



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto dei capitoli 5-6-7 del libro "Pensiero e linguaggio" di Lev Vygotskij.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 6
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Tutti i metodi tradizionali di studio dei concetti si dividono in due gruppi principali. Il metodo tipico del primo gruppo è il cosiddetto “metodo della definizione”, il cui aspetto principale è lo studio di concetti già pronti, già formati nel bambino mediante la definizione verbale del loro contenuto. Vi sono, però, due limiti in tale metodo che non ne consentono un'analisi approfondita:
Quindi, da un punto di vista genetico, mediante tale metodo, si arriva alla conclusione che lo sviluppo dei processi, che porta alla formazione dei concetti, ha radici profonde nell'infanzia, ma è soltanto nell'adolescenza che maturano, si formano e si sviluppano le funzioni intellettive che costituiscono la base psichica del processo di formazione dei concetti. L'elemento centrale di tutto questo processo è l'uso specifico della parola e l'uso funzionale del segno come mezzo per la formazione dei concetti. Lo sviluppo dei concetti si suddivide in 3 stadi:
Il concetto non è di per sé un semplice insieme di legami associativi, assimilati mediante la memoria, non è una capacità mentale automatica, ma si tratta di un atto di pensiero complesso che non può consistere in un semplice apprendimento, ma è necessario che il pensiero del bambino sia giunto nel suo sviluppo interno al livello superiore, affinché il concetto possa apparire nella coscienza. Dal punto di vista psicologico, il concetto viene visto come un atto di generalizzazione. I concetti si sviluppano e l'essenza di tale sviluppo sta nel passaggio da una struttura di generalizzazione all'altra. Ogni significato di una parola rappresenta ad ogni età una generalizzazione, ma anche i significati delle parole si sviluppano. Questo processo di sviluppo dei concetti o dei significati delle parole richiede lo sviluppo di tutta una serie di funzioni, come l'attenzione volontaria, la memoria logica, l'astrazione, il confronto e la distinzione. Il processo di sviluppo del concetto comincia nel momento in cui il bambino apprende per la prima volta il significato di una parola per lui nuova. L'insegnamento deliberato ad un allievo di nuovi concetti e nuove forme di parole può essere la fonte di uno sviluppo superiore dei concetti propri, già formati nel bambino. Questo lavoro costituisce l'inizio nello sviluppo del concetto scientifico. Piaget ha stabilito una netta delimitazione fra le rappresentazioni della realtà da parte del bambino, definite come rappresentazioni spontanee, da quelle che nascono sotto l'influenza decisiva e determinante delle conoscenze che il bambino ha assimilato dalle persone vicine. I concetti scientifici del bambino appartengono al secondo gruppo in quanto non appaiono spontaneamente ma vanno incontro a un processo di sviluppo. Quindi, secondo Piaget fra i concetti spontanei e quelli non spontanei vi è un limite invalicabile che esclude ogni possibilità di influenza reciproca. Perciò lo sviluppo dei concetti è rappresentato da lui come se si effettuasse meccanicamente attraverso due processi distinti. Una delle tesi fondamentali della sua teoria è che l'essenza dello sviluppo mentale del bambino consiste nella socializzazione progressiva del pensiero infantile. Lo sviluppo mentale del bambino per Piaget si forma in seguito a un processo di soppiantamento progressivo delle qualità e delle proprietà specifiche del pensiero infantile da parte del pensiero degli adulti. Il processo di sviluppo viene rappresentato come il soppiantamento progressivo e continuo di certe forme da altre. Le forme di pensiero infantile all'origine sono opposte alle forme di pensiero adulto: le une non nascono dalle altre, ma le une escludono le altre. Devono esserci per tutto il corso dello sviluppo infantile due gruppi antagonistici di concetti, quelli spontanei e quelli non spontanei, che con l'età si modificano soltanto nelle loro relazioni quantitative. Verso gli 11-12 anni i concetti non spontanei soppiantano definitivamente quelli spontanei. Secondo Piaget ciò che in età scolare impedisce ogni presa di coscienza del proprio pensiero è l'egocentrismo infantile che prende il posto del solipsismo, caratteristica del mondo del bambino piccolo. Il solipsismo, con il procedere dello sviluppo del bambino, cede il proprio posto all'egocentrismo della coscienza infantile che rappresenta sempre il compromesso che si consegue a un dato stadio di sviluppo fra il pensiero proprio del bambino e l'assimilazione del pensiero adulto da parte del bambino stesso. Perciò, la non presa di coscienza dei concetti in età scolare è, per Piaget, un fenomeno conseguente all'egocentrismo che sta scomparendo e che conserva la sua influenza sulla sfera nuova, ancora in formazione del pensiero verbale. La presa di coscienza si realizza grazie alla formazione di un sistema di concetti fondato su relazioni determinate di generalizzazione fra i concetti e la presa di coscienza dei concetti porta alla loro volontarietà. I concetti scientifici soni le porte attraverso cui la presa di coscienza entra nel regno dei concetti infantili.
Il primo punto di vista sulla relazione fra apprendimento e sviluppo consiste nel fatto che l'apprendimento e lo sviluppo sono considerati come due processi indipendenti l'uno dall'altro. Lo sviluppo del bambino è descritto come un processo che è sottomesso a leggi naturali, mentre l'apprendimento è concepito come un uso puramente esterno di possibilità che compaiono nel processo di sviluppo. Lo sviluppo crea le possibilità, l'apprendimento le realizza. Quindi, si riconosce una dipendenza unilaterale fra lo sviluppo e l'apprendimento: l'apprendimento dipende dallo sviluppo, ma lo sviluppo non si modifica sotto l'influenza dell'apprendimento. Il secondo punti di vista, ideato da James, fonde l'apprendimento e lo sviluppo identificando i due processi. L'autore ha cercato di dimostrare che il processo di formazione delle associazioni e delle abilità è alla base sia dell'apprendimento che dello sviluppo mentale. Perciò apprendimento e sviluppo sono sinonimi. Il bambino si sviluppa nella misura in cui apprende, si sviluppa soltanto per quanto è istruito. Koffka presenta un terzo punto di vista. Secondo l'autore lo sviluppo ha sempre un carattere dualistico: bisogna distinguere lo sviluppo come maturazione e come apprendimento. Vi sono tre aspetti importanti:
I significati della parola si sviluppano, non sono costanti, ma si modificano nel corso dello sviluppo del bambino a seconda dei diversi modi di funzionamento del pensiero. La relazione del pensiero con una parola è un processo in sviluppo che passa per una serie di fasi e stadi. L'aspetto interno, dotato di senso e semantico, e l'aspetto esterno del linguaggio, sonoro e fasico, hanno ciascuno delle proprie leggi di movimento, nonostante formino un'unità autentica. L'aspetto esterno del linguaggio nel bambino si sviluppa da una parola al concatenamento di due o tre parole, da una frase semplice al concatenamento di frasi più complesse. Invece, nello sviluppo dell'aspetto interno il bambino comincia dalla proposizione e soltanto dopo passa al padroneggiamento dei significati delle parole isolate, scomponendo il suo pensiero compatto in una serie di significati verbali separati, legati fra loro. Quindi, l'aspetto esteriore del linguaggio nel suo sviluppo va dalla parte al tutto, dalla parola alla frase, mentre l'aspetto semantico va dal tutto alla parte, dalla frase alla parola. Uno dei significati del linguaggio interno è il linguaggio non pronunciato, insonoro, muto, ovvero tutto ciò che precede l'atto motorio del parlare, l'aspetto interno generale del linguaggio. Possiamo affermare che il linguaggio interno è un linguaggio per se stessi, mentre il linguaggio esterno è un linguaggio per gli altri. Un altro tipo di linguaggio è il linguaggio egocentrico che rappresenta in sé una serie di stadi che precedono lo sviluppo del linguaggio interno. Ciò assume un triplice carattere: