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Pare fosse da quanto racconta Tacito un personaggio di spicco nella corte di Nerone; uomo eccentrico, raffinato, dedito agli affari e ai piaceri della vita, che concluse la sua vita con il suicidio (66 d.C.) dopo una vita da magistrato e uomo di mondo, per evitare una condanna per la sua partecipazione alla congiura di Pisone. IL SATYRICON E’ un’opera molto estesa a carattere narrativo con mescolanza di prosa e versi, di cui ci è giunta una piccola parte. E’ una rappresentazione comico-romanzesca del mondo contemporaneo all’autore, attraverso le avventure dei personaggi principali. Il testo si inserisce in un clima intellettuale particolarmente attento alla riflessione sulla degenerazione del potere imperiale e sulla decadenza morale della società romana. Il Satyricon (titolo riconducibile all’aggettivo greco satyrikós, «relativo ai Satiri, satiresco», con riferimento al carattere piccante e lascivo della narrazione) è una sorta di Odissea burlesca, che racconta le avventure del gruppo di personaggi al seguito del giovane Encolpio (il vagabondare labirintico e senza sosta di tre uomini implicati in un contorto triangolo amoroso. segue il modello omerico dell’ Odissea ), perseguitato dall’ira del dio Priapo (come Poseidone incalzava Ulisse), nel suo viaggio per mare e per terra. Il numero dei libri totali è sconosciuto (forse ventiquattro, come il poema omerico): possiamo leggere solo i libri XIV-XVI, che peraltro presentano numerose lacune. Si colloca al di fuori di un genere letterario precostituito, dal momento che nel Satyricon convivono molteplici influenze letterarie : -dal romanzo greco, riletto secondo alcuni in chiave parodica, riprende il motivo del viaggio e l’argomento erotico; -dalla satira Menippea la parodia con contenuti esuberanti (sebbene questa sia assolutamente priva di intento moralistico), l’estrosità dei contenuti e l’uso del prosímetro (mescolanza di prosa e versi). TRAMA I Il romanzo racconta le avventure di Encolpio, Ascilto e Gitone, in una scuola di retorica vivono un triangolo amoroso, fatto di litigi e gelosie. U na sacerdotessa di Priapo , Quartilla, che, con la scusa di purificare i tre da una colpa commessa contro il dio e guarire Encolpio dall’impotenza, li coinvolge in pratiche sessuali di ogni genere. Uscita di scena Quartilla, uno schiavo del retore Agamennone li invita a cena dal liberto Trimalchione. II Dopo essere stati alle terme, i giovani arrivano a casa di Trimalchione (o Trimalcione), il cui portico è affrescato con scene della vita del proprietario e contiene una teca dove viene conservata come reliquia la sua prima barba. Una volta entrati nella sontuosa sala del banchetto i tre si sdraiano sui triclini. La cena è inoltre allietata da rappresentazioni comiche e giochi circensi , e non mancano momenti in cui alcuni convitati si accoppiano con i propri amanti (gli amasi ). La serata si conclude con il finto funerale di Trimalchione e con l’arrivo delle forze dell’ordine per l’eccessivo schiamazzo: del trambusto approfittano i tre ragazzi, che fuggono in albergo. III Una volta a casa, ricominciano le liti per gelosia e Gitone, messo alle strette, sceglie come amante Ascilto. Encolpio, disperato, inizia perciò a vagare per la città: entra dapprima in una pinacoteca, dove incontra il poeta Eumolpo , con cui parla delle proprie vicende e delle cause della decadenza dell’arte. Encolpio si reca poi alle terme, dove ritrova Gitone, che gli dice voler tornare con lui. I due si recano quindi a cena con Eumolpo, il quale si invaghisce a sua volta di Gitone, scatenando di nuovo l’ira di Encolpio. Sulla scena arriva infine anche Ascilto e, tornata la pace dopo alcuni momenti di tensione, decidono di salpare tutti insieme su una nave per riprendere il viaggio. La nave naufraga presso le coste di Crotone ma i quattro amici si salvano. Encolpio scopre di essere ancora impotente: si reca allora nel tempio di Priapo e si sottomette invano a un rituale di purificazione ; egli riacquista la propria virilità solo grazie
all’intervento di Mercurio. Eumolpo, intanto, vende la sua eredità con la clausola che il beneficiario del testamento sia disposto a cibarsi del suo cadavere. IL MONDO DI PETRONIO I protagonisti dell’opera di Petronio non incarnano modelli di valori positivi e non esprimono il mos maiorum : truffatori, imbroglioni, parassiti, adulatori, liberti arricchiti, poeti alla ricerca di notorietà. Sono descritti senza alcuna condanna morale anzi l’autore si colloca al di sopra dei suoi personaggi con sguardo ironico e divertito. Usa un REGISTRO GROTTESCO che ne estremizza i tratti peggiori. Uno dei personaggi descritti è TRIMARCHIONE (=3 volte arricchito), un liberto che si era arricchito grazie all’eredità lasciatagli dal padrone, ma che restava ignorante e dagli scarsi gusti. Nella letteratura antica si narrava di riunioni di sapienti a banchetto che discutevano di alti temi filosofici. In questo caso c’è una parodia di questo genere letterario infatti il protagonista è definito uomo molto chic in senso ironico tiene un suo banchetto. Organizza una cena luculliana, con stoviglie preziose, torte enormi da cui escono stormi di tordi svolazzanti, un gigante maiale e lo stesso Trimarchione che entra, su una lettiga, accompagnato da musicanti: il trionfo del cattivo gusto per deridere il nuovo ceto sociale dei liberti che avevano scalato le gerarchie sociali. T1 L’ARRIVO A CASA DI TRIMALCHIONE Il padrone di casa vuole stupire i suoi ospiti con una serie di magnificenze, ostentando il lusso in cui vive, infatti per il liberto ricco Marrazzo e ignorante il valore di una persona è dato dal suo patrimonio. Di fatto le trovate pacchiane dello stesso (il servo con vestito verde sgargiante che anziché accogliere gli ospiti sbucciava piselli in un vassoio d’argento, raffigurazioni alle pareti sulla vita del proprietario a partire dal suo ingresso a Roma, raffigurato con chioma fluente benché adesso fosse un vecchio calvo) sono dei tentativi di imitare le consuetudini delle grandi famiglie romane. Emerge anche il comportamento dei suoi servitori che danno la sensazione di foglie anarchia; incolpò e i suoi compagni devono fare da pacieri per far scagionare uno schiavo accusato di non aver sorvegliato gli abiti del tesoriere. T4 IL LUPO MANNARO E LE STREGHE Durante la cena Trimarchi one vuole meravigliare i propri ospiti anche con i racconti di Nicerote suo vecchio amico che racconta un’esperienza soprannaturale vissuta in prima persona: mentre si recava da Melissa sua amante approfittando della morte del marito, accompagnato da un soldato, assiste alla trasformazione dell’uomo in lupo e alla sua fuga. La fattoria di melissa aveva poco prima subito l’attacco di un lupo ferito al collo; il giorno dopo il soldato era a letto col collo ferito. Dal canto suo Trimarchione racconta una res horribilis di cui è stato spettatore: il furto del cadavere di un bambino da parte delle streghe. Trattasi di novelle autonome all’interno del satirico che si rifanno a credenze magiche folkloristiche di gente poco acculturata dell’antichità. T5 IL TESTAMENTO DI TRIMALCHIONE Per commuovere la servitù Trimarchi legge il suo testamento in cui promette di affrancare i suoi servi e di dar loro dei beni (un’insulam, un apprezzamento di terra… a Fortunata erede universale). La servitù comincia a ringraziare. Parla anche del suo grande momento funebre di cattivo gusto commissionato al marmista Albinna, al quale chiede una statua che lo raffigurasse con ai piedi una cagnetta e a fianco la statua della moglie, delle corone e dei profumi e raffigurate sul monumento delle navi in atto di navigare a
ma anche un programma complessivo di formazione culturale (libro X, morale e tecnica del futuro oratore dall’infanzia all’ingresso nella vita pubblica, con attenzione ai nuovi indirizzi pedagogici). Nell’opera riflette sulle cause della corruzione morale e della decadenza dell’oratoria , attribuendole alla corruzione generale dei costumi e alla scuola, chiusa nella pratica di oratoria fittizie delle declamazioni. Si esprime sullo stile e le opere dei più grandi autori latini e greci e per esempio, condanna la prosa nervosa e spezzata di stampo senecano e propone il ritorno alla misura classica e alla sobrietà di Cicerone (per il suo stile) , da cui riprende anche la definizione di oratore come cittadino al servizio del bene comune (l’ideale catoniano ripreso da Cicerone dell’oratore come VIR BONUS DICENDI PERITUS , anche se Quintiliano era pronto a mettersi al servizio del princeps e non della libertas republicana). Nel I secolo d.C., quando di fatto il bene si identifica con l'utilitas del princeps, l'oratore è un perfetto funzionario statale. Quintiliano reputava il principato un male ineludibile e le doti morali richieste all’oratore erano per lui una garanzia rispetto ad un acritico asservimento al regime. Lo stile Lo stile di Quintiliano, misurato e senza eccessi, segna un ritorno alla prosa di stampo classicheggiante e di modello ciceroniano, da cui però si differenzia per l’uso anche di un lessico con termini tecnici della retorica, l'uso di periodi meno ampi e il frequente ricorso a figure retoriche e traslati (soprattutto similitudini, antitesi e metafore). T2 L’INSEGNAMENTO DEVE ESSERE PUBBLICO E A MISURA DEI RAGAZZI p L’oratoria è ars sociale (il futuro oratore vivrà in mezzo a tanta gente) perciò deve essere appresa non in ambiente domestico, ma in compagnia dove è possibile anche stimolarsi a una competizione sana e all’emulazione dei compagni più bravi. Al contrario si rischia che la mente diventi come opaca oppure si esalta di una vuota sicurezza. Quintiliano paragona l’inizio dell’educazione a un vero e proprio rito sacro riservato a pochi eletti Inoltre l’apprendimento deve essere commisurato all’età dei bambini, che vanno compresi e incoraggiati. T3 SI AL GIOCO, NO ALLE BOTTE Quintiliano ha una visione moderna dei metodi educativi, convinto dell’importanza di dover assecondare le propensioni naturali degli allievi, stimolandoli adeguatamente. Giudica utile prevedere fasi di riposo rigenerante (aliqua remissio) durante lo studio; invece capitava che i genitori pretendessero moltissimo dai figli, con ritmi e pressioni intense. Inoltre, riconosce l’importanza del gioco (lusus), impulso irruento, ma sano, tipico dell’infanzia; in particolare i giochi intelligenti (tipo quiz) da fare sempre sotto l’osservazione del precettore che dall’osservazione può derivare elementi utili per l’attività di insegnamento. Al contrario considera poco efficaci le punizioni corporali e le costrizioni nell’apprendimento. Mentre considera validi i rimproveri, considera degradanti (e degne di schiavi) le percosse e per questo motivo denuncia questa prassi di cui destinatari erano studenti in un’età debole. T5 L’EFFICACIA DI UN’ORAZIONE DIPENDE DAL SENTIMENTO Per Quintiliano il perfetto oratore deve avere una serie di conoscenze tecniche che gli permettono di scrivere e recitare un’orazione. Da un lato la mnemotecnica (arte della memoria=memorizzazione dei dati) e dall’altro capacità come l’umorismo e la capacità di coinvolgere emotivamente l’uditorio. Ethos (carattere), pathos (passione), logos (ragionamento) sono le caratteristiche aristoteliche attribuibile a un buon oratore. Ethos e pathos insieme costituiscono gli adfectus (sentimenti) ovvero le capacità di coinvolgere l’uditorio e le menti dei giudici cosa che avviene solo se anche l’oratore è commosso e coinvolto.