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La Commedia Latina di Plauto: Storia, Caratteristiche e Influenze, Sintesi del corso di Lingue e letterature classiche

Plauto, la vita, la commedia latina, i modelli greci, le caratteristiche del teatro plautino: le trame, la commedia di carattere, la beffa, la commedia degli equivoci, il metateatro, l'assenza di moralismo, l'eredità di Plauto.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 03/11/2020

roccoBIT
roccoBIT 🇮🇹

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PLAUTO
Vita. Della vita di Plauto ci rimangono poche notizie:
- il nome Tito Maccio Plauto è dubbio; esso si ricava dai prologhi di alcune sue commedie, alle volte è
Maccus (nelle atellane), altre Plautus (forse è un nome scherzoso, vuol dire “dai piedi piatti” o “dalle
orecchie lunghe”); si pensa infatti che l’autore abbia usato nomi diversi in momenti diversi della sua
carriera.
- nacque prima del 250 a.C. a Sàrsina, nella zona tra la Romagna e le Marche, e morì nel 184 a.C.
- iniziò l’attività di commediografo all’epoca della seconda guerra punica
- conosciamo la datazione certa solo di 2 sue commedie: Stichus (200 a.C.) e Pseudolus (191 a.C.)
Anche l’autenticità delle sue opere è dibattuta: Varrone individuò 21 commedie (delle 130 attribuite a lui)
definite per questo “varroniane”, sulla cui autenticità tutti gli studiosi erano d’accordo; proprio queste
continuarono a essere lette e trascritte nel corso dei secoli , così da giungere fino a noi (in realtà le commedie
che possediamo sono venti e non ventuno, poiché della Vidularia restano solo pochi frammenti).
Prima di Plauto la commedia era stata praticata a Roma da Livio Andronìco (III sec. a.C.) e da Nevio che
avevano avuto come modelli i testi della commedia greca che:
- era collegata con feste e riti religiosi
- si presentava come uno spettacolo misto di poesia, musica, canto e danza , eseguito da attori e da
coreuti (i membri del coro) che portavano la maschera
- le sue origini risalgono a feste agresti e a riti dionisiaci della fertilità e della fecondi
- il termine commedia deriva dal greco komos (“corteo”) e ode (“canto”), cioè “canto del corteo (dei
devoti di Dioniso)”
- la commedia che influenzò gli scrittori latini è quella attica ateniese, caratterizzata da 3 fasi:
1. la commedia antica, archàia
o ricordiamo le 11 opere di Aristofane e i cui argomenti riguardano l’attualità politica e culturale
ateniese come la guerra, la corruzione e il malcostume
o i bersagli della polemica sono attaccati con la satira pungente, la caricatura, l’invettiva, il
dileggio e l’insulto personale
2. la commedia di mezzo
3. la commedia nuova, nèa
o ricordiamo Menandro che rappresenta un periodo storico diverso: la democrazia è in declino
dopo la conquista della Grecia da parte di Alessandro Magno
o l’attenzione si sposta sulla vita privata e sui suoi problemi: giovani innamorati ostacolati dalla
severità di padri autoritari e avari, tensioni e turbamenti tra coniugi causati dalla gelosia, da
incomprensioni o da equivoci- storie di fanciulle, abbandonate subito dopo la nascita o rapite
dai pirati o vendute a lenoni (mercanti e sfruttatori di prostitute)
o le trame sono molto complicate ma anche ripetitive; presentano elementi avventurosi, le
peripezie, gli equivoci e i colpi di scena
o i personaggi esprimono caratteri convenzionali, dotati di tratti costanti, ma anche di
approfondimento psicologico
o viene poi ridotto drasticamente l’elemento lirico-musicale: i canti corali si trasformano in
semplici intermezzi tra un atto e l’altro
Le commedie latine che conservano l’ambientazione greca dei modelli sono le fabulae palliatae (col
termine fabula i Romani indicavano la commedia, mentre palliata deriva dal sostantivo pallium, un mantello
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PLAUTO

Vita. Della vita di Plauto ci rimangono poche notizie:

  • il nome Tito Maccio Plauto è dubbio; esso si ricava dai prologhi di alcune sue commedie, alle volte è Maccus (nelle atellane), altre Plautus (forse è un nome scherzoso, vuol dire “dai piedi piatti” o “dalle orecchie lunghe”); si pensa infatti che l’autore abbia usato nomi diversi in momenti diversi della sua carriera.
  • nacque prima del 250 a.C. a Sàrsina, nella zona tra la Romagna e le Marche, e morì nel 184 a.C.
  • iniziò l’attività di commediografo all’epoca della seconda guerra punica
  • conosciamo la datazione certa solo di 2 sue commedie: Stichus (200 a.C.) e Pseudolus (191 a.C.) Anche l’autenticità delle sue opere è dibattuta: Varrone individuò 21 commedie (delle 130 attribuite a lui) definite per questo “varroniane”, sulla cui autenticità tutti gli studiosi erano d’accordo; proprio queste continuarono a essere lette e trascritte nel corso dei secoli, così da giungere fino a noi (in realtà le commedie che possediamo sono venti e non ventuno, poiché della Vidularia restano solo pochi frammenti). Prima di Plauto la commedia era stata praticata a Roma da Livio Andronìco (III sec. a.C.) e da Nevio che avevano avuto come modelli i testi della commedia greca che:
  • era collegata con feste e riti religiosi
  • si presentava come uno spettacolo misto di poesia, musica, canto e danza , eseguito da attori e da coreuti (i membri del coro) che portavano la maschera
  • le sue origini risalgono a feste agresti e a riti dionisiaci della fertilità e della fecondità
  • il termine commedia deriva dal greco komos (“corteo”) e ode (“canto”), cioè “canto del corteo (dei devoti di Dioniso)”
  • la commedia che influenzò gli scrittori latini è quella attica ateniese, caratterizzata da 3 fasi: 1. la commedia antica , archàia o ricordiamo le 11 opere di Aristofane e i cui argomenti riguardano l’attualità politica e culturale ateniese come la guerra, la corruzione e il malcostume o i bersagli della polemica sono attaccati con la satira pungente, la caricatura, l’invettiva, il dileggio e l’insulto personale 2. la commedia di mezzo 3. la commedia nuova , nèa o ricordiamo Menandro che rappresenta un periodo storico diverso: la democrazia è in declino dopo la conquista della Grecia da parte di Alessandro Magno o l’attenzione si sposta sulla vita privata e sui suoi problemi: giovani innamorati ostacolati dalla severità di padri autoritari e avari, tensioni e turbamenti tra coniugi causati dalla gelosia, da incomprensioni o da equivoci- storie di fanciulle, abbandonate subito dopo la nascita o rapite dai pirati o vendute a lenoni (mercanti e sfruttatori di prostitute) o le trame sono molto complicate ma anche ripetitive; presentano elementi avventurosi, le peripezie, gli equivoci e i colpi di scena o i personaggi esprimono caratteri convenzionali, dotati di tratti costanti, ma anche di approfondimento psicologico o viene poi ridotto drasticamente l’elemento lirico-musicale: i canti corali si trasformano in semplici intermezzi tra un atto e l’altro

Le commedie latine che conservano l’ambientazione greca dei modelli sono le fabulae palliatae (col

termine fabula i Romani indicavano la commedia, mentre palliata deriva dal sostantivo pallium , un mantello

tipico dei Greci, che gli attori indossavano durante la rappresentazione). Più tardi, dalla metà del II secolo a.C., si diffuse anche una commedia latina d’ambientazione romana o italica, che prese il nome di togata.

Le trame delle commedie di Plauto.

Le trame plautine sono quelle tipiche della commedia nuova greca: si tratta di intrecci complicati ma anche molto ripetitivi:

  • troviamo un giovane (l’ adulescens ) innamorato di una donna e ostacolato nel suo amore
  • l’ostacolo è rappresentato, se la ragazza è una cortigiana, dalla mancanza del denaro oppure, se la ragazza è onesta, dall’opposizione della famiglia di lui o di lei al matrimonio e/o dalla condizione troppo umile della fanciulla
  • l’adulescens è sostenuto da uno o più aiutanti: un giovane amico, un vecchio comprensivo, un parassita (cioè uno squattrinato che si mette al servizio di qualcuno chiedendo in cambio ospitalità alla sua mensa) o, più spesso, un servo intelligente e audace
  • la trama consiste in una serie di espedienti, di trovate ingegnose e di inganni messi in opera dal servo (servus callidus , servo scaltro) per truffare gli antagonisti del giovane innamorato: il padre avaro e severo, il lenone cinico e arrogante, il soldato prepotente e stupido
  • col lieto fine il giovane e i suoi aiutanti hanno la meglio sugli antagonisti, e l’adulescens realizza i suoi desideri amorosi; il “riconoscimento” è un tópos frequente: una ragazza di umile condizione si scopre alla fine libera e di buona famiglia, figlia di un rispettabile cittadino, perduta e rapita da bambina

La “commedia di carattere”

  • nell’ Aulularia è presente il consueto amore ostacolato che alla fine si realizza felicemente. Il personaggio del vecchio rappresenta l’avaro. Euclione scorge dappertutto indizi della presunta volontà di privarlo del suo tesoro. Il pubblico riconosce in lui la rappresentazione ingrandita e Approfondimento sulla commedia latina:
  • è un genere poetico - l’intreccio si sviluppa attraverso le battute recitate o cantate
  • la performance dell’attore comprende anche gesti e movimenti
  • l’intreccio abbraccia un arco di tempo ristretto e si svolge in un unico luogo , spesso uno spazio aperto
  • sfrutta procedimenti che suscitano il divertimento degli spettatori
  • si conclude sempre con un lieto fine
  • i personaggi e le vicende rispecchiano la vita reale e comune
  • lo stile è “ umile ”, perché affine al linguaggio quotidiano, e il registro può abbassarsi sino al livello più basso del turpiloquio e dell’oscenità
  • presenta alcune situazioni convenzionali come le scene di origliamento e le battute “a parte” (battute pronunciate tra sé e sé o indirizzate al pubblico, alla presenza di altri personaggi che, nella finzione, non le possono sentire).
  • i personaggi sono tipizzati: a una certa figura (il vecchio, il giovane, il lenone, la prostituta ecc.) corrisponde un carattere prevedibile, perché ricorrente
  • gli intrecci verosimili, ma complicati da equivoci, peripezie, colpi di scena (tra quelli più sfruttati vi è il riconoscimento di un figlio da parte dei veri genitori)
  • la centralità del tema amoroso : la vicenda prevede spesso una coppia di innamorati ostacolati nella realizzazione del proprio desiderio

Plauto e il rapporto con i modelli greci.

  • Plauto non traduceva semplicemente dal greco al latino.
  • le sue commedie sono palliatae , poiché si svolgono ad Atene o in altre città greche. Tale ambientazione offriva il vantaggio di poter attribuire comportamenti spesso moralmente discutibili o deplorevoli ai Greci e non ai Romani.
  • i modelli di Plauto furono Menandro e altri autori, come Filèmone, Dìfilo e Demòfilo (purtroppo i testi greci utilizzati non ci sono pervenuti)
  • il poeta apportò modifiche ogni volta che ciò gli sembrò necessario per divertire il suo pubblico. Sappiamo che Plauto fece uso della “ contaminazione che indica l’inserzione in una commedia, derivata da un originale greco, di una o più scene, o anche di uno o più personaggi, tratti da un’altra commedia, anch’essa greca
  • Rispetto alla commedia nuova, Plauto diede molto più spazio alla musica e al canto
  • Inoltre c’erano frequenti riferimenti a usi e costumi romani, con voluti effetti di “spaesamento”: i personaggi, che nella finzione scenica sono greci, citano leggi, istituzioni e costumi romani, menzionano luoghi di Roma ecc.
  • rispetto a Menandro Plauto è meno attento alla coerenza e l’organicità della trama: ciascuna scena è trattata in certi casi quasi come un’entità a sé stante, come uno sketch, con aggiunte farsesche fini a se stesse che si ricollegano alla tradizione delle forme preletterarie teatrali, come l’atellana, improntate a una comicità grossolana.
  • per quanto riguarda i personaggi Plauto non si preoccupa di rendere i suoi personaggi verosimili ma ne accentua i tratti caricaturali
  • per quanto riguarda lo stile Pur attingendo come Menandro al sermo cotidianus (“linguaggio parlato”), egli non mira come il poeta greco (e come poi farà Terenzio) alla verosimiglianza realistica, alla riproduzione, stilizzata ma fedele, dei modi colloquiali correnti, ma crea uno stile straordinariamente artefatto, ricchissimo di figure retoriche e di neologismi degni di un vero e proprio virtuoso della lingua

Il teatro come gioco. Plauto ama quasi smascherare la finzione teatrale in quanto tale, come per

richiamare gli spettatori alla consapevolezza di star partecipando insieme con l’autore a un gioco che li diverte entrambi (pensiamo ad esempio agli inviti rivolti al pubblico a intervenire nell’azione, come nel celebre monologo dell’Aulularia in cui Euclione implora gli spettatori perché lo aiutino a ritrovare la pentola del suo tesoro)

Il metateatro. Una forma particolare di rottura dell’illusione scenica molto sfruttata da Plauto è costituita

dal “ metateatro ”, cioè al teatro nel teatro, al teatro che rappresenta se stesso o parla di se stesso (nel finale della Casĭna, ad esempio, la moglie risponde al marito, che le chiede di perdonarlo: Farò come vuoi. Sai perché ti concedo il perdono accontentandoti senza tante storie? Per non allungare ancora di più questa commedia che è già lunga).

L’inserzione di elementi romani. Altro procedimento di rottura dell’illusione scenica è l’inserzione di

riferimenti e punti di vista romani in commedie di ambientazione greca (il caso più clamoroso è costituito da un passo del Curculio, in cui il protagonista si scaglia contro i Greci fannulloni, ubriaconi e profittatori, un attacco che suona incredibile in bocca a un personaggio greco)

L’assenza di moralismo. Plauto non ha da comunicare un messaggio preciso, di tipo morale o politico:

vuole semplicemente rallegrare e divertire il suo pubblico (per questo motivo esprime posizioni, opinioni,

giudizi diversi e anche contrastanti, per cui egli sembra deriderli e negarli nel momento stesso in cui li propone).

Il rovesciamento burlesco della realtà. La vittoria dei servi sui padroni oppure la derisione dei

padri da parte dei figli… non sono la manifestazione di un atteggiamento critico o polemico nei confronti dei rapporti familiari e sociali vigenti; sono semplicemente il rovesciamento burlesco della realtà, una specie di mondo alla rovescia, in cui i sogni più audaci si possono avverare e le gerarchie di potere si possono capovolgere

L’eredità di Plauto

  • le commedie di Plauto incontrarono un grande successo di pubblico durante la vita dell’autore e continuarono a essere portate sulla scena almeno fino al I secolo a.C.
  • nel Medioevo invece hanno una diffusione assai limitata, pur continuando a essere trascritte e conservate nelle biblioteche dei monasteri (infatti il teatro plautino, essendo privo di un preciso messaggio morale, non si presta a una reinterpretazione in chiave cristiana
  • con la riscoperta dei classici che si verifica nel XV secolo (Umanesimo) le commedie plautine ricominciano a circolare e tornano addirittura sulla scena, in latino o in traduzione (ad esse si ispirano autori come Ludovico Ariosto e Niccolò Machiavelli, e i maggiori drammaturghi del teatro europeo, come Shakespeare, Molière, Corneille e Goldoni)
  • Plauto è tuttora tra gli autori più studiati dell’antichità romana perché le sue opere hanno un alto valore letterario, offrono preziose informazioni sull’evoluzione della lingua latina e permettono di ricostruire alcune peculiarità del sermo cotidianus (linguaggio parlato)