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La prospettiva antimimetica di Klee trova manifestazione concreta nell’incipit di Confessione Creatrice, testo che pubblica nel 1920
Tipologia: Dispense
Caricato il 24/01/2020
4 documenti
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Prendendo le mosse dal Blaue Reiter e formatosi nel clima della Secessione monacense, Klee si emancipa dalle leziosità dello stile secessionista per esplorare i meccanismi dell’inconscio e giungere agli «albori dell’arte». Schierato a favore dell’espressione, Klee asseconda la pulsione del carattere, e quindi della soggettività. Convinto che la rappresentazione fidelistica non sia esaustiva della complessità del reale, Klee indaga i significati della visibilità: essa non consiste soltanto nella percezione degli elementi puramente visibili ma si compone anche di ciò che sta oltre il percepibile stesso. La prospettiva antimimetica di Klee trova manifestazione concreta nell’incipit di Confessione Creatrice , testo che pubblica nel 1920:
l’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile,
e ribadita nei Diari :
se qualcuno non riconosce quanto essi [i miei ritratti] siano veri, consideri che il mio compito non è quello di rendere i tratti esteriori (ciò che si ottiene anche con la fotografia), ma di penetrare nell’intimo. Io ritraggo anche i reconditi moti del cuore. Scrivo parole sulla fronte e attorno agli angoli della bocca. I miei volti umani sono più veri che reali.
Superare le convenzioni rappresentative significa per Klee volersi emancipare dalla tradizione rinascimentale e quindi da una rappresentazione strutturata prospetticamente ed organizzata sulla base del visibile. La rivoluzione di Klee non consiste in un rifiuto aprioristico della realtà bensì in una sua interiorizzazione : l’oggetto, oltre ad essere percepito otticamente, viene esperito nella sua totalità, violandone la superficie per coglierne la complessità strutturale e giungere a concepire la cosa come «più di ciò che l’apparenza dà a vedere». Partendo dal presupposto che l’origine del processo creativo è da ritrovare nell’azione, al di sopra della quale sta
Espressionismo
Pittura antimimetica
Interiorizzazione
l’idea, Klee ripercorre nell’opera d’arte la sua genesi, il movimento temporale e spaziale che soggiace alla sua creazione. La prima strofa di una poesia del 1905 recita:
L’individualità non è un elemento elementare: è un organismo. Elementi differenti Convivono indissolubilmente. Separarli significa ucciderli. […].
Significativo è il paragone organicistico dell’albero di cui l’artista è il tronco, il contesto le radici e l’opera la chioma; l’artista-tronco si fa così portatore dei messaggi provenienti dal profondo. Klee giunge a una visione della realtà cosmica in cui soggetto ed oggetto appaiono in dialogo portando le forme a mutare in funzione del processo di umanizzazione messo in atto dall’artista dinnanzi al reale. L’Io si reinventa sulla scorta delle forze cosmiche che permettono la ricreazione del Mondo, le stesse energie che sospendono gli oggetti aumentandone il mistero. L’attività che caratterizza l’opera visceralmente coinvolge così anche l’osservatore che «porta un pezzo alla volta alla pupilla» trasformando il suo occhio in «animale brucante» dinnanzi all’opera. Il risultato che ne deriva è una trasfigurazione della natura visibile, un possibile incontro tra percezione e intuizione. L’occhio del pittore diventa il solo ad essere in grado di percepire il processo vitale di formazione e di rigenerazione del reale di cui la visibilità non è altro che l’ultima fase. La concezione di creazione intesa come genesi porta Klee a suggerire una svolta primitivista, una ricerca dell’autentico nel passato superando l’inezia del presente. Il suggerimento è quello di abbandonare i modelli per ricercare l’archetipo nel mondo delle origini in cui l’autenticità accompagna ogni processo creativo. Avendo come punto di riferimento la «preistoria del visibile», Klee non nega una vicinanza con la produzione primitiva, con quella infantile e dei malati mentali. Klee dichiara con entusiasmo di aver letto il testo di Prinzhorn dedicato all’arte dei malati mentali e di apprezzare la profondità e la forza espressiva dell’arte in esso riportata. L’autenticità di queste produzioni artistiche dà la possibilità di svelare mondi interdetti allo sguardo degli uomini ma aperti soltanto ai bambini, ai primitivi e ai pazzi. Klee afferma sfogliando le immagini del testo di Prinzhorn:
Questo quadro è del genere dei migliori Paul Klee. Anche questo, e quest’altro. Guardate questi dipinti religiosi! C’è una profondità e una forza espressiva che non sono mai riuscito a ottenere in un soggetto religioso. Davvero un’arte sublime. Una visione direttamente spirituale. Sono io dunque sulla strada del manicomio? A parte il fatto che tutto il mondo è un manicomio. Ripercorriamo ora le principali tappe di sviluppo dell’arte di Klee.
Paragone dell’albero
Primitivismo
Svizzera
pittore-musicista. Forte appare il defiderio di autenticità, recuperata nella cultura primitiva e infantile. Nel 1914 compie un viaggio “illuminante” in Tunisia: la luce mediterranea porta Klee a riflettere sugli elementi strutturali e linguistici della pittura. Un’opera significativa è Villa R ., datata 1919, del Kunstmuseum di Basilea
Si tratta di un’immagine priva di riferimenti al reale, colma di immaginazione e costruita con quadrati e rettangoli; l’opera è venata di infantilismo, sia nei colori complementari in contrasto (rosso e verde) che nell’inserimento di caratteri tipografici come la grande R in primo piano. Klee sceglie di mettere in primo piano la R. in quanto gli ricorda una casa incontrata durante l’infanzia: il quadro è costruito da una serie di stimoli sensoriali, ricordi ed estetiche volutamente infantili. Dopo la tragica vicenda bellica, a partire dal 1921 entra in contatto con la scuola del Bauhaus (vedi unità didattica 18) nella quale insegna la Teoria della Forma e del Colore. Al 1932 risale l’opera Ad Parnassum , conservata a Berna nel Kunstmuseum. Nell’opera si individua il bisogno da parte dell’artista di giungere ad una grammatica universale fondata su forma e colore, al pari dei coevi movimenti avanguardistici. Le peculiarità dell’opera di Klee sta nell’atmosfera misteriosa: i paesaggi tunisimni
Villa R.
Bauhaus
Ad Parnassum
hanno per Klee un effetto rivelatorio: la libertà prima produzione si sostituisce ad una maggior rigore, una struttura più ponderata ma non per questo prima di quello stupore infantile che consente la trasfigurazione della realtà.
Nel 1926 compie un viaggio in Italia rimanendo affscinato dai mosaici bizantini e dall’astrazione che li contraddistingue (fondo dorato, bidimensionalità, figure ieratiche): inizia ad utilizzare uno stile neo-divisionista che lo porta a dipingere delle tessere di colore fitte, accostante l’una all’altra per comporre le geometrie interne alla tela. Il ritno, lo spazio e l’armonia della musica trovano così il corrispondente pittorico. L’avvento nazismo porta Klee ad essere perseguitato come “artist adegenerato” in quanto molto lontano dal neoclassicismo voluto dall’elite nasista. Nel 1935 viene colpito da una grave malattia ma non smette di dipingere e di portare avanti quella semplificazione formale e coloristica che sin dagli anni del Bauhaus viene vista da lui e dai colleghi maestri del Bauhaus come l’unico modo per conciliare arte e produzione industriale.
Bizantinismo