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VENTO A TINDARI
Parafrasi discorsiva
Tindari, sebbene ti conosca come un luogo mite situato fra colline ampie e sospeso di fronte alle acque delle dolci isole Eolie, residenza mitica del dio dei venti, oggi mi assali (con il tuo ricordo) e fai commuovere il mio cuore. Salgo vette elevate e precipizi, sono trascinato dal vento che soffia fra i pini, e vedo i miei amici che mi accompagnano lietamente allontanarsi nell’aria, che porta come un’onda i loro suoni e il loro affetto, e tu, terra dalla quale mi allontanai a mio danno, mi catturi (con il tuo ricordo) e così vengo catturato da paure d’amore e di silenzi, che un tempo erano il rifugio di continue dolcezze e oggi rappresentano invece l’angoscia della mia anima. La terra dove affondo ogni giorno e dove scrivo poesie in segreto ti è ignota: un’altra luce illumina le finestre delle tue case nella notte, e una gioia che ora non provo più è rimasta in te. L’esilio è duro e la ricerca di felicità che speravo di trovare in te oggi si trasforma nel timore di morire presto: e ogni amore è soltanto un nascondimento per la tristezza, un passo silenzioso nel buio nella città dove tu mi hai costretto ad andare per guadagnarmi da vivere con difficoltà (per comprare e spezzare pane amaro). Tindari ritorna serena; un gentile amico mi risveglia dall’essere assorto nei miei pensieri per evitare che io mi sporga da una rupe e io fingo di avere paura del pericolo di fronte al mio amico che non sa quale impetuoso vento (di pensieri e ricordi) mi ha travolto.
Analisi e Commento
Vento a Tindari è un testo poetico contenuto nella raccolta Acque e Terre di Salvatore Quasimodo, pubblicata nel 1930 presso le edizioni “Solaria” e poi confluita nel 1942 in Ed è subito sera , opera che contiene tutte le raccolte precedenti con l’aggiunta delle Nuove Poesie. Acque e Terre rappresenta la raccolta d’esordio di Quasimodo che lo rende ben presto riconoscibile come uno dei massimi esponenti dell’ermetismo italiano. La tematica principale dell’opera è la nostalgia verso la terra natale, la Sicilia , che il poeta fu costretto ad abbandonare nel 1919; egli esprime pertanto sentimenti di profondo dolore e angoscia per la presente condizione d’esilio insieme a ricordi di dolcezza e pace evocati dal paesaggio dell’isola, le cui meraviglie naturali diventano al tempo stesso fonte di conforto e di malinconia. Il tutto è descritto attraverso uno stile alto e sublime, pienamente in linea con le istanze poetiche tipiche dell’ermetismo, che Quasimodo mutua in parte da Ungaretti , per quanto riguarda la solennità del dettato e il sapiente utilizzo degli artifici retorici, in parte da Cardarelli, per gli stilemi neoclassici e i riferimenti mitologici. Nell’incipit della poesia Vento a Tindari il poeta si rivolge in modo diretto alla città menzionata nel titolo, che viene sin da principio personificata. **In questa prima strofa (vv.1-
- Tindari viene descritta attraverso i connotati tipici del paesaggio arcadico** , con i “largi colli” che si affacciano sull’acqua, posti di fronte alle Isole Eolie, consacrate al dio dei venti Eolo secondo la mitologia classica. Tuttavia, al contrario di quanto avveniva in un poeta come Petrarca, il paesaggio idilliaco è in forte contrasto con lo stato d’animo del poeta: la città sembra “assalirlo” all’improvviso con il suo ricordo nostalgico e sembra adagiarsi fisicamente nel suo cuore. Nella seconda strofa (vv.6-15) l’io lirico immagina se stesso risalire le vette di quella terra lontana ed essere travolto dal vento che soffia tra i pini ; gli elementi naturali sono evocati mediante una serie di procedimenti analogici che accostano l’astratto e il concreto, nonché il paesaggio esterno e la condizione interiore del poeta. Anche gli amici di un tempo (“la brigata che lieve m’accompagna”) affiorano nella sua immaginazione come in un sogno, ma risultano smaterializzati in un’onda che porta con sé melodie e sentimenti ancora vividi. Il poeta approfondisce il suo rapporto con la Sicilia attraverso emozioni antitetiche : il silenzio oscuro di quel luogo costituiva un tempo un dolce rifugio, mentre ora l’allontanamento forzato lo ha trasformato in un ricordo tormentato, che sembra causare addirittura la morte nell’animo del poeta. Nella terza strofa (vv.16-22) l’io lirico si rivolge nuovamente a Tindari evidenziando la lontananza che lo separa attualmente dalla città: il paesaggio maestoso di Tindari non può avere conoscenza del luogo dove ora il poeta vive, affogando nel dolore e componendo i suoi versi oscuri, poiché un’altra luce (non appartenente al poeta) si accende dietro i vetri delle sue case e altre persone possono godere della gioia di riposare sul grembo materno della terra natale. Nella quarta strofa (vv. 23-30) il poeta specifica che, dopo il suo triste esilio, la ricerca di bellezza e armonia che avveniva in quella natura sconfinata si è trasformata nella precoce paura di morire, inevitabilmente lontano da essa. Persino il suo amore rappresenta il nascondimento (lo “schermo”, con lessema di ascendenza dantesca) di una più radicata tristezza. La condizione di necessità che ha indotto il poeta a lasciare Tindari è segnalata dalla metafora dell’”amaro pane a rompere”: il pane che si è guadagnato con il proprio lavoro è “amaro” poiché gli è costato un grande sacrificio. Nella quinta e ultima strofa (vv. 31-35) ritorna esplicitamente la personificazione “Tindari” e il poeta, risvegliato da un amico dalla sua fantasticheria , si ritrova in posizione precaria su una rupe – anche questa un’immagine di stampo classico e mitologico. Egli finge così di essere impaurito per il rischio di precipitare, nascondendo che la sua inquietudine deriva invece dal “vento profondo” del ricordo che lo ha travolto in sogno. La poesia Vento a Tindari presenta, da un punto di vista metrico, strofe di lunghezza irregolare e versi di misura altamente variabile , sebbene spesso riconducibili alle misure consuete della metrica italiana (endecasillabo, settenario, quinario…). In questo testo poetico, così come nelle altre liriche contenute in Acque e Terre , la lingua utilizzata da Quasimodo presenta un lessico estremamente selezionato e aulico, con una frequente commistione di lessemi che indicano elementi naturali o classicheggianti/arcadici e lessemi astratti, relativi a sentimenti ed emozioni , plurali indefiniti senza articolo (i cosiddetti “plurali assoluti”), aggettivi ascrivibili alla sfera semantica del sublime (“mite”,”dolce”,”lieve”). La sintassi alterna periodi più regolari a inversioni di costrutto, in particolare gli iperbati, frequenti nella lingua latina.
Riassunto
Il ricordo della propria terra e dell’infanzia è così nitido che sembra che si svolga
realmente in qual momento davanti al poeta. La sera favorisce il ritorno dei ricordi che
risplendono come ombre sopra il verde del prato rischiarato dalla luce della luna. La memoria
che si è concessa una breve pausa ora si risveglia per fare rivivere i ricordi nella loro integrità.
E così al poeta sembra di ascoltare il rumore, una volta familiare, dell’acqua nel pozzo che
sale per effetto della marea. Questa è l’ora dei ricordi a cui si accompagna successivamente
la coscienza che quell’ora non può essere integralmente posseduta in quanto è solo un
simulacro del vero. Il poeta invita il vento a stravolgere il calmo paesaggio notturno dal quale
ha evocato i propri ricordi e torna alla realtà dove l’airone nell’acqua cerca tra la vegetazione
e la gazza nera emette il suo verso sull’albero di arance.
Tematiche
Emergono alcuni temi tipici della poesia di Quasimodo :
o Il ricordo nostalgico della terra natale (la sicilia ).
o Insistenza descrittiva su elementi del tempo e della natura.
o La fusione soggetto-natura.
Analisi del testo della poesia
Gli elementi portanti di questa poesia sono:
o La memoria ;
o La Sicilia.
Il poeta all’imbrunire ricorda cose e fatti lontani, soffermandosi su alcune immagini del
paesaggio della sua terra d’origine, la Sicilia, e dei suoi ricordi d’infanzia. La descrizione
risulta, sia per le espressioni utilizzate, sia per il lessico, rarefatta, onirica come se egli stesse
raccontando un mito classico.
I ricordi che emergono sono talmente vividi che per un attimo appaiono come vera realtà
( Forse è un segno vero della vita ). Ma è solo un attimo dopo di che la consapevolezza che
persone ed eventi sono solo arsi remoti simulacri tinge di sofferta nostalgia, per tutto ciò che
non potrà più ritornare, la conclusione della poesia.
Titolo
Ride la gazza nera sugli aranci , viene ripreso dall’ultimo verso della lirica, si tratta di un
endecasillabo e secondo una frequente consuetudine in Quasimodo, viene scelto come
titolo per la sua musicalità.
Analisi metrica
Endecasillabi sciolti. La poesia ha un ritmo musicale e avvolgente in un’alternanza di
passato e presente e di ricordo e realtà.
Il lessico rimanda ad una atmosfera mitica, attraverso l’uso di termini di origine
classica come: danzano , pietà , simulacri , zàgare.
Anche le immagini particolarmente suggestive, come: l’invocazione al vento ( E tu vento del
sud ), l’aprirsi del mare ( apri il mare ), il dissolversi delle nuvole ( alza le nuvole ), la gazza che
ride ( ride la gazza, nera sugli aranci ), contribuiscono a creare un’ ambientazione mitologica
e rarefatta. Come in una favola vi sono fanciulli danzanti (immagini dell’antichità classica),
ombre che si aggirano (ombre riaccese), vari animali (aironi,cavalli e gazze) e piante che
diffondono il loro gradevole profumo (zagare).
Il poeta mitizza la propria terra lontana che rappresenta come un paradiso perduto.
ALLE FRONDE DEI SALICI
Con la poesia Alle fronde dei salici , la storia, con la sua violenza e le sue crudeltà, entra a far parte della poesia. In poche righe Quasimodo evoca tragiche immagini : o V. 2 – l’ occupazione tedesca sintetizzato nell’espressione: con il piede straniero sopra il cuore ; o Vv.3/7 – la crudeltà delle ritorsioni naziste nei confronti della popolazione: i morti abbandonati perché le SS proibivano di seppellire subito i morti delle loro rappresaglie, a monito per la popolazione; i giovani giustiziati e lasciati appesi ai pali telegrafici; la sopraffazione crudele subita da persone inermi e indifese, bambini, madri; o V.1 e vv.8/10 - L’angoscia e l’ impotenza dei poeti di fronte a tanto strazio. L’immagine conclusiva delle cetre che oscillano al vento evoca il senso di inutilità della poesia davanti alla tragedia della guerra. Riferimenti religiosi La fonte letteraria a cui si ispira Quasimodo per l’immagine del silenzio poetico è la Bibbia: vi è una esplicita allusione al salmo 137 (CXXXVII) della Bibbia : Come possiamo cantare i canti del Signore Stando in terra straniera? […] Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre. Questo salmo si riferisce all’esilio degli Ebrei in Babilonia, prigionieri e lontani dalla loro terra essi non possono continuare a cantare le loro preghiere e decidono di appendere le ormai inutili cetre sui rami dei salici. RIFERIMENTO CULTURALE Analogamente il poeta fa voto di silenzio davanti alla barbarie della guerra e dell’occupazione straniera. Tutta la poesia è percorsa da immagini religiose , per esempio: o V.5 - il richiamo all’agnello , nell’analogia metaforica tra il pianto dei bambini e il belato, riporta al sacrificio pasquale e ai riti di purificazione dei popoli antichi in cui l’agnello era la vittima innocente; DA QUESTO STERMINIO NON è STATA RISPARMIATA NEMMENO L’INFANZIA, BASTA RICORDARE LO STERMINIO DI MARZABOTTO DOVE SONO STATI FUCILATI E BRUCIATI VIVI 1800 ITALIANI E NON VENNERO RISPARMIATI I BIMBI DI 2 ANNI. o V.6 – la madre è riferito a Maria la madre di Cristo accorsa ai piedi della Croce. L’URLO NERO-> NERO AGGETTIVO CHE QUALIFICA L’URLO CIOè AD UN SUONO CORRISPONDE UN COLORE -LOGICA POETICA-ANALOGIA DOVE IL SUONO MUTA IN RELAZIONE DELLA LUCE[DIVERSAMENTE IN DANTE DOVE NELL’INFERNO ] o o V.7 – l’immagine della crocefissione sul palo del telegrafo rimanda alla crocefissione di Cristo attualizzata su un elemento, il palo del telegrafo->PER LA PRIMA VOLTA APPARE IN UNA POESIA ITALIANA DAPETRARCA IN POI CHE APPARE UN OGGETTO NON POETICO. , della vita moderna; o V.8 - per voto – anche la scelta dell’espressione per voto rimanda alla religione cristiana, il voto come segno di sacrificio, di rinuncia. La scelta di questi riferimenti religiosi conferisce solennità e universalità alla scelta etica di ricorrere al silenzio poetico. Analisi metrica
Poesia di 10 versi endecasillabi sciolti : tutti endecasillabi a maiore (con accento sulla sesta
sillaba e cesura dopo la settima e l’ottava) tranne uno, il verso 4, che è un endecasillabo a
minore (con accento sulla quarta sillaba e cesura dopo la quinta). Ne deriva un andamento
melodico e malinconico.
Per le scelte stilistiche e retoriche la poesia si colloca nella tradizione simbolista ed
ermetica :
o con l’utilizzo di figure retoriche come le metafore e le sinestesie ;
o sintassi ricercata e scelta di immagini forti (come crocifisso sul palo del
telegrafo ) per trasmettere la drammaticità della situazione storica vissuta.
Allitterazione della r nei primi sette versi conferiscono crudezza al testo.
Allitterazione della l ai vv.4-5 e v.10 che attenuano invece il tono crudo.
Tre enjambements: al lamento/d’agnello vv.4-5; urlo nero/della madre , vv.5-
6; figlio/crocifisso vv.6-7.
Figure retoriche
Approfondimento di alcune figure retoriche:
Metafora
o cantare (v.1)e cetre (v.9) sono metafora del comporre poesie
o con il piede straniero sopra il cuore , v.2 - fa riferimento alla violenza
dell’occupazione tedesca subita dall’Italia tra il 1943 e il 1945;
o erba dura di ghiaccio , v.4 – anche l’erba, la natura, è diventata di ghiaccio come il
cuore di chi opprime insensibile alla sofferenza umana;
o lamento d’agnello dei fanciulli (vv.5/6) e crocifisso (v.7) sono metafora del sacrificio
di innocenti;
o triste vento , v.10 – metafora dei tempi bui perché dominati dal male e dal dolore.
Sineddoche
o con il piede straniero , v.2 – la parte per il tutto, il piede (la parte) indica il popolo
tedesco (il tutto), i nazisti invasori;
o sopra il cuore , v.2 - la parte per il tutto, il cuore (la parte) indica il popolo italiano (il
tutto) oppresso dai tedeschi;
Sinestesia
o urlo nero , v.5 – sensazione uditiva ( urlo ) associata a sensazione visiva ( nero ).
Uomo del mio tempo è una poesia composta da Salvatore Quasimodo , che compare
come ultima nella raccolta Giorno dopo giorno , pubblicata nel 1946. Come già accennato, il
tema centrale è l’eterno ritorno della guerra nelle esistenze dell’uomo; egli modifica
solamente il modo in cui le combatte, ma rimane primitivo poiché continua a farle. Così come
altri famosi componimenti dell’autore, anche questi versi nascono dal
profondo sconvolgimento interiore generatosi nell’autore in seguito agli orrori
della Seconda guerra mondiale. Questa poesia vuole essere un monito per le nuove
generazioni , un appello di pace e fratellanza perché ciò che è accaduto non debba mai più
ripetersi.
Vediamo ora insieme la parafrasi di Uomo del mio tempo e l’ analisi del testo della
poesia di Quasimodo, uno dei più grandi esponenti dell’ Ermetismo.
La mente di Quasimodo va addirittura ai tempi di Caino e Abele , quando il fratello
tradiva l’altro fratello e lo uccideva. Così come allora, anche oggi l’uomo tradisce
l’altro uomo e pone fine alla sua vita. Menzogne e inganno sono giunti fino a noi, ma
qui, nella parte finale del componimento, Quasimodo lancia un appello , che si riapre
a una flebile speranza: i giovani , i figli di oggi, dovrebbero discostarsi da ciò che
hanno fatto i padri , che tanto giacciono ormai nelle tombe e hanno solamente
avvoltoi a rodere il loro cuore, mentre nell’aria si diffonde l’odore dei loro cadaveri
portato dal vento.
La crudeltà umana, quindi, rimane nei secoli uguale a se stessa: l’uomo era e rimane
primitivo, istintivo, selvaggio e spietato come quando per uccidere utilizzava utensili
approssimativi. Non ci sono né amore né solidarietà per gli altri, nel nostro tempo.
Quest’orrore di cui Salvatore Quasimodo è stato testimone, che trapela in maniera
forte e chiara anche da altri suoi componimenti come Alle fronde dei salici e Ed è
subito sera , spinge però il poeta ad aprirsi a una speranza sottile, o quantomeno a
esortare le nuove generazioni perché quanto accaduto possa, finalmente, non
ripetersi.
Analisi e figure retoriche di Uomo del mio tempo
Il testo è contraddistinto da un tono particolarmente partecipe e accalorato , che
va in crescendo fino all’appello finale - non a caso, a intensificarsi è anche il
numero degli enjambements che legano i versi. Lo sconvolgimento con cui il poeta
diagnostica la violenza e l’aggressività umane non comporta però un particolare
stravolgimento della sintassi, che appare tutto sommato piana. Anche dal punto di
vista lessicale , la poesia è concentrata nel rendere le immagini crude e
realistiche descritte. Si tratta di scene che il poeta ha vissuto sulla propria pelle, e
non a caso dispone delle parole corrette per descriverle, grazie al gergo militare
impiegato (es. "carlinga" al v. 2, "meridiane" al v. 3).
Nonostante il suo essere particolarmente diretta (impressione veicolata anche dal suo
essere una lunga apostrofe ), la poesia è intessuta di figure retoriche. Anzitutto,
insistita è la ripetizione e l’ allitterazione della lettera r , che crea un’atmosfera
stridente e violenta.
Tra le altre figure retoriche utilizzate:
metafora : "ali maligne" (v. 3), "meridiane di morte" (v. 3, si riferisce ancora agli
aerei, che con la loro ombra, come una meridiana, segnano l’ora della morte),
"nuvole di sangue" (v. 14), "gli uccelli neri, il vento, coprono i loro cuori" (v. 17)
apostrofe : il poeta si rivolge prima all’uomo ("eri", "t’ho visto", "eri tu"...),
successivamente ai giovani ("dimenticate").
sineddoche : "ali maligne" (v. 3, non sono solo le ali, ma gli interi aerei a
sganciare le bombe che porteranno dolore alla popolazione)
metonimia : "senza Cristo" (v. 7, Cristo viene nominato per intendere il
messaggio di fratellanza e pace da lui diffuso)
sinestesia : "eco fredda" (v. 12)
similitudine : "come sempre, come uccisero i padri" (v. 8), "come il giorno
quando il fratello disse" (v. 11)
antonomasia : "il fratello disse all’altro fratello" (v. 11, Caino e Abele sono i due
fratelli per eccellenza)