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è una ricerca su pietro cavallini, semplice , per la seconda superiore del liceo scientifico
Tipologia: Appunti
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Pietro Cavallini (o Pietro de' Cerroni,) è stato un pittore mosaicista italiano, tra i più importanti esponenti della scuola romana del XIII secolo. La presunta data di nascita dovrebbe essere intorno al 1240 o 1250. Ciò che sappiamo per certo è la provenienza romana di Cavallini che in alcuni documenti viene definito pictor romanus. Anche la data e il luogo della morte sono sconosciuti, ma generalmente viene indicata verso il 1325 - 1330. L’artista, lavorò prevalentemente a Roma, ma fu di certo anche a Napoli, dove affrescò, insieme a molti allievi, la Chiesa di Santa Maria Donna Regina. L’origine romana determina nel Cavallini una tenace aderenza alle antiche tecniche pittoriche di tradizione paleocristiana e tardo-antica. Ciò conferisce alla sua produzione artistica un senso di maestosità classicheggiante al quale gli influssi gotici europei aggiungono quella scioltezza di linee e quella morbidezza di forme che la rigidità degli schemi pittorici bizantini non avrebbe certo consentito. Fra le sue opere romane (la maggioranza delle quali è andata purtroppo perduta) spiccano in particolare il ciclo di mosaici della Basilica di Santa Maria in Trastevere (circa 1291), rappresentanti Storie della Vergine, e quello affrescato nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (circa 1293), di cui ci sono rimasti solo il Giudizio Universale. infine, è opportuno aggiungere anche la decorazione del catino absidale della Chiesa di San Giorgio in Velabro (circa 1293-1295).
In Santa Maria in Trastevere Cavallini reinventa la tecnica del mosaico riuscendo a ottenere un’illusione di profondità spaziale fino ad allora sconosciuta. Nella scena della Presentazione al Tempio, ad esempio, il senso dello spazio è ricreato mediante la rappresentazione di tre snelle architetture simboliche: da sinistra una chiesa, un altare e un porticato [Fig. 12.138]. Esse, benché prive di qualsiasi intento realistico, donano comunque profondità alla scena, definendo un piano orizzontale sul quale possono essere collocati i personaggi. Questi ultimi, per parte loro, hanno una consistenza volumetrica ottenuta mediante il chiaroscuro. Quest’uso inteso di volumi è straordinariamente evidente nella scena dell’enunciazione dove il trono di Maria viene rappresentato con una complessa e autonoma architettura mormorea in prospettiva, dotata addirittura di spazi interni che si intravedono attraverso finestre centinate e loggette. Il catino cassettonato sopra la testa della vergine è una chiara citazione classica in quanto si ispira in modo evidente alla cupola del pantheon. il senso di profondità è ottenuto grazie alla sapienza tecnica
dell’artista. Egli infatti padroneggiando l’arte del mosaico ‘richiara’ l’ombra all’interno dei due vani ai lati di Maria realizzando la volta a crociera con tessere in lucente blu cobalto
L’attribuzione dell’affresco dell’abside di san Giorgio al Velabro è passata da Giotto a Pietro Cavallini dopo la scoperta del giudizio universale del cavallini in santa cecilia a Trastevere per le assonanze con quest’ultimo. al centro del catino troviamo cristo dal mantello color zafferano rappresentato in posizione rialzata e in scala maggiore rispetto agli altri personaggi. Il braccio destro è levato e nella sinistra tiene un rotolo di pergamena a