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Biografia e poetica di Pavese (La luna e i falo')
Tipologia: Appunti
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Silvia Bruno – Scienze della Comunicazione (L-20) NEOREALISMO E BIOGRAFIA Il Neorealismo è un movimento culturale sviluppatosi in Italia tra il 1940 e il 1950 , in un clima posteriore alla guerra; l’Italia è spaccata e si sviluppa una resistenza. Non è una scuola, ma un insieme di voci (Calvino, prefazione “ Il sentiero dei nidi di ragno ”). Questo si nutre quindi di una nuova percezione del mondo, presentandosi come un’arte impegnata contro l’arte che esclude i problemi reali e del paese, cercando forme espressive in grado di rappresentare la rottura con il passato. Si sviluppa la tecnica cinematografica, con le pellicole di Luchino Visconti ( La terra trema – tratta da I Malavoglia ). Il tentativo è quello di perseguire l’assoluta verità, priva di filtri. Nasce dall’urgenza di raccontare l’esperienza drammatica della guerra e le tragiche condizioni del dopoguerra. Cesare Pavese nasce nel 1908, trascorre gran parte della sua vita a Torino ed entra presto a contatto con la letteratura anglosassone (traduce vari scritti). Egli rappresenta la nuova figura d’intellettuale, orientato verso le industrie culturali. Accusato di antifascismo , viene arrestato e condannato a 3 anni; in realtà lui aderisce alla resistenza ma non concretamente e vive perennemente in una condizione di inadeguatezza per questo (sente di aver fatto qualcosa, ma crede non sia bastato). Ciò determina la scrittura de La casa in collina. Egli è attento alla realtà popolare e contadina. Pavese chiarisce nel suo diario ( Mestiere di vivere ) che bisogna lavorare su 2 nuclei : il realismo (la fedeltà alla realtà) e il simbolismo (l’interpretazione metaforica e simbolica). Elementi centrali sono l’ ambientazione piemontese e il tema del ritorno al paese d’origine. In seguito, abbandona la poesia (l’ultima raccolta è Lavorare stanca ) per trovare un nuovo punto di partenza e si dedica alla prosa.
rappresentazione del sentirsi esclusi e senza radici. È proprio nell’ isolamento del narratore che ha origine la fine del realismo e il passaggio al modernismo. TRAMA: L’orfano Anguilla trascorre l’infanzia sulle colline delle Lange, ma da grande decide di partire verso l’America in cerca di fortuna. La vita in America si rivela bella, ma la nostalgia del paese è intensa. Ormai quarantenne, dopo 20 anni decide di tornare e ritrovare la propria identità. Ritrova l’amico Nuto, che non suona più con la banda ma è un padre serio e un falegname. I due ripercorrono i luoghi dell’infanzia e Anguilla scopre che tutto è cambiato. Conosce Valino e il figlio Cinto (che vivono dove si trovava l’albero di noccioli), nel quale si rivede e che interroga per capire cosa sia cambiato. Valino alza le spalle* , indifferente al racconto del ritrovamento di un corpo tedesco. Secondo lui, la resistenza non ha prodotto frutti concreti; Nuto, invece, non sopporta l’indifferenza e spiega ad Anguilla che, avendo acquisito una nuova conoscenza, non può più comprendere i paesani. Ma Anguilla vuole vedere le cose per la seconda volta e Nuto si oppone. Sin dal primo capitolo si manifesta l’impossibilità di tornare al paese d’origine. Anguilla non trova più gli alberi di nocciolo, l’unica cosa che lo consola è la visione immutata della collina del Salto. È presente lo schema proprio dei due romanzi che viene definito ne I promessi sposi , secondo il quale l’eroe uscito dal paese acquisisce l’ esperienza che lo rende adulto ma perde l’ innocenza e la possibilità di tornarvi (andarsene significa inevitabilmente crescere ). Pavese esordisce scrivendo «per farcela a vivere in questa valle non bisogna mai uscire», lezione imparata nel romanzo di Verga (in cui il protagonista lo ribadisce più volte). Il “sapere” è già posseduto prima della partenza, ma viene assimilato dopo essersi allontanati. Ciò che è mutato non è solo il paesaggio ma il protagonista stesso, che non può percepire quello che trova allo stesso modo. Anguilla, come ‘Ntoni , non si riconosce più con i luoghi dai quali è partito e non riesce ad integrarsi.