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Pietro Cavallini, autore, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

è una ricerca su pietro cavallini, semplice , per la seconda superiore del liceo scientifico

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 13/02/2023

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sabrina-liuzza 🇮🇹

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Pietro cavallini
Pietro Cavallini(oPietro de' Cerroni,) è stato unpittoremosaicistaitaliano, tra i
più importanti esponenti dellascuola romanadelXIII secolo. La presunta data
di nascita dovrebbe essere intorno al1240o1250. Ciò che sappiamo per certo
è la provenienza romana di Cavallini che in alcuni documenti viene
definitopictor romanus. Anche la data e il luogo della morte sono sconosciuti,
ma generalmente viene indicata verso il1325-1330. L’artista, lavorò
prevalentemente a Roma, ma fu di certo anche a Napoli, dove affrescò,
insieme a molti allievi, la Chiesa di Santa Maria Donna Regina. L’origine
romana determina nel Cavallini una tenace aderenza alle antiche tecniche
pittoriche di tradizione paleocristiana e tardo-antica. Ciò conferisce alla sua
produzione artistica un senso di maestosità classicheggiante al quale gli influssi
gotici europei aggiungono quella scioltezza di linee e quella morbidezza di
forme che la rigidità degli schemi pittorici bizantini non avrebbe certo
consentito. Fra le sue opere romane (la maggioranza delle quali è andata
purtroppo perduta) spiccano in particolare il ciclo di mosaici della Basilica di
Santa Maria in Trastevere (circa 1291), rappresentanti Storie della Vergine, e
quello affrescato nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (circa 1293), di cui
ci sono rimasti solo il Giudizio Universale. infine, è opportuno aggiungere anche
la decorazione del catino absidale della Chiesa di San Giorgio in Velabro (circa
1293-1295).
SANTA MARIA DI TRANSAVENERE ( 1291)
In Santa Maria in Trastevere Cavallini reinventa la tecnica del mosaico riuscendo a ottenere
un’illusione di profondità spaziale fino ad allora sconosciuta. Nella scena della Presentazione al
Tempio, ad esempio, il senso dello spazio è ricreato mediante la rappresentazione di tre snelle
architetture simboliche: da sinistra una chiesa, un altare e un porticato [Fig. 12.138]. Esse, benché
prive di qualsiasi intento realistico, donano comunque profondità alla scena, definendo un piano
orizzontale sul quale possono essere collocati i personaggi. Questi ultimi, per parte loro, hanno
una consistenza volumetrica ottenuta mediante il chiaroscuro. Quest’uso inteso di volumi è
straordinariamente evidente nella scena dell’enunciazione dove il trono di Maria viene
rappresentato con una complessa e autonoma architettura mormorea in prospettiva, dotata
addirittura di spazi interni che si intravedono attraverso finestre centinate e loggette. Il catino
cassettonato sopra la testa della vergine è una chiara citazione classica in quanto si ispira in modo
evidente alla cupola del pantheon. il senso di profondità è ottenuto grazie alla sapienza tecnica
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Pietro cavallini

Pietro Cavallini (o Pietro de' Cerroni,) è stato un pittore mosaicista italiano, tra i più importanti esponenti della scuola romana del XIII secolo. La presunta data di nascita dovrebbe essere intorno al 1240 o 1250. Ciò che sappiamo per certo è la provenienza romana di Cavallini che in alcuni documenti viene definito pictor romanus. Anche la data e il luogo della morte sono sconosciuti, ma generalmente viene indicata verso il 1325 - 1330. L’artista, lavorò prevalentemente a Roma, ma fu di certo anche a Napoli, dove affrescò, insieme a molti allievi, la Chiesa di Santa Maria Donna Regina. L’origine romana determina nel Cavallini una tenace aderenza alle antiche tecniche pittoriche di tradizione paleocristiana e tardo-antica. Ciò conferisce alla sua produzione artistica un senso di maestosità classicheggiante al quale gli influssi gotici europei aggiungono quella scioltezza di linee e quella morbidezza di forme che la rigidità degli schemi pittorici bizantini non avrebbe certo consentito. Fra le sue opere romane (la maggioranza delle quali è andata purtroppo perduta) spiccano in particolare il ciclo di mosaici della Basilica di Santa Maria in Trastevere (circa 1291), rappresentanti Storie della Vergine, e quello affrescato nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (circa 1293), di cui ci sono rimasti solo il Giudizio Universale. infine, è opportuno aggiungere anche la decorazione del catino absidale della Chiesa di San Giorgio in Velabro (circa 1293-1295).

SANTA MARIA DI TRANSAVENERE ( 1291)

In Santa Maria in Trastevere Cavallini reinventa la tecnica del mosaico riuscendo a ottenere un’illusione di profondità spaziale fino ad allora sconosciuta. Nella scena della Presentazione al Tempio, ad esempio, il senso dello spazio è ricreato mediante la rappresentazione di tre snelle architetture simboliche: da sinistra una chiesa, un altare e un porticato [Fig. 12.138]. Esse, benché prive di qualsiasi intento realistico, donano comunque profondità alla scena, definendo un piano orizzontale sul quale possono essere collocati i personaggi. Questi ultimi, per parte loro, hanno una consistenza volumetrica ottenuta mediante il chiaroscuro. Quest’uso inteso di volumi è straordinariamente evidente nella scena dell’enunciazione dove il trono di Maria viene rappresentato con una complessa e autonoma architettura mormorea in prospettiva, dotata addirittura di spazi interni che si intravedono attraverso finestre centinate e loggette. Il catino cassettonato sopra la testa della vergine è una chiara citazione classica in quanto si ispira in modo evidente alla cupola del pantheon. il senso di profondità è ottenuto grazie alla sapienza tecnica

dell’artista. Egli infatti padroneggiando l’arte del mosaico ‘richiara’ l’ombra all’interno dei due vani ai lati di Maria realizzando la volta a crociera con tessere in lucente blu cobalto

santa cecilia (1293)

la stessa solidità spaziale, comunque, la troviamo anche nei dipinti superstiti della

basilica di santa cecilia, tra i quali spicca, nella controfacciata, il grande giudizio

universale.

l’opera

cavallini costruisce l’opera in adesione alle scritture: ‘ il figlio dell’uomo seduto sul

trono della sua gloria e dodici suoi apostoli, seduti con lui a giudicare le dodici tribù

del suo popolo’

al centro appare la figura di cristo giudice seduto su un prezioso trono tempestato

di gemme. Al di sotto vi è l’altare, alla maniera bizantina,. La mandorla ovale in cui

è raffigurato il cristo è contornata da otto serafini. Alla destra di cristo, in piedi, si

trova la vergine maria. Accanto a lei gli apostoli. Nella fascia inferiore, alla destra

del redentore sono raffigurati i beati accolti dagli angeli. Grazie alla maggiore

possibilità cromatiche offerte dalla tecnica dell’affresco, cavallini riesce a fondere

una certa esigenza di realismo classicheggiante con il gusto gotico per le

armoniose contrapposizioni cromatiche che, soprattutto nelle variopinte ali degli

angeli, giungono ad un livello altissimo di colore. Non viene più realizzata l’astratta

e immobile schemacità romano-bizantina , il chiaroscuro, infatti, modella il suo volto

e le sue vesti in modo da darcene una visione realisticamente tridimensionale,

ispirata alla stessa, serena umanità della grande tradizione pittorica tardo-antica.

SAN GIORGIO AL VELABRO ( 1293-1295)

L’attribuzione dell’affresco dell’abside di san Giorgio al Velabro è passata da Giotto a Pietro Cavallini dopo la scoperta del giudizio universale del cavallini in santa cecilia a Trastevere per le assonanze con quest’ultimo. al centro del catino troviamo cristo dal mantello color zafferano rappresentato in posizione rialzata e in scala maggiore rispetto agli altri personaggi. Il braccio destro è levato e nella sinistra tiene un rotolo di pergamena a