e Cicerone: opere della tradizione classica che più erano connesse al tema della consolazione
Lezione 06/12/ Convivio e fine Il Convivio è un’opera di matrice autobiografica che pone al centro Dante stesso, ma è anche vero che i due elementi di questo quadro (vita di Dante e contenuto filosofico) non sono equilibrati nel testo. Le modalità, attraverso cui questo impianto può diventare la base di una trattazione di ordine filosofico, è tramite il commento alle canzoni. Ci sono termini e questioni che sono passibili di un argomento filosofico → Dante si concentra su questo. Ciò a cui siamo abituati è un po’ rovesciato. N.B. Il commento alla fine è molto esile ≠ qui è l’introduzione narrativa che è esile Dante è lontano dall’origine autobiografica della rima della canzone → lo capiamo già dalla prima riga. Il terzo cielo è quello di Venere e coloro che vi sopra siedono sopra sono gli angeli del cielo di Venere → a costoro Dante si rivolge e gli spiega che sta nei casini perché ha due pensieri: uno per Beatrice e uno per la donna pietosa e gentile. Dante sproloquia una spiegazione astronomica in cui spiega alla fine l’intero sistema tolemaico nel dettaglio → trattato di astronomia medievale. Successivamente passa a parlare del fatto che 9 sono i cieli e 9 sono le materie a cui tu puoi dedicarti per studiare → commento ipertrofico che ti fa dimenticare la canzone. Una volta che Dante nel secondo trattato ha spiegato tutto gli rimane pochissimo da dire → finita qui la rielaborazione del personaggio. Nel primo trattato Dante scrive molte cose sulla donna pietosa e gentile e lo fa sotto diversi aspetti. Dante diminuisce drasticamente nel terzo e nel quarto trattato la quantità di dettagli relativi a questa storia. Ciò ci porta a una conclusione: dal punto di vista dell'esegesi, il Convivio non porta avanti la vicenda di questa donna risputò alla Vita Nova. Dante riprende quei capitoli della Vita Nova, diventando positivi (e non negativi) e riprende quelli del ritorno di Beatrice e adesso ci dice che alla fine ha vinto la donna pietosa e gentile. Quando pensiamo a questo tipo di lettura dobbiamo sempre avere il retropensiero che noi di un’opera che Dante progettava in 15 libri, noi ne leggiamo solo 4 libri del Convivio → quindi non sappiamo cosa Dante avesse in mente nei successivi, forse Dante voleva far vincere Beatrice nel Convivio (non lo sappiamo). Dante fa una riscrittura e non una integrazione. Il Convivio non è un sequel narrativo. Convivio III, 1 Nel terzo trattato Dante, d’ora in avanti, la donna pietosa e gentile verrà denominata “filosofia”. Dante rimane disposto ad amarla. Il terzo trattato (il secondo trattato è quello del dubbio e della battaglia) è il trattato del trionfo di quest’amore. L’amore è iniziato come una piccola favilla e poi è andato aumentando. Dante ha un pensiero costante e non si tratta più dell’immoderato cogitato (che rischia di sottomettere la ragione al desiderio), ma essendo rivolta a Filosofia risolve il problema, risolve la situazione. Il desiderio diventa desiderio di conoscenza, che è etimologicamente la filosofia. Dante si pone il problema relativo a quale argomento dare alla poesia in questa condizione dell’ amore e la soluzione che trova e che propone, nella canzone antologizzata nel terzo trattato del Convivio, è che: «diliberai e vidi che, d’amor parlando, più bello né più profittabile sermone non era che quello nel quale si commendava la persona che s’amava» Arrivato a questo punto, Dante può abbandonarsi a questo amore e l’unica voce che può dare a questo amore è quella di lodare/celebrare → per questo motivo il Convivio è l’apologia della donna pietosa e gentile. Dante lo chiarisce subito dopo con la frase: «impresi dunque a lodare questa donna» Anche Beatrice alla fine della fiera viene lodata. Prima della sua morte, Dante era arrivato alla conclusione che la poesia d’amore è dedicata esclusivamente alla lode di Beatrice. Alla fine della Vita Nova, tra le tante cose c’è questa idea di continuare a lodare Beatrice nonostante questa sia morta.
Occorre chiarire un punto fondamentale: Dante ha scritto la Vita Nova e nelle riscritture successive che fa dall’inizio fino a prima della morte di Beatrice, Dante non riscrive quella parte, ma quello che succede dopo la sua morte. Si passa dal punto di vista lirico a una canzone come quella del secondo trattato (canzone di dissidio) → quasi cavalcantiana = l’amore che crea un dissidio ulteriore. Dante loda la donna pietosa e gentile esattamente per le ragioni per il quale lodava Beatrice. Questa canzone è molto più stilnovista in quelle di lode di Beatrice (concetto manualistico dello stilnovismo). Come si sviluppa la poetica della loda in rapporto alla filosofia? Dante ci da una giustificazione teorica di quello che sta facendo. Lui dice che ci sono 3 motivi per il quale non può fare poesia per filosofia se non lodandola:
Dante comincia a parlare che c’è il desiderio di Dio (complementare al desiderio di conoscenza) e che non ti puoi soffermare a conoscere la virtù terrena; c’è qualcosa oltre. Date fa un poema escatologico in cui al centro c’è Beatrice, ma c’è anche Virgilio e la Commedia. Dante, quando ha scritto il finale della Vita Nova, dice di avere avuto una visione di Beatrice. Dante non parlerà più del Paradiso nella Vita Nova perché non sa niente del Paradiso, la chiude così → ineffabilità talmente grande che lui non si può fermare. Gli viene in mente di scrivere un poema, si ricorda di questo e lo fa. Un’idea molto diffusa è completamente diversa: c’è una lettera straordinaria (copiata da Boccaccia nei suoi appunti) di un frate che scrive e dice che quando vede un tizio avvicinarsi viene fuori che questo uomo è Dante. Il frate prende in mano il poema sull’Inferno e vede che è in volgare e chiede perché non l’abbia scritto in latino. Dante avrebbe detto di averla iniziato in latino, ma alla fine avrebbe deciso di farlo in volgare. Boccaccio pensa che questa lettera sia vera e le cose tornerebbero con un’altra leggenda dantesca secondo la quale, mentre stavano a Firenze, è venuto fuori che c’erano degli appunti di Dante e che glieli avrebbero spediti mentre lui era in esilio. Idea di fondo: in quei quaderni c’erano i primi 7 canti dell’Inferno. Pasquini ipotizza che ci sia del vero in questa leggenda e che gli hanno spedito un qualcosa, ma gli avrebbero spedito i versi scritti in latino. Quella di Pasquini è solo una delle tante ipotesi che sono state fatte. Questa è una visione della Commedia che ha tra le sue fondamenta un ritorno a Beatrice: dobbiamo vedere che fine fa la donna pietosa e gentile nella commedia (ritorno a un polo negativo e ritorno alla Vita Nova) → rapporto a due antecedenti: Vita Nova e Convivio. Si costruisce la figura della donna. La Commedia è il poema in cui torna Beatrice.