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Parte specialistica - Vita Nova, Appunti di Letteratura Italiana

Sintesi della parte monografica dedicata alla Vita Nova integrata con appunti e slides

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 20/06/2022

den.imm
den.imm 🇮🇹

4.3

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6 documenti

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VITA%NOVA%
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Lezione!17/11/2021!
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Tre!grandi!opere!che!Dante!scrive! in!volgare:!Convivio,!Vita!Nova!e!Commedia.!Queste!sono!caratterizzate!da!un!
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Evidentemente,!non!trattandosi!di!un!personaggio!totalmente! immaginario,!Dante!può!attribuirgli! una!funzione!
centrale!nel!percorso!che!vuole!narrare!e,!per!l’importanza!e!la!funzione!di!questo!personaggio,!questa!donna!sta!
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Da!un!lato!dobbiamo!capire!cosa!succede!a!questo!personaggio!nel!Convivio!(libro!della!donna!pietosa!e!gentile)!e!
dall’altro! dobbiamo! capire! dove! Dante! parla! di! questa! donna! nella! Commedia.! Questi! sono! pochi! versi,! ma!
fondamentali!perché!consegnano!un!ruolo!fondamentale!alla!donna!e!gentile!nell’averlo!indotto!a!smarrirsi!nella!
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Il!testo!più!importante!di!tutti!è!la!Vita!Nova!perché!Dante!incontra!questo!personaggio.!
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entrambi!necessari!alla!sua!struttura!dell’opera.!
Si!tratta!di!un!testo!in!cui!Dante!raccoglie!testi!lirici!(canzoni!maggiormente)!e!li!inserisce!in!un!contesto!narrativo!
in!prosa!=!Dante!introduce!queste!liriche!con!dei!prezzi!in!prosa!in!cui!ci!racconta!quando!li!ha!scritti!e!ne!aggiunge!
altri!(generalmente!stanno!dopo!la!lirica)!in!cui!li!commenta!→!Fare!un!libro!di!liriche!di!poesie!e!quando!decide!
di!fare!un!libro!di!poesie!decide!che!questo!deve!essere!non!solo!fatto!di!poesie!singole!rilegate!assieme,!ma!quello!
che!le!tiene!unite!è!una!struttura!in!prosa!che!offre!sia!un!commento!che!una!giustificazione!di!queste!liriche.!
N.B.!Giustifiche!=!dove!e!perché!ha!scritto!una!determinata!poesia.!
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Anteprima parziale del testo

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VITA NOVA

Lezione 17/11/ Tre grandi opere che Dante scrive in volgare: Convivio, Vita Nova e Commedia. Queste sono caratterizzate da un aspetto fondamentale: sono opere che noi oggi definiremmo autobiografiche. L’autobiografia nel medioevo era un concetto molto diverso da quello che intendiamo e ciò che caratterizza l’opera autobiografica di Dante è che il personaggio principale di queste è Dante stesso. Il Convivio, che viene presentato come un trattato filosofico, ma è un’opera autobiografica perché Dante racconta e inserisce di tematiche filosofiche all’interno del proprio percorso esistenziale → Tendenza a scrivere/parlare di sé. Questa espressione viene da un capitolo del convivio in cui Dante si giustifica perché sta scrivendo un’opera che a suo giudizio parla di sé. La scrittura di Dante in volgare è sostanzialmente caratterizzata da questo parlare di sé (tendenza che è stata studiata da molti tra cui Marco Sant’Agata) → Dante è l'arci personaggio delle sue grandi opere in volgare. Il nostro corso si focalizza sull’altro arci personaggio che è presente in tutte le opere di Dante: la donna pietosa e gentile. Di solito che Beatrice è l’altro grande personaggio dell’opera dantesca, il che è sostanzialmente vero perché questa ha una svolge una funzione importante per l’arci personaggio di Dante, però il ragionamento di Maldina è che Beatrice è al centro della Vita Nova ed è il personaggio fondamentale della commedia, ma non c’è nel Convivio (= c’è all’inizio, però Dante quando ne parla ci dice “basta” perché quest’opera non vuole parlare di Beatrice). Ciò non succede per la donna pietosa e gentile. La donna pietosa e gentile c’è in tutte e tre le opere con una funzione importante (nella Commedia c’è alla fine del Purgatorio). L’unico personaggio, oltre, a Dante, che c’è in tutte le opere in volgare è è proprio questa donna. L’idea che Maldina esprime è che questa è il secondo personaggio più importante dell’autobiografismo dantesco, ma non mettiamo in dubbio l’importanza di Beatrice. Il tentativo nostro è capire chi è questa donna e ricostruirne la fisionomia. Beatrice ha un doppio binario: quella storica e quella cantata da Dante nelle sue opere, mentre questo doppio binario non c’è per questa donna. Dante non ci dice chi è questa donna, ma ci dice solo che è pietosa e gentile. Noi di questa donna non sappiamo nulla e probabilmente è un'invenzione letteraria, non ha un nome, neanche fittizio. Dobbiamo studiare come Dante ha costruito un suo personaggio, partendo probabilmente dal nulla. Dante sta creando una situazione dove gli serve far finta di incontrare una donna con una determinata funzione narrativa e ciò lo fa per parlare di sé → Caratteristiche attorno alle quali si gioca la centralità di questo personaggio. Evidentemente, non trattandosi di un personaggio totalmente immaginario, Dante può attribuirgli una funzione centrale nel percorso che vuole narrare e, per l’importanza e la funzione di questo personaggio, questa donna sta in tutte e tre le opere in volgare. Da un lato dobbiamo capire cosa succede a questo personaggio nel Convivio (libro della donna pietosa e gentile) e dall’altro dobbiamo capire dove Dante parla di questa donna nella Commedia. Questi sono pochi versi, ma fondamentali perché consegnano un ruolo fondamentale alla donna e gentile nell’averlo indotto a smarrirsi nella selva. Dunque, per certi versi, nella Commedia la donna pietosa e gentile è la risposta alla domanda “Perché Dante è finito nella selva?”. A tutto ciò dobbiamo aggiungere anche la produzione di alcune liriche in cui è possibile riconoscere il personaggio della donna pietosa e gentile. Lo stesso concetto vale per le rime. Il testo più importante di tutti è la Vita Nova perché Dante incontra questo personaggio. Cos’è la Vita Nova e che funzione ha il personaggio della donna pietosa e gentile? Data e titolo Prosimetro → componimento misto di prosa e versi che è caratterizzate dal fatto che sia le prose che i versi sono entrambi necessari alla sua struttura dell’opera. Si tratta di un testo in cui Dante raccoglie testi lirici (canzoni maggiormente) e li inserisce in un contesto narrativo in prosa = Dante introduce queste liriche con dei prezzi in prosa in cui ci racconta quando li ha scritti e ne aggiunge altri (generalmente stanno dopo la lirica) in cui li commenta → Fare un libro di liriche di poesie e quando decide di fare un libro di poesie decide che questo deve essere non solo fatto di poesie singole rilegate assieme, ma quello che le tiene unite è una struttura in prosa che offre sia un commento che una giustificazione di queste liriche. N.B. Giustifiche = dove e perché ha scritto una determinata poesia.

Dante raccoglie poesie già scritte prima: ciò è vero in alcuni casi, mentre in altri casi Dante le scrive direttamente per la vita nova → possiamo ipotizzare questa distinzione in maniera abbastanza approssimativa: di alcune poesie noi abbiamo due versioni: quella della vita nova e la versione singola che è un po’ differente. Questa struttura complessiva ci impone di considerare ciascuna lirica in maniera differente rispetto alla Vita Nova. Nel caso delle liriche per la donna gentile abbiamo una doppia stesura. Struttura La struttura della Vita Nova si traduce in una forma letteraria molto connotata: è una forma per cui c’è un pezzo in prosa, una poesia e un altro pezzo in prosa → Struttura che evolve nel corso del testo. Questo concetto di prosimetro a noi è abbastanza estraneo. Nel 1200 questo è diverso perché nel medioevo, questa struttura, era propria di un testo famosissimo: De Consolatione Philosophiae di Boezio → dimensione elegiaca. Quando Dante scrive quest’opera ha in mente quest’opera e lo utilizza come una sorta di modello. Boezio da voce a un dolore (quello di essere esiliato) e cerca nel lettore una sorta di consolazione → costituisce un ulteriore aggancio rispetto al Dante della Vita Nova. La Vita Nova nasce dalla morte di Beatrice e il testo serve a dar voce a questa sofferenza. La Vita Nova per certi versi è un’elegia. Boezio parla di se stesso nel De Consolatione Philosophiae e in particolare di come lui ha incontrato la filosofia (una donna che è la personificazione della filosofia). Prosimetro in cui un personaggio vive in una condizione miserevole (in carcere/in esilio). Questo insieme di modelli (libri di Boezio) sono le due forme di libro che Dante vuole emulare con la vita nova; questa si configura come una sistemazione della propria produzione lirica = come i trovatori scrivevano le loro liriche qualcuno le metteva insieme in questo manoscritto creando un libro fatto di prosa e di versi (la persona che scrive le poesie è diverso da quello che scrive le vidas e le razos ). Dante più o meno fa la stessa cosa, ma l’autore delle liriche e delle poesie è lo stesso. Ciò che importa è capire dove si colloca la vita nova nella carriera poetica di Dante e che funzione questo libro ha per Dante. Dante attraverso la Vita Nova decide di sistematizzare la sua produzione in un racconto e decide di pubblicare non poesie singole, ma la sua produzione lirica in un libro → l’unità è data dall’aver collegato il tutto in una storia autobiografica. Dove e quando Il “quando” è problematico, così come la cronologia di tutte le altre opere, ma abbiamo tanti elementi che ci aiutano a capire quando può aver pubblicato la Vita Nova. Questa deve essere decontestualizzata nell’esordio poetico di Dante: esordisce come poeta prima del 1287 e possiamo affermarlo grazie all’atto notarile rogato da Enrichetto delle Querce (Bologna, Archivio di Stato, Memoriali). L’aspetto straordinario è che mentre i notai italiani si limitano a tirare una riga per segnalare la divisione da un atto e l’altro, i notai bolognesi trascrivono delle poesie. Spesso queste poesie sono attestate solo qui e un notaio ha trascritto un sonetto di Dante → Prima attestazione di un’opera di Dante. Nella Vita Nova e nel racconto che Dante fa della propria vita, l’autore ci dice che all’età di 18 anni (nel 1283) Dante ha scritto la sua prima poesia. Questo è un testo di corrispondenza, in poesia, in cui Dante si rivolge a dei destinatari precisi e gli chiede un parere → modalità tipica del discorso lirico medievale tant’è che noi abbiamo i versi che alcune persone hanno scritto in risposta al sonetto di Dante. Dante ha realmente inviato un sonetto ad altre persone che gli hanno risposto con altri testi come Dante Da Maiano. Noi siamo abituati a vedere e a pensare alla lirica come allo spazio in cui “l’io lirico” si esprime, mentre questo non c’entra nulla con la lirica medievale. La lirica medievale non è l'espressione sincera e diretta di un sentimento provato dal poeta che vuole rendere pubblico, ma è un dialogo molto concreto. Questo dialogo e questa natura del discorso poetico lo rende completamente diverso da quello che per noi è una lirica. Uno dei modi più affidabili di datare un’opera medievale è vedere se al suo interno vengono menzionati degli eventi storici precisi → qui questo sistema non ci aiuta. Indeterminatezza di tempo e luogo: tutti ci dicono che la Vita Nova è ambientata a Firenze, ma Dante non dice mai che si tratta di Firenze e allo stesso modo le vicende che Dante narra all’interno della “Vita Nova”, ma abbiamo qualche riferimento. Dante non ci dice neanche la quantità di tempo che passa tra un evento e l’altro, ma noi disponiamo solo di due eventi precisi:

  • Lo stilnovo celebra l’amore per una donna angelicata → non esiste la donna angelicata e, tra l’altro, non vuol dire nulla;
  • Anche l’amore cortese non esiste. Si dicono tante fesserie sulla vita Nova perché è un testo di una complessità unica. Questo, inoltre, è un testo che sfugge. Dante Alighieri, Vita Nova , 1, 1 Dante ha in mente la forma del libro e utilizza delle metafore libresche → trascrizione di ciò che Dante ha nella sua memoria. Questo è il libro della memoria per quanto riguarda la parte della vita nuova nel senso di “giovanile” e “rinnovata” → duplice definizione e sono due linee fondamentali. In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro sentenzia. Dante utilizza la metafora del libro e lui ci vuole dire la sentenza di queste parole. Inoltre, utilizza metafore tratte dal lessico tecnico del periodo medievale. Dante è un autore che si presenta spesso come una persona che riprende ciò che è stato detto da altri → trascrittore di cose. Dante Alighieri, Vita Nova , 1, 12 - 20 C’è la storia di una parte della vita di Dante e qui, arriviamo al primo paradosso: testo indeterminato in cui menziona solo Beatrice e la sua morte (usa 3 calendari diversi). Scrivere di sé nel medioevo è diverso dal fatto di scrivere di sé oggi. Importa che la sua vicenda sia emblematica. Dante ci dice cose che a noi non sembrano importanti, ma che in verità lo sono: Dante, da bambino, viene portato a casa di Portinari (ha 9 anni) e incontra Beatrice. C’è subito un salto cronologico in quanto ci dice che dopo passa a raccontare cosa è successo nove anni dopo. Dante ci dice che età ha e dei 9 anni dopo e il testo di Dante ci da un’informazione implicita: ha 18 anni. A un medievale questo aspetto interessa perché il testo principale sulla teoria di amore del medioevo (Andrea Cappellano, De amore = trattato sull’amore) gioca su alcuni fatti di questo autore. Andrea Cappellano dice che ci sono delle regole tra cui “ masculus ante decimum octavum annum verus non potest amans ” = il maschio non può essere un vero amante prima di aver compiuto 18 anni. L’idea che Dante vuole proporre è quella di presentarci una storia in cui ci spiega che cos’è il vero amore e tu non puoi saperlo se non hai compiuto 18 anni. A Dante spesso interessano cose che a noi non sembrano rilevanti. Ulteriore elemento: è importante capire che la vita Nova si rivolge a un pubblico ristrettissimo: i fedeli d’amore tra cui spicca uno che è Guido Cavalcanti. Per capire quello che dice Dante devi essere un vero amante anche tu e se hai queste caratteristiche sei pronto ad ascoltare quello che dice Dante N.B. Vita Nova: pubblico ristretto ≠ Commedia: rivolta a tutti “Tra cui il primo dei miei amici” → rapporto privilegiato con Guido Cavalcanti, ma è un rapporto problematico. Dante ha inviato il sonetto ad alcune persone e Dante menziona una sola risposta delle tante: quella di Cavalcanti. Sembra che Dante ponga sotto l’egida l’opera del suo amico, ma in verità non è così. Dante ci dice che gli hanno risposto in tanti, però ora che sono passati anni deve dire che nessuno ha capito niente e nessuno ha capito il vero significato del sogno e che, ora (intorno agli anni ‘90 è chiaro anche agli idioti). Beatrice muore nel ‘90 e Cavalcanti non può immaginare questo → ciò lo capiscono anche i cretini perché lei ascende al cielo e questa donna morirà. Indirettamente sta dando del cretino a Cavalcanti. Questo è il testo con cui Dante litiga con Cavalcanti sull’idea di amore ed è un dialogo con una sola persona. Le idee che Dante propone sono in dialogo con Guido e l’esito è indirizzato ai fedeli d’amore → racconto autobiografico attraverso la sua memoria. Quel sogno pone in rilievo l’elemento fondamentale dell’amore: Beatrice muore = qualcosa di estremamente complesso e articolato specie se visto in un’ottica medievale. Beatrice muore nel capitolo 19 = evento epocale; unico capitolo in prosa (non ha neanche una poesia). Dopo la morte di Beatrice, Dante cambia perché la sua lirica (lirica del lutto) deve sembrare vedova → impatto anche sulla struttura del libro. Questo aspetto viene anticipato nel capitolo prima con la morte del padre e dell’amica di Beatrice = la morte si avvicina progressivamente a Beatrice.

L’oggetto del libro è “la gloriosa donna della sua mente” e pochi collegavano il fatto che Beatrice = colei che dona beatitudine. La regina della sua mente è gloriosa, ma nel lessico medievale un glorioso è solo una persona morta che vede Dio in paradiso → già morta. Dante parla di Beatrice e della sua ineffabile cortesia e la virtù di Beatrice è ricompensata nel grande secolo: nell’aldilà → rivoluzione copernicana nella lirica italiana. N.B. Meritata = ricompensata La novità più dirompente è che nella lirica medievale (sostanzialmente amorosa) vi sono anche liriche politiche, etc. In questo contesto, l’idea della lirica d’amore rimane fissa a una idea fondamentale: la sua donna è viva. Dante si pone il problema su “come faccio se lei muore?” e ciò ci rimanda al manuale di Andrea Cappellano, il quale ci dice di fare un po’ di lutto, ma di trovarne un’altra → Chiodo schiaccia chiodo. Quando la donna muore hai una sola soluzione: il Planh, cioè il genere lirico francese occitano e vuol dire “pianto” →componimento per lamentarsi di un dolore e si piange per la morte della donna amata. Il tutto finisce qui → Dante interrompe questo “schema”. Come si fa ad amare qualcosa dopo la disfatta del suo corpo? Come si fa ad amare una donna senza la speranza di possederla? Non si fa, ma Dante rimane lì. Questo rimanere lì è la grande novità della Vita Nova → pure i contemporanei dibattono sulla Vita Nova. Paradosso = libro d’amore per una donna morta L’amore che Dante narra si definisce fin da subito in maniera particolare. Dante Alighieri, Vita Nova, 1, 8 Definizione di Dante per il concetto di amore: valore esemplare dell’amore e la vicenda tra Dante e Beatrice è eccezionale → come si fa trarne esempio se è eccezionale? L’impatto fisico di Beatrice a Dante → riguarda il corpo di Dante e lui ci fornisce una descrizione medica. Ciò gli succede “ per vertù che li dava la mia imaginazione ” → l’amore ha forza di agire sull’uomo per immaginazione = vedo una persona che mi piace e quando arrivo a casa continuo a pensarla. Questo pensiero è talmente forte che sconvolge il suo organismo. Dante Alighieri, Vita Nova, 1, 2 - 11 Affidiamoci di nuovo ad Andrea Cappellano: “ Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formee alterius sensus ” → definizione. “L’amore è una passione ed è una passione che procede/si forma dalla visione e il momento successivo è lo smodato pensiero della forma dell’altro sesso”. N.B. Per forma si intende il corpo = Beatrice è morta. La tua cogitazione è del corpo e Dante sfida è tutto questo. L’altro elemento che sfida Dante è l’immoderata cogitazione = rischia di diventare quello che Leopardi chiamerà il “pensiero dominante”. → Quindi non fa altro Dante non riesce più ad esercitare bene la sua ragione e la sua capacità di pensare. Dante Alighieri, Vita Nova, 1, 10 Dante sta ancora parlando del fatto che ha visto Beatrice e che la pensa ancora. L’immagine nella filosofia medievale è ciò che ti rimane in testa della forma che tu vedi e, passando attraverso gli occhi, diventa tale. L’amore di Dante è totalizzante, ma ha di eccezionale il fatto che l’amore e la ragione vanno insieme → eccezionalità. La Vita Nova cambia sempre e cambia lo scenario in cui si muove Dante → tante situazioni che fanno evolvere il suo amore. La poetica della loda è una di queste situazioni, non è l’argomento del libro → situazioni fatte di un itinerario il cui fine ultimo è questa eccezione in cui ragione va con amore e l’amore sussiste senza la forma corporea. Il dibattito si basa su due capisaldi del periodo medievale: amore e ragione (cosa preziosa che tu hai). L’errore principale che possiamo fare leggendo una lirica medievale è pensare che la lirica sia la diretta espressione dei nostri sentimenti. Dante si inventa le cose perché crea un esempio concreto di un discorso relativo al sentimento e all’amore → dibattito sull’idea di amore; la lirica non si scrive per sé stessi. La lirica è una forma di dialogo all’epoca di Dante. Cavalcanti non condivide quest’idea di amore e il rapporto si gioca su questa somma reverenza (“il primo dei miei amici”), ma per la Vita Nova è l’antagonista.

Gran parte delle idee che noi abbiamo sullo Stilnovo deriva da una serie di fraintendimenti, ma che hanno una ragione storica perché sono tutte delle riletture → storicità che non è medioevale e ciò lo fanno gli uomini dell’Ottocento (concetto di donna angelicata e definire cos’è stilnovo). L’amore è una passione che si può capire solo tramite esperienza e, dunque, Dante sta parlando a chi ha provato l’amore. N.B. Non tutti hanno un cuore gentile. Il Guinizelli della Vita Nova non viene mai nominato esplicitamente e noi sappiamo che Dante allude a lui grazie alla frase “ siccome il saggio nel suo dittar pone… ”. La Vita Nova si ispira anche politicamente a Guinizzelli. PROBLEMI A CUI RISPONDEREMO:

  • Stilnovo dantesco
  • Autorità sulla base della quale fonda la poetica della Loda
  • La poetica della loda è ispirata a Guinizelli → si ispira anche poeticamente a Guinizzelli (Dante non diventa un guinizzelliano, ma prende strade diverse sia da Cavalcanti che da Guinizzelli → volontà di fare qualcosa di nuovo: lo Stilnovo) L’idea che ci fosse un saluto all’inizio e vede la beatitudine nel saluto = saluto e salute (= salvezza) → ricompensa. Nella lirica cortese il concetto base è che una persona ama una donna, però lei le deve dare un qualcosa in cambio → L’amore non è fine a sé stesso Quando Beatrice le toglie il saluto, l’amore diventa buio e oscuro perché l’amore rimane solo una passione travolgente che lo induce a cercarla Vedere la propria donna, a quell’epoca, ha un significato un po’ diverso perché era molto più complesso cercare di vederla (Dante la vede spesso a messa). Capitolo 7, Paragrafo 9 Dante viene distrutto ed è annichilito, perché non ottiene nulla → modello cavalcantiano → Dante vive questo amore distruttivo e annichilente (in senso tecnico ed etimologico) L'autore sperimenta l’amore doloroso come Cavalcanti e bisogna chiarire che Donna me prega è il manifesto di un tipo di amore che emerge anche dalla lirica di Cavalcanti anche in maniera non filosofica, ma narrativa. Molto spesso la lirica di Cavalcanti è molto varia e trova richiesta di considerazione del proprio dolore al fine di suscitare pietà → La situazione in cui mi trovo (annichilito), mi pone in una condizione dove vi sono due strade: da un lato spero di ottenere pietà (sia dalla donna che da altri), ma dall’altro c’è il grande tema della derisione (tema della derisione per come sta l’amante). Amante non può trovare gioia nell’amore, trova di gran fortuna pietà nella derisione. Dante quando vedeva Beatrice non aveva più vita ed era totalmente annichilito → entrano in gioco i due temi cavalcantiani: un giorno D. sta camminando per Firenze a un matrimonio e si imbucano, si incamminano e c’è Beatrice. A quel punto, ricomincia la solfa e si annichilisce, alchè Beatrice dopo comincia a prenderlo in giro con un gruppetto di donne → episodio definito “gabbo”. Questo è un episodio decisivo cavalcantiano e Dante reagisce cavalcantianamente poiché viene deriso. Dante è in questa camera in cui, piangendo e vergognandosi, dice tra sé e sé che, se questa donna sapesse la sua condizione, lui crede che potrebbe provare pietà e non lo deriderebbe più → Punto di massima vicinanza all’idea di Cavalcanti. La poesia diventa il veicolo attraverso il quale Dante dichiara il suo stato e nei capitoli successivi Dante, non a caso, lo fa. Dante descrive il suo stato a fondo. N.B. Ogni capitolo cambia destinatario e contenuto. Capitolo 10 Dante dice che Dante era convinto di essere arrivato alla fine, ma poi qualcosa lo ha indotto a ricominciare a scrivere con un argomento nuovo e soprattutto più nobile → schiaffo in faccia a Cavalcanti perché gli sta dicendo che si, è tutto bello, ma la sua materia è più nuova, più nobile e lui continua. Vita Nova 10, Paragrafo 5 Dante incontra delle donne che gli dicono di avere pazienza e lui non può vedere Beatrice perché altrimente lo fa crollare emotivamente. A quel punto Dante comincia a ragionare sul perché ama Beatrice. Ci deve essere uno scopo per amare → per Dante è la beatitudine.

La beatitudine non sta più nel saluto, ma risiede nelle parole che lodano la donna amata da Dante → la donna non è mai stata negativa e lei non lo saluta perché Dante ha sbagliato. Dante deve pagare l’errore. → Rivoluzione copernicana: l’oggetto della lode è Beatrice, non più la sua condizione. Ora scrive di Beatrice alle altre donne gentili e scrive alle donne che capiscono l’amore = donne gentili N.B. La poetica della loda corrisponde a questa fase della Vita Nova, prima c’era dell’altro e dopo ci sarà dell’altro. Poetica della loda = parlare di sé > parlare di lei Dante elimina l’idea che ci debba essere una ricompensa → la sua poesia mira solo a lodare lei e trova la sua beatitudine lì Dante non si è inventato la poetica della loda La novità di Dante è che non vuole niente, anche se lei non lo saluta lui è felice lo stesso. Dante è sulla scia di Guinizzelli = Dante continua a riconoscere a Guinizelli il ruolo di caposcuola. Idea di Bonagiunta da Lucca: idea di tirare fuori una canzone (opera lirica/poetica) per forza di scrittura, cioè (secondo Maldina) è la scrittura intesa come Bibbia (scrivere per mezzo di citazione biblica). La novità di Guinizzelli è proprio quella: nel Medioevo tutti conoscevano la Bibbia e questo è il grande codice del mondo occidentale → tutto il nostro modo di fare arte, etc. è nutrito indipendentemente dalla Bibbia. Di conseguenza, la Bibbia la citiamo dappertutto. Guido Guinizzelli La lirica medievale è quasi sempre priva di citazioni bibliche fino a Guinizzelli → ricchissimo di citazioni bibliche e Guinizelli è talmente ricco di citazioni bibliche che Bonagiunta si arrabbia = lui tira fuori dalla lirica la Bibbia. Io voglio del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede; e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’om pò mal pensar fin che la vede. Questa è una poetica che si svolge per similitudine e compara la donna a degli elementi di bellezza naturale → Per esempio: Guinizzelli compara la donna a una rosa e a un giglio e questi due fiori sono usati nella Bibbia allo stesso modo: fiori con cui lo sposo loda la donna nel canto = per Bonagiunta sta riscrivendo il canto applicandolo alla propria donna. In questo sonetto vi sono tante figure che rimandano alla Bibbia come la stella Diana. L’idea di base è quella di paragonare la propria donna alle bellezze celesti = si paragonano alla donne le realtà paradisiache → idea della donna angelicata. N.B. Punto fondamentale su cui si gioca la differenza tra Guinizzelli e Dante: “ ciò ch’è lassù a lei somiglio ” = Guinizelli sta dicendo che la sua poesia, per il tramite dell’analogia, eleva la donna e la paragona a qualcosa che è celeste. La poetica della loda di Guinizzelli serve a innalzare la donna iperbolicamente e retoricamente → ciò piace molto a Dante. Dante crea la sua poetica della loda che è diversa da quella di Guinizzelli. La donna passa e ha un effetto positivo sugli altri e se uno è vile non le si può avvicinare. Idea chiave: Guinizzelli pone questo innalzamento della donna e quando questa passa si spande un effetto benefico → idee fondamentali sulle quali lavora Dante. Dante cambia stile molto spesso, ma la poetica della loda la tiene a lungo.

  • Dante scrive ai parenti per informare della morte di Beatrice (?; molto improbabile): cosa assurda che scriva al governo per la morte di Beatrice e i parenti di Beatrice erano al governo. Dante dice che la mette quasi come “ entrata della nova materia che appresso viene ” → esergo della parte della vita nova dedicata al lutto di Beatrice che Dante definisce “nuova materia”; c’è una materia in vita e c’è una materia in morte (cosa che Petrarca bipartisce).
  • Se Beatrice muore è un affare cittadino (non è una questione individuale) ed ecco perché devi mettere in mezzo il governo → Beatrice è un miracolo per tutti e la gioia e la beatitudine sono della comunità, di conseguenza anche il lutto deve essere della comunità. Dante è solo il membro di una comunità che è impattata da Beatrice. I poeti sono solo i poeti latini, ma Dante vuole dare una grammatica al volgare. Dante finge di amare un’altra donna per deviare l’attenzione del pubblico. Dopo che lei parte da Firenze, Dante scrive un sonetto dove finge di essere dispiaciuto per la sua partenza. Le lamentazioni esprimono il grande dolore indipendentemente dal fatto che questi siano politici o di altra natura. Il dolore è di Dante (quello di Vita Nova due) ed è la città che è vedova. Il passaggio è anche un superamento di Cavalcanti perché, quando la donna muore, (l’amore è sofferenza) Dante ricade nell’amore come dolore. Tu la puoi fare in termini di Planh. Dante lo scrive un Planh e lo scrive per esempio nel capitolo 20, più nello specifico nella canzone → Dante non rifiuta il genere del lamento per la morte, ma non è collocato nell’ottica individualistica cavalcantiana. Cavalcanti è così importante perché si inventa l’individualità lirica (io lirico) e Dante gli contrappone un “io collettivo”. Rimane l’idea che amore è un qualcosa che ha anche un effetto su Dante anche in morte. La poetica della loda la fa per sfogare quel senso di beatitudine che lui, in quanto cittadino di Firenze, ha della vita di Beatrice → le circostanze della vita lo portano a sfogare prima una gioia e poi un dolore. Incipit del capitolo 21 “Distruggitore dell’anima mia” → ora Dante è ritornato a una idea cavalcantiana dell’amore negativo → l’amore è tornato a essere un fattore che gli distrugge l’anima. La seconda parte della Vita Nova è la negoziazione di tutto questo. Incontra la donna pietosa e gentile dopo l’anniversario della morte di Beatrice C’è un anno di lutto e di pianto che fa anche per dare espressione a Manetto, ma alla fine parla anche di sé Idea dell’anniversario della donna da celebrare se lo è inventato Dante: prima si faceva ciò per i santi e Dante lo inventa per Beatrice → Rime per l’anniversario (Rima per l’annovale) Dante dopo incontra un’altra. Lezione 24/11/ Vita Nova - Capitoli 24- 27 La Vita Nova è anche la storia di una carriera poetica ed essendo il suo lavoro ecco che le varie situazioni determinano delle situazioni poetiche → apprendistato poetico: come è diventato il poeta di Beatrice. Dire che Dante è il poeta che adotta lo stile della poetica della lora → non è corretto perché c’è una porzione abbondante che della Vita Nova che è successiva all’evento che destituisce ogni fondamento della poetica della loda: la morte di Beatrice. A Dante gli impongono di ricominciare perché manca il corpo della donna amata e manca la fonte stessa dell’amore. Mancando ciò, Dante dice che l’amore è diventato “distruggitore della sua anima”. L’amore che distrugge è un senso cavalcantiano. L’episodio della donna pietosa e gentile fa parte della fase in cui Dante trova un modo possibile per amare Beatrice dopo la sua morte → episodio strano perché è parso ad alcuni un episodio che non c’entra nulla con la Vita Nova. Coloro che hanno pensato così sono due tra i più importanti dantisti del Novecento: Michele Barbi e Maria Corti. Maria Corti arriva perfino a dire che Dante ha scritto due volte la Vita Nova, di cui la prima trascrizione scritta senza questo episodio e, nella versione che Dante riscrive dopo l’esilio, inserisce questo episodio. L'ipotesi di Maria Corti riporta a ciò che sostiene Michele Barbi. Nella prima stesura della vita nova di Maria Corti (che non esiste) a questa struttura Dante aggiunge un episodio nuovo.

Dante ha scritto la Vita Nova una sola volta, secondo quanto ci dicono le fonti. La donna pietosa e gentile, nel modo in cui la intende Maldina, è una tentazione necessaria = Muore Beatrice e Dante incontra un’altra di cui si innamora; nell’ottica della vita nova è motivo per scrivere un ciclo di capitoli dove Dante mette al centro il tema della tentazione, ma alla fine non cede → capitoli di infatuazione che diventa una tentazione. La teoria medievale prevede tassativamente il fatto che l’amore passa attraverso il corpo, ma l’amore procede anche senza il corpo. Dante deve affermare che l’amore procede anche senza il corpo. L’amore di Dante sopravvive al deperimento del corpo → l’esperienza sensibile di un’altra non serve. Beatrice, alla fine del processo, diventa figura di Cristo e celebrata con un miracolo nella sua analogia con Cristo. L’idea della tentazione è molto religiosa → fede che è sottoposta a una serie di prove che devono essere superate. La donna pietosa e gentile, in quanto tentazione, deve essere di segno opposto rispetto a ciò in cui si crede. Dante mette in scena un chiodo (la donna pietosa e gentile) e dovrebbe scacciare l’altro chiodo (Beatrice). N.B. Ciò consente a Dante di destituire di fondamento l’idea che l’amore passa attraverso la presenza del corpo. Dante deve destituire di fondamento una massima, un modo di pensare, di lunghissimo corso che veniva spesso accostato all’amore. Dante mette in scena un chiodo che dovrebbe scacciare l’altro chiodo (massima di Cicerone) → il dolore provato per la morte della donna amata è irrecuperabile. Due dei più grandi capisaldi del discorso sull’amore non funzionano. N.B. Dante non entra in polemica con queste idee tanto da volerle smentire perché queste teorie sono vere, ma non nel suo caso perché il suo è un caso eccezionale. Il suo amore non soggiace alle regole dell’amore di tutti. Quest'idea di cristianità e questo senso cristologico di Beatrice c’è in uno spazio della Vita Nova. Riassumiamo l’episodio: Dante cammina per Firenze e a un certo punto vede arrivare la donna di Cavalcanti e dietro vede Beatrice. Lui sa bene che il soprannome della donna di Cavalcanti è Primavera e Dante è perfido perché dice che Primavera può essere anche “verrà prima” (Giovanni Battista che viene prima di Cristo) = Giovanna verrà prima di Beatrice come Giovanni Battista viene prima di Cristo. La seconda parte della Vita Nova può essere anche interpretato su un discorso sul “come riprendersi dalla donna amata” → Qui subentra la donna pietosa e gentile. Cavalcanti fonda filosoficamente il fatto che l’amore sia doloroso. Per Cavalcanti è impossibile che la donna amata provi pietà per lui. Capitolo 23 Le figure d’angelo su una tavolotta = Beatrice è in Paradiso insieme agli angeli e lui sta disegnando, immerso nei suoi pensieri, questa scena paradisiaca degli angeli. Dante sta cercando di costruirsi una sorte di reliquia di Beatrice. Dante sta presentando il disegno come qualcosa che lui fa pensando a Beatrice = disegno è anche una forma di consolazione → Termine chiave che ci accompagna anche nel Convivio e nella Commedia Dante cerca di consolarsi per la morte di Beatrice e Dante fa un discorso su come ci si riprende dalla morte della donna amata. Appena inizia l’episodio della donna pietosa e gentile succede una cosa particolare: Dante incontra una donna che lo vede soffrire e ha pietà di lui → quello che drammatizza Dante è la concretizzazione del desiderio cavalcantiano di trovare pietà. La donna pietosa e gentile è un traviamento. Capitolo 24 [1] Questo è il capitolo successivo a quello in cui Dante disegna gli angeli. Dante sta camminando e pensa a Beatrice → sta soffrendo perché lei è morta. “Poi per alquanto tempo” = questo evento si colloca grosso modo nell’estate del 1291. Ciò è importante perché, se noi prendiamo in mano il trattato di Cappellano, troviamo delle regole molto precise: di due punti da agli amanti delle regole → regola che norma: posso consolarmi con un’altra donna? Si, puoi, ma devi fare almeno due anni di lutto prima di poterti innamorare = bisogna portare rispetto alla donna morta, dopo il biennio di lutto è legittimo che tu t’innamori di nuovo e questo non può essere considerato illegittimo. Sin’ora Dante è stato in lutto, ma ora comincia a scanzonare perché incontra un’altra donna. Dante passa per una strada di Firenze che gli ricorda Beatrice (ricordo che coincide con il dolore e suscita i dolorosi pensamenti). Questi pensieri si manifestano esteriormente e ha un aspetto di una persona che soffre.

Lezione 26/11/ Torniamo al capitolo 25 Il capitolo 25 è il secondo capitolo dedicato alla donna pietosa e gentile: Dante si trova, dopo un anno di lutto, a innamorarsi di un’altra → vista e pensiero dominante; è una forma di compassione. L’innamoramento della donna pietosa e gentile nasce per pietà → importante capire e soffermarsi sull’aspetto della lirica medievale perché è un dialogo tra persone e poeti su un tema che è filosofico come l’amore. Molta parte della lirica medievale vuole parlare e lo fa anche per porre alcune casistiche, per esempio sulla nobiltà. La donna pietosa e gentile la si inserisce in diverse casistiche e che vanno esplorati: innamoramento per pietà, etc. Quello che cambia è il significato che si da e in che contesto questi sonetti vengono inseriti perché il valore della singola lirica trascende la singola lirica. Dante non è il primo che lo fa perché nel ‘200 vi sono dei tentativi di dare un senso poetico al di là della singola lirica: Dante lo fa con un prosimetro → vediamo che le singole liriche fanno riferimento a una medesima vicenda e le si inseriscono all’interno di un ciclo, cioè di un libro. Ci sono dei testi come Guido e Cavalcanti importanti, ma ci sono alcune cose da tenere a mente. La casistica che Dante declina in riferimento alla donna pietosa e gentile è sostan- zialmente quella dell’innamoramento per pietà: è vero, ma la cosa è più complessa. Vi è anche un altro innamoramento importante: quello che avviene per somiglianza = incontrare una donna simile alla propria (è più facile innamorarsi?); importanza del corpo. Pure Cavalcanti si è posto questo problema tanto che ha scritto un’insieme di rime che sono un esempio di ciclo → piccolo corpus con una serie di rime scritte in riferimento a uno stesso episodio (episodio quasi sicuramente vero): Guido Cavalcanti era andato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela e hanno tentato di ucciderlo (Corso Donati?). Ciò ci serve per capire come funziona il discorso politico e ciò che ci interessa è il pellegrinaggio perché se leggiamo le rime ci sono 3 componimenti ambientati a Tolosa (sulla via del pellegrinaggio per Santiago). → Dunque è ragionevole pensare che il pellegrinaggio sia vero e, tornato dal pellegrinaggio, abbia pure scritto delle rime pure sul pellegrinaggio. Il pellegrinaggio di Guido lo possiamo dire reale per tante cose (uno sconosciuto lo ha preso in giro perché hanno cercato di ucciderlo). Guido, nel ciclo tolosano si parla spesso di pellegrinaggio, ma il centro è una donna (della quale sappiamo eccezionalmente il nome) e Guido, che era fuori da Firenze e lontano dalla sua amata, incontra una donna che le assomiglia e si innamora → La donna non ricambia l’amore (amore che diventa una forza distruttrice). A Firenze si parlava di questo pellegrinaggio ed era un oggetto storiografico dibattuto. Dante collega al pellegrinaggio di Guido un ciclo in cui ci sono gli stessi argomenti della donna pietosa e gentile e lo introduce allorquando ritorna un tema cavalcantiano negli effetti. Dante, in questo episodio, continua una sorta di dialogo con Cavalcanti. N.B. La parte cavalcantiana non sta solo all’inizio dell’opera. La seconda parte della Vita Nova è speculare alla prima parte = con la seconda parte si torna alla prima parte. Tutta la prima parte è il percorso che arriva al culmine della politica della loda, ma con la morte di trova al punto di partenza → è di nuovo cavalcantiano e quindi, la seconda, parte possiamo dire che è un piano B e arriverà un tema cavalcantiano. Dante sta riniziando a cercare la propria strada per avere un rapporto d’amore con Beatrice positivo: che non sia distruggitivo e di farne una poesia capace di superare la morte della donna amata. Senza questo problema posto da Dante e risolto in una determinata maniera non ci sarebbe Petrarca o comunque Petrarca e le sue opere non sarebbero fatte così (il Canzoniere è diviso in vita e in morte di Laura). Capitolo 26 Dante si fa un viaggio mentale sulla base di questo incontro. Subito dopo Dante si pone dei problemi e dice che c’è “ una battaglia tra i suoi pensieri ” → c’è una battaglia relativa a due personificazioni: da un lato c’è il cuore di Dante e dall’altro ci sono gli occhi di Dante. Questi due vogliono cose diverse e Dante è dilaniato da questa battaglia. [1] Dante si è spinto in là perché gli occhi suoi si dilettavano troppo (“troppo” = implica un giudizio morale) = Gli occhi si dilettano di vedere questa donna e il cuore si arrabbia, si dispiace perché Guerra che sta al centro dell’episodio e, in questo capitolo, ci dice le ragioni del cuore. Dante se la prendeva con i suoi occhi.

[2] Gli occhi vogliono dimenticare →Dante sta correndo il rischio di dimenticare Beatrice ed è chiaro che, se si dimentica di Beatrice, l’amore finisce. N.B. La nuova donna è “chiodo schiaccia chiodo”. Il cuore sta dicendo agli occhi che sono loro a farsi questa costruzione mentale perché alla donna pietosa e gentile, in realtà, perché gli pesa la morte di Beatrice. Il cuore ricorda che il lutto è di tutta la città di Firenze → Dante fraintende questa compassione: lui pensa che la pietà sia per lui, quando in realtà è per la morte di Beatrice. Due istanze: istanza che vuole dimenticare Beatrice (occhi) e un’altra istanza che vuole ricordare Beatrice (cuore) → i due litigano. In questo capitolo si crea il dramma. Nei primi due capitoli (24 e 25) Dante imposta la possibilità di superare il lutto con la regola “chiodo schiaccia chiodo” previsto da Cappellano, nei secondi due (26 e 27) Dante problematizza tutto questo e qui inizia l’idea che tutto ciò sia un traviamento. Dante va in crisi e lo scontro tra occhi e cuore viene approfondito nel capitolo 27. Capitolo 27 Lo scontro tra occhi e cuore viene approfondito nel capitolo 27.

  • Cuore: porta gli argomenti della ragione ed è la ragione che dice a Dante che non si può dimenticare Beatrice.
  • Occhi: rappresentano l’appetito come desiderio (desiderio di vedere questa donna e la volontà di dilettarsi che si oppone alla volontà di piangere). In uno scontro tra cuore e occhi vincerebbero gli occhi, vincerebbe il desiderio. Nella Vita Nova vince il cuore, quindi la ragione. Nel capitolo 25 Dante parla di un momento della battaglia in cui a vincere è il desiderio e la ragione sta per soccombere → “ ne la battaglia dei pensieri vinceano coloro che per lei parlavano ” = Dante è sull’orlo di sottomettere la ragione al desiderio e questa battaglia vuol dire che il cuore ha delle ragioni e gli occhi ne hanno altri.
  • Cuore: organo che in tutto questo subbuglio pensa più amorosamente (porta le ragioni del vero amore) ed è da ragione mosso. Di conseguenza, il cuore dice a Dante che il suo modo di consolarsi è vile, non va bene, nonostante sia previsto dalla casistica.
  • Occhi: a Dante piace troppo la donna pietosa e gentile. Occhi vogliono indurre Dante ad andare verso la donna pietosa e gentile (bella, giovane, saggia e in più, Dante, pensa che magari non l’ha incontrata casualmente). Idea centrale della consolazione. Andrea Cappellano non parla di quando ti innamori di un miracolo, ma parla di quando ti innamori di una donna → non parla di questa esperienza eccezionale. Alla fine, verrà fuori che ha ragione il cuore, ma la viltà di questo pensiero è dato dall’eccezionalità di Beatrice. È Beatrice che scompagina le carte e non c’è regola che valga per tutti. Capitolo 28 Dante, a questo punto, ha una visione di Beatrice che lo aiuta a ragionare e che gli fa capire la situazione. Dante sta per cedere, ma a quel punto appare Beatrice → Qui si risolve tutto. [1] Dante ha una forte immaginazione per quanto riguarda la visione di Beatrice. Lei è gloriosa (= tecnicamente beata), ma non la vede come una beata, la vede vestita di rosso e di aspetto uguale a come l’ha vista la prima volta → Dante si ricorda di come è iniziato tutto. N.B. (in riferimento alla lettura di Vita Nova 1, 5) parole latine riconoscono nell’amore per Beatrice il sentimento che dominerà Dante legittimamente → Dominio positivo. Queste parole latine sono citazioni dalla Bibbia. La natura cristologica di Beatrice è implicita. [2] Dante comincia a pensare a Beatrice e la pensa in un modo molto particolare: mettendo in fila e in ordine cronologico gli avvenimenti → la vita nova è un autobiografia ed, essendo tale, tu ti devi ricordare in che ordine si sono svolti gli avvenimenti → prospettiva diacronica e storica. Qui, Dante capisce che la donna pietosa e gentile è un traviamento.