Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Petronio e il romanzo Satyricon, Dispense di Latino

Vita e opere di Petronio, analisi sull'opera dell'autore con riflessioni anche dal punto di vista sintattico

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 06/02/2018

aurora-pancin
aurora-pancin 🇮🇹

4

(6)

7 documenti

1 / 6

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Petronio ( età giulio- claudia 14-68 d.C) elegantiae arbiter
Il primo problema relativo al Satyricon è quello del suo autore. Tuttavia, oggi, quasi tutti gli
studiosi sono concordi nel ritenere che l’autore del Satyricon sia lo stesso Petronio di cui Tacito
(Annales 16, 18-19) ha tracciato un ritratto completo ed artisticamente eccezionale. Secondo Tacito,
Petronio era un socius amicorum di Nerone, era elegantiae arbiter al punto che l’imperatore non
stimava dilettoso e delicato se non ciò che Petronio gli avesse fatto gustare. Ricoprì cariche
pubbliche (proconsole e pretore in Bitinia), si chiamava Caio e fu costretto al suicidio perché
accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni contro Nerone. Egli dormiva di giorno,
mentre di notte si dedicava alle faccende personali e ai piaceri, così era diventato famoso per la sua
indolenza. Tuttavia non era ritenuto un tipo capace solo di gozzoviglie e di sperperi, ma un raffinato
intenditore del lusso…..Si aprì le vene, poi dopo averle fatte legare, le volle aperte di nuovo, e
discorreva intanto con gli amici, non di argomenti seri o tali da procurargli vanto di fortezza. E li
ascoltava esporre non già opinioni sull’immortalità dell’anima o massime care ai filosofi, ma poesie
piacevoli e versi licenziosi…..non scrisse nemmeno codicilli con adulazioni a Nerone o a
Tigellino, come tanti fecero in punto di morte: ma registrò per esteso le infamie dell’imperatore,
elencando i nomi dei suoi amanti e delle sue femmine, e l’inaudita raffinatezza di ogni suo
scandaloso capriccio: poi vi appose il proprio suggello e mandò tutto a Nerone.
Il Satyricon : romanzo dell’età neroniana (54-68 d.C)
La parte dell’opera a noi giunta comprende (con diverse lacune) la narrazione corrispondente ai
libri XIV –XVI, cui sono da aggiungere circa 50 frammenti di tradizione indiretta. Il libro 15
doveva contenere gran parte dell’episodio noto come Cena Trimalchionis. Non sappiamo
esattamente se l’opera comprendesse altri libri dopo il 16 e quale fosse l’estensione complessiva,
che comunque doveva essere notevole. Il tessuto narrativo è in prosa, intercalato da parti in versi
( prosimetro).
1. Fonti: Odissea omerica, il romanzo greco d’amore, la satira menippea ( mescolanza di parti in versi
e parti in prosa, tendenza alla parodia) e quella oraziana, il mimo e la fabula milesia (genere
licenzioso, erotico e di facile consumo)
2. Fabula: ruota attorno ad un viaggio avventuroso di cui è protagonista un certo Encolpio perseguitato
da Priapo
3. Intreccio: è costituito da una serie di sequenze narrative che ruotano attorno a vari temi: la
decadenza dell’eloquenza, La Cena Trimalchionis, la polemica sulla guerra civile ecc.
4. Il Satyricon : è espressione dell’età neroniana perché:
Offre una descrizione efficacissima del clima morale, culturale e civile che regnava nell’età
neroniana
Esprime la crisi dell’aristocrazia e la posizione assunta dai nuovi ceti emergenti (ex schiavi,
liberti arricchiti, parvenus) i quali sono riusciti a costruirsi una buona posizione economica,
ma sono rimasti legati alla loro mentalità, alla loro incultura e, per tanti aspetti, alla loro
classe di provenienza. Questa classe di nuovi ricchi non guarda più ai valori aristocratici
ma
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Petronio e il romanzo Satyricon e più Dispense in PDF di Latino solo su Docsity!

Petronio ( età giulio- claudia 14-68 d.C) elegantiae arbiter

Il primo problema relativo al Satyricon è quello del suo autore. Tuttavia, oggi, quasi tutti gli

studiosi sono concordi nel ritenere che l’autore del Satyricon sia lo stesso Petronio di cui Tacito

(Annales 16, 18-19) ha tracciato un ritratto completo ed artisticamente eccezionale. Secondo Tacito,

Petronio era un socius amicorum di Nerone, era elegantiae arbiter al punto che l’imperatore non

stimava dilettoso e delicato se non ciò che Petronio gli avesse fatto gustare. Ricoprì cariche

pubbliche (proconsole e pretore in Bitinia), si chiamava Caio e fu costretto al suicidio perché

accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni contro Nerone. “ Egli dormiva di giorno,

mentre di notte si dedicava alle faccende personali e ai piaceri, così era diventato famoso per la sua

indolenza. Tuttavia non era ritenuto un tipo capace solo di gozzoviglie e di sperperi, ma un raffinato

intenditore del lusso…..Si aprì le vene, poi dopo averle fatte legare, le volle aperte di nuovo, e

discorreva intanto con gli amici, non di argomenti seri o tali da procurargli vanto di fortezza. E li

ascoltava esporre non già opinioni sull’immortalità dell’anima o massime care ai filosofi, ma poesie

piacevoli e versi licenziosi…..non scrisse nemmeno codicilli con adulazioni a Nerone o a

Tigellino, come tanti fecero in punto di morte: ma registrò per esteso le infamie dell’imperatore,

elencando i nomi dei suoi amanti e delle sue femmine, e l’inaudita raffinatezza di ogni suo

scandaloso capriccio: poi vi appose il proprio suggello e mandò tutto a Nerone.

Il Satyricon : romanzo dell’età neroniana (54-68 d.C)

La parte dell’opera a noi giunta comprende (con diverse lacune) la narrazione corrispondente ai

libri XIV –XVI, cui sono da aggiungere circa 50 frammenti di tradizione indiretta. Il libro 15

doveva contenere gran parte dell’episodio noto come Cena Trimalchionis. Non sappiamo

esattamente se l’opera comprendesse altri libri dopo il 16 e quale fosse l’estensione complessiva,

che comunque doveva essere notevole. Il tessuto narrativo è in prosa, intercalato da parti in versi

( prosimetro).

  1. Fonti : Odissea omerica, il romanzo greco d’amore, la satira menippea ( mescolanza di parti in versi e parti in prosa, tendenza alla parodia) e quella oraziana, il mimo e la fabula milesia (genere licenzioso, erotico e di facile consumo)
  2. Fabula : ruota attorno ad un viaggio avventuroso di cui è protagonista un certo Encolpio perseguitato da Priapo
  3. Intreccio : è costituito da una serie di sequenze narrative che ruotano attorno a vari temi: la decadenza dell’eloquenza, La Cena Trimalchionis, la polemica sulla guerra civile ecc.
  4. (^) Il Satyricon : è espressione dell’età neroniana perché:
    • Offre una descrizione efficacissima del clima morale, culturale e civile che regnava nell’età neroniana
    • Esprime la crisi dell’aristocrazia e la posizione assunta dai nuovi ceti emergenti (ex schiavi, liberti arricchiti, parvenus) i quali sono riusciti a costruirsi una buona posizione economica, ma sono rimasti legati alla loro mentalità, alla loro incultura e, per tanti aspetti, alla loro classe di provenienza. Questa classe di nuovi ricchi non guarda più ai valori aristocratici ma

si caratterizza per lo sperpero morale, la volgarità, l’ignoranza,l’arroganza, la ricerca di beni materiali, il piacere, il denaro.

  • Esprime la polemica contro la retorica e l’arte di quel tempo ( polemica contro i declamatori e le sale di recitazione che rappresentano la decadenza della retorica in quanto in esse i giovani stultissimos fieri allorchè affrontano tematiche astratte e irreali perdendo il contatto con la realtà. La polemica investe anche i poeti facili, i quali ignorano che per fare poesia è indispensabile un lungo e faticoso lavoro culturale ( critica a Lucano e al suo poema epico)
  • Secondo Luca Canali “ è espressione costante del tema della morte”. E la morte è come un vizio dell’animo, tipico dell’età neroniana, quando tutti potevano constatare che davvero la vita di un uomo era appesa ad un filo sottilissimo, al capriccio dell’imperatore o di un macabro gioco di corte
  • E’ infine espressione di temi quali la ricchezza e il sesso cui i personaggi sembrano abbandonarsi a volte con piena adesione a volte con un sentimento misto di piacere e di senso della perdita

Petronio e il realismo del distacco ( Luca Canali)

  1. Il Satyricon è un romanzo parodico in cui la realtà viene per lo più amplificata e, quindi, deformata. Ma si tratta di una comicità corrosiva che si esplica anche sotto forma del paradosso e del grottesco
  2. Petronio non aderisce al mondo che rappresenta : dall’alto della sua posizione di intellettuale aristocratico, raffinato ed elegante, muove i suoi personaggi –burattini ( furfanti, ladri, prostitute, amanti, falliti, parvenus) facendoli vivere in uno spazio lontano da quello proprio. P. li osserva muoversi con quel distacco ironico che consente di cogliere una realtà varia e molteplice senza intima adesione e senza moralismi. Questo mondo privo di misura, di senso etico, al di qua e al di là del bene e del male, è privo di una qualche presenza divina (fatta eccezione per il dio Priapo) e dominato esclusivamente dal “caso” capriccioso, imprevedibile, avventuroso.

Il Satyricon come metafora politica ed esistenziale

  1. Il S. è un romanzo vivacissimo, vario , molteplice, avventuroso, realistico, comico.
  2. Il S. è un romanzo d’ evasione, di intrattenimento , frutto del piacere dell’immaginazione creativa e che prefigura il piacere della lettura
  3. Ma il S. è anche altro : la Cena Trimalchionis va interpretata sub specie labyrinthi, ovvero secondo “ il valore di modello iniziatico: legato all’idea della morte e, soprattutto, del passaggio ad una nuova vita, rappresenta sempre i motivi della prova e dell’iniziazione” (Fedeli). La porta ( quella della domus di Trimalchione) è “ strettamente affine al labirinto per quanto riguarda la serie ingresso- prova- uscita: la porta è il momento della prova; per questo i protagonisti del S. con tante difficoltà riescono a superarla. Il labirinto è una metafora che sta ad indicare il motivo della purificazione e dell’iniziazione dell’eroe attraverso la prova: il continuo vagare di Encolpio in luoghi labirintici rappresenta la condizione necessaria perché, superate la serie di prove, egli sia mondato dalle sue colpe e plachi l’ira divina.

malinconia, quei segni inesorabili del tempo che fugge e ruba un’ora dopo l’altra alla nostra vita, quel senso di decadimento e di precarietà che in un barlume di lucidità fa dire a un convitato che noi siamo simili a delle bolle di sapone , quei rintocchi di morte che l’autore del Satyricon ha abilmente disseminato nell’orgia pagana, prendono la forma, tombale, di una consapevolezza definitiva. Trimalchione piange come un bambino. E’ un uomo profondamente infelice. Ma questo i lettori lo avevano capito immediatamente.

Il tema del banchetto, tra sacro e profano.

Il banchetto o simposio della tradizione greca, oltre ai tre momenti che lo caratterizzano in modo più evidente ( mangiare, bere e riposare, godere) , ha senza dubbio una forte componente religiosa. Bisogna a tal riguardo ricordare che per i Greci il bere vino in compagnia è un atto di natura sociale, ma anche sacrale: il vino è infatti più che una bevanda sacra a Dioniso , è Dioniso stesso “spremuto” e pertanto per consumarlo in forma corretta bisogna, nel banchetto, alternare alle bevute, al cibo, al divertimento, anche atti cerimoniali e di preghiera.

Il tema simposiaco è assai caro alla lirica greca ( Alceo, Anacreonte) con valenze legate al piacere ma anche politiche. La più alta manifestazione letteraria del banchetto greco è forse il dialogo di Platone intitolato appunto Il Simposio. L’aspetto filosofico, però, primeggia sul cibo, sul vino, sulla componente erotica (rapporto tra Socrate e Alcibiade), ma la peculiarità del dialogo platonico risiede nel far emergere questi discorsi di altissimo livello culturale e di valore universale da un contesto apparentemente “leggero”, ma non tanto leggero da trascurare la componente religiosa.

Nella letteratura latina non mancano testimonianze del banchetto e ciò che le accomuna è proprio l’affievolimento della dimensione religiosa. I simposi oraziani, ad esempio, hanno una dimensione puramente laica , e il vino è uno dei piaceri della vita.

Ancora diversa è l’immagine che Petronio nel suo S. ci dà del banchetto presso il ricco liberto Trimalcione: i protagonisti dell’opera petroniana partecipano infatti a una cena fatta di eccessi nel cibo, nel vino, nella volgarità dei discorsi. Siamo ben lontani dall’equilibrio raggiunto nel Simposio platonico dalla mirabile sintesi della componente ludica e di quella filosofica. L’anima qui non esiste. C’è solo il momento presente: ingordo, oppresso dalla sua opulenza tanto tragica quanto funeraria, splendido e vomitevole, percorso però da una sotterranea tristezza. Si tratta in realtà di una parodia dell’agone filosofico del Simposio.

Ma tale modello trovò, per così dire, una rinnovata forma di “ sacralizzazione” in ambito cristiano, nella cosiddetta Ultima cena narrata dai Vangeli. Sono molti gli studiosi che hanno ravvisato analogie tra l’Ultima cena e il Simposio di tradizione greca ( Socrate ,figura sapienziale in un caso, e Cristo nell’altro; sacralità del vino: non più “Dioniso spremuto” ma sangue di Cristo).

La critica

Quello che rimane del Satyricon passò nei secoli ed ebbe grande fortuna.

Sainte-Beuve pensava che fosse un libro affascinante e terribile, opera di un essere demoniaco” un libro che lascia dietro di sé una impressione inquietante e suscita nell’anima un problema tormentoso”.

Croce scrisse che” l’autore del S. fu un raccontatore dell’enorme sensuale, bestiale e plebeo, e in ciò raggiunse anch’egli il colossale”. Lo scopo di libri simili, aggiunse, è quello di “trascinare e inebriare i lettori al segno di sconcertarli e far che travedano”.

Paratore ( storico della letteratura latina) scrisse “Nessuno riuscirà mai a comprendere esattamente le convinzioni letterarie e politiche di Petronio”

Fellini alla fine degli anni 60 ne fece un film intuendo con molta preveggenza la drammatica attualità dei due personaggi principali del romanzo ”Due studenti metà vitelloni, metà capelloni, come se ne vedono tanti ai giorni nostri a Piazza di Spagna, a Parigi, ad Amsterdam, a Londra, che passano da un’avventura all’altra…Vivono alla giornata…sono spesso di una ignoranza sconcertante…non si fanno illusioni su niente perché non credono a niente”.

La matrona di Efeso : un esempio di fabula milesia da Satyricon 111-

1.Si tratta di un’opera dal genere aperto: filone serio: epos e romanzo greco e fabula milesia :

genere licenzioso ed erotico. Una donna, dapprima vedova in apparenza inconsolabile, viene

sedotta da un soldato e, pur di salvare il suo amante, espone sulla croce la salma del marito.

Petronio ne fa una rappresentazione della debolezza umana di fronte alla natura, senza

sovrapporre il suo commento moralistico e senza ricorrere ad un modello ideologico positivo come

riferimento ideale per il comportamento della matrona, tipico del realismo dell’autore.

2. la novella è inserita in una cornice che propone in modo generico il topos del misoginismo

(Eumolpo prese a dirne di tutti i colori sulla leggerezza delle donne).

3. l’attacco della novella sembra voler parodiare la solennità del tono epico (C’era ad Efeso una

matrona famosa assai per la sua pudicizia, che anche dai paesi vicini richiamava le donne ad

ammirarla).

4. il ritratto della matrona è affidato ad una caratterizzazione diretta di tipo esclusivamente

etico , che enfatizza l’aspetto dell’esemplarità e della fama conseguente che utilizza come cassa di

risonanza tutto il territorio circostante. Tale esemplarità tuttavia non è utilizzata per scopi edificanti,

ma viene completamente ribaltata nel corso della vicenda.

5. le notazioni realistiche ambientali rinviano ad una vicenda orientale (crocifissione)

6. la figura dell’ancella ripropone un personaggio ampiamente utilizzato nella commedia di

Menandro e Terenzio, in un contesto di assoluta dedizione e solidarietà affettiva con i propri

padroni. Ma essa è anche funzionale e strumentale rispetto al soldato, in quanto compie un’identica

operazione suasoria ricorrendo all’arma della dialettica. Nell’economia della novella l’ancella è un

personaggio narrativamente dinamico, nel senso che giustifica e anticipa il comportamento della

matrona, orientato verso il trionfo della fisicità in cui la natura sconfigge la virtus e la ratio

mortificatrice degli istinti.

7. la presentazione del soldato introduce una diversa fascia di caratterizzazione, non più

esclusivamente etica ma estetica (la donna gli apparve bellissima), e intellettuale ( Distinse il

cadavere lì disteso a terra e a tutte quelle lacrime pose mente…..resosi facilmente conto della

situazione….) il suo essere intellettuale tuttavia è funzione strumentale esercitata nella novella per

giungere alla seduzione. La sua è una percezione intellettuale al servizio dell’istinto sessuale, e per

esprimersi assume una veste dialettica secondo il binomio pensiero-parola, altro topos della cultura

classica ( e prese a dire alla lagrimosa di non persistere invano dolore e di non rompersi il petto con

gemiti inutili, che una per tutti è la fine ed una la dimora, e tante altre cose che riportano la pace nei

cuori esulcerati). Si tratta di una sorta di parodia alla consolatio presente anche in Seneca legata a

temi come la fugacità del tempo, la precarietà della vita, la morte come destino ineluttabile.